Interruzione di aborto
Ed ora assistiamo anche a questo, a un’interruzione di aborto da parte delle autorità giudiziarie, come dire a un’interruzione di un’interruzione di gravidanza. Potrebbe accadere in qualsiasi momento, ad esempio mentre il medico è alle prese con la sua personale corsa contro il tempo nel tentativo di rianimare un feto prematuro nato vivo anche se malformato, come risultava dalle analisi effettuate solo due settimane prima.
In quel caso che cosa fa il medico? Interrompe la rianimazione per rispondere alle domande degli inquirenti? O continua a rianimare il feto? Perdonatemi l’irriverenza, e queste domande che vi sembreranno fuori luogo, ma ormai di appropriato mi sembra rimasto ben poco in questo dibattito sulla 194 in tempo di elezioni.
Se invece l’interruzione dell’interruzione di gravidanza avviene durante un aborto di feto morto si assiste ad un altro effetto paradossale. Lo si è capito dall’irruzione della Polizia nella stanza di una donna di 39 anni, venti minuti dopo aver abbandonato la sala operatoria al Policlinico Umberto II di Napoli: quello che resta - qualsiasi cosa sia, in qualsiasi condizione - viene sequestrato. E quindi il ligio anti-abortista e pro-feti che si è preso la briga di fare una denuncia anonima del grave peccato che si stava compiendo in ospedale, ottiene un effetto piuttosto bizzarro per le sue idee: i resti del poverino ormai defunto vengono messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, probabilmente per un’autopsia. Che è come dire una sua crudele e turpe vivisezione. Ma gli anti-abortisti e pro-feti non erano a favore del diritto dei prematuri ad avere sepoltura, funerale, lapide e iscrizione di nome e cognome sopra?
Questi sono i primi risultati sparsi dello sgangherato ingresso nel delicato mondo dell’aborto di Giuliano Ferrara con la sua moratoria diventata una campagna mediatica battente, incessante, dirompente. Mai prima d’ora la polizia si era presentata in un ospedale dopo un aborto, mai i medici avevano messo in discussione in modo così determinato il ruolo della donna nella 194.
Nel frattempo è avvenuto anche qualcos’altro. All’inizio Giuliano Ferrara aveva spiegato di voler presentare la sua moratoria all’Onu per denunciare l’aborto a fini eugenetici in India e in Cina. Ora la moratoria si è trasformata in una lista elettorale da presentare in Italia per difendere la vita ‘dal suo concepimento’, un’aggiunta che Ferrara considera rivoluzionaria e un’idea che gli sembra vincente. Conta di prendere dal 4 al 6% dei voti, ma non è ben chiaro con chi. E’ stato bocciato da tutti i teo-dem e anche da Berlusconi stesso.
Giuliano Ferrara non si scoraggia per così poco. Il suo partito ci sarà comunque, anche a costo di assoldare i giornalisti de Il Foglio. E farà di tutto per trasformare i prossimi due mesi in una battaglia epocale per la difesa degli embrioni. Non è ancora ben chiaro se e come il suo o altri partiti vorranno occuparsi anche dei diritti e della vita anche di tutti gli altri, noi italiani.
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Ecco dunque il primo segnale inquietante di cosa può accadere quando si va a mettere in dubbio il delicato equilibrio di una legge come la 194. Ecco un eccesso macabro e lesivo della dignità umana. E’ solo questione di tempo e di governi che arriveranno.
Non è lontano il giorno in cui la polizia potrà irrompere negli ospedali a caccia di donne che hanno appena abortito e potrà arrestarle ancora mezzo addormentate dall’anestesia mettendole a rischio di infezioni.
Come saremo simili allo stato di Ceausescu e dei tanti altri dittatori comunisti così antagonisti eppure così simili a questo neofascismo.
Un nero e grottesco tempo si prefigura e questo episodio dovrebbe essere già il primo campanello di allarme per mobilitare le donne tutte. E’ indegno e immorale essere trattate così.
Ecco dove si manifesta la forza dello Stato, contro donne inermi piuttosto che contro i capi bastone mafiosi che siedono sugli scranni del potere e vanno a Messa la Domenica.
VERGOGNA!
Vergogna vergogna vergogna e quale peccato più grande che ammazzare una donna e non solo perchè si è arrivati al punto da pretendere che una donna muoia letteralmente di gravidanza (e dove sarebbe la battaglia per la vita?) ma anche perchè si cerca di ammazzare l’autodeterminazione della donna, la sua libertà, la sua forza
Io però mi chiedo cosa stiamo aspettando prima di deciderci a protestare sul serio e a rispedire al mittente le accuse di omicidio. Davvero. I miei amici maschi dicono che tanto è impossibile che si torni indietro, eppure a me sembra di non vedere altro da un po’ di tempo a questa parte. E’ difficile non sentirsi assediate quando gli attacchi sono di una tale portata.
Eppure vi dirò che il fatto è talmente grave da diventare quasi ridicolo. Perdonate anche la mia irriverenza ma ho la sensazione che un gesto talmente estremo finisca per risultare eccessivo anche per chi si professa contro l’aborto. Tra l’altro, scegliere per un simile gesto dimostrativo, un’interruzione di gravidanza terapeutica mi pare davvero assurdo.
Il primo? E la legge sulla fecondazione assistita? E la rianimazione di feti (feti! non bambini!) anche se c’è possibilità di uno straccio di vita umana? E Ferrara che blatera di moratorie?
Mobilitare le donne? Quali? Quelle che negli anni ‘70 dicevano l’utero è mio e me lo gestisco io? Ora, visto che il loro utero non crea loro più preoccupazioni, hanno deciso che è il caso di gestirsi la propria anima, e di assicurarsi il paradiso votando come dice il prete. Certo, è facile andare al mare invece che andare a votare per il referendum sulla fecondazione assistita, quando la loro vita non cambierà di una virgola per questo. In fondo è sulla mia pelle di ventenne, sul mio utero, sulla mia salute, sul mio diritto ad una maternità serena, sul diritto dei miei ipotetici futuri figli di avere una famiglia in grado di accoglierli che hanno scelto. A loro non cambia niente. Gli è talmente piaciuto gestire il loro utero che hanno deciso di gestire anche il mio.
Scusate lo sclero. Lo so che ho generalizzato. In fondo al referendum è andata a votare persino mia nonna ottantenne, senza che nessuno abbia fatto pressioni, e ha anche votato bene. Non ha capito bene i dettagli della fecondazione assistita, ma quando il cuore sta dalla parte giusta i tecnicismi passano in secondo piano.
Però nell 2005 hanno votato il 25% delle persone. Quante donne? E ora ci stupiamo, ci indigniamo? Gli abbiamo fatto capire che possono fare tutto. Le donne hanno calato le braghe. Perchè? Come è successo?
Scusatemi, non ho ancora capito come mettere le cose in citazione.
Tutto quello scritto sopra è mio, mentre la citazione (che è andata persa) era dal commento di Koshka ed era:
\”questo episodio dovrebbe essere già il primo campanello di allarme per mobilitare le donne tutte\”
Naa, non diamo la colpa alle nostre mamme/zie etc. Non sono le ex-femministe storiche ad aver fatto fallire il referendum. Loro alla nostra età andavano in piazza, e non solo l’8 marzo. Noi l’8 marzo andiamo a vedere gli spogliarelli maschili (magari non io e te, ma ci siamo capite).
(Oddìo, ho postato troppo presto) Viss, sarebbe ridicolo se in mezzo non ci fosse una donna interrogata dalla polizia subito dopo un intervento chirurgico insieme ad un’altra ricoverata per gravidanza difficile. E’ ridicolo finché non sei tu il bersaglio.
Spero proprio che chiariscano questa vicenda, su chi è stato e perché
Chi è stato è chiaro, qualcuno dei simpaticoni del MPV (quelli di cui qualcuno vorrebbe riempire i consultori “per applicare” la legge 194), o altri amici loro. In ogni caso a questa persona auguro di subire una bella irruzione con interrogatorio venti minuti dopo aver perso un parente stretto.
Maria, ho esordito affermando che se il caso non fosse così grave sarebbe ridicolo. Non ho quindi sottovalutato la gravità del fatto ma sai meglio di me che oltre ai personaggi e interpreti (a cui va tutta la mia solidarietà) ogni storia diventa tale per il messaggio che trasmette. Quello evidente, quello scontato, quello su cui ci stiamo battendo da tempo, è che nel nostro paese è in atto una campagna antiabortista che a sua volta ci trasmette il preoccupante messaggio di una politica che tende sempre più a metterci ai margini di questa società, l’altro, nuovo, meno evidente è quello di come talvolta anche le idee più giuste e condivisibili (e non è questo il caso) diventino ridicole quando le si persevera con fanatismo.
Quello che è successo oggi a Napoli è stato condannato unanimamente da tutte le forze politiche e Ferrara in quanto ideologicamente artefice di ciò che è successo, non ha certo guadagnato punti per il suo partito Pro-Life.
Personalmente, ti dirò di più, per una volta mi auguro che con la volontà della vittima, si strumentalizzi l’accaduto per attirare l’attenzione su ciò che sta succedendo.
Kiki la strega: non intendevo il primo segnale in assoluto perché segnali ce ne sono già stati eccome.
Pensa alle discriminazioni sul lavoro, ai permessi di maternità, alla mancanza di asili e quanto altro di cui si è ampiamente discusso.
Ti posso assicurare che dal punto di vista anagrafico e non non sono di quelle che hanno chiuso i conti col proprio utero ma ciò non mi ha impedito di collaborare fattivamente con associazioni di donne e per le donne: UDI, Casa delle donne per non subire violenza, comitati femminili vari.
Ma era a Bologna ed era ancora il 1999.
Come ha detto Bertinotti: “il ‘900 è finito”…
Kiki, forse le donne hanno deciso di mobilitarsi. Oggi sono stata tempestata di iniziative organizzate per domani davanti a ospedali di chiara fama antiabortista in tutt’Italia per protestare contro quello che è accaduto a Napoli. Vedremo in quante arriveranno e che cosa accadrà, ne parleremo domani sera.
Ho poi l’impressione che (non mi riferisco a voi) qualcuno fra coloro che condannano le donne che abortiscono a 21 o 22 settimane di gravidanza non abbiano ben chiaro quale sia la procedura da seguire. In genere si effettua un’amniocentesi intorno alla 16/17/18ma settimana. I risultati si hanno dopo un po’ e quindi passa ancora altro tempo e si finisce per arrivare a ridosso del limite previsto dalla legge. Quello che poi non è chiaro è che spesso si tratt adi donne che per tre o quattro mesi hanno convissuto, sognato, immaginato il figlio che cresceva nella loro pancia. Lo consideravano sano, un figlio come tanti altri. Ad un certo punto, e può essere appunto all 20ma settimana arriva la notizia: no, guardi, questo feto presenta una grave malformazione.
Ora, chiunque abbia avuto un figlio può capire che cosa prova una madre in quel momento. E chi non l’ha avuto è pregato di non intromettersi perché non sa di che cosa si sta parlando, non riuscirà mai a entrare nella visceralità di questo rapporto, nella scelta che una donna deve in pochissime ore prendere insieme con il marito/compagno se lo ha, da sola se non lo ha.
Se decide di abortire è davvero una donna distrutta, altro che quell’immagine di superficialità e leggerezza che si cerca di far passare.
Allora una discussione seria sulla rianimazione dei feti o su che cosa fare ora che la tecnologia ci permette di far nascere feti vivi anche intorno all 23ma settimana, penso che debba includere un anticipo di tutti i tempi. Si proponga innanzitutto di anticipare tutte le analisi e poi si potrà discutere il resto
Scusate per il commento aggressivo, non voleva essere un atto d’accusa nei confronti di nessuno dei presenti, sinceramente, era solo uno sfogo. In particolare, Koshka, condivido anche quello che hai scritto, la tua frase che ho citato era solo un punto di partenza per le mie elucubrazioni.
E’ che ho letto qualche percentuale. 25% di affluenza nel 2005 per il referendum sulla fecondazione assistita, quasi tutti no. Nell’81 l’affluenza è stata di circa l’80%, i no quasi il 70%. Vuol dire che più della metà della popolazione italiana nell’81 ha messo in un’urna il suo sì all’aborto legale.
I numeri sono scivolosi, ma mi sembra estremamente ragionevole che almeno la metà delle persone che avevano chiesto il diritto ad abortire se ne siano strafregate dei problemi della fecondazione assistita. E tra queste persone immagino che ci siano tantissime ex ragazze con la gonna a fiori che chiedevano a gran voce i loro diritti. Ecco, questo mi fa rabbia.
Loro hanno avuto una grande forza nello scendere in piazza, e sicuramente noi nate negli anni ‘80 abbiamo peccato di inerzia. Mi fa però infuriare che ora è necessario scendere in piazza di nuovo per chiedere sempre le stesse cose, come se l’Italia non fosse piena di diritti civili ancora da ottenere (parliamo di omosessuali, ad esempio). E fa male che parte delle ragazze di allora ci siano contro, magari non a parole ma nei fatti. Non ha senso, capite? Devo lottare anche contro la generazione di mia madre per far valere quei diritti che proprio quella generazione mi ha insegnato a ritenere fondamentali?
Lo so che non è questo il cuore del problema. Però mi sento tradita.
Kiki, quella sulla fecondazione assistita è stata una battaglia condotta male, poco capita, poco sentita da parte delle donne per molti motivi. lo si sta capendo ora che le cifre sulla quantità di donne costrette a andare all’estero per fare figli è diventata davvero impressionante rispetto agli altri Paesi e soprattutto imbarazzante per le forze politiche che si considerano fedeli custodi della vita e delle famiglie.
il mio disperato ottimismo mi porta a sperare nelle donne di questa generazione di venticinquenni/trentenni, giovani e arrabbiate come è giusto che sia, decise a lottare.
… e se invece di trovarsi di fronte ad un aborto legale ci si fosse imbattuti in un aborto illegale avreste la stessa reazione?
Io direi che non si è mossa bene la polizia …. ma come in molte vicende della vita di tutti i giorni, che riguardano tutti i cittadini!!!
menphis: non replico come sarebbe opportuno perché sono una signora
Scendiamo in piazza.
In realtà Giuliano Ferrara è un subdolo che aspira a copulare con tutte le donne d’Italia. Vuole rendere illegale l’aborto, così se una donna vorrà abortire sarà costretta a fare sesso con lui (è evidentemente affetto da citomegalo virus). Ferrara, quindi, è un contraccettivo vivente. Bella terapia d’urto, però…










2008