Sui fili conduttori
Sorelle d’Italia m’invita a scrivere, a dare un contributo con una sorta di “osservatorio sudamerica”. Io vivo e lavoro in Perú, sulle Ande, in una regione bellissima ed impervia chiamata Apurimac, vicino a Machu Picchu, la meraviglia del mondo tra le miserie del mondo. Ma tanto ai turisti pare tutto cosí pittoresco, cosí genuino, cosí poveri ma belli, e “tanto felici con poco, sempre il sorriso in bocca…”
La situazione femminile? In rapporto alla tragica situazione locale, la nostra Italia pare la Finlandia, e forse proprio in queste dinamiche tanto distinte vedo il filo conduttore: non dare per scontato l’acquisizione dei diritti; parlare di LORO per non dimenticare che sono sulla stessa barca con NOI, in quanto donne. Tremendamente banale? Non credo, visto quello che sta succedendo in Italia su vari fronti…Tenere a mente i paesi dove ancora é normale ed accettata la violenza contro le donne; dove l’aborto é illegale salvo poi essere pieno di aborti illegali; dove le bambine diventano mamme a 13 anni; dove sono prostitute a 11; dove single é sinonimo di ragazza dai facili costumi; dove a scuola si manda il figlio maschio; dove “quien te ama te pega”, ossia se tuo marito ti ama davvero te lo dimostra a mazzate…per non perdere di vista i diritti guadagnati sul campo, per non dimenticare che il delitto d’onore pure da noi non é cosa dell’etá della pietra. Per non smettere di lottare, dovunque siamo.
Io non sono mai stata femminista. Spesso anzi leggendo i post di Sorelle d’Italia mi sono sentita parecchio ignorante sulle questioni affrontate. Ma conosco un po’ di Sud del mondo per fortuna, dove ho potuto constatare come povertá, ignoranza e donna vadano sempre a braccetto.
Il mio battesimo sulla questione femminile ed umana é stato estremamente educativo: nel 2002 stavo facendo un’esperienza di volontariato in Brasile, nella periferia di Rio de Janeiro. 25 anni, fresca di primo licenziamento da rampante attivitá lavorativa milanese, una laurea in saccoccia, molti libri di Che Guevara, molto salvatrice del mondo stile adesso-arrivo-io-state-sereni. Davo una mano in un’istituzione che accoglieva ragazzine di strada incinte, tra i 12 ed i 18 anni. Molto pancione o coi neonati al collo. Un pomeriggio, tra una chiacchiera e l’altra con una delle giovani ospiti della casa che a 13 anni aveva appena avuto la sua bambina, mi dice lei: “sai Valentina, io vorrei andare all’universitá per fare il medico da grande”. Io la guardo con quell’aria un po’ accondiscendente da primo mondo, pensando che sognare é bello ma insomma, poi dove vuoi andare…e le chiedo come mai proprio il dottore. Mi guarda con quella faccia da bambina brasiliana bellissima e mi stende con la seguente spiegazione: “2 anni fa ho avuto il mio primo bambino, peró vivevamo per strada, e una mattina mi sono svegliata ed era morto. Ho pensato che se fossi diventata dottore avrei potuto salvare altri bambini almeno”. Come si uccide moralmente una giovane europea di sinistra tanto impegnata e tanto diritti umani e millennium goals delle nazioni unite. Io mi sono sentita lo zero che ero di fronte a quel miracolo di micro donna. E ho cominciato a riflettere, seriamente.
Non mi ricordo neanche il suo nome. Peró la ricordo come uno dei motivi per cui faccio il mio lavoro. La ricordo anche come il filo conduttore tra voi in Italia, che lottate contro le meschinitá reazionarie quotidiane, me persa sulle Ande e le donne che incontro qui, cariche di bambini, patate e un sacco di voglia di parlare e raccontarti che hanno sempre il sorriso sulla bocca quando vedono quei cretini dei turisti con le loro teorie sul “buon selvaggio”.
¡Hasta pronto compañeras!
Ciao Valentina e innanzitutto benvenuta. Grazie per quello che scrivi: la ragazzina brasiliana che voleva salvare i bambini, è come se l’avessi qui di fronte a me. Dirti che sei grande a fare ciò che fai, che hai avuto coraggio a mollare le situazioni da “rampante milanese”, dirti che è quello a cui io ho sempre pensato e non ho mai avuto il coraggio di fare, probabilmente è superfluo e te lo avranno già detto in mille. Ti chiedo solo di continuare a raccontarci.
Valentina, benvenuta a offrirci uno sguardo sul Sud America ma anche su qualunque cosa tu voglia.
Davvero interessante quello che scrivi, mi piacerebbe se tu ci raccontassi qualche storia di queste donne cariche di bambini e patate, e mi piacerebbe sapere se accettano, se si ribellano, se accettano ribellandosi, o si ribellano accettando come spesso accade anche a noi in Italia…
non ti chiedo tutto questo in risposta ora, sia chiaro, ma con calma nei prossimi post… ![]()
Valentina, anch’io vivo e lavoro all’estero come te , e concordo pienamente con quello che dici: c’e’ un filo conduttore che ci unisce in quanto donne - anche se noi stiamo oggettivamente molto meglio - alle altre donne che in questi paesi affrontano mille forme di violenza. Sto semplificando molto, ma direi che si tratta di una differenza piu’ quantitativa che qualitativa: loro subiscono violenze indescrivilmente maggiori, ma quel che sta succedendo in Italia e’ ugualmente una forma di violenza, e neanche tanto sottile. Quando sono cominciate le discussioni sulla 194 ho oscillato per un po’ tra lo sbalordito (stiamo di nuovo a discutere di queste cose???), l’incazzato nero (ma come si permettono???) e la voglia di tornare a casa per far qualcosa. Poi pero’ ho pensato che in Italia e’ pieno di gente in gamba e se la sapranno cavare, mentre qui magari un granellino ce lo posso aggiungere. Tanto per dirne una (di mille), in Somalia secondo l’OMS la percentuale di donne genitalmente mutilate e’ del 98%, le ONG locali piu’ o meno concordano con la stima. Esistono diversi tipi di mutilazione genitale femminile, e quella praticata in maggioranza in Somalia e’ la piu’ drastica, l’infibulazione. Ti risparmio i dettagli, ma posso dirti che le conseguenze fisiche e psicologiche per queste donne (cioe’ la quasi totalita’ delle donne somale) sono devastanti, e durano tutta la vita. Io mi occupo principalmente di AIDS e pari opportunita’, e per questo studio la questione delle mutilazioni. Ogni tanto pero’ il mio lavoro si fa terribilmente frustrante e mi viene voglia di mandare tutti a quel paese. Poi quando sono proprio stufa, tornando ai fili conduttori, penso a tutte le donne che in Italia si battono per i nostri diritti, alle donne che in tutto il mondo si battono per i diritti di altre donne, e i loro fili mi tirano e mi dico che devo fare uno sforzo in piu’.
Diceva Serrano in una canzone sulle Madri di Plaza de Mayo “Dile a las Madres que en algun lado, donde hace falta, seguimos luchando!”
Mucha suerte Valentina, continua a scrivere!!!
Valentina, anch’io mi auguro che vorrai raccontarci altre cose su quello che vedi lì. :*
Sono curiosa anche di sapere che può dirci moira sulle donne di somalia. perchè non ci racconti di più?
bacioni a tutt@
grazie mille per l’accoglienza ragazze, é proprio un onore per me!!
@Moira, mi immagino come sará dura la realtá somala, il perú a confronto é acqua fresca! Mucha suerte compañera africana, davvero…
Ciao Valentina, grazie della bellissima testimonianza.
(a dirla tutta mi sento un po’ cretina… io che al massimo riesco a parlare di pubblicità e di donne negli spot mentre Vale se la vede con una realtà di uno spessore completamente diverso… Complimenti, cacchio!)
Un abbraccio e benvenuta!
Vale
Grazie, grazie, grazie Valentina. Benvenuta!
Hola Vale!
e complimenti alle ragazze (scusate l’ardire della confidenza:-) di SDI per l’ottimo acquisto.
I contributi di Valentina sono preziosi, e questo primo suo intervento ne è chiara dimostrazione.
Saludos a todas y un abrazo a Valentina.
Carlos
Ciao Valentina e benvenuta! Meraviglioso post,davvero. r. ![]()










2008