Sorelle d’Italia

Cinque figli e un Tribunale

I tre fratellini li hanno portati via il 18 aprile, quasi un mese fa. Un provvedimento del Tribunale dei Minori di Torino li ha tolti ai genitori, separati e affidati a due comunità diverse. Da allora il papà e la mamma possono far loro visita una volta ogni quindici giorni e provare a sentirli al telefono una volta a settimana.

Non sono adatti, non li sanno crescere, sostengono i giudici. E c’è del paradossale in questa sentenza pronunciata contro una madre e un padre che di figli finora ne hanno fatti cinque e che - chi lo sa - forse potrebbero anche continuare a farne. E che ora annunciano battaglia per andarsi a riprendere gli ultimi tre e ricostruire la famiglia. Vito Colacchio, il padre che non è in grado di far crescere i suoi figli, ha consultato un avvocato, fatto ricorso, e ora aspetta e conta i giorni. «Perchè noi i genitori li sappiamo fare, e i bambini li sappiamo crescere. La verità è che ce l’hanno con noi, si stanno accanendo, noi vogliamo solo i nostri figli e una casa, non chiediamo nulla di illegale».

 

Vito e Elena, la moglie, una casa popolare la chiedono per la prima volta nel 1991, diciassette anni fa, quando di figli ne hanno due. Partecipano a due bandi ma la loro famiglia non ha disagi particolari, solo uno stipendio basso: totalizza pochi punti.

La moglie rimane incinta per la terza volta. Per Vito e Elena quando capita di avere una gravidanza non la si interrompe, anche se i soldi in casa non sono molti. Vito lavora come postino, in quell’epoca guadagna un milione e 400 mila lire al mese e 350 mila lire di affitto. «Siamo cresciuti secondo quegli insegnamenti. E quindi i figli li vogliamo, ci piacciono e pensiamo anche di crescerli bene. Ognuno si assume le proprie responsablità».

Vito si assume le sue. Si separa dalla moglie, le separazioni portano punti. E si fa sfrattare dalla casa dove vive. Secondo il suo ragionamento questo dovrebbe garantirgli altri punti. Gli procura invece una valanga di guai. Nel 2000 si trova con tre figli, l’ultima di pochissimi mesi e senza una casa. Il Comune non li lascia in strada, li ospita in un albergo per due mesi. Ma la casa popolare non gliela danno. In Comune sono gentili ma li mandano ai servizi sociali. «Noi saremmo anche d’accordo nell’assegnarvi un alloggio, mi dicevano, ma il vostro caso non è di nostra competenza».

E’ solo l’inizio di un lungo pellegrinaggio tra residences, alberghi, case-famiglia. «In questi anni hanno speso più o meno 250 mila euro - calcola Vito - se la casa l’avessero costruita ci avrebbero risparmiato loro e i miei figli avrebbero vissuto molto meglio invece di essere portati da una parte e dall’altra, invece di essere separati da noi con tutti i traumi che questo comporta».

Ad un certo punto, esasperati, Vito e Elena organizzano uno sciopero della fame. «Tutti, anche i nostri figli. Se avessimo scioperato solo io e mia moglie ci avrebbero fatto morire ma nessuno si sarebbe occupato di noi». E’ vero, se ne occupano ma con un provvedimento del Tribunale dei Minori: la più piccola viene mandata in comunità, non può rimanere con dei genitori così irresponsabili. «Non l’abbiamo maltrattata, volevamo solo far capire che volevamo vivere con i nostri figli in una casa e avevamo tutti i titoli per l’assegnazione di un alloggio».

Tre mesi di tentativi di spiegare, poi Elena ottiene di nuovo l’affidamento della figlia ma in una comunità. L’odissea prosegue con il tentativo di occupare una casa con il risultato di una denuncia e lo sgombero. Allora vanno a vivere a casa di una sorella: dieci persone in tre stanze. Li rispediscono di corsa in comunità con la mamma. Quasi un mese fa la separazione, l’ennesima. «Non è giusto, noi vogliamo solo una casa dove crescere i nostri figli», scuote la testa Vito. 

—————————————————————————————————————-
Dopo aver parlato a lungo con Vito sono andata a cercare gli assessori competenti per ascoltare le loro versione.

Roberto Tricarico, assessore per le Politiche della Casa di Torino, c’è una famiglia che da diciassette anni chiede una casa popolare. Cinque figli, uno stipendio da postino, nessun alloggio, separati: che cosa devono fare per averla?
«E’ una storia complessa. Hanno fatto più volte domanda di un alloggio perché colpiti da uno sfratto per morosità ma secondo i criteri che il Comune si era dato all’epoca non avevano i titoli perché lo sfratto era colpevole».

Vito, il capofamiglia, si difende sostenendo che era l’unico modo per avere i punti necessari per vedersi assegnare la casa.
«Difatti, anche se non esistevano i titoli, abbiamo trasmesso la pratica ai servizi sociali che li stanno seguendo».

Ma una casa non avrebbe evitato che il Comune spendesse 250 mila euro e a loro di vivere in modo così difficile per anni?
«C’è un problema di capacità genitoriale dicono le relazioni dei periti e quindi invece di abbandonarli in una casa preferiscono seguirli in una struttura. E’ una situazione in cui i problemi sono tanti e anche le esigenze. Non è detto che siano in grado di farcela da soli».

Marco Bargione, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Torino, la famiglia Colacchio voleva una casa e si ritrova senza figli. L’ultimo provvedimento che ha portato via i loro figli è di quasi un mese fa.
«In genere i servizi sociali si limitano a fare relazioni, sono i giudici a emettere i provvedimenti. Posso dire però che l’obiettivo primario è mantenere il nucleo familiare. Questa famiglia è seguita fin dal 1986, i loro problemi sono molti».

Vito Colacchio, il padre dei tre fratellini dal 18 aprile in comunità, sostiene che in realtà c’è accanimento contro di loro, che qualcuno dei servizi sociali ce l’ha con loro.
«Proprio per evitare che fossero attribuiti trattamenti pregiudiziali sono cambiati tre volte i loro riferimenti come responsabili dei servizi sociali in modo che ci fossero valutazioni diverse».

A dire il vero sono stati loro a cambiare residenza più volte in questi anni e quindi a passare da una circoscrizione all’altra.
«E comunque alle valutazione dei servizi sociali il Tribunale dei Minori aggiunge quelle degli esperti di Neuropsichiatria Infantile e risulta che ci troviamo di fronte a una genitorialità difficile da esercitare». 

13 Maggio 2008
01:44, Martedì
flavia amabile
Filed under : Cronaca, Economia, Interni, Politica, Racconti, Società
Tags: , , , , , ,
Related: Blog reactions Commenti :
 
23 commenti

(#) Quello che disse Anna73

Martedì 13 Maggio 2008 alle 08:47

1

Ok capito.

Sono degli irresponsabili, dei maldestri.

Hanno provato a fare i furbi (morosita’, occupazione, sciopero della fame allargato) e, proprio nel Paese che di solito premia queste iniziative, gli e’ andata male.

Pure sfortunati, toh.

Ma… che c’entra con la vignetta in apertura?

Anna

(#) Quello che disse Giulia

Martedì 13 Maggio 2008 alle 09:15

2

Io capisco che i figli sono un dono, ma se non ti puoi permettere di farli usi i contraccettivi. Perché non è giusto mettere al mondo delle persone che poi devono vivere così, sballottate di qua e di là.
Non è giusto nemmeno che la comunità non si prenda cura dei suoi membri, ma porca miseria, un minimo di responsabilità.

(#) Quello che disse la Donna Cannone

Martedì 13 Maggio 2008 alle 09:59

3

E’ impossibile capire chi ha torto o ragione, probabilmente ci sono errori da entrambe le parti. Tuttavia, concordo con Giulia. Mi sembra un comportamento capriccioso continuare a mettere al mondo dei figli senza avere le risorse per offrire loro una vita dignitosa, anzi, arrivando persino a strumentalizzarli per cercare di farsi dare una casa…..

Mi sembra invece che la vignetta sia molto ficcante!
Saluti
La Donna Cannone

(#) Quello che disse Anna73

Martedì 13 Maggio 2008 alle 10:19

4

Poter abortire e’ un diritto, ma abortire non e’ un dovere.

Questi avranno anche dei seri problemi di pianificazione e sussistenza, ma cosa gli vuoi fare.

Al limite se non riescono a crescere i figli glieli porti via, che poi e’ quel che s’e’ fatto.

Alternative non ne vedo.

Anna

(#) Quello che disse prosaica

Martedì 13 Maggio 2008 alle 12:08

5

@Giulia: una delle mamme più in bolletta che conosco ha cinque figli, tutti “per sbaglio”. Purtroppo in Italia non si insegna l’uso dei contraccettivi a scuola; la Chiesa, in cui molti ripongono fiducia, ne parla malissimo, e incoraggia ad accogliere molti figli, lasciando alla Provvidenza di occuparsi dei dettagli. Così insorgono queste situazioni di difficoltà.

Anche il sistema sanitario non aiuta: quando ho cercato di farmi prescrivere la pillola, mi hanno detto che sono troppo vecchia (ho quasi 40 anni) e mi hanno proposto la spirale. Quando ho detto che ho già le mestruazioni abbondanti e dolorose, mi hanno risposto che devo arrangiarmi col profilattico. Sperando che non si rompa e non mi trovi a dover cercare una pillola del giorno dopo.

Fra l’altro, la prassi di farsi sfrattare per avere punti mi dicono sia standard, e anche quella di fare una finta separazione non è de tutto inusuale. Questi hanno avuto solo sfortuna nell’applicare un “metodo” inventato da qualcun altro.

(#) Quello che disse Menphis

Martedì 13 Maggio 2008 alle 12:09

6

Per Giulia: stai parlando del caso in questione o parli in generale?
Per Anna73: sono maldestri e irresponsabili nei confronti dei figli o per come si sono mossi nel volere un diritto sociale che non si nega nemmeno all’extracomunitario?
… Un tribunale dei minori che affida a due comunità separate cinque fratelli si presenta molto male ……

(#) Quello che disse Anna73

Martedì 13 Maggio 2008 alle 12:21

7

Sono irresponsabili nei confronti dei figli perche’ a un bambino non fai fare lo sciopero della fame, anche se e’ per una buona causa.

Sono maldestri perche’ cercando di fare i furbi hanno peggiorato la situazione.

Sul fatto poi che la casa sia un diritto riconosciuto, penso che molti di quegli immigrati che dormono nelle soffitte o nei negozi abbandonati avrebbero da ridire.

Alcuni dormono pure nelle baracche lungo i fiumi.

Pensa un po’.

(#) Quello che disse prosaica

Martedì 13 Maggio 2008 alle 17:54

8

@Anna73: che abbiano sbagliato mi pare ovvio. Che l’errore sia tale da fargli togliere i figli, non sono sicura. Più che altro per il bene dei figli.

Quanto alla casa, finché io dormo sotto un tetto non mi sento di criticare chi ne desidera uno - e con cinque figli di spazio ce ne vuole! Non dico che ci siano soluzioni semplici, ma il problema è serio e reale.

(#) Quello che disse Marco Bastianello

Martedì 13 Maggio 2008 alle 19:00

9

Mah, ho l’idea che questa decisione porterà solo più disagio ai figli, una decisione pessima. Bisogna cercare almeno di non peggiorarle, le cose, se non si riesce a migliorarle. Il comportamento della famiglia non sarà stato esemplare ma privare un padre e una madre del loro diritto a vivere coi figli (e viceversa) deve essere motivato da motivi gravi, estremi. O vogliamo che sia lo stato a giudicare se un padre è un buon padre o no, anche in assenza di condotte criminose (penso all’induzione alla prostituzione del figlio, all’abuso, alle percosse immotivate e reiterate, ecc.)?

(#) Quello che disse Anna73

Martedì 13 Maggio 2008 alle 19:07

10

Ma secondo voi fargli fare lo sciopero della fame e’ bene?

Io ne so quanto voi ma quando sul post leggo:

“Vito e Elena organizzano uno sciopero della fame. «Tutti, anche i nostri figli. Se avessimo scioperato solo io e mia moglie ci avrebbero fatto morire ma nessuno si sarebbe occupato di noi»”

Mi vien da pensare che non gli abbiano dato piu’ da mangiare.

Ripeto: io non so ma a me non sembra una cosa tanto normale.

Non sara’ una condotta criminosa, ma se non gli dai da mangiare prima o poi un bambino muore o si ammala.

Il giudice avra’ avuto i suoi buoni motivi, credo.

(#) Quello che disse ReCaliscetta

Martedì 13 Maggio 2008 alle 22:00

11

Marco, il padre e la madre non hanno casa e non hanno i soldi per tenere a malapena un figlio, nemmeno: il motivo grave mi pare ci sia, eccome.

(#) Quello che disse ReCaliscetta

Martedì 13 Maggio 2008 alle 22:01

12

Errore.
Quel “…e non hanno i soldi per tenere…” è sbagliato, quel “non” non ci doveva essere.

(#) Quello che disse flavia amabile

Mercoledì 14 Maggio 2008 alle 01:47

13

Anna73, non sempre le vignette si prestano a commentare storie e vicende accadute. In particolare quando si tratta di storie come quella di Vito e Elena.

Non ti sembra un esempio di buona genitorialità far fare loro lo sciopero della fame: hai ragione, ma non dimenticare che parliamo di due genitori disperati che stanno facendo di tutto per dare ai loro figli una casa

(#) Quello che disse malpensante

Mercoledì 14 Maggio 2008 alle 13:35

14

Mi sembra che il Sig.Vito Colacchio ha cercato di spostare l’attenzione sul problema della casa, ma un giudice non toglie i figli per un motivo così banale…. i motivi penso siano ben altri. E giustamente il sig. Vito evita di dire.

(#) Quello che disse granellodisabbia

Mercoledì 14 Maggio 2008 alle 19:52

15

Sentimenti contrapposti.Genitori avventati,per i più.Fuori da questo tempo,per me.Hanno giocato delle carte azzardate per una casa ma non meritano quello che gli sta capitando.

(#) Quello che disse vincenz.arruzza

Lunedì 19 Maggio 2008 alle 15:37

16

« Benvenuto!
sfrattato tre anni fa da una casa erp (insoluto il principio del contradditorio)
la casa del ghetto
vincenzo- Nome Cognome Arruzza

Indirizzo mail (vincenzo. arruzza.@alice.it)

il mio cronistoria dello sfratto : vincenzo arruzza

Da oltre tre anni sfrattato da una casa popolare , inizialmente avevo fiducia che il comune di torino riguardasse la mia posizione,credendo se si avesse avuto riscontri in tempi brevi dormivo nella mia vettura nello stesso cortile da dove venni sfrattato (a distanza di quel giono e fino a quando mi denunciarono per occupazione del cortle). a nota al comune (ente proprietario del cortile avevo segnalato che ero posto nel cortile ,ulteriore beffa)quattro giorni dopo lo sgombero,produssi istanza di ricorso al dirigente che a sua volta aveva emesso il provvedimento.tale dirigente al silenzio assenso-silenzio rigetto risponde verbalmente dopo due anni e mezzo.nel contempo costei usa tutte le informazioni a mio carico,premetto che anni prima lo sgombero mi ero recato più volte negli uffici e dei rapporti con il cittadino,e dell’assessorato casa,costei non mi ha mai ricevuto,oggigiorno ho notato che era al corrente di tutta la mia situazione,ha addirittura vagliato anche le doglianze che sollevai al tempo c/s l’uff. rapporti con la cittadinanza allo stesso assessorato casadel comune ho sostenuto parecchi appuntamenti dopo lo sfratto (si notava che alle mie richieste non viera risposta esauriente di quanto cercavo di far capire che non è stato dato ricontro al diritto leggittimo al contradditorio,inoltre notavo che le risposte date ,dal funzionario dell’ass.casa,erano in contrasto con le normative vigenti,motivo per cui si instaurava disfiducia nei confronti di costei) .oggi deduco vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati, mi ero rivolto all’urp -comune di torino, all’ufficio rapporti con la cittadinanza stesso comune, all’ufficio dell’assessorato erp (edilizia res.pubblica) infine avevo anche convocato l’ente gestore c/o la camera del commercio al fine di conciliare il gestore rifiuta la conciliazione non avendo altra scelta mi rivolgo al giudice di pace a questo punto 20 giorni prima dell’udienza vengo sfrattato,oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina, dove mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani, segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura il vicinato mi ha visto per anni,gli stessi si sono ricordati che esistevo,e ogni tanto segnalavano ai vigilil’ episodio gli stessi vigili venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni all’assessorato con richiesta di visura dei miei documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere su mia richiesta ci è voluto tutto questo tempo perchè il sottoscritto non si è servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato a tutt’oggi per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica in quanto avevo piacere di darme atto, ma ariscontro della visura documentazione a mio carico se emerge vizio di illeggittimità c’è sempre tempo. qualcuno può darmi una mano se può ,o se ha avuto un’esperienza analoga lo ringrazio.oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada ossia nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato,la contrattazione doveva essere stipulata con l’ente comune proprietario della monocamera il gestore delegato( ente l’atc di torino), per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo alloggetto in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,inteso come deterrente,in primo luogo accetto,dopo aver visto la monocamera,era in condizioni pietose ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.

Postato Venerdì, 9Maggio 2008 alle 1:15 pmda arruzza vincenzo

Lettera aperta al sindaco di Torino ( da spedire)quanto appreso per criteri di assegnazioni case popolari.

Da quanto appreso personalmente in questi anni:

Sulle basi di una legge quadro nazionale (e di riflesso con legge regionale) tutti i comuni d’italia emettono un bando quasi ogni tre anni,le regioni hanno delegato i comuni a seguire l’iter di codesti bandi ed espletamento delle pratiche di assegnazione,infine tutte le domande vengono approvate dalla commissione regionale.Oltre ai bandi i comuni applicano con propri regolamenti altri due tipi di criteri per l’ assegnazione di case popolari ossia: uno in emergenza abitativa in via ordinaria a seguito di sfratto per finita locazione, o sfratto per morosità incolpevole,due,in emergenza abitativa in via straordinaria,ossia: casi di calamità pubbliche,o casi dove vi siano soggetti seguiti dai servizi sociali.anche codeste assegnazioni infine vengono vagliate dalla commissione casa regionale.nei criteri in via straordinaria il comune di torino, su segnalazione dei servizi sociali,istruisce delle domande,e conclude dopo aver avuto il rapporto di tali servizi,ho sentito persone che la loro pratica è stata conclusa dopo nove anni,altre dopo cinque anni,altre dopo tre anni.il criterio di due anni di attesa a parer mio(a conclusione pratica )forse è stato il più celere,a nota quanto appreso dai quotidiani: una donna sessantenne ,dopo due anni che viveva in una vettura causa bronchite,si rivolge all’ospedale,la stessa dichiara di aver dormito due anni nella propria vettura siattiva il servizio sociale dell’asl,la stessa ha dichiarato che era seguita dai servizi sociali del comune e che fino al giono del suo ricovero non avevano trovato nessuna soluzione abitativa,all’atto della sua dimissione ospedaliera si è trovata una casa d’urgenza da parte dell’ufficio di emergenza abitativa del comune.negli altri casi sociali vengono classificati gli anziani ultra sessantenni o invalidi con percentuale pari o superiore al 75%. in questi casi i servizi sociali collocano per oltre 14 mesi questi soggetti in una casa alloggio oppure in alberghi convenzionati sia negli alberghi ,che nella casa alloggio come regolamento dello stesso comune di torino il soggetto deve pagare una quota pari o quasi tutta la sua pensione sociale,in compenso il comune le convenziona dei pasti e dall’impoto totale del redito/ pensione le lascia all’interessato 60 ero mensili per ottemperare i propri bisogni primari.su questo punto ne sono sicuro perchè più di una persona lo ha lamentato. nel caso di un soggetto sessantenne privo di pensione il comune si trattiene l’importo che doveva corrispondere a titolo di sussidio sociale ( tale sussidio riferiscono gli interessati,al compimento dei 60 anni viene elevato in misura doppia rispetto al sussidio ordinario,e riferiscono che al compimento di 60 anni il regolamento vieta di collocarli in dormitori) anche a costoro le da il diritto dei pasti convenzionati.mediamente se non per casi gravi (tipo il caso suelencato)la pratica di assegnazione per l’assegnazione casa si conclude all’incirca dopo 14 mesi.alcuni soggetti inseriti nei casi sociali al di sotto dell’età anagrafica di quarantanni inseriti in un programma di assegnazione casa in via di emergenza abitativa, riferiscono di aver vissuto per oltre quattro anni in dormitori, i primi due anni si assoggettano per un punteggio pari a punti 4 (testo della legge regionale : chiunque a titolo provvisorio è sprovvisto di abitazione , di dichiara di aver vissuto anni due in baracche o simili, vengono attribuiti punti 4)alcuni hanno riferito che dai dormitori non le è stata riconosciuta l’ultima settimana ,quindi all’atto del bando non erano due anni dichiarati ma un anno e 11 mesi e 20 giorni (v. sopra) quindi slitta prossimo bando perchè e non le è stato attribuito il punteggio. il comune ha risposto ad altri soggetti che si sono resi ir reperibili quindi è stato hanno dichiarato che non hanno dato la reperibillità ed sono stati esclusi dalla domanda di emergenza abitativa, altri soggetti hanno dichiarato la situazione familiare si sono visti togliere i figli tramite il tribunale dei minori essendo in prevalenza soggetti :donne divorziate o ragazze madri anch’esse inviate in dormitori. alla luce di quanto appreso vengono giustificati questi anni impiegati dai servizi sociali ad espletare la pratica per codesti soggetti, che a sua volta vengono dirottati per una sistemazione provvisoria vivere nei dormitori fino a conclusione pratica .(come soluzione in exstremis ,inviati dagli stessi assistenti sociali dove si erano rivolti ,al fine di una soluzione al loro problema anche con valutazione anche abitativa e/o lavorativa).

Vincenzo, segue

Da: vincenzo.arruzza@alice.it Inviato: gio 17/04/2008 19.40

stesso atto disumano è successo a me.

Via De Bernardi - Franco e Laura pronti a tutto: «Lei ha la polmonite, che potevamo fare?» Sgomberati dalla casa popolare

MIRAFIORI NORD (TORINO) (17/04/2008) - Dopo poche ore dallo sgombero, effettuato nella mattinata di ieri dagli agenti della polizia municipale, il piccolo alloggio a pian terreno di via De Bernardi 2/38, complesso Atc, è stato nuovamente occupato dallo stesso abusivo.

Erano da poco trascorse le 16 quando Franco ha deciso di sfondare i sigilli apposti dai fabbri e di entrare all’interno dei locali in cui ha vissuto in maniera clandestina per oltre 5 mesi, ormai completamente spogli dopo l’intervento di una ditta di traslochi. Una decisione motivata dalle condizioni di salute cagionevoli in cui versa la moglie Laura, trasportata durante le fasi di sgombero da un’ambulanza all’ospedale Martini, a cui è stata diagnosticata una “bronchite progressiva”. Malattia che secondo i sanitari non necessita però il ricovero e curabile stando a letto, tra le mura di casa.

«Nonostante avessimo spiegato la situazione in cui ci troviamo e le nostre insistite richieste, il medico che ha visitato mia moglie non ha ritenuto che le condizione di salute fossero tali da ordinare il ricovero all’interno della struttura sanitaria pubblica - spiega Franco, osservando i propri effetti personali raccolti dentro un sacco dell’immondizia -. Una volta usciti dal pronto soccorso abbiamo provato a contattare l’assistente sociale, che ormai ci segue da diversi anni, per trovare una soluzione, ma senza esito. E così, non avendo un tetto dove passare la notte ho deciso di occupare nuovamente l’alloggio, pur conscio delle conseguenze a cui andrò incontro».

Insomma, una soluzione estrema e fuorilegge, ma condivisa del tutto anche da Laura pur di non trascorrere la notte per strada. «Non possiamo
ancora andare in un dormitorio visto che ormai sono diversi giorni che sono debilitata, non posso muovermi e devo stare al caldo - commenta la donna sdraiata sul letto, unico mobile ancora presente all’interno della camera - Quindi l’unica ipotesi possibile era quella di tornare nella casa in cui siamo stati sgomberati solo poco prima».

tratto da Torino cronaca

Alessandro Maldera Francesca Bacinotti

Prima Pagina
Rivalta si difende con un muro

In attesa del decreto Maroni, sui rom solo confusione
TORINO 14/05/2008 - Il muro è tratto. Invocato dai residenti di via Leonardo da Vinci nella frazione Gerbole di Rivalta per anni a causa della difficile vicinanza con alcuni insediamenti di ex nomadi, la sua…

Centro - Epat e titolari di bar preparano un ricorso al Tar. Viano: «Non possiamo aiutarli»
I commercianti sotto sfratto
denunciano Palazzo Civico
TORINO 14/05/2008 - L’idea di essere “sfrattati” non va giù ai quasi duecento commercianti in affitto nei palazzi del Comune. L’incontro di ieri tra le associazioni di categoria e i dirigenti del settore Patrimonio non è andato a buon fine. Al punto che Carlo Nebiolo dell’Epat e Paolo Gerardo Troccoli, presidente dei titolari di bar, hanno annunciato che ricorreranno alle vie legali. «Il Comune - ha spiegato ieri Nebiolo - ha promesso che nel caso di un nuovo subentro, pagherà al vecchio locatario una buonuscita 18 volte il canone versato alla Città. Un’ipotesi che non sarebbe percorribile se si trattasse di concessioni: è la conferma che sono in realtà affitti mascherati. Di conseguenza i nostri diritti sono diversi». Troccoli, deluso per l’incontro, ha invitato «Palazzo Civico a riempire i locali di sua proprietà che finora ha lasciato vuoti».

A schierarsi dalla loro parte, Andrea Tronzano (Fi) e Mario Carossa (Lega) che sulla vicenda hanno presentato un’interpellanza. «Il ricorso al Tar - ha detto Tronzano - è l’unica via percorribile se il Comune non cambierà idea. Intanto, in consiglio comunale ci opporremo duramente a questa decisione e offriremo il nostro aiuto alle associazioni dei commercianti per intraprendere la strada legale».

Ma per l’assessore comunale al Patrimonio, Mario Viano «La scelta di indire un’asta pubblica significa solo non avvantaggiare i commercianti già presenti nei locali di proprietà del Comune». «Se c’è un soggetto - ha aggiunto Viano - disposto a pagare una cifra maggiore è giusto che spetti a lui la concessione».

Intanto, continuano ad arrivare le lettere ai titolari dei negozi. Allo scadere della convenzione tra Palazzo Civico e il negoziante sarà indetta un’asta: il soggetto che si offre di pagare il canone più alto di locazione vince. Certo, il commerciante che c’era prima ha un diritto di prelazione: deve però essere disposto a pagare la stessa cifra.

Erica Di Blasi

DA TORINO CRONACA 14/05/2008

Pioggia di aiuti dal Comune
per chi affitta casa ai nomadi

Il sindaco Sergio ChiamparinoVOTA Siete d’accordo con il progetto del Comune di aiutare i nomadi in regola?

SCRIVI Che cosa ne pensi? Discutine nel forum

A Torino i fondi stanziati
dal governo Prodi

BEPPE MINELLO

TORINO
Se è un caso è il diavolo che ci ha messo lo zampino. Nel pieno delle polemiche attorno alle misure che il neonato Governo intende adottare contro l’immigrazione clandestina, la giunta torinese, quella guidata dal ministro ombra Sergio Chiamparino, colui che nelle intenzioni del loft dovrebbe contrapporsi all’Umberto Bossi e alla sua idea di Federalismo, ha approvato ieri una delibera con la quale si destinano 750 mila euro all’ardua impresa di trovare un tetto a un po’ di famiglie rom oggi accampate alle porte della città.

Soldi, sia chiaro, che arrivano da Roma, «regalo» dell’ex-ministro alla Solidarietà sociale Paolo Ferrero e del bando da lui voluto nell’autunno scorso per sperimentare interventi finalizzati a contenere e magari ridurre il problema dei campi nomadi nelle quattro aree metropolitane più colpite dal problema: appunto Torino poi Milano, Napoli e Roma. Soldi, sia ancora più chiaro, ripetono sindaco e assessori, destinati ad aiutare chi è in regola con i permessi di soggiorno, che magari già lavora e che molto probabilmente manda i figli a scuola ma ha la sventura di sopravvivere, malissimo, sulla sponda di un fiume, tra i topi e sotto una tettoia.

«Gente che è qui per lavorare e lavora e che, per questo motivo, produce ricchezza e bisogni ai quali è necessario dare una risposta» dice l’assessore alle Politiche sociali, il cattolico Marco Borgione, capofila di un progetto che vede coinvolti il collega alla Casa, Roberto Tricarico e la responsabile dell’Integrazione, Ilda Curti.

Borgione e colleghi usano parole prudenti perché sanno perfettamente la reazione che scatenerà la delibera una volta che arriverà al vaglio del Consiglio comunale. «E perché? Da sempre sosteniamo la linea dura con chi delinque o è irregolare e l’accoglienza per chi lavora ed è venuto qui in cerca di un futuro migliore: repressione e solidarietà sono le due strade da imboccare per affrontare il problema» spiega Chiamparino.

«Veramente qui vediamo solo la solidarietà e ben poca repressione» replicano il capogruppo di An Ravello e Cantore di Forza Italia, mentre quello della Lega, Mario Carossa, è categorico: «La solidarietà è da evitare: sono iniziative come questa a convincere ‘sta gente che qui la sfangano comunque. Chiederò ai nostri parlamentari di bloccare il finanziamento».

«Impossibile - replica l’ex-ministro Ferrero - sono inseriti nella Finanziaria 2007 e a chi contesta quest’iniziativa dico che se vuole evitare di vedere bambini fare accattonaggio agli angoli delle strade non può che provare a portarli a scuola». Il progetto riguarda, nelle intenzioni di Ferrero, l’universo mondo dei nomadi: «Circa 150 mila persone in tutta Italia, metà delle quali italiane perché nate qui». Il progetto torinese è finalizzato a chi «ha un lavoro, bambini che vanno a scuola, che già partecipano a programmi d’inserimento, che fanno le badanti o i muratori, gente innanzitutto in regola - ricorda Borgione - e per i quali una baracca non è adeguata».

Il primo passo del progetto torinese punta a individuare chi ha le caratteristiche sopra elencate. Il secondo sarà quello di aiutarli a trovare una casa. «Non un alloggio popolare, che non ce n’è nemmeno per gli italiani - spiega Roberto Tricarico - ma rivolgendoci al mercato privato con uno strumento di successo come “Locare”». Il privato che accetta di fare un contratto riceve un contributo (da 500 a 300 euro a seconda della durata e del tipo di contratto concesso), paga un’Ici ridotta, ha uno sconto dell’Irpef ed è garantito in caso di sfratto per morosità. L’inquilino è aiutato con un bonus una tantum di 1600 euro. «Il progetto prevede anche la soluzione di eventuali conflitti che potrebbero sorgere con gli altri inquilini» spiega Borgione secondo il quale, bene che vada, saranno una cinquantina le famiglie che potranno essere aiutate.

13/5/2008

‘Vogliamo i nostri figli’

La lotta di una coppia torinese per avere una casa popolare, i danni ai bambini e il Comune che ha già speso 250 mila euro in alberghi, residences, case-famiglia

FLAVIA AMABILE

I tre fratellini li hanno portati via il 18 aprile, quasi un mese fa. Un provvedimento del Tribunale dei Minori li ha tolti ai genitori, separati e affidati a due comunità diverse. Da allora il papà e la mamma possono far loro visita una volta ogni quindici giorni e provare a sentirli al telefono una volta a settimana.

Non sono adatti, non li sanno crescere, sostengono i giudici. E c’è del paradossale in questa sentenza pronunciata contro una madre e un padre che di figli finora ne hanno fatti cinque e che - chi lo sa - forse potrebbero anche continuare a farne. E che ora annunciano battaglia per andarsi a riprendere gli ultimi tre e ricostruire la famiglia. Vito Colacchio, il padre che non è in grado di far crescere i suoi figli, ha consultato un avvocato, fatto ricorso, e ora aspetta e conta i giorni. «Perchè noi i genitori li sappiamo fare, e i bambini li sappiamo crescere. La verità è che ce l’hanno con noi, si stanno accanendo, noi vogliamo solo i nostri figli e una casa, non chiediamo nulla di illegale».

Vito e Elena, la moglie, una casa popolare la chiedono per la prima volta nel 1991, diciassette anni fa, quando di figli ne hanno due. Partecipano a due bandi ma la loro famiglia non ha disagi particolari, solo uno stipendio basso: totalizza pochi punti.

La moglie rimane incinta per la terza volta. Per Vito e Elena quando capita di avere una gravidanza non la si interrompe, anche se i soldi in casa non sono molti. Vito lavora come postino, in quell’epoca guadagna un milione e 400 mila lire al mese e 350 mila lire di affitto. «Siamo cresciuti secondo quegli insegnamenti. E quindi i figli li vogliamo, ci piacciono e pensiamo anche di crescerli bene. Ognuno si assume le proprie responsablità».

Vito si assume le sue. Si separa dalla moglie, le separazioni portano punti. E si fa sfrattare dalla casa dove vive. Secondo il suo ragionamento questo dovrebbe garantirgli altri punti. Gli procura invece una valanga di guai. Nel 2000 si trova con tre figli, l’ultima di pochissimi mesi e senza una casa. Il Comune non li lascia in strada, li ospita in un albergo per due mesi. Ma la casa popolare non gliela danno. In Comune sono gentili ma li mandano ai servizi sociali. «Noi saremmo anche d’accordo nell’assegnarvi un alloggio, mi dicevano, ma il vostro caso non è di nostra competenza».

E’ solo l’inizio di un lungo pellegrinaggio tra residences, alberghi, case-famiglia. «In questi anni hanno speso più o meno 250 mila euro - calcola Vito - se la casa l’avessero costruita ci avrebbero risparmiato loro e i miei figli avrebbero vissuto molto meglio invece di essere portati da una parte e dall’altra, invece di essere separati da noi con tutti i traumi che questo comporta».

Ad un certo punto, esasperati, Vito e Elena organizzano uno sciopero della fame. «Tutti, anche i nostri figli. Se avessimo scioperato solo io e mia moglie ci avrebbero fatto morire ma nessuno si sarebbe occupato di noi». E’ vero, se ne occupano ma con un provvedimento del Tribunale dei Minori: la più piccola viene mandata in comunità, non può rimanere con dei genitori così irresponsabili. «Non l’abbiamo maltrattata, volevamo solo far capire che volevamo vivere con i nostri figli in una casa e avevamo tutti i titoli per l’assegnazione di un alloggio».

Tre mesi di tentativi di spiegare, poi Elena ottiene di nuovo l’affidamento della figlia ma in una comunità. L’odissea prosegue con il tentativo di occupare una casa con il risultato di una denuncia e lo sgombero. Allora vanno a vivere a casa di una sorella: dieci persone in tre stanze. Li rispediscono di corsa in comunità con la mamma. Quasi un mese fa la separazione, l’ennesima. «Non è giusto, noi vogliamo solo una casa dove crescere i nostri figli», scuote la testa Vito.

—————————————————————————————————————-
Dopo aver parlato a lungo con Vito sono andata a cercare gli assessori competenti per ascoltare le loro versione.

Roberto Tricarico, assessore per le Politiche della Casa di Torino, c’è una famiglia che da diciassette anni chiede una casa popolare. Cinque figli, uno stipendio da postino, nessun alloggio, separati: che cosa devono fare per averla?
«E’ una storia complessa. Hanno fatto più volte domanda di un alloggio perché colpiti da uno sfratto per morosità ma secondo i criteri che il Comune si era dato all’epoca non avevano i titoli perché lo sfratto era colpevole».

Vito, il capofamiglia, si difende sostenendo che era l’unico modo per avere i punti necessari per vedersi assegnare la casa.
«Difatti, anche se non esistevano i titoli, abbiamo trasmesso la pratica ai servizi sociali che li stanno seguendo».

Ma una casa non avrebbe impedito al Comune di spendere 250 mila euro e a loro di vivere in modo così difficile per anni?
«C’è un problema di capacità genitoriale dicono le relazioni dei periti e quindi invece di abbandonarli in una casa preferiscono seguirli in una struttura. E’ una situazione in cui i problemi sono tanti e anche le esigenze. Non è detto che siano in grado di farcela da soli».

Marco Bargione, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Torino, la famiglia Colacchio voleva una casa e si ritrova senza figli. L’ultimo provvedimento che ha portato via i loro figli è di quasi un mese fa.
«In genere i servizi sociali si limitano a fare relazioni, sono i giudici a emettere i provvedimenti. Posso dire però che l’obiettivo primario è mantenere il nucleo familiare. Questa famiglia è seguita fin dal 1986, i loro problemi sono molti».

Vito Colacchio, il padre dei tre fratellini dal 18 aprile in comunità, sostiene che in realtà c’è accanimento contro di loro, che qualcuno dei servizi sociali ce l’ha con loro.
«Proprio per evitare che fossero attribuiti trattamenti pregiudiziali sono cambiati tre volte i loro riferimenti come responsabilid ei servizi sociali in modo che ci fossero valutazioni diverse».

A dire il vero sono stati loro a cambiare residenza più volte in questi anni e quindi a passare da una circoscrizione all’altra.
«E comunque alle valutazione dei servizi sociali il Tribunale dei Minori aggiunge quelle degli esperti di Neuropsichiatria Infantile e risulta che ci troviamo di fronte a una genitorialità difficile da esercitare».

This entry was posted on Venerdì, Maggio 9th, 2008 at 10:26 and is filed under [Cronaca] cronaca locale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site. Edit this entry.

(#) Quello che disse anita chiariglione

Lunedì 19 Maggio 2008 alle 15:45

17

sono anita, non mi pronuncio, ma lascio a considerare che lo stesso via crucis di vito ed elena è simile al mio ,a discapito ho solo tre bambine. solo dopo tre anni ho visto muovere qualche foglia.devono ancora decidere quando posso visitare la piccola ,le altre sono in affidamento aspetto la risposta definitiva)

(#) Quello che disse anita chiariglione

Lunedì 19 Maggio 2008 alle 17:27

18

Da: Amabile Flavia [mailto:Flavia.AMABILE@lastampa.it]
Inviato: lun 19/05/2008 15.56
A: a.chiariglione@alice.it
Oggetto: eccomi

Testo )ho letto il suo commento. mi dice qualcosa di più sulla sua storia?
grazie a presto. Flavia Amabile

R) Ila dott.ssa Flavia Amabile sono una ragazza di 37 anni ( mi chiamo Anita,in fase di separazione dal marito), come può notare dopo aver letto la storia di Vito ed Elena ,noto che mi si assomiglia,ho il dispiacere di accennarle nuovamente quanto scritto nel commento del vs blog , all’età di 32 anni mi sono stati tolti i miei figli per mezzo dei servizi sociali ;il primo figlio dato in affidamento risale al 1998 all’età di 25 anni.premetto che ho sei figli di cui l’ultima è stata data in affidamento due anni fà.oggi mi trovo in una comunità alloggio in attesa di un’assegnazione di una casa popolare.Nella graduatoria bando 2008 mi sono stati attribuiti 11 punti il servizio sociale mi accenna che per gennaio 2009 forse mi consegneranno un alloggio popolare ,sono tre anni che vivo per dormitori in quest’ultimo anno i servizi sociali mi hanno proposto di partecipare ad un corso come da normativa ministero delle politiche sociali,nel fragente chi è impegnato in questo corso il servizio sociale offre la possibilitàdi una casa alloggio.in merito all’ultima bambina mi era stato promesso di poterla vedere una volta al mese,invece dal giono( ossia due anni fà) non mi hanno fatto sapere più nulla,danno la risposta evasiva ogni qual volta che chiedo di lei.(vedi risposta tribunale dei minori,rapporto servizi interessati ecc.)Presumo che la sv vuole vedermi personalmente.Distinti saluti Anita Chiariglione

(#) Quello che disse anita chiariglione

Martedì 20 Maggio 2008 alle 09:19

19

ILLvostra dottoressa Amabile Flavia come vi ho scritto in precedenza io le faccio una domanda se è giusto che i servizi sociali facciano delle relazioni del cavolo perchè si diceva che io ero una bambina e non avevo il diritto di avere 1una casa 2 di rivedere i miei figli che io ho avuto con quello….di mio ex marito

(#) Quello che disse flavia amabile

Martedì 20 Maggio 2008 alle 09:35

20

Cara Anita, non ho letto le relazioni e non conosco in dettaglio la sua storia per cui non posso dirle nulla, nè sarebbe mio compito farlo. posso chiederle, se vuole, di mandarmi le relazioni che ha e tutto quello che riguarda la sua storia in modo da poter capire se è il caso di scriverne e quindi di denunciare quello che è accaduto.

(#) Quello che disse a.chiariglione

Martedì 20 Maggio 2008 alle 11:43

21

Da: Amabile Flavia [mailto:Flavia.AMABILE@lastampa.it]
Inviato: mar 20/05/2008 9.36
A: a.chiariglione@alice.it
Oggetto: relazioni

Cara Anita, non ho letto le relazioni e non conosco in dettaglio la sua storia per cui non posso dirle nulla, nè sarebbe mio compito farlo. posso chiederle, se vuole, di mandarmi le relazioni che ha e tutto quello che riguarda la sua storia in modo da poter capire se è il caso di scriverne e quindi di denunciare quello che è accaduto.a presto .Flavia Amabile -Blog Diritto di Cronaca -http://www.lastampa.it/amabile

R)Ill.ma dottoressa Amabile Flavia come le ho scritto in precedenza le faccio una domanda, se è giusto secondo Lei, se i servizi sociali del Comune a parer mio facciano delle relazioni del cavolo perchè si diceva che io ero una bambina (a tutt’oggi non riscontrabile dalle loro relazioni) 1-tra l’altro a parer Loro non avevo il diritto di avere una casa 2- di non rivedere i miei figli ,(che io ho avuto con quello…qu ello a loro parere; ossia di mio ex marito)per quanto riguarda le relazioni solo ieri un mio amico mi illustra la normativa sulla trasparenza come accennato in modo sintetico non vi è stato un buon rapporto con i servizi sociali,gli stessi non mi hanno mai illustrato di questa normativa.pertanto dott.ssa Amabile chiederò i documenti in copia in virtù di questa normativa e se Lei è disponibile la vaglieremo assieme.nel contempo se la SV voule fissarmi un appuntamento c/o vs uffici possiamo concordare via e-mail.approfitto per porgerLE
distinti saluti.anita

(#) Quello che disse a.chiariglione

Sabato 24 Maggio 2008 alle 13:49

22

si accenna oltre il caso di vito ed elena il caso di lucia f. donna separata ,i figli affidati all’ex marito,dodici anni per avere una casa popolare,si viene a conoscenza che la povera lucia è da dodici anni seguita dai servizi sociali,in questi anni a loro discolpa, ” non ha aderito al programma di disintossicazione”
oggi rif. mi assegneranno la casa a luglio pv.

(#) Quello che disse anita,vincenzo

Sabato 24 Maggio 2008 alle 14:08

23

si accenna oltre il caso di vito ed elena il caso di lucia fiore donna separata ,i figli affidati all’ex marito,dodici anni per avere una casa popolare,si viene a conoscenza che la povera lucia è da dodici anni seguita dai servizi sociali,in questi anni a loro discolpa, ” non ha aderito al programma di disintossicazione per ex alcolisti” oggi rif. mi assegneranno la casa a luglio pv.in questi anni lucia ha vissuto parecchi anni in dormitori.ultimamente viveva in una baracca ,dove rif. ha vissuto per anni a tempi alterni ai dormitori. i servizi sociali risulta non la hanno inserita in un programma di inserimento lavorativo,vive con un misero assegno di invalidità ( si ipotizza con super visione del giudice tutelare).la stessa per anni non ha mai visto i suoi figli ne vi è stato un percorso per poterlo fare,come si può notare il dramma delle case popolari e dei figli che affligge parecchi individui.il problema da canto di lucia non è stato affrontato da un appoggio legale anche nominandolo d’ufficio con patrocinio gratuito.si nota come è umanamente pietoso venire a conoscenza di certi episodi,ma purtroppo per i più deboli non vi è nessuno che le dà una mano.dovrebbero essere tali servizi a dare una mano a codesti soggetti anche costituzionalmente.lascio a lei dott.ssa amabile la riflessione di quanto viene a conoscenza. anita,e vincenzo.To lì 24/05/08

Lascia un commento

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

About:

Dietro ad ogni grande blog c'è una grande donna.