Una riflessione sulla condizione delle donne in Italia
Un invito per tutte le donne che hanno la possibilità di farlo: consultate spesso la stampa estera, prevalentemente esclusa dagli interessi politici nazionali, culturalmente più attenta ai nostri bisogni, per un importante confronto della condizione femminile al di fuori del nostro paese.
Scoprirete che l’interesse di un americano, un francese o un tedesco verso la condizione femminile italiana è più marcato e onesto di quello della nostra classe politica. Non è assurdo?
Più pubblicizzato ed allarmato dell’indignazione della stampa italiana che troppo poco spesso dà voce a quella delle donne e spesso solo in funzione di scandali di enorme portata.
Alcuni esempi:
Silvio Berlusconi wins applause from a crowd of flag-waving Italian women at an election rally when he urges them to cook for his party’s candidates.
"Cook for our party’s representatives — and make the sustenance as sweet as possible," the 71-year old businessman tells them in the run-up to an election on Sunday and Monday in which he is seeking a third term as prime minister.
Other women have been outraged by such comments in a campaign that has underlined how men still dominate Italian politics and old stereotypes linger, despite the gains women have eked out over the years.
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Despite boasting a higher rate of education, Italian women have long lagged their male counterparts in politics. Just over 17 percent of seats in the lower house of parliament and 14 percent in the upper house are held by women.
This puts Italy 67th in a ranking of nations by the number of women in parliament according to the Inter-Parliamentary Union, an international organization of parliaments.
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The likes of a woman such as Hillary Clinton in the United States or France’s Segolene Royal challenging for the premiership in Italy is not even on the horizon. Even in Spain, which also has a reputation for male domination of society, more than 36 percent of lawmakers are women.
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Some say the poor showing of women in Italian politics is hardly surprising given how they fare in other spheres of life.
Employment among Italian women stands at just 45 percent, among the lowest within the Organization for Economic Cooperation and Development, the group says.
In the world of business, about 83 percent of management ranks are filled with men, according to a report this year. Excluding banks and insurers, 63 percent of companies listed on the stock exchange did not have any women on their boards.
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On Italian television, bikini-clad women sell everything from mobile phones to ice cream and skimpily-clad and well-endowed showgirls appear on talk shows, sometimes with raunchy dance numbers.
via | Timothy Heritage - Reuters
Polls indicate that Mr. Berlusconi’s coalition will probably be the winner in the parliamentary elections, and some legislators allied with him are already calling for changes in the abortion law.
via | New York Times
Italy is ranked 89th in the Inter-Parliamentary Union’s global classification of women in parliaments. Women hold only 11.5 percent of the seats in the lower house and 8.1 percent in the Senate; just two of the outgoing cabinet’s 24 ministers are women.
In contrast, 45.3 percent of Sweden’s lawmakers are women. Although the percentage is lower in France (126 of 901 lawmakers) and the United States (70 of 535), women have managed to rise to positions of political prominence.
via | Herald Tribune
Why is there so much female unemployment in one of Europe’s most developed countries?
Italy has almost the lowest rate of female employment in the European Union – just 46% of Italian women have jobs, and the figure is even lower in the south of the country.
Italy’s Minister for European Affairs Emma Bonino believes that getting women into work would help revive the country’s economy.
"We have six million women, more or less, who do not have access to a job or are not looking for one anymore," she told BBC World Service’s Analysis programme.
"In any country, if you had six million men out of the job market, it would be an emergency. In Italy you have six million women and, apparently, it is thought to be normal."
via | BBC
Io mi chiedo: se sono così preoccupati loro, che in Italia nemmeno ci vivono, come possiamo non esserlo noi?
[...] Socialist Party Australia wrote an interesting post today on Una riflessione sulla condizione delle donne in ItaliaHere’s a quick excerpt Un invito per tutte le donne che hanno la possibilità di farlo: consultate spesso la stampa estera, prevalentemente esclusa dagli interessi politici nazionali, culturalmente più attenta ai nostri bisogni, per un importante confronto della condizione femminile al di fuori del nostro paese. Scoprirete che l’interesse di un americano, un francese o un tedesco verso la condizione femminile italiana è più marcato e onesto di quello della nostra classe politica. Non è assurdo? Più pubblicizzato ed [...]
[...] Monicamemo.com wrote an interesting post today on Una riflessione sulla condizione delle donne in ItaliaHere’s a quick excerpt Un invito per tutte le donne che hanno la possibilità di farlo: consultate spesso la stampa estera, prevalentemente esclusa dagli interessi politici nazionali, culturalmente più attenta ai nostri bisogni, per un importante confronto della condizione femminile al di fuori del nostro paese. Scoprirete che l’interesse di un americano, un francese o un tedesco verso la condizione femminile italiana è più marcato e onesto di quello della nostra classe politica. Non è assurdo? Più pubblicizzato ed [...]
già ma ha domenticato una cosa berlusconi:che non sapete cucinarvi neanche la pasta per cui niente cuoche;-)
le quote rose sono una cosa ingiusta ovunque esse siano.I maschi non devono essere obbligati adarvi i posti di lavoro.
Comunque vi ritenete tanto superiori , e poi venite piagnucolare che non vi diamo , noi maschi, i posti di lavoro.Scusate ma tutta la vostra indipendenza e intraprendenza dove è finita.Delle vostre lauree apieni voti, non sapete che farne?
“le quote rose sono una cosa ingiusta ovunque esse siano.I maschi non devono essere obbligati adarvi i posti di lavoro.”
Sono d’accordo con te. La partecipazione femminile dovrebbe essere espressione di un normale equilibrio culturale, sociale e politico. Il problema è che in Italia così non è.
“Comunque vi ritenete tanto superiori , e poi venite piagnucolare che non vi diamo , noi maschi, i posti di lavoro.Scusate ma tutta la vostra indipendenza e intraprendenza dove è finita.Delle vostre lauree apieni voti, non sapete che farne?”
Non ho mai sentito una donna ritenersi superiore ad un uomo solo per il suo sesso, semmai questa è una pratica maschile…Rimane il fatto che spesso le nostre lauree a pieni voti vanno all’estero dove sono molto più apprezzate o rimangono a casa insieme a figli, anziani da accudire e panni da stirare.
L’intraprendenza e l’indipendenza delle donne c’è, ma è stata messa a tacere da chi ci ha fatto credere che la situazione attuale sia l’unica possibile e che sia giusto così. Per fortuna così non è.
Sono italiana, ma vivo all’estero da cinque anni. Per i primi quattro ho vissuto in Austra. Li’ la situazione e’ un po’ migliore, ma mi sono accorta davvero della differenza tra come vengono trattate le donne in Italia e nel resto del mondo da quando mi sono trasferita qui in Canada. Mi ci sono voluti mesi a realizzare come le piccole differenze (tante, pero’) possano cambiare cosi’ tanto la qualita’ della vita.
Esempi? Politici che non trattano le donne come esseri inferiori.
La pubblicita’? Ma ci credete che non si inquadrano quasi mai sederi e seni?
La gente? Ma sapete che qui un uomo non si vergogna a dire che fa lui i lavori di casa perche’ sua moglie non e’ in grado o non ha tempo? E per strada mai NESSUNO che fischi, faccia commenti o allusioni!
Le altre donne? Qui mi guardano strabuzzando se accenno al fatto che e’ “naturale” che sia io a badare la casa, cucinare la cena e fare la spesa. I commenti: Ma se fai lo stesso lavoro del tuo ragazzo?
In effetti poi non mi stupisco quando mi guardano con aria di compatimento chiedendomi “Ma in Italia e’ davvero cosi’?”
Cara Caterina ho vissuto diversi anni in Germania e ti posso assicurare che la cultura germanica e’ molto piu’ maschilista di quella italiana.In apparenza in germania le donne sono libere,emancipate,indipendenti:in realta’ in ogni famiglia,in ogni coppia,tutte le decisioni importanti sono prese dagli uomini e le donne non hanno voce in capitolo.Inoltre se lavori in un ufficio con molti uomini ti posso assicurare che alla sera se la polizia scientifica prende le impronte digitali dalle tue chiappe trova tutte quelle dei tuoi superiori:anche qui la vecchia pratica della mano sul sedere e’ molto diffusa.Come vedi tutto il mondo e’ paese
” La partecipazione femminile dovrebbe essere espressione di un normale equilibrio culturale, sociale e politico. Il problema è che in Italia così non è”.
vuoi dire la stessa cosa con parole diverse?.Ti ripeto che gli uomini non hanno nessun obbligo morale a darvi i posti di lavoro.Quello che vi viene offerto dovete prendere altrimenti arrangiatevi ,avete lauree e master , usateli.
“Non ho mai sentito una donna ritenersi superiore ad un uomo solo per il suo sesso”
Mi pare che la vostra superbia trabocchi ovunque , da questo blog alla quotidianità.
“Rimane il fatto che spesso le nostre lauree a pieni voti vanno all’estero dove sono molto più apprezzate o rimangono a casa insieme a figli, anziani da accudire e panni da stirare”.
io invece vedo che nei forum femminili che i figli per voi sono molto più importanti del lavoro esiete ben felici di accudirli.E spesso rischiate la vita per averli.Come la mettiamo, sono una imposizione maschile o una vostra profonda volontà, ragione di vita?
L’intraprendenza e l’indipendenza delle donne c’è, ma è stata messa a tacere da chi ci ha fatto credere che la situazione attuale sia l’unica possibile e che sia giusto così. Per fortuna così non è”.
Già quale sarebbe la situazione attuale? Ma invece di recriminare, perchè non utilizzate le vostre lauree e cominciate a creare aziende lavoro , ricchezza.Perchè non cominciate acreare qualcosa di diverso da quello che c’è.Qualcosa di vostro.Dopo 40 anni di femminismo sembra che continuate avivere con chi vi schiavizza, gli uomini, ma non avete fatto nulla di vostro ealternativo. Invece siete sempre a lamentarvi che noi maschi vi dobbiamo dare dare e dare.Ma perchè scusa noi maschi dovremmo darvi?Siamo i vostri servi?
Renato, ma lo capisci che il femminismo non è creare una società parallela senza uomini?
Ti faccio l’esempio del mondo dell’università: le donne si laureano prima e meglio, i docenti universitari sono quasi tutti uomini. Non ti viene in mente niente? Dài, che forse ci arrivi da solo senza andare nei forum femminili.
Maria sung L’università è maschile? ottimo fatevi una università solo femminile.la scuola è maschile? Fatevi delle scuole femminili.La religione è maschile? fatevi una religione femminilie Le aziende sono maschili e assumono più uomini che donne? fatevi aziende femminili.
Cioè perchè dopo 40 anni di femminismo non avete fatto nulla di tutto ciò? siete tante, avete lauree denaro, siete più brave dei maschi ascuola eppure a parte i bambini vedo che di vostro non sapete fare nulla.E allora che parlate a fare, accettate la cosa come è e riconoscete i vostri limiti.Gli uomini perchè devono avere obblighi verso di voi?
Ma invece fare in modo che ci sia una condizione paritaria per entrambi? Non sarebbe più facile che fare le cose divise per sesso? Gli uomini non hanno nessun obbligo verso di noi, ma le donne hanno il diritto di essere trattate al pari dei colleghi maschi e questo non accade oggi.
Non siamo certo noi a voler isolarci in un mondo fatto di sole donne, ci teniamo al confronto con l’altro sesso, ma forse a voi maschietti non va che si invada il vostro territorio?
renato, hai problemi con tua madre? perchè ti accanisci contro le donne? in italia è assolutamente vero che le donne sono sotto rappresentate e discriminate xke questo viene proprio da voi uomini che ragionate cosi come ragioni tu. io Donna non mi sento obbligata a vedermi costretta ad assumere un ruolo da un uomo xke scelgo io cosa essere nella società e infatti sono contro la frase di berlusconi, perchè mi sembra una vera e propria forma di schiavizzazione della donna. Io sono stufa di vedere modelli femminil icostruiti dagli uomini, perchè noi donen siamo libere di decidere, e sono stufa di essere trattata come una scema senza cervello sentendo un ciccione che impone alle donne come usare il proprio corpo! e sopratutto con un atteggia<mento antidemocratico poichè è argomento femminile e ogni volta ke una donna prende parola o contesta ci mandano la polizia a manganellare, alla faccia del paese per la vita e contro la violenza sulle donne come vuole propagandare ferrara!
Renato, visto che torni spesso a commentare, mi sa che poi tanto male in un ambiente totalmente femminile come questo blog non ti ci trovi tanto male. E se le tue ospiti la pensassero come te ti avrebbero già buttato fuori da questo loro “mondo femminile”. Ma per fortuna non lo fanno. Gli uomini non devono avere obblighi verso di noi, ok. Però un uomo che vuole aver un figlio, magari maschio, arrangiarsi ancora non può. E fare un figlio con qualcuno crea degli obblighi (almeno di legge). E se non ci sono allora sta a chi lo farà crescere dentro di sè a scegliere se mettere al mondo un altro figlio/a e prendersi degli obblighi oppure no.
Tu sei nato no? qualcuno si sarà fatto obbligo di farti vivere e stare bene uomo o donna…..
Forse preferivi succedesse il contrario?
Ma invece fare in modo che ci sia una condizione paritaria per entrambi? Non sarebbe più facile che fare le cose divise per sesso? Gli uomini non hanno nessun obbligo verso di noi, ma le donne hanno il diritto di essere trattate al pari dei colleghi maschi e questo non accade oggi.
Non siamo certo noi a voler isolarci in un mondo fatto di sole donne, ci teniamo al confronto con l’altro sesso, ma forse a voi maschietti non va che si invada il vostro territorio.
diritto=obbligo.No grazie.
Non fate un mondo di sole donne perchè NON NE SIETE CAPACI.
dirìtto (sostantìvo):la facoltà di agire, di usare, di chiedere, di ottenere e sim., che è consentita dalla legge. Con sign. attenuato, facoltà (non sancita dalla legge ma sostenuta dalle ragioni della morale o dell’equità)
òbbligo: òbbligo
dovere imposto dalla morale o dalla legge
Guarda, alla fine ti do ragione. C’è l’obbligo morale e costituzionale di essere tutti uguali. E l’obbligo legislativo rendere pari le opportunità per tutti.
L’Art. 3 della costituzione italiana recita:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Questo non avviene per le donne, ed è piuttosto evidente. E’ compito di ognuno di noi, ma anche dello Stato di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che di fatto impediscono l’effettiva partecipazione delle donne “all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Sì, hai ragione è un tuo obbligo come italiano, non come uomo in quanto tale, lavorare per questo…
Stregatta ho capitoil tuo ragionamento puntate al regime femminista dove la giustizia elo stato si deve far garante delle vostre idee e bisogni.Siamo proprio lontani dall’articolo tre allora. in italia come in tutto l’Occidente i sessi non sono uguali, hai ragione , infatti come dimostra il caso del 30enne di lecco un uomo può andare in galera per aver guardato troppo una donna,oppure per aver toccato il sedere ad una donna.Il contrario non esiste che accade, anche se una mi tira addosso qualcosa e mi manda all’ospedale.Questo vuol dire che difronte alla legge non solo non siamo uguali maschi efemmine , ma la legge come lo stato è al servizio della ideologia femminista cioè il senso della giustizia e della egualità è completamente andato a farsi benedire.
Invece lo stato deve garantire i diritti fondamentali della persona, istruzione e sanità , non si deve mettere al servizio di di ideologia perchè altrimenti diventa un regime.Più ancora la giustizia.Lo stato non si deve intromettere nella libertà della persona enel suo spirito di iniziativa per motivi ideologici.Voi i diritti fondamentali già li avete, istruzione e sanità non è giusto che pretendiate i posti di lavoro.Anche ad onor del vero i posti statali veli state occupando tutti per cui meglio di così non vi può andare .La parità dei sessi è una propaganda ideologica infatti voi donne non sarete mai uguali a noi uomini e la parità non si fa con le leggi. Non vi rimane che accettare i vostri limiti e quello che vi viene proposto.Avete dimostrato finora di non saper creare nulla, per cui fate un gesto di umiltà e dite la verità,non continuate a rimuginare contro gli uomini perchè non vi danno posti di lavoro, denaro e non vi sono sufficientemente servi( avostro dire).Ma per voi l’umiltà è qualcosa di veramente lontano invasate di superbia come siete.
per cui un datore di lavoro assume chi vuole e quando vuole.Vuole assumere tutti maschi , assume tutti maschi ,vuole assumere 30 maschi e 4 femmine , lo fa.I diritti della pesrona sono quelli all’istruzione ealla assistenza sanitaria.penso che quando uno Stato si faccia garante di una ideologia diventa un regime.Essere uguali difronte alla legge non significa ottenere quello che si vuole.le parole della costituzione possono avere mille significati se si interpretano male.
“Voi i diritti fondamentali già li avete, istruzione e sanità non è giusto che pretendiate i posti di lavoro”
Ciao Renato, io fossi in te un ripassino alla costituzione lo darei…
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Le donne sono cittadine italiane e come tali hanno diritto al lavoro al pari di un uomo. E’ un diritto fondamentale per tutti, comprese le donne.
“La parità dei sessi è una propaganda ideologica infatti voi donne non sarete mai uguali a noi uomini e la parità non si fa con le leggi.”
Non mi risulta che la parità dei sessi sia un’utopia inventata dalle donne, ma la base di ogni stato democratico che non discrimina i suoi cittadini per religione, sesso, appartenenza etnica, ecc…Comunque le leggi ci sono, basterebbe solo rispettarle. Il problema è che in Italia non è prassi comune…
“per cui un datore di lavoro assume chi vuole e quando vuole.Vuole assumere tutti maschi , assume tutti maschi ,vuole assumere 30 maschi e 4 femmine , lo fa.”
Sempre a proposito di leggi, al datore di lavoro è “vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale.” Legge 903/77 per “la parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”.
“Essere uguali di fronte alla legge non significa ottenere quello che si vuole.”
Le donne vogliono proprio questo: essere cittadine considerate uguali agli uomini in ogni campo, politico, professionale, culturale, legislativo…Questo non è un regime, questa è democrazia.
democrazìa: democrazìa
s. f.
forma di governo volta ad assicurare la perfetta uguaglianza tra i cittadini i quali esercitano il potere direttamente (democrazia diretta) o per mezzo dei rappresentanti da loro stessi eletti (democrazia indiretta o rappresentativa o parlamentare)
“Non mi risulta che la parità dei sessi sia un’utopia inventata dalle donne”,
a voi non vi pare mai nulla
Le donne vogliono proprio questo: essere cittadine considerate uguali agli uomini in ogni campo, politico, professionale, culturale, legislativo…Questo non è un regime, questa è democrazia.
democrazìa: democrazìa
si infatti la democrazia femminista dove un datore di lavoro deve essere obbligato ad assumere, dove per toccare il sedere ad una donna ti prendi 3anni di carcere , dove se guardi una donna vai in carcere, dove alla donna tutto nel bene e nel male è concesso.bella la democrazia femminista , andatebne orgogliose.
Hai ragione.
In Italia siamo davvero messi male, poveri padre separati che finiscono fuori casa che vedono i figli poche ore alla settimana ecc . . .
Aprite gli occhi, le donne hanno un sacco di privilegi e se non li conoscete ve li elenco.
Comincia…Attendiamo.
Sbaglio o i padri separati sono il nuovo servizio militare?
Gli enormi privilegi dell’essere donna
Chiunque osservi cosa succede nel mondo, potrà rendersi conto che oggi la donna è di gran lunga vincitrice nel mondo occidentale. E per ottenere questo risultato occorre che l’uomo sia sconfitto e discriminato. Sissignore, discriminato, se andiamo ad osservare bene cosa succede nella nostra società.
Possiamo elencare un piccolo ma significativo elenco di privilegi femminili e di discriminazioni antimaschili che ci permettono di capire veramente come stanno le cose. La lista è striminzita ed ogni volta che la rileggo mi vengono immediatamente da aggiungere nuove voci. Ma nella sua incompleta essenzialità fa, tuttavia, riflettere.
Se non credete a quello che dico qui, allora andate a vedere la mia antologia della discriminazione antimaschile dove ho raccolto articoli di giornale che, in gran parte, riportano sentenze giudiziarie.
Nel mondo del lavoro
Il D.lg. 196 del 18/7/2000, entrato in vigore alla fine del 2000, prevede che che nell’amministrazione pubblica, qualora venga promosso un uomo, il dirigente che ha assegnato la promozione deve produrre una memoria giustificativa. Se viene promossa una donna, invece, è tutto normale.
Un bando di assunzione non può discriminare le donne, ma lo può fare tranquillamente con gli uomini. Infatti vediamo quotidianamente bandi in cui si assumono maestre, educatrici, cameriere, hostess, ecc. rigorosamente donne, ma se capitasse la stessa cosa per gli uomini sarebbe reato.
Le donne vanno in pensione cinque anni prima degli uomini, anche se la loro vita media è di cinque annni più lunga: non esiste nessun motivo realmente valido per questo trattamento, se non di creare un privilegio femminile. Tuttavia, come una recente sentenza della corte di giustizia europea conferma, un uomo che cambia di sesso ha diritto ad andare in pensione alla stessa età delle donne.
Esistono ovunque le commissioni per le “pari opportunità” che operano esclusivamente al femminile, escludendo completamente i maschi dalla possibilità di essere soggetti di eguale diritto.
Per l’assunzione di donne esistono speciali benefici fiscali (Legge 215- 1992), nonché contributi economici per sportelli e associazioni femminili. Questo significa che una parte del denaro pubblico, invece che per il bene del paese, è impiegato affinché una parte dei cittadini possa avare più diritti rispetto alla restante parte.
Nei contratti di lavoro le donne sono esentate dal lavoro notturno, come da ogni lavoro pericoloso, rischioso o usurante.
I lavori pericolosi, rischiosi o usuranti, invece, sono solo maschili. Nelle miniere, negli altiforni, negli impianti chimici, nei cantieri con impalcature e in tutte le altre professioni rischiose ci sono solo uomini. O meglio: ci sono pure le donne, ma queste ultime solo in posizioni dirigenziali, a comandare da una comoda poltrona e a coordinare le fatiche dei maschi che rischiano la pelle e la salute.
Gli incidenti sul lavoro, guarda caso, sono pressoché solo maschili.
Sono sempre in aumento le denunce di molestie sessuali ricevute da donne sul lavoro al solo scopo di ricatto per fare carriera.
Esistono dei settori lavorativi in cui l’accesso ad un maschio sarebbe praticamente impossibile, come per esempio negli asili nido, ed altri settori dove la presenza maschile è irrilevante, come in alcuni settori dell’istruzione. Se in qualche rarissimo ambiente lavorativo le donne sono appena in minoranza, assistiamo a una continuazione inchieste giudiziarie, parlamentari e giornalistiche, con nevicate di proposte di legge atte a riequilibrare la situazione.
Anche per quanto riguarda il congedo parentale la situazione è diversa tra uomini e donne. Questo diritto, previsto dalla legge 53/2000, non vale per per i poliziotti padri (ma vale perfettamente per le poliziotte madri).
Per giurisprudenza costante, suffragata da continue sentenze della Cassazione, quando una donna è senza lavoro è perchè non lo trova. Questo significa che deve essere mantenuta. Ma se un uomo è senza lavoro è perchè non lo cerca. E’ quindi uno sciagurato che deve essere punito, anche con la prigione, del suo parassitismo nei confronti della società.
Nell’Esercito Italiano le donne hanno diritto di arruolarsi e di svolgere la carriera militare fino ai gradi supremi. Ma nella Croce Rossa militare gli uomini non possono nemmeno entrare: è riservata alle sole donne.
Nel mondo della scuola
La scuola italiana, è un monopolio femminile. Ed essendo tale è tutta basata su di un’educazione a misura di donna, che avvantaggia le capacità naturali della donna e svantaggia quelle del maschio. Non è un caso che le donne abbiano rendimenti scolastici molto superiori ai maschi, pur se nel settore lavorativo le cose si invertono. Riporto qui sotto le statistiche dei rapporti uomini – donne nella Pubblica Istruzione – I dati sono del 2002 e la fonte è il MIUR:
Scuola dell’infanzia Scuola Elementare Scuola Secondaria di I grado Scuola Secondaria di II grado
Numero Insegnanti 83626 252266 176358 234905
Femmine > 99% >95% 75% 59%
Maschi < 1% <5% 25% 41%
Cominciano a comparire sempre più spesso, presso numerosi atenei italiani, dei corsi riservati ad allieve di sesso femminile. Se ci fosse anche un solo corso per soli maschi non solo sarebbe un reato, ma il rettore dovrebbe dimettersi entro 24 ore.
Molte borse di studio ed altri incentivi allo studio sono riservati all’utenza femminile. Vorrei sapere in che cosa le donne siano svantaggiate nel mondo dello studio, che oggi è quasi completamente femminile, tanto da doverle incentivare. Ma tant’è.
Nei finanziamenti con fondi pubblici
Regolarmente vengono banditi centinaia di corsi di qualificazione professionale per sole donne. Che questo sia una discriminazione sessuale non viene in mente a nessuno. Bandire corsi analoghi per soli uomini, invece, sarebbe reato.
Ogni giorno leggiamo che con fondi europei, o italiani o regionali o comunali vengono svolte attività per sole donne. Anche in tal caso la Costituzione va a farsi benedire, ma se si tratta di assecondare le donne, cioè la maggioranza dell’elettorato, è sempre giusto e corretto.
In Italia esistono diverse leggi regionali per finanziamenti a fondo perduto (cioè i soldi vengono regalati dallo Stato) a sostegno dell’imprenditoria femminile. Questo, oltre che violare la costituzione, è anche una forma di protezionismo sessista: se venissero finanziati con fondi perduti imprenditori con particolari caratteristiche personali (razza, religione, colore degli occhi) rischieremmo la guerra civile, se la discriminazione avviene in base al sesso (ovviamente femminile) questo è perfettamente corretto.
Tutto questo significa che una donna, nel mondo del lavoro, ha comunque più possibilità di un uomo, avendo a suo favore leggi protezionistiche a senso unico. Come si osserverà anche per la politica, il fatto che in certi ambiti professionali e geografici le donne lavoratrici siano meno degli uomini, non vuole affatto dire che ci sia discriminazione nei loro confronti, ma semplicemente che, nella loro assoluta libertà di decidere cosa fare della propria vita, queste hanno deciso di fare altre professioni più consone ai propri desideri.
In tutta Italia esistono i cosiddetti sportelli rosa, ovvero degli sportelli che offrono informazioni, servizi e corsi di orientamento, formazione, perfezionamento e aggiornamento professionale ma si rivolgono esclusivamente ai cittadini di sesso femminile. Anche nell’aiuto a trovare lavoro la donna ha più diritti.
Nella politica
Le donne, avendo una vita media superiore agli uomini, sono molto più numerose. Pertanto privilegiare il pubblico femminile e favorire con iniziative politiche e leggi il sesso femminile, è la migliore delle politiche per far salire il consenso. Questa stessa cosa accade anche a livello televisivo, informativo e giornalistico: le donne sono più numerose e quindi anche tutta la programmazione e l’orientamento politico e sociale privilegia sempre e comunque le donne e il loro gusti.
Si fa un gran dire che le donne, percentualmente numerosissime nella società, sono poco rappresentate in parlamento e nella politica in genere, e questa rappresenta una delle più viete nenie del repertorio femminista. Il problema è che poche donne vogliono fare politica, e sarebbe anche ora di rispettare tale libertà di scelta. Quando qualcuna accetta di buttarsi nell’agone si trova di fronte a porte spalancate, visto che è estremamente vantaggioso per qualsiasi partito politico mostrare di avere il maggior numero di donne possibili. Pertanto le possibilità che una donna ha entrando in politica sono, proporzionalmente alle proprie capacità, molto superiori a quelle di un uomo. Un esempio per tutti: Irene Pivetti che è stata presidente della Camera (la terza carica dello Stato) a soli 31 anni. Non aveva esperienza né politica né parlamentare, numerose persone di grande capacità, prestigio ed esperienza furono scavalcate dalla sua nomina, ma aveva il pregio di essere donna e questo pregio era propagandisticamente molto superiore a qualsiasi altra qualità. E a soli 31 anni per un uomo è impossibile diventare anche solo parlamentare. Sappiamo benissimo che la Pivetti non è mai stata una cima in nessun campo e che al momento della nomina aveva un curriculum politico e perfino professionale di gran lunga inferiore a quasi qualsiasi altro collega del parlamento. Se andiamo a guardare la situazione delle donne in politica, troviamo un sacco di giovanissime che assurgono ai massimi vertici, saltando per meriti sessuali la gavetta e l’esperienza. A partire dalla celeberrima pornostar Ilona Staller, per la quale vorrei proprio sapere quali qualità abbia mai avuto per potere sedere alla Camera. Se ci limitiamo a contare i seggi femminili in parlamento vediamo che non sono molti, ma se vediamo la carriera che fanno le donne vediamo una progressione assolutamente impensabile per i colleghi uomini, i quali si debbono fare il celebre mazzo per ottenere ciò che a una donna è offerto su un piatto d’argento.
Il governo norvegese ha già dichiarato che le aziende private che non hanno una quota minima del 40% di donne nel consiglio di amministrazione verranno chiuse. Le aziende avranno tempo massimo due anni per conformarsi alle disposizioni. Alla faccia della liberà di amministrazione, del libero mercato. Immaginiamoci una società costituita da tre fratelli maschi: dovranno assumere a tutti i costi almeno una femmina solo e iunicamente per farla sedere nel consiglio. E’ ovvio che per garantire lo strapotere alle donne perfino i principi del diritto debbono venire calpestati.
Nella procreazione
Anche se il processo per arrivare alla fecondazione di un ovulo richiede necessariamente un maschio e una femmina, per quanto riguarda l’interruzione di gravidanza (aborto) la decisione è monopolio femminile. Il maschio non viene neppure ascoltato, secondo quello che sancisce la famosa legge sull’aborto.
Nella fecondazione artificiale e in tutte le varie problematiche bioetiche nate dall’arrivo di nuove tecnologie, viene tenuto conto il solo diritto della donna ad avere figli, e non per esempio, il diritto dei figli ad avere entrambi i genitori. Il padre è sempre un optional, nell’occidente. La legge sulla fecondazione, approvata in Italia, è leggermente differente da quelle degli altri paesi grazie all’enorme peso dei cattolici (che, per fortuna, hanno previsto in qualche modo l’esistenza della figura paterna), ma le polemiche sono e sono state ferocissime, tanto che tutti i commentatori hanno dichiarato che il paese si è spaccato. Teniamo conto che i figli della fecondazione eterologa non sanno chi è il loro padre e in Svezia, primo paese al mondo ad introdurre la fecondazione eterologa, tale pratica è stata in seguito vietata per i danni psicologici che causava ai figli, che cercavano per tutta la vita il proprio padre naturale (rivolgendosi perfino ad agenzie investigative) e che soffrivano di traumi da assenza del padre. Ogniqualvolta abbiamo a che fare con i nuovi prodigi della ginecologia, in cui una mamma può partorire a 60 anni e più senza fare uso di un maschio, sentiamo sempre parlare unicamente del diritto alla maternità della donna, mai al diritto del figlio ad avere una mamma (invece che una nonna) e possibilmente un papà. È chiaro che nella trinità padre – madre – figlio, nell’occidente contemporaneo solo la madre ha diritti, mentre le altre due persone ne sono totalmente esautorate.
Se qualcuno vuole leggere qualcosa di allucinante riguardo al tema della totale assenza di diritti riproduttivi maschili a fronte dell’esclusività femminile a tali diritti, consiglio questo articolo dell’Avv. Fiorin che è particolarmente illuminante, oltre che perfettamente documentato.
E’ successo in Svezia (ma presto succederà ovunque) che un maschio che ha donato lo sperma per la fecondazione artificiale di una donna lesbica che viveva in coppia con un’altra, si sia trovato obbligato dal giudice a dovere mantenerle entrambe. I contratti di donazione dello sperma prevedono la non responsabilità del donatore e l’anonimato dello stesso, ma visto che i diritti delle donne prevaricano qualunque altro diritto esistente, tali contratti di diritto privato vengono facilmente annullati.
Nei comportamenti sessuali
Se una donna è mercenaria non commette reato, è comunque considerabile una buona madre e avrà comunque l’affidamento dei figli in ogni situazione di contenzioso. Se un uomo frequenta delle donne mercenarie è un depravato libidinoso, e quindi sarà considerato un cattivo padre, inaffidabile, e sarà privato comunque dei suoi figli in qualsiasi situazione di contenzioso.
Se una donna accusa un uomo di abuso sessuale, si dà per scontato che qualcosa di vero c’è sempre. L’uomo viene immediatamente allontanato dai figli, spesso viene condotto in carcerazione preventiva e l’onere della dimostrazione della sua innocenza sarà a suo carico. Invertendo i principi fondati su migliaia di anni di diritto che hanno sempre stabilito che l’onere della prova è di chi accusa. Se un uomo accusa una donna di abuso sessuale è semplicemente un bugiardo e quindi viene subito ed automaticamente denunciato per calunnia.
Nella condotta coniugale (o di coppia)
Se una donna tradisce il suo uomo lo fa perché è libera e quindi esercita i propri diritti di libertà. Il celebre motto femminista “io sono mia” è sempre stato sbandierato per legittimare qualsiasi situazione come questa. Ma se un uomo tradisce la sua donna è un disgraziato puttaniere, traditore e inaffidabile. E in caso di separazione potrà essere certo dell’addebito di colpa per adulterio. Invito a consultare la mia antologia della discriminazione antimaschile per potersi documentare al riguardo.
Nel rapporto con i figli
Se una donna non riconosce un figlio esercita un suo sacrosanto diritto, e quindi se in seguito ci ripensa può riprendersi il figlio con procedure accelerate che possono essere perfino inferiori ai trenta giorni. Ma se un uomo non riconosce un figlio è il solito delinquente disgraziato, pertanto perde definitivamente tutti i suoi diritti, e, qualora ci ripensi, dovrà affrontare procedimenti giudiziari che dureranno anni e anni.
Inoltre il diritto di un uomo di non riconoscere un figlio non è sempre garantito: il riconoscimento può essere costretto per via giudiziaria (con la prova del DNA) se si tratta di pagare alimenti e mantenimento. Ma il diritto della donna a disconoscere un figlio è tutelato come poche cose al mondo. Ho conosciuto personalmente delle persone che hanno fatto cose inenarrabili per scoprire chi era la loro madre e non ci sono mai riusciti.
Im Gran Bretagna, alla sola dichiarazione di una donna che un determinato uomo è padre del proprio bambino, quest’ultimo deve immediatamente corrispondere gli alimenti (e gli arretrati se la dichiarazione avviene parecchio dopo la nascita). In seguito l’uomo ha diritto a fare l’esame del DNA, per verificare se la paternità è effettivamente sua. Generalmente un sesto degli esami riconosce che il padre non è quello indicato dalla donna. Ma, badate bene, in tal caso lei non restituirà nulla: il risarcimento all’uomo verrà offerto dallo stato, a carico del contribuente. Farsi mettere incinta da uno sconosciuto e attribuire la paternità ad un uomo ricco (tanto i soldi non verranno più restituiti anche quando il fatto verrà sconfessato) sta diventando un affare lucrosissimo per le donne inglesi. Insomma, la parola della donna fa legge, quella dell’uomo non viene neanche ascoltata.
Se una donna abbandona i propri figli significa che è una povera donna disperata, e quindi occorre aiutarla in ogni modo a riprenderli, con il prodigarsi di tutte le strutture sociali presenti sul territorio. Ma se ad abbondanare i propri figli è un uomo va denunciato, e qualora costui un giorno voglia recuperare questi affetti a seguito di una crescita interiore o di un ravvedimento troverà ogni ostacolo davanti a lui, nel superiore interesse della prole.
Chi è maschio e padre non ha le stesse agevolazioni finanziarie, detrazioni, provvidenze di chi è femmina e madre. Sembra impossibile ma è proprio così. Andate a leggere le storie di chi è padre separato con figlio in affidamento e scopre che sovvenzioni, aiuti ed assistenza sono esclusivamente per le donne.
In caso di separazione o divorzio
Tutti i dati di fatto dimostrano inequivocabilmente che la separazione non è la scissione di una coppia, ma è l’espulsione del maschio dal contesto domestico. L’uomo ovviamente perde tutto. La donna non perde niente, né i soldi, né i figli, né la casa, anzi: si gode tutto quello che aveva prima in esclusiva, come vedremo meglio in seguito.
L’uomo separato deve mantenere la donna in maniera che essa possa mantenere lo stesso tenore di vita che teneva prima della separazione. Quando questa andrà in pensione, l’assegno di mantenimento dovrà essere rivalutato per far fronte alle sue minori entrate. Anche i figli hanno il diritto al mantenimento dello stesso tenore di vita. L’unico che non ha alcun diritto è l’uomo che si accolla il 100% dei costi materiali della separazione. Sarà forse per questo che la quasi totalità delle separazioni sono chieste da donne?
Quando due coniugi si separano, la casa coniugale viene assegnata alla donna e l’uomo deve cercarsi un altro alloggio a sue spese. Se per la casa coniugale paga un mutuo, dovrà continuare a pagare tale mutuo, in aggiunta ai costi per procurarsi un alloggio proprio, pur non godendo del bene. Con i costi delle case che ci sono oggi nelle grandi città, un maschio con redditi da impiegato che si separa è condannato a rimanere senza casa (o ospite eterno dei propri genitori, se li ha ancora), mentre la donna che si separa aumenta la propria disponibilità economica aggiungendo, all’assegno di mantenimento, perfino un alloggio in comodato gratuito.
Le nostre città vedono ogni anno aumentare il numero di barboni, i cosiddetti clochard. Ebbene, la categoria sociale che confluisce sempre di più verso il diventare barbone è proprio quella dei padri separati.
In caso di separazione i figli sono sempre e comunque assegnati alla madre. Se questa è, puta caso, una delinquente condannata e il padre una persona onesta, i figli verranno allevati comunque dalla madre, ma in reparti speciali nelle carceri. Oppure la madre avrà gli arresti domiciliari per maternità. L’affidamento al padre non è concepibile. L’unico caso di affido al padre avviene quando la madre rifiuta i figli. E basta!
I diritti della madre hanno la completa sopraffazione anche sui figli: la psicologia mondiale insiste nell’importanza che ogni bambino abbia entrambi le figure genitoriali. Ma il diritto di ogni bambino ad avere anche un padre non è mai preso in considerazione.
Ogni processo di separazione è, differentemente da ogni altro tipo di contenzioso giudiziario, una squallida commedia il cui copione è già scritto. La donna vince e l’uomo perde. Sempre così. Sarà forse questo un altro ottimo motivo per spiegare il fatto che la quasi totalità delle separazioni sono chieste da donne?
La sete di vendetta della donna in caso di separazione è terrificante: moltissime cause di separazione cominciano con denunce di molestie sessuali nei confronti della moglie o, peggio, nei confronti dei figli, per potere annientare l’odiato nemico uomo. Ovviamente la donna viene presa dalla legge sempre come parte debole e quindi ha aprioristicamente maggiori diritti e maggiore credibilità giudiziale dell’uomo che è spesso impossibilitato a difendersi.
Ricordate la barzelletta della Barbie divorziata? Un uomo entra in un negozio di giocattoli e trova tanti modelli di Barbie che hanno tutti lo stesso prezzo, tuttavia esiste un modello, la Barbie divorziata che costa dieci volte tanto. Gli viene spiegato il perché: Barbie divorziata ha la casa, la macchina, il camper … di Ken. Questa barzelletta riflette benissimo la situazione e fa riflettere meglio di una statistica.
Negli Stati Uniti il divorzio comincia a diventare una professione: una donna con tre divorzi alle spalle ha casa e tre assegni di mantenimento, che le permettono di vivere agiatamente senza lavorare. Possiamo definire il divorzio, nelle società cosiddette avanzate, un vero e proprio lucro per la donna. Un uomo con tre divorzi alle spalle ha tre assegni mensili da pagare che lo strangolano.
La cinematografia, che rispecchia abbastanza fedelmente la società a cui si rivolge, è sempre più ricca di esempi di storie di divorzio da uomini ricchi visto come affare lucroso.
La separazione giudiziale (e il suo relativo addebito di colpa) è un ennesimo trionfo dell’ipocrisia: è basata sul concetto che uno ha sempre tutte le colpe (il maschio) e l’altra è la purezza assoluta della santità. Qualsiasi persona anche di poco intelletto sa benissimo che per litigare bisogna essere in due, e che, pertanto, anche la responsabilità di un fallimento matrimoniale non potrà che essere condivisa, tuttavia, quando abbiamo a che fare con le separazioni in tribunale, le colpe debbono essere tutte di uno e i meriti tutto dell’altro. E i ruoli sono già prestabiliti prima di cominciare ad esaminare la situazione concreta.
Negli Stati Uniti siamo arrivati all’assurdo che un padre separato che corra incontro ai suoi figli, incontrandoli casualmente per la strada, al di fuori degli orari concordati, può essere arrestato per mancata osservanza delle sentenze del giudice.
Quel padre di Marina di Altidona (AP) che nel 2003 balzò agli onori della cronaca per aver salvato la figlioletta dalla madre assassina che cercava di ucciderla è stato privato della genitorialità e sua figlia è stata data in affido dal Tribunale dei Minori. C’è ancora qualcuno che possa ragionevolmente sostenere che un padre è un essere umano che ha dei diritti?
L’ex moglie, in caso di separazione ha un numero enorme di diritti economici. Quando l’ex marito va in pensione, lei ha diritto al 40% del TFR (calcolato sull’indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è concorso con il matrimonio). Quando, invece, va in pensione lei, ha diritto ad un’integrazione dell’assegno di mantenimento che deve compensare le sue minori entrate.
Nelle convenzioni sociali
In linea generale possiamo affermare che le donne vengono sempre e aprioristicamente viste come vittime e gli uomini oppressori. Tutte le volte che leggiamo gli elenchi di sfruttati dal potere troviamo la solita litania: operai, impiegati e donne. Le donne, quindi, sono sempre sfruttate e quindi sempre parte debole (quando fa comodo, ovviamente, visto che il femminismo ha sempre propagandato l’assoluta superiorità e forza femminile), gli uomini possono essere parte deboli solo in certi particolari casi ben circostanziati. Altrimenti l’uomo è sempre oppressore.
Un uomo che non guadagna è chiamato mantenuto. Una donna che non guadagna è chiamata casalinga e gode di ogni sorta di riconoscimenti, fino alle proposte di tutele sindacali e pensionistiche per il lavoro svolto. È risaputo che una casalinga svolge un effettivo lavoro domestico, ma anche un uomo molto spesso lo svolge pur non venendo mai riconosciuta, per principio, la sua fatica, soprattutto se è la donna a guadagnare.
Un uomo che alleva la prole è spesso spregiativamente chiamato mammo;, per indicare che il padre che fa il padre non può esistere come essere a se stante, al massimo scimmiotta la madre.
In tutte le situazioni di emergenza si salvano sempre prima le donne e poi i bambini. La vita del maschio ha un valore inferiore. Tra i sopravvissuti del Titanic, solo per fare un esempio famoso, non ci furono quasi maschi adulti: questo per significare che non si tratta solo di un modo di dire. Quando si ha notizia di una sciagura, viene sempre detto: “La sciagura xxx nel paese xxx ha causato xxx morti, di cui xxx donne e bambini.” Perché questa precisazione? I morti, le vite umane non hanno lo stesso valore? No, non ce l’hanno affatto! Ecco perché bisogna sempre precisare puntigliosamente. Bisogna fare capire quanti morti di serie A e quanti di serie B ci sono stati.
È comune vedere che quando in guerra si fanno i bilanci dei caduti si inorridisce di fronte alle vittime civili e si trattano con sufficienza quelle militari, come se la vita umana, purché di sesso maschile, non abbia uguale valore. I caduti in guerra non contano, sono solo sporchi maschilisti guerrafondai (cito fedelmente una celebre definizione femminista) non rendendosi conto che in ogni epoca e in ogni civiltà gli uomini hanno sempre cercato di proteggere la vita delle donne rischiando la propria fino al sacrificio.
Tutto il mondo inorridisce di fronte all’infibulazione femminile. Tuttavia non viene mai citata nemmeno di straforo la circoncisione maschile che, oltre ad essere praticata da tutte le società che praticano l’infibulazione, è obbligatoria pure nell’ebraismo e nell’Islam e viene praticata su di una scala enormemente maggiore (l’infibulazione femminile riguarda solo poche nazioni africane). Eppure trattasi sempre di una mutilazione dei genitali dei bambini a scopo rituale e ogni anno, a causa delle precarie condizioni igieniche con cui viene praticata in molti paesi, muoiono di infezione o di emorragia numerosissimi bambini maschi. Non solo: la proposta di una infibulazione solo simbolica (come limitazione del danno per evitare che alcune immigrate venissero infibulate secondo le loro barbare usanze rituali) studiata da alcuni medici toscani ha scatenato un putiferio spaventoso, perché il corpo della donna è sempre e comunque sacro e inviolabile; la circoncisione maschile, invece, è praticata comunemente negli ambulatori delle ASL (gli interventi di circoncisione si prenotano come qualsiasi altra prestazione medica e sono pubblicizzati perfino sui siti internet delle aziende sanitarie), in quanto il corpo maschile può essere mutilato senza problemi etici di nessun tipo. Al proposito è possibile leggersi sia un importante intervento di Massimiliano Fiorin, sia il parere del Comitato Nazionale di Bioetica che sancisce come illecita la mutilazione rituale del corpo nella donna e lecita nell’uomo.
Viene sempre ripetuta, anche questa come un rosario, la storia che i maschi siano studenti dal rendimento scolastico assai inferiore a quello delle femmine. Se si guarda la composizione del corpo insegnante, citata in precedenza, ci si rende conto di come stiano effettivamente le cose. La scuola è totalmente femminile a livello di docenti, e ci vuole poco ad intuire che le modalità didattiche e quelle di valutazione sono tutte progettate specificamente per la mentalità femminile. Se così non fosse, e se si trattasse di una differenza di intelligenza tra uomini e donne, dovremmo riscontrarla anche dopo, nel mondo del lavoro, ma proprio in questo campo i rapporti spesso si invertono: nelle professioni creative, inventive, intraprendenti gli uomini primeggiano e mostrano che l’intelligenza maschile non è inferiore a quella femminile, ma semplicemente diversa. Ma in questo caso il mondo femminista tira fuori al proposito la teoria complottista che i maschi possono primeggiare solo perché la società è maschilista e svantaggia le donne.
Tutte le volte che un uomo si lamenta per un’ingiustizia subita è un perdente. Tutte le volte che una donna si lamenta per un’ingiustizia subita è una vincente. Basta vedere cosa succede quando le madri vanno a protestare, incatenarsi sulle piazze, ecc. Televisioni, articoli di giornali, dibattiti televisivi, interviste a profusione. Centinaia di uomini fanno queste stesse cose ogni giorno, ma non meritano mai nemmeno un trafiletto nelle ultime pagine.
Davanti alla legge e ai diritti primari
Giunge dalla Svezia una notizia raccapricciante e perversa: si fa pagare ai maschi appena nati la tassa per essere nati maschi, ovvero la cauzione per i futuri danni arrecati alla comunità. Questo implica che un maschio è a priori un danno per la collettività. Questa è la porta aperta verso il nuovo nazismo femminista, o, come viene oggi chiamato, verso il nazifemminismo.
È stata presentata in tre paesi dell’Unione Europea (Germania, Austria e Italia) una proposta di legge per consentire ai figli minorenni di votare. Tuttavia, la proposta sancisce che debbono essere le madri a farlo per loro, in quanto, secondo gli estensori della proposta (in Italia sono le ACLI), i pargoli sono in grado sì di esprimere un’opinione politica, ma non sono in grado di segnare una crocetta sulla scheda. Se venisse approvata questa legge le madri godrebbero perfino della moltiplicazione dei voti, un potere assoluto al sesso femminile che permetterebbe di colpo la più totale e immediata prevaricazione di ogni residuo diritto maschile, qualora questa non fosse già stata completata.
Mentre gli uomini hanno sempre avuto fino a poco tempo addietro l’obbligo della leva, perdendo anni preziosi per lo studio e per la ricerca del lavoro, e talvolta perdendo pure la pelle, per compiacere ai desideri di pochissime aspiranti soldatesse lo Stato ha dovuto attrezzarsi per il servizio militare femminile, con alti costi per la collettività, affinché le ragazze possano divertirsi. Dico divertirsi perché le donne sono esentate dalla prima linea, da missioni e da qualsiasi intervento rischioso, sono inquadrate in reparti speciali per evitare il nonnismo e, che strano, sono ipertutelate. Solo i maschi debbono rischiare la pelle, le ragazze, invece, vanno in vacanza a divertirsi con la divisa e il fucile. Senza contare che i maschi sono sempre stati costretti a fare il militare, le femmine lo possono fare per libera scelta.
La nuova legge europea sulla violenza sessuale inverte i principi basilari del diritto: se finora i cittadini sono considerati innocenti fino alla prova della colpevolezza (presunzione di innocenza),qualora si tratti di maschi e il reato contestato sia la violenza sessuale, sono considerati colpevoli fino a prova contraria. Anche se è dimostrato che oltre 40% delle denunce sono false.
Le pene previste dal Codice per l’infanticidio sono sproporzionatamente diverse se l’autore è la madre (dai 4 ai 12 anni di carcere) o il padre (a partire dai 21). Tuttavia, gli infanticidi e figlicidi da madre restano di fatto impuniti, infatti la totale incapacità di intendere e volere è data alle madri nell’83% dei casi e la parziale nel 17% circa. Ciò implica, come naturale conseguenza, che, nella relazione con la madre, il neonato o il bambino non sono di fatto esseri umani e soggetti di diritti. Il feto sappiamo che non lo è per legge. La madre è diventata colei che ha sempre il diritto di vita e di morte sui figli. Eppure nessuno inorridisce di fronte a questo potere assoluto di vita e di morte, che in uno stato di diritto non dovrebbe avere possibilità di cittadinanza.
Per conseguenza su quanto detto in precedenza, se si va a rileggere la cronaca, praticamente tutte le madri che hanno ucciso i loro figli, nel mondo occidentale, sono state assolte anche se hanno commesso delitti raccapriccianti, perfino Deanna Laney, 39 anni, che nel Texas uccise i suoi figli mediante la lapidazione, o la donna di Varese che lanciò i suoi due bambini in un lago ghiacciato, o Loretta Zen, che mise la figlia di otto mesi in lavatrice, o quella che lanciò i suoi figli dalla finestra. Voglio ricordare un dato agghiacciante: in Italia ogni tre giorni una madre uccide un figlio, ma generalmente non se ne parla, perché non bisogna scalfire la fragile psiche di queste povere donne. Ma la mostruosità giuridica è che le madri assassine sono sempre assolte; «Ha ucciso il figlio per troppo amore mal direzionato» recitano le sentenze, che più che verdetti giudiziari, stanno assomigliando a trattati di psicanalisi.
La violenza antimaschile anche quando è estrema, diventa immediatamente scusabile. Lorena Bobbit, la donna che a freddo recise a coltellate il pene del consorte mentre dormiva e poi scappò in macchina lanciando l’organo dal finestrino, fu assolta! La sentenza stabilì che l’eccessiva crudeltà del gesto, che finora era sempre stata un’aggravante, in tal caso era elemento di assoluzione in quanto una simile efferatezza doveva derivare da chissà mai quali sofferenze subite. In seguito la Bobbit è diventata un personaggio richiestissimo da televisioni e rotocalchi. Vogliamo scommettere che se fosse stato un uomo a mutilare i genitali della sua donna nessuno avrebbe mai detto: “poverino, chissà come deve avere sofferto per arrivare a tanto!”? Questa impunità, poi, ha creato un processo perverso di emulazione. Sono già numerosi in tutto il mondo i casi di recisione dei genitali maschili da parte di donne inneggianti a Lorena Bobbit.
Esistono numerose campagne e fondi per la prevenzione della salute femminile, che sappiamo, da statistiche certe, essere molto più solida di quella maschile. Ma per la salute maschile cosa viene fatto? Eppure la salute maschile è molto più delicata di quella femminile, come ci dicono tutte le statistiche e i dati epidemiologici.
20 dicembre 2006 Nasce la Carta dei diritti delle vittime di violenza sessuale, ddl messo a punto dal ministro Pollastrini con i colleghi di Giustizia e Famiglia. Gli ‘atti persecutori’ (molestie e minacce che condizionano la vita della vittima) diventano un reato e sono sanzionate, è vietato presentare nella pubblicità l’immagine della donna in modo discriminatorio o vessatorio, saranno sanzionate le discriminazioni sessuali, religiose o razziali. E l’immagine dell’uomo? Può essere denigrata, offesa e infamata in ogni modo. Grazie per le pari opportunità
Nel settore commerciale dei beni e dei servizi
Perfino quando si tratta di acquistare beni e servizi le donne molto spesso sono avvantaggiate sugli uomini. Per esempio l’ingresso alle discoteche è gratuito o comunque ridotto, in molti locali esistono prezzi inferiori per le donne, lo stesso dicasi per alcuni corsi e alcune palestre, perfino all’Idroscalo di Milano l’ingresso per uomini e donne ha prezzo diverso. Pensate cosa succederebbe se fossero le donne a pagare di più …
Le donne, è risaputo, pagano di meno le assicurazioni auto perché commettono meno incidenti e la loro guida è più sicura. Il fatto che paghino meno è vero, ma la seconda parte è un falso clamoroso. Chiunque abbia osservato molte donne guidare sa benissimo che, mediamente, guidano molto peggio dei maschi. Solo che le donne guidano molto meno, anche perché lo fanno malvolentieri e se possono si fanno scarrozzare dagli uomini. E’ chiaro che se un maschio guida per 1000 ore l’anno e una femmina guida per 30 ore chi ha maggiore probabilità di fare incidenti è chi guida di più. Ma la retorica femminista si è appropriata anche del senso comune per inventarsi una fantomantica guida più sicura delle donne.
Interessante anche l’offerta energia rosa, ovvero energia elettrica a costi minori per le imprenditrici donne.
Questo è tutto per ora, a voi i commenti.
PS: è un pezzo di Andrea Landriscina.
dici che ti ho smontato l’intero blog?
In qualsiasi caso però se le donne si vittimazzano hanno sempre ragione, dunque ignora il mio commento e prosegui pure.
Buona fortuna.
Wish (Ada) =)
vai in vacanza che è meglio…
vai in vacanza che è meglio..
Sarebbe ora invece di fottersene altamente delle donne che hanno già rotto fin troppo le balle con le loro corbellerie!
Ma chi cazzo è il deficiente che ha postato un intero saggio del menga nei commenti? ![]()
Ci sono un sacco di forum per soli uomini dove potete frignare su quanto siete oppressi postando sproloqui altrui. Se venite qui, almeno producete le vostre stronzate in proprio. Tipo Sololo, ché lui sì è un ideologo serio!
Giulia, è uno che di suo dice
“Io per esempio ho avuto un sacco di ragazze e storielle poco serie senza mai farmi avanti una sola volta, perchè oggi nel 2007 per un maschio farsi avanti significa SEMPRE esporsi ad un rischio di rifiuto e quindi di dolore, e siccome oggi nel 2007 io non ho più alcun privilegio di maschio che mi faccia prendere a cuor leggero questo tipo di rischi, non lo faccio, e tu, nè nessun’altra femmina potete giudicarmi virile o poco virile per questo.
Perchè fondamentalmente voi non capirete mai cosa c’è dietro alla mia scelta nella mia interiorità di maschio.”
Dobbiamo aggiungere altro?
))
Beh no. Adoro le precisazioni e dunque vi dico che quello sopra esposto non è un “piagnucolare” ma una semplice e razionale constatazioni di quelli che oggi sono i privilegi femminile.
Fra l’altro non sono di parte in quanto femmina.
Sulla mia identità, cara viscontessa, ti dico anche che oltre ad esser femmina non sono l’autrice di quello stralcio di verità che hai attribuito a me.
Essendo che sei stata in grado di trovare le parole che ho in firma sarai sicuramente in grado di trovarmi per dirmi qualsiasi altra cosa, per dirla alla diretta interessata e non in questa sede.
cordiali saluti a tutti ^_^
PS: scusate gli strafalcioni ma sono di fretta!
Wish, ma non vedi che questo è il tipico blog per sole donne dove tante femminucce si mettono a frignare su quanto sono oppresse, compresse, depresse e soppresse? E ci perdi pure tempo?
Sono italiana, ma vivo all’estero da cinque anni. Per i primi quattro ho vissuto in Austra. Li’ la situazione e’ un po’ migliore, ma mi sono accorta davvero della differenza tra come vengono trattate le donne in Italia e nel resto del mondo da quando mi sono trasferita qui in Canada. Mi ci sono voluti mesi a realizzare come le piccole differenze (tante, pero’) possano cambiare cosi’ tanto la qualita’ della vita.
Esempi? Politici che non trattano le donne come esseri inferiori.
La pubblicita’? Ma ci credete che non si inquadrano quasi mai sederi e seni?
La gente? Ma sapete che qui un uomo non si vergogna a dire che fa lui i lavori di casa perche’ sua moglie non e’ in grado o non ha tempo? E per strada mai NESSUNO che fischi, faccia commenti o allusioni!
Le altre donne? Qui mi guardano strabuzzando se accenno al fatto che e’ “naturale” che sia io a badare la casa, cucinare la cena e fare la spesa. I commenti: Ma se fai lo stesso lavoro del tuo ragazzo?
In effetti poi non mi stupisco quando mi guardano con aria di compatimento chiedendomi “Ma in Italia e’ davvero cosi’?”
CIao ho letto casualmente questo post, e mi va di commentarlo.
Mi riesce difficile pensare che la qualita della vita di una donna possa esere intaccata dal fatto che nelle pubblicita non vengano inquadrati culi e seni, ed ancora piu difficile pensare che in Canada cio’ non avvenga.
In Austria dove vivo avviene.
I mammi, ossia gli uomini che sbrigano faccende domestiche, badano ai bambini mentre le loro donne escono con gli amici, sono apprezzati a parole, me nel loro intimo le donne disprezzano uomini cosi’. Ed i matrimoni falliscono.
Io lavoro, ed ho molti miei colleghi le cui mogli hanno scelto liberamente di non lavorare per stare a casa con i figli.
Ho tentato una volta di dissuaderne una dal farlo, aveva un bellissimo lavoro in banca, ben retribuito, ma e’ rimasta incinta, e non c’e’ stato niente da fare. Voleva stare a casa con la bambina, mentre lui la manteneva.
Un’altra da quando si e’ trasferita qui dall’Italia non ha mai voluto saperne di lavorare, la sua missione era di avere un figlio, hanno fatto anche delle cure per averne e finalmente ci sono riusciti.
Lui lavora, lei controlla la cassa, e’ felice cosi’, ormai lui non ha nessuna possibilita’ di uscire da questa situazione, ne’ ha la forza di farlo, ma la sua vita, di lui e’ ridotta a lavorare per mantenere la famiglia e basta, lei invece ha tutto il tempo libero che le pare, ed e’ felice.
Se dovesse un uomo restare a casa a badare ai bambini, senza lavorare ma mantenuto coi soldi di lei, cosa pensereste di lui?
La risposta e’ dentro di voi e la conoscete benissimo, provate a fare un piccolo collegamento, tra questa risposta e la domanda perche’ le donne preferiscono stare a casa e badare alla famiglia anziche’ lavorare per portare i soldi a casa.
E badate bene che io credo che sia giusto cosi’.
Da uomo mi sentirei svilito nell’essere mantenuto, mentre mia moglie si sentirebbe in una condizione innaturale nel mantenermi mentre io bado ai bambini, e mi disprezzerebbe.
Aggiungo un’altra cosa, e’ vero che gli uomini italiani sono piu aggressivi di quelli stranieri e “ci provano”, ma anche se qualcuna dice di lamentarsene, all’estero questa cosa e’ apprezzatissima dalle straniere.
Le austriache vanno pazze per gli italiani, molte conoscono la lingua italiana ed i corsi di italiano sono frequentati soprattutto da donne.
Perche’ secondo voi?
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perchè non rispondete al commento di Wishotel?
che abbia detto la verità?
voi vi lamentate soltanto.ne abbiamo abbastanza.volete tutto senza dare in cambio nulla.fate un favore a noi e a voi stesse:evitateci e fatevi uno stato a parte.staremo meglio tutti
posso rispondere io
Le considerazioni quì svolte non hanno alcuna attinenza con la realtà dei fatti, perchè non tengono conto di due elementi essenziali.
PRIMO
le donne moderne difendono i loro interessi, come è nel loro PIENO DIRITTO,
anche se questi interessi sono contro gli interessi degli uomini.
Anche se questi interessi sono discutibili, noi uomini non abbiamo il diritto di sindacarli.
Li possiamo solo combattere, nella vita di tutti i giorni e nelle sedi politiche dove si fanno le leggi.
Come è nel nostro PIENO DIRITTO.
E come, a quanto pare, riusciremo sempre meglio a fare in futuro.
Punto.
SECONDO
anche se (per ipotesi fantascientifica) TUTTE le femministe d’Italia si alzassero in piedi contemporaneamente urlando “rinneghiamo tutto ciò che abbiamo fatto”, noi uomini non avremmo il potere di riportare indietro l’orologio della storia.
Noi viviamo in un mondo femminista : questo è un fatto granitico ed immutabile.
In termini pratici : non possiamo più mantenere le donne, in questo mondo dove riusciamo a malapena a mantenere noi stessi.
Quindi, in conclusione : TUTTE le considerazioni finora svolte sono carta straccia, perchè in pratica hanno lo stesso peso di un rutto nell’universo.







2010