Professione, mobbizzata
C’è chi di mestiere fa il lavoratore dipendente e chi, invece, sembra fare soltanto il mobbizzato. Come Margherita Pillinini, impiegata all’Ilva di Taranto, 54 anni, gli ultimi 14 trascorsi nello stabilimento siderurgico, e almeno 12 a lottare contro abusi, minacce, licenziamenti. Il 6 maggio era in un’aula del Tribunale di Taranto a difendersi. Contro di lei c’erano gli avvocati della sua azienda, e questo è comprensibile, ma anche un sindacalista della Uilm, sindacato che i lavoratori dovrebbe proteggerli.
Non in questa vicenda. In udienza l’associazione di categoria è andata per accusarla di aver promesso a un altro dipendente, Francesco Boccuni, una miracolosa trasformazione del contratto a termine che aveva in un altro a tempo indeterminato. In cambio, sostengono sindacato e azienda inseme, Margherita avrebbe chiesto mille euro.
Glielo scrissero la prima volta in una lettera, il 25 ottobre del 2005. Margherita provò a contestare: una settimana dopo fu licenziata. Ha risposto citando in giudizio l’Ilva. Se fosse una lavoratrice qualsiasi, probabilmente non avrebbe nemeno mezza speranza di spuntarla contro un’intera azienda. Ma Margherita ha una storia alle spalle, e questa storia spiega molto.
Era il 1994 quando fu assunta come segretaria tecnica di direzione nello stabilimento. Due anni dopo fu trasferita in contabilità generale, iniziò lì il suo incubo. Il nuovo capo aveva abitudini davvero bizzarre: tagliava ciocche di capelli all’improvviso ai suoi dipendenti, nascondeva loro gli oggetti, spegneva i computer, li riempiva di insulti. A lei mise anche una mano sul sedere. E insisteva per portarsela in auto a scoprire i dintorni. Non era l’unica ad avere questo tipo di attenzioni. A differenza di altre, però, Margherita disse di no, a letto con il capo non sarebbe andata.
Fu mandata in ferie forzate, poi tenuta a casa, infine in cassa integrazione. Il bello è che finì in cassa integrazione anche chi a letto con il capo c’era stata. E quindi qualcuna, giustamente, se la prese. E denunciò. Clemente Vaccaro si chiamava il capo: fu condannato nel 2005.
Intanto Margherita era tornata a lavorare. Era il dicembre del 2001, le trovarono un posto nell’ufficio del personale. ”Il mio primo giorno di lavoro presso lo staff dell’Ufficio personale con la mansone di rilevatore presenze, venivo accolta dal signor Italo Biagiotti, all’epoca capo di tale ufficio con le testuali parole: ”Signora per me è molto imbarazzante la sua presenza all’interno del mio ufficio”, racconta Margherita nella sua denuncia al Tribunale di Taranto.
Ad aprile del 2005 Clemente Vaccaro fu condannato. A settembre Margherita ricevette una telefonata di Vito Russo, ex dipendente Ilva e zio di Francesco Boccuni, in quell’epoca sul punto di veder terminare i due anni di formazione lavoro nello stabilimento. Vito Russo le chiese il favore di trovare informazioni sulla situazione lavorativa del nipote. ”Con l’aiuto di un collega feci l’unica cosa che era nelle mie possibilità e cioè lessi la scheda di valutazione del giovane”. Vi furono altre telefonate e anche un incontro fuori dello stabilimento. Vito Russo chiede notizie. Margherita non ne ha, così come non ha ”alcun potere di determinare o di influire relativamente all’assunzione di personale o alla trasformazione dei contratti in essere".
Durante l’incontro fuori dello stabilimente, Vito Russo le raccontò i suoi timori: Francesco Boccuni aveva molti anni di prigione alle spalle, poteva non ottenere una riconferma del contratto. Era vero, non poteva ottenerela, racconta Margherita: ”In Ilva chi ha precedenti penali non può essere assunto”. Qualche giorno dopo invece Boccuni ottenne il contratto a tempo indeterminato e Margherita il licenziamento con l’accusa di aver venduto un suo appoggio in cambio di mille euro.
E così Margherita è rimasta di nuovo senza lavoro e alle prese con una nuova causa in tribunale. La sentenza è fissata per il 28 ottobre.
ps: volete sapere che ruolo ha il sindacalista della Uilm? E’ un cugino di Francesco Boccuni: avrebbe avuto l’idea su come mandare via Margherita e trovato i modi per attuarla. Ma questo fa parte del processo.
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per espserienza personale posso affermare che i sindacalisti sono i peggiori mobbizzatori del lavoratore. Si fanno forti della loro presunta “impunità sindacale” per vendere favori a questo o quel iscritto, a danno di chi, invece, ha merito e vere competenze. Esprimo tutta la mia solidarietà di lavoratrice e di donna alla signora Margherita e la invito a non mollare mai, mai, mai. Sappia, sempre, che non è l’unica a combattere questi soprusi e contro certi porci.
Un fraterno abbraccio.
Mariangela Romagna
Messaggio alle scrittrici femministofile del sito: Perchè non scrivete qualcosa su Annamaria Franzoni che è stata condannata senza prove ??
messaggio per i lettori maschiocratici del sito: Perchè non andate a giocare con le biglie colorate che almeno quelle non si rompono?
Ciao Mariangela. Felice di vederti qui su Sorelle. Concordo pienamente con te, purtroppo, tanto che io i delegati sindacali in azienda li abolirei, e tanto rischia chi si rivolge a loro sperando di ricevere aiuto. Tipicamente, infatti, inculano i dipendenti a più non posso in quanto pur di avere il loro posto al sole in azienda (leggi: grattarsi le palle tutto il giorno) vendono di tutto ai dirigenti, fin anche il culo dei colleghi, appunto. Al maschietto, invece, non rispondo perché il suo commento non c’entra niente col post. Nella mia ex azienda, addirittura, le schede per le elezioni dei delegati sindacali non erano segrete, in busta chiusa, ma aperte, perché così ognuno degli eletti sapeva in anticipo da chi era composto il suo parco clienti. Hagar dice a tutti i lavoratori: Se avete problemi con la vostra azienda andate a parlare con l’azienda stessa e non con il sindacato. Se lo fate e l’azienda vi risponde di rivolgervi al sindacato, ecco la controprova che vi inculeranno tramite quello, perciò a maggior ragione non andate dal sindacato. Non è scritto da nessuna parte che un lavoratore debba per forza avere come intermediario fra se stesso e l’azienda… il sindacato. E per fortuna che il sindacato non abbia ancora pensato a fare in modo che sia così…
C’ho ripensato, x me la franzoni è colpevole.










2008