I’m in my seventies
Stamattina ho avuto la pessima idea di fare una cosa che non facevo - con ottimi motivi, come si vedrà - da un paio d’anni.
Mi sono pesata.
Alla discesa dalla bilancia sono rimasta in stato di semi-shock per un paio di minuti. Settanta chili. OK, sono alta un metro e ottanta, alla fine sono abbondantemente entro la gamma del peso sano per la mia corporatura, ma comunque: settanta chili.
Io sono una ragazza da sessantacinque, sessantasei. Una ragazza da taglia 42-44. Sana. Avevo notato che ultimamente i vestiti mi stavano un po’ stretti, ma da lì ad immaginarmi un dislivello di cinque chili sul mio peso normale, o meglio, sul peso che ho assimilato come mio, ce ne corre. Qui non si tratta di un po’ di pancia gonfia. Si tratta di cinque chili di purissimo grasso acciambellati attorno alla mia parte di mezzo.
E chi se ne frega, direte voi giustamente.
Il punto è che è complicato accanirsi sull’immagine del corpo femminile, e contemporaneamente essere blasé riguardo all’immagine del proprio. Chi si autoidentifica come femminista dovrebbe, si suppone, sviluppare un sano senso dell’autostima che passa anche da valutazioni oggettive sulla salute del proprio corpo, e una serena accettazione delle sue modificazioni nel corso della vita.
Oh, che cazzo vi devo dire. A me quei cinque chili stanno proprio sull’anima.
Va detto, per amor di precisione, che mangio molta verdura, pasta integrale, cereali integrali a colazione, e non spizzico fuori dai pasti. Vado anche in piscina minimo due volte a settimana. E proprio per questo rientrare nei miei pantaloni dell’anno scorso - e più in generale, nel mio guardaroba estivo - mi pare un’impresa titanica. E anche l’idea di fare delle cose per rientrare nei suddetti pantaloni (dieta, supplemento di attività fisica, ma soprattutto: dieta) mi scombussola, perché mi pare un cedimento. Un desiderio puramente estetico, forma sopra la sostanza. Un sacrificio non si sa in nome di cosa, vabbè, in nome dei miei pantaloni: ma mi pare un po’ poco.
Finirà così, che farò le cose a metà: un po’ meno pasta, un po’ più di camminate all’aperto. Perderò la metà del peso accumulato, ricomprerò i pantaloni. Mi calerò con gentilezza nella mia nuova forma, che poi tanto nuova non è.
Mal comune, mezzo gaudio… ![]()
Ho letto il tuo post e mi è sembrato di rivivere il mio conflitto interiore quotidiano…pur lottando contro i condizionamenti sociali che ci vorrebbero magre nevrotiche e perennemente insoddisfatte di noi stesse in una spirale illogica che va dal corpo all’anima, ci accorgiamo di essere permeabili ad essi.
Il punto è che, nonostante i percorsi di autodeterminazione e la consapevolezza di essere molto di più di un pezzo di carne sul bancone del macellaio, siamo sensibili all’approvazione di chi ci sta intorno, desideriamo essere amate e desiderate, tutte, dentro e fuori…siamo umane, semplicemente…
La luna consiglia:
Rimuginare e colpevolizzarsi serve solo a rincicciare i rotolini.Regalati qualche ora di relax, una bella passeggiata e una serata leggera,molto,molto lontana dalla bilancia!
Non credo che mi peserò più per i prossimi due anni, a dirla tutta.
E’ un meccanismo perverso che lega il mio benessere a un numero. Quanto pesi? Sessantaquattro. Sei in forma. Quanto pesi? Settanta. Sei grassa.
In verità, se non avessi mal di schiena (che non c’entra con il peso), sarei in forma smagliante.
Giulia, sicura che corsa e mal di schiena siano compatibili? Però credo che in tempi di recessione tra cambiare il guardaroba e tenere d’occhio l’alimentazione sia preferibile la seconda. E credimi, SO di cosa sto parlando. Basta che non diventi una fanatica della zona, non credo potrei sopportarlo. ![]()
Giulia, ti sembrerà banale, ma piglialo come un urlo scomposto, una cosa che non si riesce a trattenere: NON cascarci. Te lo dico con i miei 48 kg per 1 metro e settantatre. Te lo grido da ex anoressica, tuttora maniaca (forse da certe cose non si guarisce mai e si evince dal mio peso). Te lo lascio lì appeso come un cartello da guardare ogni tanto…
Giulia, io sono una di quelle che con la bilancia potrebbe instaurare un dialogo di amorosi sensi. Sono una di quelle che se aumenta di un grammo (peso 45,qualcosa e spesso di meno) impazzisce, una di quelle che davvero la prende come una questione personale da risolvere al più presto.
Quindi, visto che non ne fai un problema, continua a non farne un problema perchè vivi meglio. Sicuramente
Parla una donna che ha perso 16 chili in un anno andando solo una volta dalla dietologa e rispettando la dieta senza sgarrare mai.
L’ho fatto perché un giorno mi sono guardata allo specchio e, a differenza delle altre volte, mi sono detta: “Non mi piaccio”. Solo questo, credo, da il piglio giusto per affrontare una dieta di 16, 8 o 4 chili. Non il guardaroba. Davvero penso che si dimagrisca per “se stessi” e basta. E meno male che è così, perché resta una delle poche cose che ancora si fanno con successo pensando solo a sè. Ho scoperto nel tempo che il nostro peso fisico è direttamente proporzionale al peso mentale, nel senso che il peso in eccesso fuori di noi è lo specchio del peso in eccesso che c’è dentro di noi. Per me è stato così. Il mio perdere peso coincideva con un equilibrio interiore (mentale e di spirito) che andavo ritrovando giorno dopo giorno. Poi accade che ci si guarda allo specchio, con il proprio peso forma raggiunto, e ci si dice: “Ecco, ora mi piaccio”, ma in realtà è cambiato tutto in noi. E ci piacciamo dentro. Il fuori è ancora una volta lo specchio del cambiamento che è avvenuto nella nostra mente.
io sono alta 1 e 68 e peso 57 chili, quando faccio la brava, ovvero quando mi tengo alla larga da aperitivi, feste e cene in compagnia. la pasta non la mangio quasi mai, il pane figurarsi. è al vino che non so rinunciare ed è quello a condannarmi all’altalena dei chili. sono stata ben due volte da una dietista e conosco tutti i segreti per dimagrire col sorriso. in questo periodo non mi va. non voglio costrizioni alimentari. ma l’estate incombe e non vorrei trascorrerla nascondendomi in qualche camicione indiano. è un casino. domani è lunedì, magari è il caso d’iniziare.
Poche cose come il peso riflettono in modo spietato il nostro stile di vita.
L’equazione tra le calorie in ingresso e quelle in uscita non lascia scampo, una se la puo’ raccontare in tanti modi dicendosi che dopotutto non mangia troppo e si muove abbastanza, ma alla fine vestiti e bilancia ci ricordano che o non ci si e’ mosse a sufficienza, o s’e’ mangiato troppo.
Cosa vuoi che ti dica: se stai bene non far nulla, se ti senti a disagio e pensi di star meglio senza qualche chilo provaci, magari evitando rimedi temporanei (diete) e cambiando piuttosto qualcosa nel modo in cui vivi, se puoi.
Te lo dice una che da vent’anni pesa tra i 70 e i 75 chili (ora son 72) per 1,83 di altezza, strafelice della mia 44.
Si in effetti sono un po’ alta, del resto sono anche un uomo.
Come vedi nessuno e’ perfetto, ma si puo’ essere felici lo stesso dai.
Anna
Anna, commento del mese, dell’anno, del millennio
:D ![]()
se ti può consolare…la bilancia l’ho abbandonata da due-tre anni….l’ho abbandonata per il motivo opposto al tuo…..
1.70 di altezza…di fisico minuto….finchè c’è stato la sana inattività fisica dello studio all’università sono stato sui 60-63 chili e un po’ di pancetta…finita l’universtià e cominciato a lavorare in 6 mesi sono precipitato a 56…per raggiungere il culmine…dopo le ferie ( sottolineo dopo le ferie)…a 52….
preoccupato del dimagrimento mi sono tenuto in piedi ( nel senso di non peggiorare ulteriormente) a quintali di pane e non rinunciando al vino ( posso rinunciare a branzini, patatine, salsicce e dolci senza il minimo sforzo…ma qualche spritz con gli amici proprio nn ci riesco)……
dopo sforzi incredibili ( nel senso che non mi nego nulla…ma proprio nulla e mangio parecchio) senza alcun risultato…ho mandato a quel paese la bilancia…e un paio di sudatissimi chili è arrivato….
….come vedete c’è chi ha i problemi opposti….
ma tiene ferma l’autoironia…….qualunque cosa succeda…
Oh Giulia.
Te Tu non Ti preoccupare.
Il giorno che sei un po’ depressa Tu chiamami ….. !!!










2008