L’impunità italiana
Non sapevo quanto questo post potesse collocarsi nella linea di queste pagine. Il titolo di questo articolo è rimasto per lungo tempo nelle bozze di wordpress, in attesa di trovare le parole giuste per denunciare qualcosa di molto grave che scuote la mia coscienza politica e sociale.
Non è una tematica politica prettamente femminile, nè una storia di violenza come purtroppo leggiamo spesso su queste pagine. E’ qualcosa che però non come donne, ma come cittadine, ci coinvolge tutte. Ed oggi io scrivo qui non come donna in quanto tale, ma come cittadina italiana. In questo senso, visto che questo blog parla di politica, penso che questo post possa collocarsi proprio su questo blog.
Vorrei aggiungere, in anticipo a chi mi accuserà di antiberlusconismo, che le mie critiche vanno a tutti quelli che certe leggi le fanno. Non è poi mia responsabilità se tali leggi riguardino in particolare una sola persona…
La mia critica è rivolta ad alcuni provvedimenti che personalmente non condivido, ma che in generale minacciano i principi democratici e costituzionali di questo paese, oltre che ad essere poco affini all’interesse dei cittadini italiani. Per farvi meglio comprendere, vi porto una breve sintesi del panorama politico attuale che sembra procedere in un’unica direzione:
-il decreto sicurezza (o salva-premier)
-il decreto che regala l’immunità alle più alte cariche dello stato (presidente del consiglio compreso)
-Il decreto sulle intercettazioni (il nostro premier è finito ad essere processato proprio a causa di questo)
Questi sono i decreti che il governo presenta, discute e approva in questi giorni. Questi sono decreti, considerati "urgenti" dal nostro governo. Ma qualsiasi cittadino vi può dire che le urgenze per noi sono ben altre:
-il lavoro= la sicurezza sul lavoro, sempre che se ne trovi uno. I salari che non consentono di vivere dignitosamente e costruire le basi di sviluppo del paese. La condizione femminile che vede ancora molte donne senza lavoro o in nero. La precarietà dei giovani.
-La situazione del paese: un calo dei consumi, degli investimenti nel nostro paese, una competitività inesistente, uno sviluppo fermo, un informatizzazione poco diffusa, delle infrastrutture completamente inadeguate.
-La crisi finanziaria: il deficit del paese, gli sprechi dell’amministrazione pubblica e locale, la crisi alitalia (tuttaltro che risolta, anzi gravata dalla procedura UE), i mutui che abbattono il potere d’acquisto delle famiglie, l’inflazione a livelli critici, una tassazione che rimane molto alta a discapito delle promesse elettorali, una benzina sempre più cara e dalla quale ci ostiniamo a dipendere.
L’emergenza per un giovane è non riuscire a trovare un lavoro che gli consenta di andarsene di casa, per una donna è il fatto di non poter permettersi di diventare madre, per un operaio non poter comprare la bici a suo figlio, per una famiglia il non potersi permettere una casa dove vivere, per un dipendente Alitalia la cassa integrazione, per un napoletano vedersi togliere la mondezza per metterla nel suo orto sotto casa. Credetemi, dei processi fino al 2002 e della Lodo-Alfano agli italiani gliene frega poco. Invece per Berlusconi le priorità son queste. Magari invece ai giornalisti e all’opinione pubblica sapere cosa succede alle loro spalle interessa, il problema è che se viene approvato il decreto legge contro le intercettazioni non lo sapremo più. L’informazione libera in Italia viene punita, con questo decreto direttamente con il carcere. Ma in fondo la questione non è una novità e le perplessità erano numerose anche in tempi non sospetti.
Per dirvi il paradosso, in questi giorni Svezia e USA, due paesi notoriamente democratici, approvano una legge pro-intercettazioni. E la condanna al decreto viene in realtà dai tutti i giornalisti europei. Ma di questo non si parla in giro e per il momento non divago oltre e mi concentro sull’"urgenza" in atto.
Ecco qualche articolo costituzionale che potrà essere prontamente modificato o non rispettato a discrezione dei decreti legge approvati:
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Art. 54.
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
Art. 68.
[...]
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
Art. 111.
La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
Infine un editoriale di Repubblica a cura del giornalista Giuseppe D’avanzo che mi ha praticamente preceduto nella pubblicazione di questo post :
I prezzo dell’impunità
di GIUSEPPE D’AVANZO
Berlusconi andrà fino in fondo senza curarsi degli inviti del Capo dello Stato a trovare in Parlamento soluzioni condivise - almeno per materie come la sicurezza e la giustizia. Non si attarderà ad ascoltare le perplessità del suo alleato (la Lega). Non presterà alcuna attenzione alle sollecitazioni di un’opposizione moderata e ragionevole (Udc, Pd).
Non stringerà la mano tesa di una magistratura che, stanca di guerra, vuole almeno tutelare - in questa temperie - una decente funzionalità dell’amministrazione giudiziaria, un’accettabile efficacia del processo penale, la concretezza della pena. Venisse giù il cielo, Berlusconi andrà fino in fondo per due ragioni che sono indivisibili nella indefinitezza che ha sempre separato il suo privato dalla responsabilità pubblica che (legittimamente) interpreta. Deve proteggersi da un presente penale e rimuovere ogni incognita dal futuro. La sua urgenza personale (non essere processato) è diventata pubblica necessità come la diffusa percezione d’insicurezza, come la crisi della "monnezza" a Napoli. Oscurità che chiedono di essere rimosse presto, con un’immediata decisione, rapida come un lampo di luce, anche a costo di violare lo Stato di diritto - anche in quest’occasione, come nelle altre - di separare lo Stato dal diritto. Diventata estrema e improrogabile la necessità di fermare il suo processo e di scongiurare la possibilità che ce ne siano in futuro, vengono congelati per un anno i processi per i reati commessi fino al 30 giugno del 2002, in attesa di approvare un nuovo "lodo" immunitario.
Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari. È un reato rarissimo, in Italia. Si celebrano meno di due processi all’anno per quel delitto. È questa trascurabile presenza statistica che rende indispensabile fermare per un anno migliaia di processi per i più diversi reati. La decisione paralizza una macchina giudiziaria già inceppata e caccia l’esecutivo in una contraddizione irrisolvibile e irragionevole, se ci fosse ancora spazio per la ragione. Da un lato, definisce un catalogo di reati di grave allarme sociale e ne irrobustisce le pene; dall’altra, per gli stessi reati (stupro, usura, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione, omicidio colposo per i pirati della strada…) li dice irrilevanti, marginali e dappoco fino allo spartiacque del 30 giugno 2002. In nome di una personale sicurezza e impunità, il capo del governo accetta di mettere in tensione la sicurezza di tutti. Racconta di voler rendere più sicuro il Paese e lo rende disarmato. Chiede alla magistratura di fronteggiare le minacce diffuse e l’azzoppa irrimediabilmente.
Il metodo può apparire incoerente per il senso comune, per la più fragile delle decenze istituzionali. È, al contrario, ragionevolissimo per un esecutivo e una maggioranza iperpersonalizzati che presentano il premier come un sovrano, come il solo salvatore capace di risolvere i problemi del Paese, il solo uomo in cui la maggior parte degli italiani ha "fiducia". Salvare da ogni controllo di legalità Berlusconi, trasformato in icona e pietra angolare del sistema; proteggere il suo potere e - con esso - la possibilità stessa di una "decisione" libera dai consueti legacci o dai "costituzionali" contrappesi vuol dire - in questo nuovo, artificioso stato di necessità - tutelare non Berlusconi, ma il governo del Paese, la sola via d’uscita dalle molte crisi che lo affliggono.
In questo slittamento di significato dal privato al pubblico, dalle ragioni di uno alle necessità di tutti, si deve cogliere uno dei segni distintivi di questa stagione politica. Bisogna cominciare a fare i conti con gli esiti. Occorre iniziare a cogliere, dietro la retorica berlusconiana, le tecniche che la sostengono. È necessario prendere atto, oggi e innanzitutto, dello svuotamento funzionale del potere del Parlamento.
C’erano molte ragioni per una valutazione attenta del Senato dei pericoli, contraddizioni e debolezze del provvedimento con forza di legge approvato dal governo. Le circostanze aggravanti da infliggere a chi "si trova illegalmente sul territorio nazionale" rispettano il dettato costituzionale o danno vita a un doppio binario di giudizio per il cittadino italiano e lo straniero? La sospensione incondizionata dei processi migliora davvero il "servizio giustizia" nell’interesse del cittadino - sia esso imputato o vittima - o ne pregiudica in modo grave il lavoro? Un’immunità che garantisca le alte cariche dello Stato deve davvero passare attraverso lo strappo violento del precetto che rende tutti uguali davanti alla legge? C’era anche "materia" politica e istituzionale da sorvegliare dopo le aperture della Lega, le proposte di Udc e Partito democratico, le prudenti riflessioni dell’Associazione nazionale magistrati. Il Senato (e alla Camera non andrà in modo diverso) si è mostrato del tutto indifferente a ogni questione; disinteressato a ogni distinzione tra utile e dannoso, necessario e arbitrario, giusto e ingiusto; neutrale anche rispetto ai valori costituzionali interpellati dal decreto del governo e dagli emendamenti imposti dal presidente del Consiglio. Affiora un metodo. Il Parlamento (un Parlamento non di eletti, ma di "nominati") rinuncia a elaborare "politiche", le subisce. Non le discute, le approva a occhi chiusi consegnandosi, come fosse un involucro vuoto, a una impotente autoemarginazione. Libera dalla presenza del potere legislativo, la retorica "anti-sistema" di Berlusconi potrà muoversi senza ostacoli - se quel che si è visto finora è soltanto un saggio del futuro della legislatura - lungo i confini disegnati dalle tre strategie finora messe in campo. Istituzionale: coinvolge il capo dello Stato nelle sue iniziative, salvo imbrogliarlo nel merito; mima il dialogo con le opposizioni, salvo affondarlo secondo convenienza. Extra-istituzionale: con una comunicazione manipolata e sovrattono, abusa della "fiducia" che il Paese gli concede a piene mani per compilare un’agenda di governo che ne trascura i problemi più autentici. Anti-istituzionale: aggredisce con sistematicità le istituzioni di controllo, subito la magistratura. È un’agevole previsione credere che molto presto toccherà all’informazione.
(25 giugno 2008)
Tranquilli, il 68 non lo toccheranno, purtroppo.
Come no…Toglieranno la parte che dice “salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.”
=P
[...] un nuovo post su Sorelle D’Italia. Read More Post a [...]
“…….generale minacciano i principi democratici e costituzionali di questo paese ”
Domanda: fai parte della corte costituzionale? Questa si è già riunita in merito e ha espresso un suo parere, che non è stato ancora diffuso? Che tu grazie alle tue conoscenze sei venuta a sapere in anteprima?
Nessuna conoscenza particolare Menphis, ho riportato gli articoli costituzionali che a mio parere sono in evidente contrasto con alcuni principi dei decreti proposti.
Ovviamente se questo è vero verrà deciso in altra sede, qui riporto solo la mia opinione, documentandola adeguatamente penso. ![]()
Tra l’altro è di oggi la notizia che il CSM si è espresso in modo negativo circa alcuni emendamenti del decreto sicurezza considerati in contrasto con l’articolo 111 della costituzione.
“Non lascia dubbi la bozza di parere che è stata presentata oggi alla Sesta Commissione del Csm dai relatori Livio Pepino e Fabio Roia. La norma varata dal governo che sospende i processi per reati puniti con meno di dieci anni di reclusione va contro l’articolo 111 della Costituzione.”
fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-3/decisione-csm/decisione-csm.html
Il documento integrale della bozza lo trovi qui: http://download.repubblica.it/pdf/2008/bozza_csm.pdf
è una cosa vergognosa..ora noi donne non siamo nemmeno tutelate ci tolgono i diritti.
Ho postato anche io questa notizia sul blocca processi.
E’ poi assurdo una cosa che vorrei chiedervi: vi capita a voi che nel blog commentano idioti che insultano le donne con volgarità? a me capita e capitano anche donne che insultano. Ora vi chiedo: questo è lo specchi della nsotra società?
spero di no.
l’unica cosa che psso fare e risponderli a tono e bannarli.
[...] rosso. E pollice verso per Il Popolo Sovrano. Così come di “impunità italiana” parla Sorelle d’Italia . Sai Tenere un segreto?: Tutto il potere nelle mani di un uomo solo: ogni volta che succede, [...]
@stregatta. Pensavo che peggiorare il 68 proprio non si potesse. Una modifica così è come sfodare il pavimento per andare più in basso…
Tra le tante, con il DL 112/08 hanno soppresso la L. 188/07.
Ora, assieme al contratto, faranno nuovamente firmare le dimissioni in bianco.
Chissà chi sarà a farne di più le spese… (domanda retorica)










2008