Curiosità inopportune?
Non vado di frequente alla presentazione di un libro poiché preferisco leggerlo che sentirne parlare. Un libro è per me un fatto privato, un tête-à-tête con le parole di chi l’ha scritto, e sono sempre grata quando all’interno trovo anche solo una frase che mi fa riflettere, che dà un nome a qualcosa che mi era oscuro. Quel che trovo singolare durante una presentazione è che, anche quando chi ha scritto il libro non desideri per nulla parlare di sé, ma desideri parlare dell’argomento, della storia che ha narrato, il pubblico pone domande che vanno invece in quella direzione. Con la fatidica domanda: “Quanto di autobiografico c’è in ciò che ha scritto?”.
Oh santi numi! Ma cosa gliene frega, mi chiedo ogni volta. Non si può cominciare a dare per assodato che qualunque cosa una persona scriva sia indubbiamente autobiografica? Non necessariamente perché l’ha vissuta, magari l’ha semplicemente immaginata, e tuttavia essendo sua quell’immaginazione, è - secondo me - di certo autobiografica. Quel che mi chiedo, anzi quel che vi chiedo, è se anche voi non trovate che ci sia qualcosa di morboso in quella solita domanda e se non sarebbe invece più naturale essere curiosi del contenuto del libro che non della vita di chi l’ha scritto. Se siamo alle prese con la sempre più diffusa mancanza di senso del privato o se invece per apprezzare a fondo un libro è davvero necessario conoscere i fatti personali della persona che l’ha scritto.
Cara Marilde penso che il ‘ficcanasare’ sia una caratteristica innata in uomini e donne. la letteratura è piena di riferimenti al malcostume di occuparsi dei fatti altrui. e penso che la diffusione delle informazioni renda solo più facile e ricco questo sport.
non ti racconto le scene a cui ho assistito il pomeriggio della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi di tutti gli italiani… uno spettacolo indegno…










2008