Report Flat: femministe e lesbiche ai tavoli il 23/24 febbraio. Abbiamo sparecchiato!
Le due giornate romane sono state davvero una ottima occasione per pensare e agire con calma senza lasciarsi condizionare dallo stato di costante emergenza. Elaborare strategie, rilanciare in maniera critica su battaglie in cui bisogna mirare alto per arrivare più lontano.
La prima giornata è iniziata da un caffè. Poi la fila per registrare la presenza e segnarsi per il pranzo e intanto arrivavano facce conosciute e anche quelle che conosciute non erano ma sapevano di comunicazioni antiche, scambi su web che preludevano un abbraccio reale che prima o poi ci sarebbe stato.
Così ho rivisto tante compagne e ne ho felicemente conosciute ancora molte altre. Tutte con la voglia di mettere in comune occhi, orecchie, cervello, cuore. Ci siamo divise per tavoli, ciascuna a ragionare assieme ad altre dell’argomento rispetto al quale sentiva di poter dare un più grande contributo o per il quale aveva un prioritario interesse. Avrei voluto partecipare a tutti, ma avevo chiaro che era necessario parlare di "comunicazione, immaginari, linguaggi" anche perchè qualunque sia il pensiero femminista che ci passa per la mente se non siamo in grado di comunicarlo è nella nostra testa che rimarrà.
Il tavolo sulla comunicazione è stato meravigliosamente introdotto da Feramenta e poi concluso da Femminismo a Sud. Tra l’una e l’altra molte altre donne, appartenenti a diverse generazioni, hanno parlato, condiviso, ascoltato, raccontato, partecipato ad una discussione appassionante che si è conclusa - almeno per me - con la bella sensazione di aver appreso molte cose e di essere stata parte di uno scambio straordinariamente ricco.
Il giorno dopo, la domenica, per prima cosa abbiamo ascoltato le rel/Azioni di tutti i tavoli. Per me è stata una bella conferma sentire quanto fosse stato notevole il contributo delle tante donne per ciascun tavolo. Potrete voi stess* leggere i contenuti dei materiali che sono stati condivisi e delle rel/Azioni sul blog Flat. L’assemblea alla fine si è chiusa con un documento che riassume tutti i temi trattati, le strategie politiche proposte e una serie di appuntamenti futuri cui sarà importante partecipare.
Durante gli interventi si sono alternate donne di ogni età. Nel primo tavolo si è parlato di violenza come fattore culturale attribuendone la responsabilità al sistema patriarcale e dunque al motivo economico che legittima questo sistema. La prossima iniziativa nazionale contro la violenza si farà al sud. Ovviamente noi siamo molto felici di questo.
Il secondo tavolo concludeva con un "aborto libero e gratuito per tutte" e descriveva proposte e campagne che saranno assunte territorialmente sulla base delle strategie locali. "Obiettiamo gli obiettori" è una campagna di denuncia e boicottaggio che agisce per smascherare gli obiettori [scrivendo i loro nomi e cognomi su un blog perchè le donne sappiano con chi hanno a che fare e dagli stessi obiettori rifiutino ogni altro tipo di prestazione medica] e per colpirli dove più gli fa male: nelle loro tasche.
Il tavolo tre ha parlato di comunicazione, immaginari, linguaggi. Non si poteva non portare ad esempio la bella campagna "Adotta un consultorio" lanciata a Bologna con una azione di attacchinaggio di figure di donne con frasi fumetto tutte riferite al proprio diritto di decidere, fruire dei servizi, rivendicare gratuità e garanzie. Al tavolo si è proposto di: "Creare un gruppo di comunicazione permanente che metta insieme saperi, materiali e risorse e che sia aperto non solo a chi lo fa di professione ma anche a chi rientra nel circuito comunicativo in maniera informale. [...] Mettere in campo tutte le forme possibili di comunicazione svincolate dai media ufficiali quando vogliamo essere/agire nello spazio pubblico; usare consapevolmente gli strumenti collettivi." E ora ci tocca aggiustare e condividere i materiali del worshop e costruire un manuale per la realizzazione del blog con un linguaggio semplice e calibrato sulle esigenze concrete di chi ne ha bisogno.
Il tavolo 4 ha parlato di femminilizzazione del lavoro e si è infine proposta la campagna per un "reddito di esistenza" e "di mettere in piedi un laboratorio di autonarrazione, anche su blog, che possa essere uno strumento di un osservatorio sul nostro lavoro, che ci aiuti a comprendere la natura sociale delle difficoltà che individualmente incontriamo nel lavoro".
Nel quinto tavolo si è parlato ampiamente di come favorire la diffusione di una cultura non sessista soprattutto nelle scuole. La educazione alla cultura non sessista risulta molto difficile in un contesto in cui "il sapere è falsamente neutro, disincarnato [...] in cui non si definisce il sesso o la classe [...] si tratta di un sapere astratto, non di genere [...]. Il sapere è dunque da risessualizzare con ruoli non codificati in cui le donne non siano addette ai ruoli di cura o piuttosto in alternativa presentate in veste di seduttrici." La discussione si è evoluta sino a parlare di una "pedagogia della differenza". Anche in questo caso tra le proposte c’e’ quella di realizzare un blog per favorire la condivisione e la messa in rete di informazioni sul tema.
Il tavolo 6 era concentrato sulla critica all’eterosistema. Si è chiarita la definizione "femministe e lesbiche" in quanto meccanismo di nominazione reciproca. La sintesi parte "dalla provocatoria dichiarazione di Monique Wittig: “Le lesbiche non sono donne. Non è più donna chi non è in relazione di dipendenza da un uomo”. Da qui l’autonominazione come lesbiche piuttosto che come donne. Ma a questo va aggiunto che molte compagne eterosessuali hanno contestato l’uso della parole donne per nominarsi e hanno assunto l’autodefinizione di femministe che è una scelta politica mentre il termine donna è tutto interno al sistema e rivendicarlo diventa difficile." Il ragionamento si estendeva sino alla fluidità delle scelte sessuali, alla lotta contro l’eterosistema, alla critica alla maternità obbligatoria. E’ stata denunciata la pratica dello stupro come appropriazione o riappropriazione dei corpi delle lesbiche ed è stato proposto a tutta l’assemblea di dire di no alla strumentalizzazione dell’otto marzo da parte della triplice sindacale ricordando il ruolo di pezzotta nel family day.
Il tavolo 7 ha parlato di autorganizzazione che deve occupare lo spazio pubblico. Il tavolo 8 ha ragionato di razzismo, del rapporto con le donne migranti, degli studi post coloniali e dell’appalto del lavoro di cura alle donne straniere. Vale a dire che noi non abbiamo risolto il problema dell’attribuzione di certi lavori. Li abbiamo semplicemente riaffidati ad altre donne. Rispetto a questa contraddizione il gruppo ha ritenuto necessario misurarsi.
Il dibattito che è seguito alla lettura delle rel/Azioni dei differenti gruppi è stato altrettanto ricco e ha mostrato la complessità di posizioni e comunque la disponibilità ad ascoltarsi e incontrarsi per tutte le donne, femministe e lesbiche che pure erano diverse tra loro. Siamo diverse ma abbiamo degli obiettivi comuni. Ci interessa di noi, del nostro presente, del nostro futuro. Ci interessa poter respirare tutto un respiro senza dover trattenere il fiato. Ci interessa esistere: libere, autodeterminate. Così alla fine abbiamo vinto noi perchè i processi di contaminazione reciproca culminano in un contagio di pensieri radicali, complessi e forti. Sono state due grandi giornate e la sensazione che ho portato a casa con me, assieme agli abbracci e alle tante parole mai banali, è quella di essere stata parte di un percorso di lotta di cui si parlerà a lungo.
Grazie a chi ha organizzato questa meravigliosa iniziativa e grazie ad ogni femminista, donna e lesbica per ogni parola, ogni contributo, ogni esercizio di ascolto, ogni sorriso, ogni caloroso abbraccio, ogni spicchio di intelligenza che ha voluto portare.
Il documento finale racconta di noi e delle nostre intenzioni e finisce con uno slogan dedicato a chi vuole strumentalizzare l’otto marzo: "Tra la festa, il rito e il silenzio…noi scegliamo la lotta!"
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2008