Sì, è strano
Ancora l’Italia, ancora l’anno 2008. Un candidato premier si trova in un teatro. Parla di aborto, ma è poco rilevante in questo momento. Avesse parlato di inflazione o dell’Alitalia sarebbe stato identico. Ripete, per l’ennesima volta, che gli aborti sono stati pari a un miliardo e che da anni sono 50 milioni in ogni anno.
‘Lo diciamo noi - afferma il candidato premier perché questa è la verità. In campagna elettorale dire queste cose non è comodo perché non è come quando si forma un movimento culturale. Lo diciamo noi e non i cattolici’. Fa un pausa poi aggiunge: ‘I cattolici, gente strana che crede in Dio e che sostiene che siamo stati creati a sua immagine e somiglianza’.
A questo punto, in platea, si alza una signora. Grida: ‘Strano sei tu con queste idee’. Tre poliziotti la bloccano e la accompagnano fuori dal teatro. Non ha lanciato pomodori, non ha bestemmiato, non ha spintonato nessuno. Ha solo pronunciato una frase.
Probabilmente è l’Italia. Non so di quale anno.
Visto che numerosi politici,a seguito del lancio di verdura,protestarono per la limitazione della libertà di parola,adesso mi aspetterei una ugual misura…
L’invenzione dei mostri
di Ernesto Galli Della Loggia
Certo: si può chiudere il discorso tirando in ballo le solite «frange folli », dicendo che dopotutto si tratta di non più di qualche centinaio di scalmanati, ignari della fondamentale distinzione tra la forza degli argomenti e l’uso della forza come argomento: cose che ci sono e ci saranno sempre e dovunque. Si può fare così, certo: ma sarebbe come nascondere la testa sotto la sabbia al pari degli struzzi. Le ripetute, violente manifestazioni inscenate ai comizi di Giuliano Ferrara, i tentativi di impedirgli di parlare, testimoniano infatti di qualcosa di diverso e di più grave.
Nel vilipendio della stessa immagine fisica dell’avversario (l’evocazione insistita della sua corpulenza come sinonimo di un’anormalità più sostanziale, antropologica, che va punita), nel pregiudizio livoroso verso ciò di cui egli viene eletto a simbolo («tornatene in televisione») così come verso i supposti veri moventi delle sue opinioni («servo dei servi di Berlusconi »), in tutto questo si avverte l’eco di qualcosa che conosciamo anche troppo bene, e che non è certo patrimonio esclusivo di qualche gruppetto di esagitati.
Ci sentiamo l’eco del disprezzo e della manipolazione che in Italia viene regolarmente riservato a chi non la pensa come noi. E non già dalle «frange folli », ma spessissimo dai più illustri commentatori, dai rappresentanti più accreditati della cultura. Ha un bel dire oggi con tono virtuoso Miriam Mafai (e con lei tanti altri) che se fosse stata a Bologna sarebbe stata con Giuliano Ferrara «contro coloro che con la violenza gli hanno impedito di parlare». Vorrei vedere il contrario! Ma il punto non sta qui. Non è quando si arriva alle sediate in testa e all’assalto al palco, infatti, che bisogna far sentire la propria voce. È — o meglio era, ormai — quando da mille parti si è dipinto di continuo Ferrara come una sorta di orco antiaborista, uno che voleva ricacciare le donne nella clandestinità delle mammane.
Quando, piuttosto che riconoscere che le cose che il direttore del Foglio diceva, e per come le diceva, ponevano alla politica questioni tremendamente, forse insopportabilmente, serie, si è preferito invece consegnarlo in pasto alla demonizzazione estremistico- femminista nascondendosi dietro la solfa fintamente virtuosa del «ma nessuno è favorevole all’aborto in quanto tale»; lasciando quindi che lo si considerasse come un subdolo mistificatore o, nel caso migliore, uno squilibrato. Si è preferito cioè, seguire il copione abituale che in Italia caratterizza la discussione pubblica — si parli di aborto o della Costituzione, di immigrazione o di storia del fascismo —: cambiare le carte in tavola, fingere di non capire, far dire all’altro ciò che quello non ha mai detto ma che secondo noi voleva dire.
Tutto pur di non prendersi l’incomodo di discuterne realmente le idee, ritenute pericolose per le certezze nostre e della nostra parte. Con il risultato inevitabile, e voluto, di far passare chi ha il solo torto di non pensarla come noi, di far passare lui, paradossalmente, come il colpevole di strumentalizzare le idee in funzione di chissà quale disegno politico. E gettando così le premesse per la costruzione della figura del nemico pubblico numero uno: attività alla quale, in Italia, per strano che possa sembrare, non sono dediti tanto gazzettieri di terz’ordine o politici senza scrupoli, ma per lo più la crema intellettuale del Paese, uomini e donne assolutamente dabbene.
06 aprile 2008
Certo che una pericolosissima donna che si alza e dice “Strano sei tu con queste idee” sta esagerando.Ella ha sbagliato.I volantini doveva fare e sarebbe stata libertà di pensiero…
Io non ho capito bene il discorso di questo candidato premier e non ho capito neppure perchè questa donna pronunci questa frase con un ordine delle parole un po’ a casaccio…
In realtà credo che dipenda semplicemente dal fatto che in Italia esiste una legge che vieta la turbativa di comizio elettorale. Era un comizio quello?
Michela, hai ragione: era un comizio e la legge che vieta la turbativa esiste. Però il reato di turbativa di comizio elettorale è quello che è stato ventilato pe rle contestazioni di Bologna contro Giuliano Ferrara o nel caso di Maurizia Paradiso che pochi giorni fa voleva baciare Bossi.
In questo caso la signora non aveva mezzo pomodoro nè intenzione di lanciare alcunchè e meno che mai di baciare o di avvicinarsi a qualcuno.
Flavia, a prescindere dal fatto che (fuori da un comizio elettorale) spaccherei dieci volte di cuore il faccione a Ferrara a colpi di gamba di tavolo, credo che - in considerazione proprio dei precedenti di qualche giorno fa a Bologna - anche un grido lanciato durante il suo comizio possa essere considerato dalle forze dell’ordine come un atto potenzialmente detonante.
Lo scopo è comunque interrompere il candidato, e penso che chi è venuto al comizio con l’intento di sentire le sue idee abbia il diritto di farlo, anche se quelle idee per me sono stronzate.
Lo direi anche per Borghezio, tenendo presente che io a un comizio di Borghezio non andrei mai, a meno che non volessi proprio impedirgli di parlare.
Anche l’applauso interrompe il candidato?Anche per questi da uno a tre anni?Forse la signora doveva battere le mani ma con moderazione…mala tempora currunt…
che cosa vergognosa. vergogna italia, altro che rialzati!
Granello di sabbia, a me la differenza sembra molto chiara.
Se mi alzo per contestare un candidato che fa un comizio, lo sto interrompendo con l’intento di interromperlo, per cui l’esempio dell’applauso non ci sta proprio. Poichè nel caso specifico si tratta di un candidato i cui comizi sono stati già più che turbati dalle contestazioni, che le forze dell’ordine applichino la prudenza in senso più largo onestamente non mi sembra incongruo.
I comizi non si interrompono. Punto. Nè con pomodori, nè con grida. Non si interrompono e basta, è una garanzia di democrazia.
Ci sono mille altri modi e altri posti per fare controcampagna di idee a Ferrara, ma rompergli i coglioni mentre fa i comizi non è solo illiberale, è giustamente illegittimo. Voglio sperare che ciascuno di noi, nel momento in cui si candidasse, vorrebbe poter parlare ai potenziali elettori in spazi garantiti, al riparo da contestazioni. Forse sfugge che il comizio non è un luogo di contradditorio, è uno spazio a garanzia del diritto degli elettori di essere informati sui programmi dei candidati.
Questo è quello che è accaduto a Latina il 29 marzo, ad un comizio di Walter Veltroni.
”Una piazza quasi piena, e qualche contestazione. Il bilancio della tappa a Latina è comunque positivo per il segretario del Pd, Walter Veltroni, che secondo gli organizzatori ha richiamato nella centrale piazza del Popolo cinquemila persone e va risolto, con un incontro al termine del comizio, il caso delle contestazioni isolate legate alla centrale che dovrebbe essere aperta ad Aprilia. Il gruppo di contestatori lo ha aspettato prima dell’intervento all’inizio del palco, per chiedere che il Governo non emani un decreto per la realizzazione dell’impianto specie dopo che il Tar ha dato ragione al Comitato contrario alla sua realizzazione. Una prima volta Veltroni dice “poi ne parliamo”, ma nel corso del suo comizio la contestazione si ripete, con qualche grida, dal centro della piazza. A questo punto il segretario ritorna sulla questione: “In democrazia funziona così: se c’è una cosa da chiedere mi aspettate e me la chiedete, ma dopo”. In ogni caso “va bene così non mi sottraggo mai al dialogo purché ci sia rispetto”.
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Questo è quello che è accaduto il 4 aprile a Bologna, comizio de La Destra, nella stessa piazza dove Ferrara era stato preso a pomodori:
”L’unico momento di tensione c’é stato all’inizio del comizio quando i manifestanti hanno fischiato (coprendolo con ‘Bella ciao’) l’inno di Mameli che ha aperto l’iniziativa assieme ad un lancio di palloncini tricolori e durante il comizio di Morselli, quando dalle fila dei centri sociali è partito un petardo. Tensione che non è però sfociata in scontri”.
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Nessuno è stato bloccato e allontanato
Fla, il fatto è che in altro comizio di Ferrara la tensione è sfociata in scontri, eccome.
Lui è un candidato ad alto rischio di casini, quindi se c’è un minimo di attenzione in più alle contestazioni che possono potenzialmente dare la stura alla rissa, io non direi che è fuori luogo.
Scusa Michela,ma chi l’ha cercato questo alto tasso di tensione?Chi ha affisso volantini dopo il caso di Genova?Non lui?Certo che no!!!Sarebbe veramente bello se il gioco fosse corretto politicamente ma a me non sembra che lo sia.Hanno sbagliato a lanciare uova e pomodori?Non mi sembra di aver detto che è stato giusto ma le provocazioni ci sono state eccome,in questi ultimisssimi tempi,e se si scende in campo a muso duro ci si deve aspettare che si risponda a muso duro.Sarà brutto da dirsi ma per richiedere correttezza bisogna essere corretti.
Granello di sabbia, senza offesa, ma “gli ho dato uno schiaffo, ma lui prima mi ha detto stronzo” ho smesso di dirlo grosso modo quando io e mio fratello avevamo 12 e 11 anni.
Oggi ho visto un manifesto elettorale di Forza Nuova che riproduce uno stupro, con tanto di slogan: “e se fosse tua moglie? e se fosse tua figlia?”, per poi concludere incongruamente: Fuori i ROM dall’Italia. Quel manifesto, esattamente come quelli di Ferrara, è una provocazione all’intelligenza, ma questo non legittima (nè me nè i rom) a dare fuoco alla sede di FN, e Dio sa se ne ho avuto la tentazione, a prendere a sediate i leader di FN o anche solo a interrompere un comizio dove vengono esposte idee che considero xenofobe e offensive di ogni più elementare regola civile e umana.
Tendo a non essere selettiva quando si tratta di garantire un diritto, giusto per non mettermi sullo stesso piano delle idee che voglio delegittimare. Possibilmente senza usare sedie come argomenti.
Vedi,Michela,visto che da due mesi a questa parte non si sente altro che giurare che null’altro si vuole fare se non applicare fino in fondo questa benedetta 194(visto che la materia del contendere è questa) perchè sprecare così tante parole in così tanti comizi?La si applichi e basta,no?Non era necessario creare tutto questo cancan.A meno che,dietro questo,non vi siano ben altre mire e ben altri sponsor…Mi dai atto che posso sospettarlo? Mi raccomando,non ti offendere neanche tu…
Onore a Michela che sostiene verità liberali e democratiche che evidentemente non tutti danno per scontate, e in questo covo di arpie il fatto che lei sia costretta a spiegarlo con 3-4 commenti è eloquente.
è democratico anche poter esternare la propria opinione (senza usare sedie e neanche insulti) se qualcuno che ti accusa di omicidio lo fa tramite il suo giornale .
Nick, sai che sarebbe simpatico che tu evitassi di dare dell’arpia facendo uso della mia posizione nel dibattito? lo dico così, per odio naturale verso gli atteggiamenti strumentali.
Granello di sabbia, non stiamo discutendo delle posizioni opinabilissime di Ferrara, ma del suo sacrosanto diritto ad esternarle indisturbato in un comizio regolarmente convocato. E’ un diritto indiscutibile, perchè è anche il mio, è anche il tuo ed è anche quello di persone della levatura militante di Emma Bonino, giusto per dire che non è che a Ferrara manchino validi interlocutori nel merito.
E’ la logica che non posso condividere: che ci siano idee talmente “provocatorie” da giustificare qualunque reazione, anche quelle fuori dalle regole.
Scusate se lo posto qui ma non ci posso passare! I can’t believe it!
“Il New York Times incorona Ferrara”
Il New York Times incorona senza farne le lodi Giuliano Ferrara come la «personalità politica più avvincente» della campagna elettorale in corso in Italia, in grado quantomeno di evidenziare «il vuoto di potere» esistente in questo momento nel Paese, tanto quanto «uno sguardo veloce» del potere. Più dei candidati leader delle due maggiori formazioni politiche, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, liquidati come i «soliti sospetti in uno scenario politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200804articoli/31666girata.asp
E’ tristemente vero: ha ragione chi urla di più…:-(
Meno male che lo “incoronano” almeno senza tesserne le lodi, ci mancava solo quello
Saluti
Anna, l’articolo del New York Times è molto chiaro: non elogia Giuliano Ferrara, lo usa per raccontare il punto di non ritorno in cui si trova il nostro Paese.
Ne parla come dell’unica novità della scena politica italiana ma non mi sembra che ne parli come di una novità positiva.
http://www.nytimes.com/2008/04/06/weekinreview/06donadio.html
Sì hai ragione Flavia, ma ti ricordi la frase “Non importa ne parlino bene o male, l’importante è che ne parlino…”
Vedi,Michela,ho capito benissimo che il suo diritto di parlare è sancito dalla Legge,ma a questo punto non si dovrebbe più solo parlare di reazioni abnormi ma anche di deliberate provocazioni atte a generare reazioni abnormi.Politicamente molto scorretto,non trovi?
Granello, il concetto di scorrettezza in politica non esiste, e se esiste, guarda caso è sempre quella degli altri.
Si può dire tutto, tranne fare apologia di reato.
Si può dire che i ROM sono tutti violentatori.
Si può dire che tutti i meridionali sono monnezza.
Si può dire che tutti i preti sono pedofili.
Si può dire “chi non mi vota è coglione”
Si può dire che Roma è ladrona e Milano invece no.
Si può dire “i culattoni non possono essere leghisti”
Si può dire che i politici cattolici sono burattini del Vaticano.
Si può dire “se sei precaria cercati un marito ricco”
Figurati se non si può dire che chi abortisce è assassino.
Alle idee degli altri per essere provocatorie basta essere diverse dalle tue? Tu consideri scorretto che uno dica come la pensa nei modi e con i mezzi consentitigli dalla legge?
Puoi discutere l’idea, ma non che l’idea stessa possa venire espressa. Altrimenti ripristiniamo il reato di opinione.
Direi che più ancora che sul cartaceo è chiaro il pensiero del N.Y.Times sul sito de La Stampa.Continuare a scalare gli animi in questo modo?Meritiamo proprio questo genere di politici e modo di far politica?Vorrei discutere l’idea e vorrei anche discutere se non ci dovranno mai essere dei limiti di decenza all’esposizione delle medesima.Direi che il tuo elenco parla molto chiaro sul fatto che nessuno vuole questi limiti.
Michela perdonami la strumentalizzazione, ma continuo a ritenere il tuo tentativo di uno stoicismo commovente…Granello, provare ad emigrare in un paese che ti piace di più, chessò Cuba, no?
Come ogni buon parassita che si rispetti aspetto la pensione…;-)










2008