Sorelle d'Italia

Una preghiera per Ferrara

Vorrei lanciare un pubblico appello a Famiglia Cristiana e alla Pastorale giovanile che avevano condanato la scena del film ‘Caos calmo’ dove  – come sostiene in maniera mirabile Lietta Tornabuoni – Nanni Moretti pigia sul seno di Isabella Ferrari con la carica erotica di un dito sul campanello dell’interno sei.  La Pastorale e Famiglia Cristiana non potrebbero per favore intervenire anche su Giuliano Ferrara che intende mettere sulla prima pagina del suo giornale (nessun altro gliela pubblicherebbe) la foto dei suoi testicoli: piccoli, per di più? E’ più indecente il dito sul campanello di Moretti o la nudità al microscopio di Ferrara?

E d’accordo che il direttore del Foglio è uno che ama le provocazioni, gli scherzi audaci, e che alla fine dell’idea di pubblicare la foto dei suoi testicoli non se ne farà nulla, ma davvero al mondo cattolico piace uno che ama giocare così? Davvero voi ritenete che i diritti degli embrioni siano al sicuro con uno che minaccia l’ostensione del testicolo? Gli affidereste i vostri bambini?

Oltre alla foto dei suoi attributi maschili, piuttosto scarsi a quanto pare, Ferrara ha promesso di pubblicare  un’altra foto: dell’assegno da 250 mila euro provenienti – sostiene – dal suo patrimonio per finanziare questa campagna giusta e santa per la salvezza degli embrioni, di qualsivoglia natura, genere, specie. I detrattori della legge 194 non pensano che forse questi soldi potrebbero essere spesi in maniera meno grottesca, più concreta in nome della difesa del diritto alla vita? Gli italiani che si sono lasciati affascinare dalla sua strenua difesa della vita sono proprio sicuri che un simile fanatismo non nasconda altro? Un disturbo, una vendetta, qualcosa di personale insomma che si tenta di scaricare su circa venticinque milioni di donne?

In ogni caso Giuliano Ferrara scenderà in campo con un partito nuovo di zecca di cui anche Silvio Berlusconi ha confessato apertamente di non sentire alcun bisogno. Si presenterà solo al Senato e solo in Lombardia e Lazio, non è ancora ben chiaro chi saranno gli altri nomi nelle sue liste elettorali ma la sua campagna è già nel vivo. Punta ad essere eletto Ferrara, dunque è a caccia di voti.  E però sta generando sconcerto all’interno del centro-destra e del suo mondo maschile. A chi faranno riferimento ora gli uomini, ancora al modello macho del celoduro di Bossi & c., oppure si lasceranno irretire dal nuovo ideale intellettual-morbiduccio di Ferrara tutto testicoli piccoli e seni cascanti? Probabilmente finiranno per scegliere ancora una volta l’immarcescibile Silvio Berlusconi perennemente circondato di giovani figliuole bionde e sensuali.

Non amo le dietrologie, ma di fronte a un parossismo così sfrenato e immotivato da portare addirittura un uomo a mostrare i suoi testicoli e confessarne i limiti mi chiedo – e lo chiedo a voi – se tanto orrore non nasconda altro. Che cosa? Un patto di ferro con Berlusconi per dividere la sinistra, mettere a ferro e fuoco le linee dei laici, deviare il dibattito in campagna elettorale su temi etici invece che su urgenti problemi di economia. Oppure un puro delirio.

Se dietro queste boutade ci fosse un piano, per il momento però avrebbe ottenuto il risultato opposto e cioè di ricompattare le donne e i laici intorno ala difesa della 194, non potendosi unire su altro.  Se invece è un puro ragionamento di marketing attendo due dati per capire se sia giusto o no: la tiratura del Figlio del giorno della pubblicazione della foto dei testicoli, il risultato elettorale.

Nel frattempo mi chiedo – e vi chiedo – che cosa ci fa la Chiesa al seguito di persone di questo tipo? Ah, forse sì, una cosa potrebbe fare: pregare. E molto.

15 febbraio 2008
10:33, venerdì
flavia amabile
Filed under : Cronaca, Identità, Interni, Mamma mia!, Mass Media, Politica, Religione, Salute, Satira, Società
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Commenti : 23
 
23 commenti

(#) Quello che disse Maria Sung

venerdì 15 febbraio 2008 alle 11:24

1

Quel filo-abortista di Ferrara
Alessandro Robecchi

E’ veramente strabiliante che tutti i giornali (manifesto compreso) si ostinino a definire il probabile partitino di Giuliano Ferrara come una «lista antiaborista». Per completezza di informazione e correttezza semantico-politica, vorrei far notare che l’ipotetica formazione del direttore del Foglio è a tutti gli effetti una lista a favore dell’aborto e della sua incontrollata diffusione, meglio se illegale. Se la legge 194 ha praticamente debellato la piaga dell’aborto clandestino e ha più che dimezzato gli aborti italiani, attaccarla con toni da crociata non è altro che una squillante e vergognosa battaglia a favore dell’aborto. Riconoscendogli una certa arguzia, molti sostengono che Ferrara sia abile a rovesciare le frittate a suo favore, ma è forse venuta l’ora di riposizionare la frittata per il verso giusto: attaccare una legge che funziona (pur a stento e faticosamente) non è altro che un attentato alla sofferenza di chi affronta scelte drammatiche. La burbanzosa leggerezza con cui si trattano temi tanto spinosi per edificare l’ennesimo partitino privato dovrebbe almeno indurre a prudenza su parole e simboli. Spiace per Ferrara e per la sua arguzia, ma in Italia lo slogan «Aborto-no-grazie» è stato realizzato proprio dalla legge 194 e non dal fuoco di sbarramento Vaticano. Quanto all’altro nome in ditta, «Lista per la vita», c’è da sbalordire. Per anni, da quando è iniziata la mattanza irachena, Giuliano Ferrara ha esercitato in modo acritico e feroce la sua soave apologia della guerra. Ora che gli iracheni morti sono oltre un milione, fregiarsi della parola «vita» in un simbolo elettorale suona come feroce sberleffo. Della vita, della morte, del dolore della gente bisogna parlare sottovoce, con rispetto. Invece si sbraita, entrando come un elefante in una cristalleria. Si dice che a Ferrara piaccia parlar chiaro. Lo faccia anche questa volta e chiami la sua lista per quello che è: propaganda filo-abortista.
(costretta a fare il copia-incolla perché il Manifesto tiene in archivio gli articoli SOLO UNA SETTIMANA: purtroppo il link http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Febbraio-2008/art3.html
non basta)

(#) Quello che disse luigi

venerdì 15 febbraio 2008 alle 13:26

2

Spero di non essere sbranato.
La quasi totalità dei cattolici politici e non, come la quasi totalità di quei laici per cui l’aborto è un atto drammatico contro la vita sono d’accordo nel riconoscere alla 194 il merito di aver eliminato la piaga dell’aborto clandestino. La quasi totalità di questi ritiene definitivamente inaccettabile la persecuzione legale delle donne che ricorrono all’aborto. Molti di questi ritengono che la 194 non vada nemmeno ritoccata ma solo meglio applicata in tutti i suoi punti.
Non ho trovato un discorso di Ferrara stesso che non sostenga con forza questi aspetti.

Ma allora mi chiedo perché ci si ostina a non andare al punto della questione? Perché si attribuisce a Ferrara e a chi come lui interviene in questa discussione affermazioni che non ha fatto?
Perché non è possibile mettere a tema un dramma oggettivo che ha un impatto cosi forte nella vita delle persone e della società tutta in Italia e all’estero, senza ricorrere a stereotipi e barricate? Perché tutto diventa indiscutibile? Perché si citano i testicoli di Ferrara senza spiegare il senso di questa sua affermazione ma lo si fa passare per un pazzo che ha deciso denudarsi in piazza?

Tutti riconoscono che l’aborto per una donna è un dramma, nessuno nega che la donna è sempre vittima e non carnefice di questo evento. C’è chi sostiene che le vittime sono due, la donna e il bambino che non nascerà. Su questo si può non essere d’accordo, ma non è una posizione dogmaticamente inaccettabile da bocciare come totalmente campata per aria e non degna di considerazione.

Tornando a Ferrara e alla sua provocazione, il caso di Napoli ha portato alla luce un caso di aborto, non generalizzabile ma sicuramente diffuso ed emblematico.

Esiste o non esiste un problema umano,culturale e sociale se una donna (che vuole un figlio) viva come un pericolo di vita ( e non ci sono ragioni per non crederlo) il fatto di mettere al mondo un figlio probabilmente con problemi fisici paragonabili a quelli di Ferrara e con il 40% di probabilità di deficit di apprendimento di entità mediamente paragonabili a quelle di un dislessico?

Esiste un problema di deriva eugenetica? Almeno come rischio? Come ipotesi?

Se esiste, è lecito che qualcuno si faccia carico di portare all’opinione pubblica un dibattito su questo tema? Oppure si toccano tabù inavvicinabili?

(#) Quello che disse Maria Sung

venerdì 15 febbraio 2008 alle 14:50

3

“Perché si attribuisce a Ferrara e a chi come lui interviene in questa discussione affermazioni che non ha fatto?”
Mi risulta che Ferrara definisca l’aborto un omicidio perfetto. E poco fa, al tg1 l’ho sentito dire “la donna deve scegliere per la vita”. In quel deve ci sta tutta la malafede del mondo.
Perché gli antiabortisti non parlano di contraccezione? Perché se davvero tenessero tanto alla vita, dovrebbero guardare i fatti: e i fatti ci dicono che più contraccetivi meno aborti. Così magari invece di ragionare in termini di vittima e carnefice cominciamo a ragionare in termini di consapevolezza del corpo e della maternità.

Sarà, ma a me la frase “l’aborto è un atto drammatico contro la vita” ricorda “lo stupro è un reato contro la morale”. Le persone coinvolte sono sempre fuori campo. Aborto è una donna che decide di non portare avanti una gravidanza. Non è possibile scavalcarla, fare finta che non ci sia.

E riguardo all’handicap e alla deriva eugenetica, certo che possiamo discuterne. Ma anche lì, decidere per gli altri, no. Io ho fatto per un po’ l’educatrice di sostegno e non avete idea di quanto i genitori possano arrivare ad odiare i propri figli. Mi si dirà che anche i bambini sani a volte sono odiati dai genitori: ma loro, una volta cresciuti, possono scappare da lì. Gli altri no.

(#) Quello che disse Kiki la strega

venerdì 15 febbraio 2008 alle 15:18

4

Sai Luigi, credo che mettersi a discutere tutti insieme della deriva eugenetica sia andare a cercare il sesso degli angeli. Anche perchè sull’aborto in caso di malformazioni, inevitabilmente, bisogna andare a vedere caso per caso, non possono esistere linee generali. Non conta solo la gravità della malattia ma anche la capacità della famiglia di farsi carico del malato.

Prendiamo la sindrome di Down, ad esempio. E’ ovvio che non è una delle malattie più atroci, che ci può vivere e amare e essere felici anche con una malattia del genere. Ma non tutti sono in grado, culturalmente, economicamente, di crescere un figlio che non sarà mai completamente autosufficiente. Penso ad esempio ad una donna sola avanti con gli anni, magari non ricca. Già un bambino richiede tantissime energie, ma un bambino che ha bisogno di ancora più cure? Se per lavoro deve stare fuori casa tutto il giorno, chi si prenderà cura del bambino? Per non parlare dell’angoscia che hanno molti genitori di figli malati: chi si occuperà di loro quando io non ci sarò più? Siamo sicuri che la società se ne farà carico?
Sinceramente, non mi sento di criticare chi abortisce in queste condizioni. Non mi sembra eugenetica, mi sembra disperazione.

Davanti a questi 10000 sottocasi, discutere di eugenetica sì, eugenetica no nella migliore delle ipotesi lascia il tempo che trova, nella peggiore rafforza la posizione di quei tanti in Italia che sono contrari al diritto all’aborto (non prendiamoci in giro, c’è gente che la legge la abolirebbe anche oggi) e colpevolizza chi ha dovuto farvi ricorso.

Il risultato di queste polemiche è di spaccare inutilmente la società.
Trovo inoltre che chi ha veramente a cuore la tutela dei feti otterrebbe molti più risultati mettendo le persone nelle condizioni di crescere serenamente i propri figli. Se alla donna del mio esempio sopra si spiegasse che il suo aborto è eugenetica, o peggio ancora non le venisse permesso di abortire perchè nè lei nè il figlio corrono oggettivamente rischi gravi, lei si limiterebbe ad andare a Londra con ryanair e abortirebbe lo stesso, con un surplus di dolore.
Se la società le garantisse un appoggio concreto, aiuti economici, servizi medici e psicologici funzionanti, se le facessero vedere concretamente che quando lei non ci sarà più suo figlio sarà seguito come una famiglia dai servizi sociali, allora quel feto tornerà ad essere un futuro figlio amato e non qualcosa che non si può permettere.

In concreto, crederò alla buona fede dei movimenti “pro vita” quando, invece di limitarsi a discutere dei massimi sistemi, si indigneranno perchè gli asili pubblici non sono sufficienti, perchè non ci sono sostegni fiscali alle famiglie, perchè i servizi sociali sono sottodimensionati, perchè c’è ancora gente che non sa se riuscirà a far studiare i propri figli, anche se meritevoli, per mancanza di soldi. Quando si metteranno al lavoro, in concreto, per risanare queste situazioni, allora gli crederò.

Altrimenti mi sembrano solo sepolcri imbiancati, buoni solo ad agitare grandi ideali come clave per distruggere il diritto delle donne – delle persone – ad una sessualità e maternità consapevole.

(#) Quello che disse luigi

venerdì 15 febbraio 2008 alle 17:12

5

Kiki non è questione di credere o di non credere nella buona o cattiva fede di tizio o caio.
Se esistono drammi umani e sociali bisogna guardali in faccia e giudicarli per quello che sono nella loro cruda concretezza senza pre-giudizi, anche se le soluzioni non sono ne facili e a portata di mano. Né per ragioni ideologiche o di comodo vanno nascosti sotto il tappeto.

La deriva eugenetica non è il sesso degli angeli ma una possibilità concreta già in atto.
Non si tratta di trovare capri espiatori su cui addossare le colpe, tanto meno le donne che sono le prime vittime di questa situazione.

Non ammettere che esista il problema significa nasconderlo sotto il tappeto, parimenti colpevolizzare le donne che ricorrono all’aborto significa nascondere il dramma sotto il tappeto.

Altro che eugenetica si ed eugenetica no. L’eugenetica è una cosa terribile, anche se, quando si è tentato di applicarla nella storia è sempre stata accompagnata da una serie di “buone e caritatevoli intenzioni”.

Una società dove una donna abortisce un bambino a rischio di difficoltà più o meno lievi di apprendimento e/o problemi fisici di natura più o meno grave è una società gravemente malata.( e non per colpa della/e madre)

Una società dove non nascono più bambini down (sta accadendo) non è una società più bella, più sana e più felice.
E’ tragico e triste ne più ne meno di una ipotetica società di uomini con QI superiore a 100.

Non ci si può nemmeno nascondere dietro l’alibi del “quando saremo tutti bravi” “quando lo stato provvederà” allora affronteremo il problema. E tanto meno ci si può nascondere dietro l’alibi della libera scelta individuale che riguarda le donne solamente. Appunto le donne sole….sempre.

(#) Quello che disse Valentina

venerdì 15 febbraio 2008 alle 18:19

6

scusa se te lo faccio notare luigi ma non hai risposto alle domande che ti faceva kiki .

(#) Quello che disse luigi

venerdì 15 febbraio 2008 alle 18:53

7

Valentina, immagino intendi
“Già un bambino richiede tantissime energie, ma un bambino che ha bisogno di ancora più cure? Se per lavoro deve stare fuori casa tutto il giorno, chi si prenderà cura del bambino? Per non parlare dell’angoscia che hanno molti genitori di figli malati: chi si occuperà di loro quando io non ci sarò più? Siamo sicuri che la società se ne farà carico?”

Non le ho ignorate, ho scritto “Non ci si può nemmeno nascondere dietro l’alibi del “quando saremo tutti bravi” “quando lo stato provvederà” allora affronteremo il problema”.
Potrei dire anche che conosco persone, famiglie e associazioni che vengono concretamente incontro a situazioni del genere (e non è retorica perché è vero le conosco veramente) ma mi si potrebbe obbiettare che non è sufficiente ad eliminare tutta le difficoltà e le sofferenze di tutte le situazioni.
Per questo ripeto: “Non ci si può nemmeno nascondere dietro l’alibi del “quando saremo tutti bravi” “quando lo stato provvederà”
Perché lo stato si muova, le persone si muovano è necessario cambiare la cultura, non esiste una soluzione facile immediata.
Ma per far muovere le cose bisogna guardare in faccia la realtà, chiamarla con il suo nome, non nasconderla e sperare di anestetizzare il tutto, perché non è umano.
Qualcuno che soffre, che perde che è sconfitto c’è sempre e in questo caso sono i bambini che non nascono e le donne, giustamente libere di abortire ma spesso non libere di non farlo.

(#) Quello che disse Valentina

venerdì 15 febbraio 2008 alle 23:50

8

nel tuo primo messaggio parli di donne che hanno paura di mettere al mondo bambini che hanno deficit di apprendimento paragonabili alla dislessia , scusami ma a me questo sembra un modo di raccontare le cose non corretto .

(#) Quello che disse luigi

sabato 16 febbraio 2008 alle 11:06

9

Valentina, ho fatto il paragone con la dislessia solo per quanto riguarda i problemi di natura intellettiva che sono per gravità paragonabili, fermo restando che entrambe le patologie hanno un gradiente di variabilità, ci possono essere dei dislessici con difficoltà di apprendimento più o meno gravi e viceversa.
La mia intenzione non era quella certo di minimizzare le paure e le angosce di una madre.

Il mio commento era finalizzato solo a porre la domanda : Una società che ci porta a considerare queste vite non degne di essere vissute è un problema di cui discutere o no? È’ o no questo il segno di una forte disturbo umano, culturale e sociale?
Penso che questo sia anche il senso della provocazione dei testicoli di Ferrara.

(#) Quello che disse Maria Sung

domenica 17 febbraio 2008 alle 12:12

10

Non so luigi, se una famiglia* deve mettere al mondo un figlio che poi odierà, e che odierà se stesso per via delle proprie malformazioni (e ce ne sono tanti) non so in che modo lo si possa considerare un contributo ad una società migliore. O in che modo la vita sia stata difesa, a meno di voler considerare la vita un valore astratto al quale aggrapparsi come ad un feticcio e non qualcosa di tremendamente concreto.
Una società accogliente per i portatori di handycap, e una libertà di scelta di fronte alla possibilità di un aborto terapeutico non sono l’una contro l’altra (per non parlare del fattore ricerca scientifica, ma qui apriamo un discorso lunghissimo, dato che si finisce a parlare di legge 40).

*Parlo di famiglia, perché spesso sono scelte maturate insieme.

(#) Quello che disse luigi

domenica 17 febbraio 2008 alle 13:29

11

Maria, quello che volevo dire è che una società dove il fatto che una famiglia, come dici tu giustamente, sia portata ad odiare i propri figli perché handicappati per cui è “normale” nel senso che in fondo è “tranquillamente accettabile”, in sostanza “non è un problema particolarmente sentito”, non è “una ferita aperta”, ecco una società cosi non è qualcosa su cui interrogarsi?
Interrogarsi tutti non per gettare colpe sulle spalle di altri, in particolare sulle famiglie che non ce la fanno. E’un problema tra l’altro che tocca tutti anche perché il concetto di “normalità” e un concetto relativo che attraversa tutte le infinite variabili dell’ handicap ma anche di figli sani. Chiunque ha cresciuto dei figli sa quanto è faticoso, sofferto e spesso vissuto come arido di soddisfazioni, perché in fondo, ad un certo punto ti rendi conto che tuo figlio è altro da te. Il discorso sarebbe lungo….

Tu dici:” Una società accogliente per i portatori di handycap, e una libertà di scelta di fronte alla possibilità di un aborto terapeutico non sono l’una contro l’altra”. Sono d’accordo non sono l’una contro l’altra, anzi ritengo necessaria la non punibilità delle donne che scelgono di non partorire. Ma la non punibilità non coincide con la libertà di scelta, è necessaria ma assolutamente non sufficiente. Non esiste libertà delle donne di abortire senza una vera libertà di non abortire, altrimenti la pura difesa della 194 (accettata dalla maggioranza compreso Ferrara) diventa un modo per nascondere la testa sotto la sabbia.

Benvenga chi sente più di altri questo problema e a suo modo ha il coraggio di gettare sassi nello stagno.

(#) Quello che disse Valentina

lunedì 18 febbraio 2008 alle 10:15

12

Peccato che chi getta questi sassi nello stagno non abbia in alcun modo a cuore la vita i figli o le donne con le loro difficoltà ma stia semplicemente cercando un modo per regalare al suo padrone un bel gruzzoletto di voti facili facili raccattati bada bene non con un impegno contro la corruzione , non parlando di famiglia ( dopo fini che mette incinta l’amante al family day e mele che ci ha ricordato fin troppo chiaramente a cosa servono per loro le donne chi vuoi che li ascolti più) , ma su un argomento che funziona sempre e non comporta nessun confronto, anzi ti puoi pure incoronare nientemeno che “difensore della vita” così , senza vergogna , sulla pelle altrui.

(#) Quello che disse luigi

lunedì 18 febbraio 2008 alle 17:12

13

Valentina, mi pare che le tue (e non solo le tue )osservazioni su Ferrara rappresentino una tipica posizione ideologica perché evidenziano i tre clichè classici:

1- Senza prove trovare delle motivazioni subdole (false o indimostrabili ma verosimili) per cui l’avversario si impegna su una certa posizione
2- (La peggiore) Attribuire all’avversario frasi o idee che non ha mai espresso per poterle contestare più facilmente e nel contempo dipingere meglio un’immagine negativa del personaggio stesso.
3- Ravanare nelle mutande dell’avversario per trovare qualche cosa di negativo, incoerente, immorale o illecito per svalutare ed eludere quello che lo stesso sostiene.

Tale posizione ideologica talvolta è appositamente studiata per eludere un confronto di opinioni nel merito della questione, talvolta è talmente connaturata da venire spontanea, senza un fine preciso, ma ha come esito lo stesso, fare venire meno un confronto sul punto in questione.

(#) Quello che disse renato

martedì 19 febbraio 2008 alle 17:22

14

Non so se Ferrara pubblicherà i suoi testicoli ma l’idea è bella.nei testicoli si producono gli spermatozoi e gli spermatozoi rappresentanoil 50% del patrimonio genetico del bambino.E quel 50% è maschile.Il messaggio di ferrara lo interpreto così:rivendichiamo la nostra proprietà sulla vita.Vi siete incavolate per quello che dice ferrara , ma più ancora non sopportate il fatto che lo dica un UOMO.Già un uomo che parla della vita, questa cosa di cui avete reclamato ( e ottenuto purtroppo)la assoluta proprietà sia dentro che fuori dall’utero.Non è così però.

(#) Quello che disse Kiki la strega

martedì 19 febbraio 2008 alle 20:23

15

Luigi, mi sembra di capire che tu ed io partiamo da posizione ideologiche sostanzialmente incompatibili. Mi sembra (correggimi se sbaglio) che tu sia moralmente contrario all’aborto, ma che, nella situazione attuale, non vorresti abolire la possibilità legale di praticarlo. Io invece penso che un feto diventi essere umano, e come tale portatore di diritti intoccabili, solo ad una certa fase del suo sviluppo, e prima di raggiungerla i diritti della madre, essere umano già esistente, sono ben più importanti dei diritti di un essere umano solo in potenza, quindi un aborto nelle prime fasi della gravidanza per me non è immorale.

Parliamo ora delle cose che abbiamo in comune, molte di più di quanto non sembri a prima vista.
Per esempio pensiamo che la 194 debba restare. O meglio, tu parli di non punibilità, io di diritti, ma sempre di possibilità di abortire legalmente si tratta.
Oppure del fatto che vorremmo entrambi ridurre il più possibile il ricorso all’aborto. Entrambi perchè pensiamo che sia una sconfitta, è quasi sempre un trauma per la donna. In più tu ritieni che sia immorale, io no, ma non per questo divento una fan dell’aborto facile.
Inoltre io penso che i bambini siano una risorsa fondamentale per una società sana, e che la loro cura sia compito di tutti, chi vuole diventare genitore va sostenuto. E’ una cosa talmente ovvia che immagino ti troverà d’accordo.

Abbiamo ora due strade davanti:

1. discutiamo per i prossimi 30 anni su quale posizione ideologica sia quella giusta. Tu mi considererai una spietata quasi assassina, io ti riterrò un bigotto maschilista. E non avremo ottenuto niente.

2. fare qualcosa di concreto perchè le donne abbiano sempre la possibilità di far nascere un figlio. Non sto parlando di “quando saremo tutti bravi”, sto parlando di cose semplici. Si fanno family day e manifestazioni pro 194, ma non si fa casino quando i posti negli asili pubblici non sono sufficienti. Ci si infuria contro le tasse troppo alte, ma non contro il fatto che gli sgravi fiscali per le famiglie sono risibili. Perchè nei discorsi politici al momento trova più spazio Ferrara, che di proposte concrete non ne ha, di quanto non ne abbia la tutela della maternità?

Ora, è ovvio che in un mondo sensato le due cose non sarebbero incompatibili. Potremmo darci una mano nel realizzare qualcosa di concreto sulle cose su cui si è d’accordo, e poi scannarci su tutto il resto.
Insomma, perchè si faccia qualcosa di reale non è necessario pensare, come te, che ci sia una deriva eugenetica in corso. Non sento la necessità di sassi nello stagno. Al momento tante donne, tante coppie, non hanno libertà di scegliere. Lavoriamo insieme su questa libertà, ma nel frattempo, se vuoi farmi un favore, non parlare troppo di eugenetica. Mi sembra solo crudele, visto che spesso non c’è alternativa all’aborto, e non porta a molto. Creiamo prima un po’ di libertà in più, è più importante delle battaglie ideologiche.

Commento a margine: quello che vedo è che, quasi sempre, chi si dichiara “a favore per la vita” non fa nulla di concreto per rendere la vita di chi c’è un pochino migliore, e per far sì che chi è indeciso se mettere al mondo un bimbo o no possa scegliere in serenità. Si limita ad alzare un gran polverone in cui di umano io vedo molto poco, vedo solo cattiveria e colpevolizzazione. Insomma, i vari Ferrara e Casini a me sembrano un branco di ipocriti, ecco. Spero che non sia il tuo caso.

(#) Quello che disse luigi

mercoledì 20 febbraio 2008 alle 12:56

16

Kiki è vero abbiamo delle posizioni in comune e altre no,però per discutere bisogna fare chiarezza, altrimenti si rischia di fare confusione. E’ vero sono convinto che dal concepimento inizia una vita umana, ma questa non è una posizione ideologica e nemmeno morale. La morale non definisce cosa è o cosa non è, definisce un comportamento, un come “rapportarsi con una realtà”, definisce dei valori, delle priorità. Solo una morale (= comportamento) che pretende di definire la realtà diventa ideologia; la realtà esiste a prescindere. Sono convinto che dal concepimento inizia una vita umana perché è razionalmente e scientificamente evidente. Tu, come molti, sostieni che un individuo diventa uomo “solo ad una certa fase del suo sviluppo”, bene, oggi non siamo nel medioevo, si conosce tutto dal concepimento in poi, allora in quale fase è vita umana? Chi la pensa come te da molteplici interpretazioni differenti, il passaggio da morula a gastrula, da gastrula a embrione, da embrione a feto,da feto a quando esce dal ventre materno, quando lo decide la madre, quando comincia ad avere coscienza di se…e via via molte altre del tutto sentimentali e soggettive opinioni assolutamente non dimostrabili se non come dogma. La realtà scientifica evidenzia che in tutte queste fasi non esiste soluzione di continuità, l’unico vero salto evidente è il concepimento.
Anche il fatto che l’aborto è “quasi” sempre un dramma per le donne è un’evidenza di ciò, altrimenti non si spiegherebbe. Che dramma ci sarebbe nel tagliarsi le unghie, levarsi un dente o fare un appendicectomia? Non è che un asino a forza di chiamarlo cavallo si mette a nitrire.
Io, come molti, ritengo che è immorale costringere una donna a partorire contro la sua volontà, si tratta del corpo di un’altra persona su cui io (e a maggior ragione lo stato) non dispongo di alcuna autorità. Ritengo che aver strappato le donne dalle mani delle mammane sia un atto di civiltà. Ritengo che scaricare sulle donne le colpe di questo dramma (penalmente e moralmente) sia un atto enormemente ipocrita.
Bene, se per sostenere queste mie convinzioni morali dovessi negare l’evidenza razionale di quello che è l’aborto, avrei una posizione ideologica.
Può sembrare un discorso teorico, ma invece è molto più concreto di quello che pensi.
Questa posizione razionale sta alla base della speranza di qualsiasi azione mirata a sostenere veramente il diritto della donna a scegliere. Le donne saranno veramente libere di non partorire quando saranno veramente libere di partorire.
Ti sei mai chiesta perché nonostante la grande maggioranza da una parte e dall’altra sia “teoricamente” concorde su queste posizioni, da trentanni non sono stati fatti passi avanti in tal senso? Perché la 194 è a parere di tutti stata applicata nella parte che regola l’aborto ma poco o niente nella parte che teoricamente dovrebbe sostenere le donne nella scelta della maternità?
Perchè è più comodo per tutti. E’ più comodo non guardare in faccia l’aborto per quello che è. E più comodo per i maschi che cosi sono meno responsabilizzati. E più comodo per le femministe che cosi possono rimanere attaccate a ora facili (non allora) stantie battaglie di trentanni fa e si augurano 10, 100 1000 Ferrara per poter rispolverare vecchie bandiere e rinfrescare i bei tempi, non importa se a vuoto. E’ più comodo per lo stato perché garantire la libertà di abortire è economicamente meno oneroso che affrontare il problema della libertà delle donne di non abortire. E’ più comodo per i politici cattolici e non, perché l’obbiettivo è solo quello di prendere più voti possibile ( hai notato come su questo argomento, e non solo su questo ma su quasi tutto, Veltroni e Berusconi dicono bellamente le stesse cose?
Non ho parlato del problema dell’eugenetica, perché ho gia scritto troppo, però ti assicuro e un problema molto più concreto di quello che pensi
Sostenere genericamente che per definizione quando si ricorre all’aborto non c’è alternativa, non è vero, ma farlo credere fa comodo a molti.
Non guardare in faccia l’aborto per quello che è fa comodo a tutti e lascia il fardello sulle spalle delle donne sole sempre…

(#) Quello che disse Kiki la strega

mercoledì 20 febbraio 2008 alle 13:51

17

Luigi, bene, vedo che hai scelto a testa bassa la strada numero 1.

Visto che sei una persona pacata e che a me piace discutere dei massimi sistemi ti spiegherò perchè non condivido molte delle tue opinioni (lasciamo pur stare la parola ideologia, che io non vedo come così negativa, ma non incaponiamoci sui termini.)

1. “Sono convinto che dal concepimento inizia una vita umana perché è razionalmente e scientificamente evidente. ” A me sembra
razionalmente ed evidente proprio il contrario! Al momento del concepimento c’è solo un ammasso di cellule indifferenziate. Ho una opinione troppo alta dell’essere umano per pensare che basti questo per parlare di persona. Credo che non si possa parlare di essere umano quando si è sicuri che non esiste cervello, che non esiste pensiero, movimenti autonomi, sensazioni. Non ti so dire a quale momento dello sviluppo compaiono queste cose, sono ignorante in medicina, lascio il giudizio tecnico ai medici. Prima che queste cose compaiono, semplicemente per me non si può parlare di persona.
L’unica altra posizione che mi sembra, diciamo, ragionevole, è quella dei cattolici che dicono che l’anima c’è da subito. Rispetto la loro fede e rispetto il fatto che vogliano difendere il diritto alla vita di chi secondo loro è persona. Semplicemente, secondo me, non c’è nessuna anima.

2. “La realtà scientifica evidenzia che in tutte queste fasi non esiste soluzione di continuità, l’unico vero salto evidente è il concepimento.” Quindi, dici tu, si è uomini dal concepimento. Il ragionamento è sbagliato, perchè se fosse vero sarebbero esseri umani anche gli scimpanzè, visto che dal punto di vista evolutivo non c’è soluzione di continuità tra scimmie e uomini. Che le differenze rilevanti nascono solo dai salti è una affermazione semplicemente falsa.

3. “Anche il fatto che l’aborto è “quasi” sempre un dramma per le donne è un’evidenza di ciò, altrimenti non si spiegherebbe. Che dramma ci sarebbe nel tagliarsi le unghie, levarsi un dente o fare un appendicectomia?” Qui siamo nel mondo della psicologia, non in quello della decisione “oggettiva” su quando si può parlare un essere umano.

4. “Io, come molti, ritengo che è immorale costringere una donna a partorire contro la sua volontà”. Io no. Ad esempio una donna che è arrivata all’ottavo mese di gravidanza per me ha in pancia una persona, e non ha alcun diritto di eliminarla. (Beh, non solo secondo me, secondo le leggi di quasi tutti gli stati). Nessun diritto di una persona è più importante del diritto ad un’altra persona a vivere, e secondo me all’ottavo mese non si può parlare di aborto ma di infanticidio. (Unica eccezione che contemplo: se si dovesse scegliere tra la vita della madre e la vita del bimbo).

5. “Questa posizione razionale sta alla base della speranza di qualsiasi azione mirata a sostenere veramente il diritto della donna a scegliere. Le donne saranno veramente libere di non partorire quando saranno veramente libere di partorire.” Concordo assolutamente sulla seconda frase. Sulla prima, beh, sta alla base della tua speranza, io desidero fortemente che ogni donna – persona – possa scegliere di avere un figlio in piena libertà. E’ per questo che proponevo di lasciar perdere i discorsi teorici e concentrarci sulla pratica. Non è necessario credere che si è uomini fino dal concepimento per desiderare che una donna sia libera di tenersi un figlio se lo vuole. Mi sembra così chiaro!

Sono anche d’accordo che questa situazione faccia comodo a tantissimi. Per migliorarla possiamo fare un pezzo di strada insieme. E’ ovvio che non saremo d’accordo su tutto. Davanti ad una quattordicenne incinta le posizioni di abortisti e antiabortisti non possono concordare. (Tranne sull’incoraggiare una sessualità matura, ma i profilattici si romperanno sempre.) Però possiamo mettere, insieme, la ragazzina nelle condizioni di scegliere.

E mi riallaccio al mio post precedente: quand’è che la smetteremo di discutere di aborto e inizieremo a fare manifestazioni per avere più asili pubblici?

(#) Quello che disse luigi

mercoledì 20 febbraio 2008 alle 17:49

18

Kiki, non penso proprio di aver scelto la strada 1, primo perché mi ritengo, a torto o a ragione una persona di natura poco ideologica e viceversa portata ad un approccio razionale sulle cose, secondo perché altrimenti non staremmo discutendo. Probabilmente non è chiaro il termine di ideologia altrimenti ti sarebbe più chiaro il contenuto negativo del concetto. Ciò che ti sembrano massimi sistemi in realtà sono le basi per una efficace azione sociale, politica e culturale (forse è anche per questo che ti sembrano interessanti) senza la base tutto rischia di diventare chiacchiera da bar o tifo da stadio. I punti da 1 a 4 rischiano di far andare fuori tema ma comunque proverò a rispondere, mentre il punto 5 e a seguire centra il cuore del discorso.
1-“Credo che non si possa parlare di essere umano quando si è sicuri che non esiste cervello, che non esiste pensiero, movimenti autonomi, sensazioni. Non ti so dire a quale momento dello sviluppo compaiono queste cose,…” Come vedi anche la tua affermazione si inserisce tra le tante “sentimentali e soggettive opinioni assolutamente non dimostrabili se non come dogma” In particolare alcuni aspetti da te citati si riscontrano almeno fino dalla fase embrionale per alcuni anche prima, altre come il pensiero si hanno difficoltà a collocarle anche all’ottavo mese,andando in contraddizione con quello che sostieni al punto 4. Se poi il pensiero ha una definizione più solida, anche i bambini per un po’ non andrebbero considerati pienamente uomini e ci sarebbero uomini di diverso valore a seconda di questa capacità discriminante. Sta di fatto che proprio questa mancanza di soluzione di continuità apre la porta a innumerevoli dogmatiche posizioni del tutto arbitrarie e soggettive su cui si scontrano senza soluzione anche autorevoli scienziati. Mi rendo conto che un punto bisogna pur sceglierlo per convenzione ma e chiaro che un punto scelto per una necessaria convenzione a livello legislativo non può diventare realtà oggettiva.
Sull’anima penso si vada decisamente fuori tema, ritengo solo che sia chi dice che l’anima con certezza esista che chi dice che con certezza non esista debba dare ragioni convincenti di ciò che dice altrimenti è puro fiato alle trombe.(in questo caso si sta effettivamente parlando di massimi sistemi)
2- Non ho ben capito ma mi sembra si vada fuori tema. Forse volevi esprimere il concetto che ”l’ontogenesi è la ricapitolazione della filogenesi” è vero ma la ricapitolazione non significa sovrapposizione. Poi il concetto di evoluzione che hai dato è fermo al XVII-XVIII secolo, quasi all’epoca di Darwin. Per chi si occupa oggi di evoluzione questa posizione fa l’effetto che possono fare i vecchi creazionisti del “tutto in sette giorni”. Lo studio dell’evoluzione oggi è una materia complessa e ancora tutta da indagare dove la teoria dei salti improvvisi trova spazio eccome.
3-Qui proprio non sono d’accordo il dramma dell’aborto per le donne non è riconducibile a un puro e semplice problema psicologico come fosse una fisima culturale. Come a dire, in fondo che stupide soffrono perché in qualche parte della loro testa sono ancora succubi del concetto che l’aborto ha a che fare con la vita umana, basterà convincerle del contrario e cosi oplà avremo risolto il problema. E’ una posizione di comodo che nega la realtà ma abbastanza diffusa.
4-Fermo restando che, a un certo punto dello sviluppo, il feto è totalmente formato esattamente come un neonato e aumenta solo le dimensioni per cui un feto di otto mesi è perfettamente uguale ad uno di sette cosi come uno di sei….per cui la differenza che evidenzi tu è solo emotiva e non sostanziale; ritengo sul piano legislativo necessaria la scelta di un punto arbitrario convenzionale (cosi come nella 194) ma non ritengo razionale estendere questa convenzione al concetto di vita umana. In altre parole per me è convinzione razionale ritenere che la vita umana inizia con il concepimento e nel contempo ritengo necessario tutelare il diritto della donna. Viceversa quello che tu dici “Nessun diritto di una persona è più importante del diritto ad un’altra persona a vivere..” ti conduce in una posizione dove o sei dogmaticamente sempre obbligata a negare il valore del feto come vita prima del punto convenzionale, oppure se ti capitasse di renderti conto che è vita umana anche prima saresti drasticamente contro una legge che consente l’aborto. Praticamente sei costretta in una posizione dogmatica.
5- purtroppo ho scritto molto per approfondire il punto più interessante. Voglio solo ribadire il concetto di fondo e cioè che senza guardare in faccia quello che è realmente il dramma dell’aborto in tutta la sua scomodità, difficilmente si troverà la forza per cambiare le cose (alcune da te indicate) verso un maggiore tutela del diritto vero delle donne a scegliere. Se non si discute di aborto le cose non cambiano come questi anni hanno ampiamente dimostrato
PS: è un piacere discutere con te.

(#) Quello che disse Kiki la strega

mercoledì 20 febbraio 2008 alle 19:19

19

Luigi, oggi proprio non ho voglia di far nulla, quindi sono sempre davanti al computer e ti rispondo in fretta. (Quanto all’averti accusato di aver scelto la strada 1, mi riferivo alla discussione in atto, non alla tua vita reale su cui non mi permetto di esprimere opinioni).
Ti rispondo, di nuovo, punto per punto.

1. Questa è la discussione più delicata, perchè dire cos’è un uomo è sostanzialmente argomento filosofico, per cui non è possibile giungere ad una definizione oggettiva. Non pretendo quindi di mettermi nel mondo dell’oggettivo, mi accontento del mondo del ragionevole. Nessuno mi convincerà mai che la singola cellula, al momento del concepimento, sia un uomo. Cos’ha di umano? Solo il DNA, mi sembra pochino. Per me un uomo è un animale pensante, con cuore, emozioni, bisogni. Non una cellula, suvvia! (Di nuovo: non sono razionale, ma mi sembra di ragionare a buon senso.) Allora chiedo, a me stessa e al sentire comune: cosa riteniamo indispensabile per poter parlare di uomo? Io, da non esperta di medicina, elenco le cose di cui parlavo prima, senza nessuna pretesa di rigore scientifico. (Sul pensiero, metterci a definirlo sarebbe complicato. Ma un neonato ha attività cerebrale complessa, mi riferisco a questo quando parlo di pensiero.) Sono certa, per quanto si può essere certi della scienza che per sua natura non è definitiva, che la cellulina originaria non soddisfa le mie richieste. Quando avviene il passaggio non lo so, ho fiducia che il limite dei tre mesi, accettato un po’ dapperttutto, sia stato scelto con saggezza, ma sono pronta a cambiare opinione.

2. non conosco nè l’ontogenesi nè la filogenesi, spiacente. Penso però che in natura è tutto continuo, i salti non esistono, magari esistono le brusche accelerazioni che, dalla nostra prospettiva temporale limitata, sembrano salti. E quindi non mi turba il pensiero che si possa passare dallo stadio di vita non umana a quello di vita umana gradualmente, che si tratti di evoluzione o di crescita fetale. (E quindi fisserei il limite per l’aborto legale quando, secondo le conoscenze mediche del momento, si può essere ragionevolmente sicuri che non ci sia un uomo, e qui si torna al punto precedente.)

3. non ho mai pensato quello che dici. Psicologia e fisima culturale sono ben distinte, e io ho il massimo rispetto per la prima. Siamo prima di tutto animali, ragioniamo di pancia. Per esempio, non sono mai stata incinta, ma sono convinta che tanti genitori iniziano ad amare il proprio figlio dal momento stesso in cui provano a farlo, anche se questo non è magari ancora stato concepito. Non lo trovo razionale, ma non lo trovo nemmeno stupido, probabilmente lo farei anch’io. Semplicemente non mi sembra che questo amore – o il dolore nel caso degli aborti – abbia valore conoscitivo, mentre gli riconosco valore umano.

4. il “non uccidere” nella nostra cultura è un dogma, non dimostrabile, e nessuno si sogna di metterlo in discussione. La nostra vita è piena di assunti dogmatici. Io credo in questo dogma, quindi se qualcuno mi convincesse che c’è vita umana prima dell’attuale terzo mese fissato per legge, sarei favorevolissima a modificare il limite temporale. Non so, mi sembra coerente. A meno di non voler rimettere in discussione il “non uccidere”.

5. Ribadisco, l’aborto è una sconfitta anche per chi pensa che non sia morto nessun bambino. Io stessa, con tutte le mie convinzioni razionaliste, non abortirei alla leggera, non nego l’impatto psicologico.
Non credo nemmeno che la spinta ad una società più accogliente verso i bambini possa venire solo da una riflessione sull’aborto. Siamo una società senza più bambini, questo è un dramma sociale che chiunque dotato di raziocinio non può non notare. Ho 26 anni, e NESSUNO dei miei amici è nelle condizioni – economiche, sociali – di mettere al mondo un figlio. Più precisamente nessuno è nelle condizioni nemmeno di chiedersi se desidera un figlio o no. E non parlo di scansafatiche in qualche zona depressa, quasi tutti i miei amici sono laureati del ricco nord. Mi sembra una situazione abbastanza critica, e spero tanto che la mia generazione troverà finalmente la forza di arrabbiarsi e pretendere condizioni di vita più accettabili. E tra queste non potrà mancare il diritto ad una genitorialità serena.

(#) Quello che disse luigi

giovedì 21 febbraio 2008 alle 12:48

20

Kiki, provo a risponderti
1- Non sono d’accordo sul fatto che non si possa arrivare a comprendere cosa sia un uomo, nel senso che non si possano dare definizioni oggettive è possibile non dare una definizione esaustiva ma oggettiva si altrimenti sarebbe grave. L’uomo fa parte della realtà e noi sappiamo che la realtà è conoscibile. E’ un discorso il cui oggetto entra nel campo della filosofia, per cui mi fermo, ma la filosofia è uno studio concreto della realtà e non campato per aria, non per niente ci sono ricercatori e università che si occupano dell’argomento. La scienza non è mai definitiva e il cammino scientifico è in continuo sviluppo, questo non vuol dire che non sia in grado di definire dal punto di vista scientifico alcuni aspetti della realtà, se non fosse cosi non ci sarebbe progresso scientifico.
Ciascuno degli aspetti che tu citi non sono esaustivi nel definire l’uomo anche se cuore e desideri (meglio di bisogni) insieme a ragione e quindi coscienza di sé e della realtà sono quelli che più ci descrivono. Tuttavia il problema si complica perché per esperienza sappiamo anche che chi ha poca coscienza di se (es un malato psichico grave) è comunque un uomo a tutti gli effetti e per me almeno ha lo stesso valore di un nobel della fisica.
“Ma un neonato ha attività cerebrale complessa..” si ma paragonabile a quella di molti animali e inferiore a quello che so….di un elefante. In apparente mancanza di riferimenti, istintivamente ci basiamo sull’apparenza. Uno zigote non sembra un neonato, un feto è molto simile, anzi ad un certo punto si differenzia solo per dimensioni, ma è anche vero che un neonato è molto differente da un uomo adulto per molteplici aspetti. Si potrebbero fare infiniti esempi dove il criterio dell’apparenza non tiene se non dal punto di vista emozionale.
Allora cosa è che tiene legate tutte queste fasi cosi diverse tra loro, ma senza punti di discontinuità? Un io unico e irripetibile. Quando questo io unico e irripetibile inizia a esistere? Dal momento del concepimento. Un istante prima non esisteva un istante dopo si. Si potrebbe obiettare che non è detto che questo io unico e irripetibile sia destinato a diventare un uomo, è vero, ma lo stesso si potrebbe dire per un neonato. E’ un problema di probabilità di successo nello sviluppo? Se cosi fosse la vita umana avrebbe meno valore nei periodi di carestia,epidemie o guerra. Per questo ritengo che non moralmente ma razionalmente la vita umana abbia inizio dal concepimento. Non è un problema religioso, morale, emozionale, convenzionale, legislativo è innanzi tutto un problema razionale.

2- l’ontogenesi è lo sviluppo dell’ individuo nella fase embrionale la filogenesi è lo sviluppo evolutivo del philum nel regno animale. L’uno ricapitola l’altro. In altre parole se guardiamo un embrione in una sua fase ci sembra molto simile che so…a un girino. Questo è vero ma è altrettanto vero che non si sovrappongono nel senso che sappiamo che non sono la stessa cosa.

3- Il dramma psicologico dell’aborto non è riducibile ad un semplice influenza culturale. Un dramma psicologico se non è sintomo di una patologia e se non lo si confonde con una semplice influenza emotivo-culturale è sempre l’esito di un impatto con una realtà. In questo senso intendo non è riconducibile ad una fisima emotiva, ma in sostanza è segno di una realtà oggettiva e come tale non può essere ignorato come valenza conoscitiva.

4- Non sono d’accordo. Il “non uccidere” nella nostra cultura non è un dogma, ma è la conseguenza etica di una posizione culturale razionale. La nostra vita non deve essere piena di assunti dogmatici ma di “ragioni”, ne va del nostro essere uomini, della nostra umanità.
Non sono d’accordo nemmeno sul fatto che considerare vita umana una certa fase dello sviluppo significhi automaticamente vietare l’aborto. La legislazione e quindi l’intervento dello stato non può non considerare i diritti della donna e la sua libertà per quanto riguarda il proprio corpo. Spesso la legislazione deve mediare tra diritti e porre delle priorità. E un problema di scelte che sono tali anche e soprattutto quando evidenziano un dramma. Per questo l’aborto deve essere legale e tutelato anche quando è sempre una sconfitta.

5- Sono d’accordo una riflessione sull’aborto non è esaustiva di problemi sociali e culturali, ma è indubbio che sia fortemente correlata a questioni chiave dello sviluppo di una società quali famiglia, natalità, disabilità, accoglienza della vita umana in tutte le sue forme. Sono argomenti che hanno almeno pari dignità se non priorità rispetto a temi come lo sviluppo economico, l’ecologia, la governabilità, gli assetti politici, la casta….
Sta di fatto invece, che nonostante le parole buoniste e omogenee con cui viene trattato l’argomento dai leader politici, fa comodo soprassedere. Ben venga chi spariglia le carte.

“Mi sembra una situazione abbastanza critica, e spero tanto che la mia generazione troverà finalmente la forza di arrabbiarsi e pretendere condizioni di vita più accettabili. E tra queste non potrà mancare il diritto ad una genitorialità serena” E’ vero tenendo presente però che una genitorialità serena non te la potrà mai garantire nessuno, tanto meno lo stato.

(#) Quello che disse Kiki la strega

lunedì 25 febbraio 2008 alle 17:39

21

Luigi, ti ho letto di nuovo, credo di aver capito il tuo punto di vista ma ancora non lo condivido. Soprattutto, non capisco perchè sia irrazionale pensare che un uomo diventi tale gradualmente. Ma credo di aver già spiegato come la penso, non ho cambiato idea, quindi non mi ripeto.

E quanto alla filosofia, sono d’accordo che non è una cosa campata per aria. Ma da qui a credere che possa produrre verità condivise ce ne vuole… Probabilmente se metti insieme un filosofo italiano e uno inglese non saranno nemmeno d’accordo su che cos’è, la filosofia!

Grazie comunque della discussione. Hai una visione delle cose per me nuova, è stato interessante capirla.

(#) Quello che disse luigi

martedì 26 febbraio 2008 alle 12:20

22

Kiki, è irrazionale pensare che un uomo diventi tale gradualmente perché l’esperienza ci dimostra il contrario. Entrambi sappiamo che un neonato ha lo stesso valore di un bambino e un bambino di un adulto, anche i vecchi non sono meno uomini solo perché sono più vicini alla morte. Uno stupido lo stesso valore di un’intelligente, un povero di un ricco (anche se le assicurazioni dicono il contrario) un fortunato di uno fortunato, un malato di un sano.
Un amico ha lo stesso valore di uno sconosciuto anche se noi percepiamo il contrario. Questo perché il criterio della ragione non può essere l’apparenza, l’emozione, l’utilità o altri criteri di tipo individualistico.
È stato piacevole discutere con te anche perché non era mia intenzione convincere di alcunché ma solo esporre le ragioni di ciò che ritengo giusto. Anzi no, tornando all’oggetto del post, anche convincerti che chi ha una posizione differente sulle cose può avere le sue ragioni e ha il diritto di essere preso sul serio senza pregiudizi, preconcetti, dietrologie e barricate. Ti assicuro non è una posizione scontata per questo è stato un piacere.

(#) Quello che disse Cole Jack

martedì 8 aprile 2008 alle 02:05

23

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