E le donne denunciano
Di Silvio Berlusconi va apprezzata la sincerità. A proposito di Zapatero e delle sue donne-ministro pensa – e dice – ‘è un governo troppo rosa’. Da Madrid gli hanno risposto invitandolo, più o meno diplomaticamente, a farsi i fatti suoi, però dal futuro premier italiano nessuno si aspettava qualcosa di diverso tanto che fin dall’inizio della campagna elettorale lui sempre così prodigo di promesse a tutti ha chiarito: nel suo governo ci saranno quattro donne, non una di più, e per carità non nove come a Madrid!
Di sicuro diventerà ministro Stefania Prestigiacomo, per le altre le trattative sono in corso. An propone Giulia Buongiorno alla Giustizia, Mara Carfagna dovrebbbe andare alle Pari Opportunità, la quarta si vedrà. Insomma se quello di Zapatero è un governo troppo rosa, il suo sarà di un azzurro intenso, con lunghe strisce di verde Lega, qualche tocco di nero An e il rosa sarà uno spruzzetto mezzo nascosto su un lato della tela.
Vediamo il Parlamento, ora. L’Arcidonna ha fatto alcuni calcoli e trovato un lieve miglioramento rispetto alle elezioni di due anni fa. Pe ril momento si sa che le donne che siederanno nei seggi della Camera sarebbero 133, il 21,1% del totale. Al Senato, invece, le donne elette sarebbero 55, il 17,4%. L’Italia, secondo l’Inter-Parliamentary Union, passerebbe così dal 67° al 50° posto nella classifica mondiale per presenza di donne in parlamento. Nel 2006 le elette erano state 109 alla Camera (il 17,3%) e 45 a Palazzo Madama (il 14%). Andando di questo passo, fra una ventina d’anni si potrebbe arrivare alla soglia minima promessa già da tempo: il 30%.
Se la media è quella che è, non tutti i partiti sono nelle stesse condizioni. Walter Veltroni non è andato molto lontano dal 33% di donne tra i banchi del Pd annunciato in campagna elettorale. Ha portato 65 donne alla Camera su 217 deputati (il 29,9%) e 36 donne al Senato su 118 senatori (il 30,5%).
Berlusconi, invece, pur tra le tante promesse che ama elargire, sulle donne non si è lasciato sfuggire granchè, e ha portato 54 donne alla Camera su 276 deputati (19,5%) e 13 al Senato su 147 senatori (8,8%). Terzo partito in classifica la Lega Nord con un 16,7% di donne, poi l’Italia dei Valori con un 6,6% infine l’Udc con il 5,6%.
Questa è la realtà. C’è chi riesce a conviverci e chi invece ha deciso di passare alle vie penali. Wanda Montanelli è in sciopero della fame da 36 giorni per protestare contro Antonio Di Pietro. Ve ne avevo parlato alcuni giorni fa. Ma ha anche intrapreso una causa civile citandolo in giudizio per discriminazione (art. 2, 3, 51 della Costituzione e delle leggi europee) e con relativo danno esistenziale, un milione di euro e per i rimborsi previsti dalla legge 157 ‘Promozione delle Donne alla politica’ non corrisposti alle donne dell’Idv pari a 600 mila euro.
La sua è una battaglia che va avanti da due anni ma che ora sta assumendo proporzioni diverse. C’è la denuncia e ci sono altre attività in vista. ’E’ ora che si prenda coscienza della gravissima anomalia italiana – spiega – Ci si deve render conto, una volta per tutte che in Italia le donne sono tante, competenti e preparatissime: non voglio più sentire questa scusa che viene propinata da anni per giustificare l’arretratezza dell’Italia a fronte delle piu’ progredite democrazie europee’.
Wanda Montanelli ricorre in tribunale e in numerosi tribunali italiani stanno arrivando anche le denunce contro Giuliano Ferrara avviate un mese fa sulla falsariga della denuncia-pilota presentata a Milano dall’avvocato Sami Behare.
Qualcosa potrebbe cambiare da un punto di vista legale anche nei casi di violenza domestica. Qualcuno ricorderà Barbara Cicioni, incina di otto mesi e mezzo, assassinata in Umbria nella sua camera da letto. Ad essere accusato è il marito, in molti riferiscono di botte, liti. Il processo è iniziato a marzo. Per la prima volta in un’aula di tribunale oltre alle altre accuse si è introdotto il concetto di ‘femminicidio’ e quindi che la violenza non è un fatto privato ma sociale: la donna viene uccisa in quanto donna, perché non accetta di ricoprire il ruolo che l’uomo o la società vorrebbero impersonasse.
Forse prima o poi qualcuno verrà anche condannato.
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la carfagna ministro??!!!! allora io Papa e regina!!
[...] poi su Sorelle d’Italia che ha anche intrapreso una causa civile citando Di Pietro in giudizio per discriminazione (art. 2, [...]
Io mi sono fermata a “Mara Carfagna ministro delle pari opportunità” e non sono riuscita ad andare avanti.
Eh sì, tutte le donne dovrebbero avere l’opportunità di fare un bel calendario con le tette al vento, ed essere materiale per seghe in questo bel paese di vallette.
Grazie di cuore.
Si vede che le donne sono delle incapaci. Che la smettano di ciarlare e pensino ai fatti, ossia ai piatti da lavare!
Bravo, così si parla, cazzo! Alle donne bisogna darci minchia, minchia, minchia e botte!







2012