A proposito della libertà di stampa e d’informazione in Italia
Questo post è in lavorazione da diverso tempo. E’ rimasto non pubblicato perchè ha richiesto una ricerca molto lunga e la traduzione in lingua italiana di alcuni estratti per una più facile lettura (abbiate pietà della mia traduzione, ho fatto quello che il mio inglese consente).
La tematica affrontata risulta improvvisamente attuale a seguito del recente "caso" di Anno Zero e dell’ultimo V-Day indetto da Beppe Grillo, visto che tratta proprio di censura e libertà d’informazione in Italia. Di questi ultimi episodi mi riservo di parlarne in seguito, perchè già in questo post si dice molto, forse troppo per la pazienza del lettore.
Per me è stato utile ricostruire negli anni il percorso cronologico che l’informazione e la presunta censura hanno seguito all’interno del nostro paese. Per farlo però, caso strano, ho preferito affidarmi a fonti diverse e per lo più straniere perchè mi sembrava avessero meno interesse di una qualsiasi fonte d’informazione nazionale a descrivere la vera situazione italiana e che fossero un occhio esterno e quindi più obiettivo. Il risultato è un post che è stato impegnativo per la sottoscritta e sicuramente lo sarà anche per voi nella lettura. Ma vi prego di arrivare fino alla fine e, soprattutto, seguire i link inseriti nel testo che riportano alle fonti originali (sicuramente più affidabili della traduzione della sottoscritta) della quali qui è pubblicata solo una piccola parte.
Buona lettura.
La costituzione italiana all’articolo 21 recita:
Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Tratto da un articolo pubblicato sul sito dell’OSCE e datato 12 Marzo 2002:
Nella discussione sulla costituzione europea, una speciale attenzione dovrebbe essere posta sulla libertà e l’indipendenza dei media , ha sottolineato Freimut Duve, Il rappresentante OSCE sulla libertà dei media, in un appello a Valéry Giscard d’Estaing, presidente della convenzione sul futuro dell’Unione Europea (UE). Egli ha indicato che in Italia, membro fondatore dell’UE, l’attuale leadership politica non sta seguendo la tradizione costituzionale europea.
Duve descrive nel suo appello che in special modo il pluralismo televisivo sarebbe in pericolo a causa della questione della proprietà che ha permesso all’esecutivo di controllare sia l’emittente televisiva pubblica che quella privata.
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Il rappresentante OSCE sarebbe molto dispiaciuto se l’Italia fosse il primo caso per il quale vengano utilizzate le procedure previste dal nuovo Articolo 7 del trattato di Nizza che potrebbero infine permettere la sospensione dei diritti di voto di quello stato mebro una volta che il trattato diventi effettivo.
Tratto dal documento "Conflitto d’interessi nei mezzi di comunicazione: L’anomalia Italiana" (anno 2003) redatto dall’associazione Reporters sans frontières:
[...] Freimut Duve, il Rappresentante per la libertà dei media dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ha più volte denunciato la concentrazione di mezzi di comunicazione di massa nelle mani del Presidente del Consiglio. Secondo l’OSCE, la situazione italiana è allo stesso tempo una "sfida per l’architettura costituzionale dell’Europa" ed un cattivo esempio per le democrazie in via di transizione. L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa considera anche che « il conflitto d’interessi fra le funzioni politiche di Berlusconi ed i suoi interessi privati nell’economia e nei mezzi di comunicazione sono una potenziale minaccia per la libertà d’espressione » (Rapporto sulla
libertà d’espressione nei mezzi di comunicazione in Europa, 14 gennaio 2003). In ultimo, la Classifica mondiale della libertà di stampa 2002 di Reporters sans frontières assegna all’Italia la 40^ posizione fra i 139 paesi presi in esame, principalmente a causa del conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi.
Tratto dalla Relazione sui rischi di violazione, nell’UE e particolarmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione (anno 2004)
[...]
Esame condotto dal Parlamento europeo
41. sottolinea l’importanza delle motivazioni dell’iniziativa del Parlamento europeo sui della libertà di espressione e di informazione nell’Unione europea e rischi di violazione soprattutto in Italia, che riflettono un’inquietudine diffusa tra l’opinione pubblica europea rispetto al fenomeno della concentrazione dei media e dei conflitti di interesse;
42. accoglie con favore la perizia preliminare effettuata dall’Istituto europeo per i mezzi di comunicazione nel contesto del più ampio studio sull’informazione ai cittadini nell’Unione europea e sugli obblighi dei mezzi di comunicazione e delle istituzioni relativi al diritto dei cittadini di essere pienamente e obiettivamente informati, che prende in esame un gruppo rappresentativo di paesi, tra cui Stati membri di grandi e piccole dimensioni, ed esempi in Scandinavia e in Europa meridionale e orientale, per offrire una panoramica di diversi sistemi rispecchianti diverse tradizioni nell’utilizzo dei media, e che anticipa la presentazione dello studio finale, prevista per giugno, in cui figureranno le conclusioni comparative definitive, basate sulla situazione nei 25 Stati membri, e raccomandazioni complete;
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44. rileva peraltro, sulla base di inchieste approfondite già effettuate da agenzie indipendenti, anche in seno all’Unione europea, da cui sono derivate numerose pronunce di organizzazioni internazionali, autorità nazionali e del Parlamento europeo stesso ignorate dal governo italiano, che potrebbero sussistere rischi di violazione grave e persistente del diritto alla libertà di espressione e di informazione in Italia;
45. rileva, sulla base del suo esame preliminare volto a verificare se il pluralismo è tutelato in modo adeguato, che sussistono sufficienti elementi di preoccupazione per autorizzare la Commissione a condurre un esame dettagliato della situazione e a proporre soluzioni legislative adeguate;
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Situazione in Italia
56. rileva che il tasso di concentrazione del mercato audiovisivo in Italia è oggi il più elevato d’Europa e che, nonostante l’offerta televisiva italiana consti di dodici canali nazionali e da dieci a quindici canali regionali e locali, il mercato è caratterizzato dal duopolio tra RAI e Mediaset, che complessivamente detengono quasi il 90% della quota totale di telespettatori e raccolgono il 96,8% delle risorse pubblicitarie, contro l’88% della Germania, l’82% della Gran Bretagna, il 77% della Francia e il 58% della Spagna;
57. rileva che il gruppo Mediaset, che fa capo a Silvio Berlusconi, è il più importante gruppo privato italiano nel settore delle comunicazioni e dei media televisivi e uno dei maggiori a livello mondiale, controllando tra l’altro reti televisive (RTI S.p.A.) e concessionarie di pubblicità (Publitalia ‘80), entrambe riconosciute formalmente in posizione dominante e in violazione della normativa nazionale (legge 249/97) dall’Autorità per la garanzia delle comunicazioni (delibera 226/03).
58. rileva che uno dei settori nel quale più evidente è il conflitto di interessi è quello della pubblicità, tanto che il gruppo Mediaset nel 2001 ha ottenuto i 2/3 delle risorse pubblicitarie televisive, pari ad un ammontare di 2500 milioni di euro, e che le principali società italiane hanno trasferito gran parte degli investimenti pubblicitari dalla carta stampata alle reti Mediaset e dalla Rai a Mediaset.
59. rileva che Silvio Berlusconi, dalla sua nomina alla carica di Presidente del Consiglio nel 2001, non ha risolto il suo conflitto di interessi, come si era esplicitamente impegnato, bensì ha incrementato la sua quota di controllo societario della società Mediaset (dal 48,639% al 51,023%): questa ha così ridotto drasticamente il proprio indebitamento netto, attraverso un sensibile incremento degli introiti pubblicitari a scapito delle entrate (e degli indici di ascolto) della concorrenza e, soprattutto, del finanziamento pubblicitario della carta stampata;
60. lamenta le ripetute e documentate ingerenze, pressioni e censure governative nell’organigramma e nella programmazione del servizio televisivo pubblico Rai (perfino nei programmi di satira), a partire dall’allontanamento di tre noti professionisti (Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi) su clamorosa richiesta pubblica del Presidente del Consiglio nell’aprile 2002 - in un quadro in cui la maggioranza assoluta del consiglio di amministrazione della Rai e dell’apposito organo parlamentare di controllo è composta da membri dei partiti di governo; tali pressioni sono state poi estese anche su altri media non di sua proprietà, che hanno condotto fra l’altro, nel maggio 2003, alle dimissioni del direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli;
61. rileva pertanto che il sistema italiano presenta un’anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo, l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Silvio Berlusconi, e al fatto che il governo italiano è, direttamente o indirettamente, in controllo di tutti i canali televisivi nazionali;
62. prende atto del fatto che in Italia da decenni il sistema radiotelevisivo opera in una situazione di assenza di legalità, accertata ripetutamente dalla Corte costituzionale e di fronte alla quale il concorso del legislatore ordinario e delle istituzioni preposte è risultato incapace del ritorno ad un regime legale; Rai e Mediaset continuano a controllare ciascuna tre emittenti televisive analogiche terrestri, malgrado la Corte costituzionale, con la sentenza n. 420 del 1994, avesse statuito che non è consentito ad uno stesso soggetto di irradiare più del 20% dei programmi televisivi su frequenze terrestri in ambito nazionale (vale a dire più di due programmi), ed avesse definito il regime normativo della legge n. 223/90 contrario alla Costituzione italiana, pur essendo un "regime transitorio"; nemmeno la legge 249/97 (Istituzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo) aveva accolto le prescrizioni della Corte costituzionale che, con la sentenza 466/02, ne dichiarò l’illegittimità costituzionale limitatamente all’articolo 3, comma 7, “nella parte in cui non prevede la fissazione di un termine finale certo, e non prorogabile, che comunque non oltrepassi il 31 dicembre 2003, entro il quale i programmi, irradiati dalle emittenti eccedenti i limiti di cui al comma 6 dello stesso articolo 3, devono essere trasmessi esclusivamente via satellite o via cavo”;
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67. sottolinea la sua profonda preoccupazione circa la non applicazione della legge e la non esecuzione delle sentenze della Corte costituzionale, in violazione del principio di legalità e dello Stato di diritto, nonché circa l’incapacità di riformare il settore audiovisivo, in conseguenza delle quali da decenni risulta considerevolmente indebolito il diritto dei cittadini a un’informazione pluralistica, diritto riconosciuto anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;
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69. si rammarica che il Parlamento italiano non abbia ancora approvato una normativa per risolvere il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio, così come Silvio Berlusconi aveva promesso di fare entro i primi cento giorni del suo governo;
[...]
Il Parlamento europeo,
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C. considerando che numerose fonti, sia pubbliche (Parlamento europeo, Consiglio d’Europa, ONU) sia private (Rete UE di esperti indipendenti sui diritti umani, Federazione europea dei giornalisti, Reporters sans frontières, Articolo 21 Liberi di, e la stampa internazionale), hanno deprecato la situazione critica creatasi in Italia, dove Berlusconi, in quanto Primo ministro e imprenditore, controlla l’intero spettro di trasmissioni radiotelevisive pubbliche e private, i giornali, le case editrici e la pubblicità,
D. considerando che l’attuale situazione, che è stata contrassegnata da numerosi incidenti che violano le regole che governano la libertà di espressione, è stata esaminata dalla commissione parlamentare competente, e considerando che vi sono motivi adeguati per avviare la procedura di cui all’articolo 7, paragrafo 1 del trattato UE,
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Pluralismo e libertà di espressione in un sistema democratico e di libero mercato come quelli presenti in tutti gli Stati membri dell’UE significano che a tutti i cittadini e a tutte le espressioni culturali sociali e territoriali deve essere garantita, a parità di condizioni, la possibilità giuridica di usare o accedere ai mezzi di comunicazione.
Ma l’accesso avviene nei limiti della disponibilità degli spazi e dei mezzi necessari per esercitarla, tenendo conto di altri diritti costituzionalmente garantiti. E la libertà si caratterizza per l’assenza di controlli preventivi e censori.
Il libero mercato, anche nel settore dell’informazione, sfugge al controllo della politica. E in un sistema democratico il pluralismo non si può imporre per decreto a meno di non limitare la libertà di stampa e di espressione.
Dal documento redatto dall’OSCE (anno di pubblicazione 2005) sulla legge Gasparri:
Lo scopo del viaggio era di valutare l’attuale situazione nel settore delle trasmissione televisive, un anno dopo l’adozione nel 2004 della legge Gasparri, prima normativa comprensiva della regolazione di tutti i media televisivi, e la legge Frattini, in merito ai conflitti tra mansioni pubbliche e interessi privati delle cariche pubbliche. La legge Gasparri fu emanata dopo ripetuti richiami da parte della Corte Costituzionale, nonchè dai corpi politici Europei, per una revisione dell’alta concentrazione del sistema televisivo italiano.
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Prima delle leggi Gasparri e Frattini, la cosidetta "anomalia italiana" consisteva in 3 principali carenze:
• Una dominazione di duopolio nella televisione nazionale, e un quasi-monopolio nel settore privato.
• Un conflitto di interessi incompatibili, poichè il Primo Ministro è anche il proprietario delle principali televisioni nazionali e delle società di pubblicità.
• Un vuoto legislativo incostituzionale, poichè non esisteva nessuna legge capace di evitare un insana concetrazione di media o di interessi incompatibili con cariche ufficiali.[....]
Il duopolio è stato accompagnato da una situazione praticamente monopolistica nella televisione commerciale e nel mercato pubblicitario, entrambi dominati da Mediaset.
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Il perdurare del duopolio RAI-Mediaset e, in special modo, il quasi-monopolio di Mediaset nel mercato commerciale ha privato i telespettatori italiani di un effettiva varietà di fonti di informazione, e con ciò ha indebolito le garanzie di pluralismo.
Conflitto d’interessi del Primo ministro
Durante i precedenti e l’attuale incarico del signor Silvio Berlusconi come Primo Ministro italiano, l’alta concentrazione di media nazionali era accompagnata da un conflitto di interessi irrisolto.
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In una democrazia, è incompatibile essere allo stesso tempo al comando dei canali di informazione televisivi e ricoprire una carica pubblica.Il possesso di media da parte di ufficiali pubblici comporta gravi implicazioni costituzionali:
• Offre inesplicabili opportunità di copertura mediatica.
• Danneggia l’equità e la trasparenza della competizione politica.
• Diminuisce il pluralismo dell’informazione e la libertà di scelta.
• Danneggia la responsabilità di governo e la sua legittimità.
L’Italia ha in corso una pratica di controllo superiore ed un’interferenza con la televisione pubblica da parte dei partiti politici e dei governi. Da quando il Primo Ministro è anche il principale imprenditore televisivo della nazione, le "tradizionali" paure del controllo governativo della RAI sono aggravate dalle preoccupazioni di un controllo governativo generale di una delle maggiori fonti d’informazione nazionale, la televisione.
Da un’intervista della CNN fatta agli autori del video "Citizen Berlusconi" (intervista pubblicata nel 2005 - video del 2003):
Citizen Berlusconi è stato trasmesso in tutto il mondo, ma non in Italia. Finora, è stato interdetto. I filmakers sostengono che questo mina le fondamenta della democrazia, una questione rimarcata dal gruppo Reportes senza Confini, che hanno valutato l’Italia dietro a tutte le altri nazioni Europee sulla base di una classifica sulla libertà di stampa.
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RODGERS: Susan, in che modo l’ordine dei giornalisti italiano è stato sotto la stretta di Berlusconi?
SUSAN GRAY, "CITIZEN BERLUSCONI": nella nostra ricerca abbiamo scoperto che anche noi siamo attualmente una diretta testimonianza di questo. Abbiamo avuto problemi a mostrare il nostro film, non solo in televisione, ma anche nei festival cinematografici, e molte volte siamo venuti a sapere da alcuni colleghi che cose come una semplice recensione del film è stata censurata o tolta dalle trasmissioni.
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RODGERS: Andrea, Mr. Berlusconi pubblica i media che lo criticano? Sembra che si vendichi sulle persone?
CAIROLA: Ci sono stati casi in cui in qualche modo Mr. Berlusconi ha fatto licenziare. Per esempio Enzo Biagi, che era uno dei giornalisti italiani più rispettati e stava lavorando per una trasmissione televisiva pubblica nella fascia di maggior ascolto. Tre anni fa ha detto che questa persona, questo giornalista, stava usando la televisione in un modo criminale e come conseguenza gli italiani non hanno più visto questa persona in televisione. Sarebbe come se Larry King fosse licenziato perchè lo dice il presidente Bush.
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Tratto dal Report annuale 2006 pubblicato sul sito freedomhouse.org
Le libertà di parola e stampa sono cotituzionalmente garantite. Tuttavia, la libertà dei media rimane costretta nel 2005 dalla continua concentrazioni del potere mediatico nelle mani del primo ministro Silvio Berlusconi, che controlla il 90% delle televisioni nazionale attraverso le sue emittenti private e il potere politico sulle reti televisive statali.
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Nel Gennaio 2005 una corte di Roma ha condannato la RAI per l’allontanamento del giornalista televisivo Michele Santoro, nel 2002. Santoro fu uno dei 3 giornalisti che hanno criticato il governo e che sono stati rimossi dalla RAI per aver criticato "con un uso criminale della televisione pubblica".
[...]
Continua….
Grazie per il lavoro che ti sei sobbarcata, se era necessario sottolineare il problema del conflitto di interesse e di quanto in realtà sia in pericolo in Italia la libertà d’informazione.
Io non so perdonare alla sinistra che ha perso le elezioni di non aver messo tra le “priorità” il problema del conflitto di interessi e che quindi non abbia agito di conseguenza. Rammento a tal proposito un intervento di Fassino che è possibile vedere su youtube.
Finché gli italiani continueranno ad essere ignoranti e teledipendenti, al punto tale da non leggere non dico un libro -non sia mai - ma nemmeno uno straccio di articolo di un quotidiano, e non dico straniero, ma nemmeno italiano, cartaceo o on-line che sia, temo proprio che non ci siano molte speranze.
Tu hai fatto un grande lavoro a cercare e tradurre fonti estere - e con ottimi risultati, mi pare. Grazie! - ma quanti dei nostri connazionali avrebbero la voglia o gli strumenti per fare altrettanto? Confiderei nei giovani, che hanno confidenza con la rete. O meglio, mi piacerebbe confidare…
Condivido in pieno il vostro stato d’animo e la vostre perplessità. Mi rendo conto che la mia fatica possa avere un diffusione minima all’interno della cittadinanza italiana, una piccola goccia in confronto al mare dell’informazione derivante dalla carta stampata e all’oceano di quella televisiva.
La sinistra merita una critica feroce per il suo mancato operato che è stata manifestata soprattutto dai SUOI elettori attraverso il deprimente risultato elettorale. Nel frattempo penso che sia responsabilità di tutti nutrire la consapevolezza nazionale, rendere libera l’informazione, non soccombere di fronte alle imposizioni.
Questo mio post non è nulla di particolare, ma se anche aiuterà ad alimentare la coscienza di un cittadino avrò fatto la mia parte. In questo senso c’è una speranza. In questo senso un lavoro così oneroso e apparentemente inutile potrebbe rivelarsi prezioso.
Devo fare qualcosa e sperare che serva.
@ Stregatta: hai assolutamente ragione. Ciascuno dovrebbe, con i suoi mezzi, contribuire a mantenere viva la coscienza dell’anomalia informativa nella quale è sprofondata l’Italia.
Adesso più che mai.










2008