Sorelle d’Italia

Il battesimo no, non l’avevo considerato

Quando ho scoperto di essere incinta, passato il doveroso choc, ho chiarito subito una cosa a parenti e futuri nonni:

Non chiedetemi del battesimo. Mia figlia sceglierà la sua religione, se ne vorrà praticare una, quando sarà in grado di farlo.

E il discorso per me finiva lì.
Poi, passando i mesi, arrivavano i pareri di tutti, come sempre numerosissimi, come sempre non richiesti. "E poi se ti chiede perché i suoi compagni fanno la comunione e lei no?" "E poi se si sente esclusa?" "E poi come le spieghi perché tu sei battezzata e lei no?"
Insomma, alla fine mi ero quasi convinta a dire, ma sì, facciamolo, e poi le spiegherò quando capirà. D’altronde a me l’avere ricevuto i sacramenti non ha impedito di condurre una vita adulta da libera pensatrice o quasi, no?
Non lo so.
Perché in questi giorni mi sono trovata in mano un libro molto interessante che è Perché non possiamo essere cristiani, di Piergiorgio Odifreddi. L’ho divorato, mi è piaciuto, l’ho quasi del tutto condiviso. Però, c’è un però. Finché si parlava di antico testamento, miti archetipi che risalgono alla notte dei tempi, per me così chiaramente posticci, ridacchiavo compiaciuta all’ironia tagliente dell’autore. Ma nella seconda parte, che analizza il vangelo, il suo sarcasmo sulla vita di Gesù, figura decisamente più vicina, in qualche modo mi infastidiva.
Improvvisamente sono regredita all’infanzia, alle nonne, ai segni della croce, al senso del peccato, al silenzio e al buio delle chiese, al mistero, alla sacralità che mi è stata trasmessa quando ancora non avevo la possibilità di capire né di obiettare. Ero a disagio. Mio malgrado, mi sono trovata a sorvolare sulle pagine più iconoclaste, più difficili da digerire per chi come me ha ricevuto, volente o nolente, un’infarinatura di "educazione cattolica", qualsiasi cosa questo voglia dire. E mi sono tornati i dubbi.
E’ davvero così innocuo marchiare un neonato inconsapevole con il simbolo di una qualsiasi religione? E’ davvero possibile scegliere ancora liberamente, dopo? Magari senza arrivare all’estremo dello sbattezzo, come ha fatto una mia amica, ma questa bimba che ora dorme inconsapevole potrà ancora, una volta adulta, decidere senza nessun condizionamento?
Non ne sono più tanto certa.

11 Febbraio 2008
11:09, Lunedì
Blimunda
Filed under : Religione, Società
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24 commenti

(#) Quello che disse severine

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 11:15

1

Ho lo stesso problema e per ora resisto. Non so come la metteremo quando mio figlio sarà alla scuola materna e mi verrà offerta come alternativa all’ora di religione lo stare in corridoio con la bidella (esperienza di una mia amica).
Giriamo senza velo, ma non perché viviamo in un paese libero.

(#) Quello che disse Elisaday

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 11:25

2

Io non sono stata battezzata, non ho mai messo piede in una chiesa se non per motivi artistici, ovviamente non ho fatto comunione ecc.. e a scuola tutto ciò non mi ha mai creato nessuno problema. Capisco i tuoi dubbi ma credo che sia giusto che una persona scelga quando ha l’età per farlo.

(#) Quello che disse Ilaria

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 11:41

3

Neanch’io ho mai avuto problemi a scuola, e parliamo di vent’anni fa: unica alunna non battezzata della mia classe alle elementari, nonché unica con il cognome straniero. E nessun problema. (Anzi, ricordo sguardi ammirati: “Ma dai, quindi non sai che sapore ha l’ostia?! Figo!”. Nessun tipo di pregiudizio ma anzi in certi casi vera e propria ammirazione). Oggi che la cosa capita molto più spesso, e che metà della popolazione di qualsiasi scuola elementare è composta da bambini non italiani, non vedo proprio come possa porsi il problema.

Il battesimo non va fatto “perché se no la bambina si sente esclusa”; va fatto se credi sia utile per salvarle l’anima. Se non ci credi, la questione secondo me non si pone.

(#) Quello che disse _mar_

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 12:32

4

Concordo pienamente con Ilaria. Se non ci credi non lo fare! Non ha senso avere paura di qualcosa che non esiste e delle sue conseguenze…
Anche se io sono del parere che una persona possa veramente scegliere nel momento in cui conosce una cosa, in questo caso la religione.
Io non ho scelto di credere nella religione cattolica dopo averla conosciuta bene. Lo stesso non posso dire di altre religioni perchè non le conosco, non avendole mai praticate!

(#) Quello che disse stefansia

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 15:04

5

Sono stata bambina nel Veneto profondo all’inizio degli anni Ottanta. Non ero battezzata, non andavo al catechismo, e ho passato ore e ore “seduta in corridoio con la bidella”.
Ci sono stati insulti dagli altri bambini (chissà se spontanei o istigati da adulti), mancati inviti a feste di compleanno e vita sociale più o meno ridotta, minacce di dannazione eterna quando mia madre cercava civilmente di spiegare la posizione della famiglia al prete che imperterrito bussava per benedire la casa.
C’erano i tentativi di spiegare agli altri bambini che chiedevano “Che cosa sei?” e decidevano di chiamarmi “Sporca Ebrea” solo perché non andavo al catechismo.
E poi, da adolescente, i tentativi dei vari Testimoni di Geova, Mormoni e altre confessioni non-cattoliche di convertirmi, perché se non avevo una fede mia dovevo avere un cervello di ricotta e non poteva essere difficile arruolarmi.
Posso solo dirti che non cambierei la mia infanzia per niente al mondo, che sono fiera dell’eccesso di spirito critico che l’esperienza mi ha lasciato e che ammiro i miei genitori per il coraggio che hanno avuto.
Allo stesso tempo però non ti nascondo che spero che i quasi trent’anni passati nel frattempo abbiano cambiato qualcosa, e mi auguro che Blimundina possa crescere in un ambiente tollerante, senza eccessi di estremismo o di political correctness.
Un abbraccio a tutta la famiglia, qualsiasi cosa decidiate di fare.

(#) Quello che disse anna maria franzoni

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 15:40

6

“E’ davvero possibile scegliere ancora liberamente, dopo?”
Per quale motivo il bambino non dovrebbe poter scegliere, dopo?

“ma questa bimba che ora dorme inconsapevole potrà ancora, una volta adulta, decidere senza nessun condizionamento?”
Qualsiasi decisione prenda sarà condizionata da ciò che ha intorno. Basta leggere quel che accade a te in questo post. Siamo spugne, non imbuti. Se deciderà lei, non si porrà più alcun problema.

(#) Quello che disse tatalla

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 16:46

7

Io ho ceduto al battesimo. Adesso sono circondata da amichetti-cuginetti iscritti al catechismo per la comunione, e non voglio cedere. La religione a scuola gliela faccio fare, preferisco che sappia a cosa voglio farlo rinunciare. Certa di star facendo la scelta giusta? Assolutamente no. Ma una vocina dentro mi dice: “Tieni duro…magari l’avessero fatto con te!”. E io tengo duro. Ai posteri…

(#) Quello che disse Kiki la strega

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 16:49

8

Ti racconto solo la mia esperienza. Famiglia molto poco religiosa (mamma che va alla messa di Natale e basta, papà ateo e anticlericale), nata nei primi anni ‘80. Decidono per battesimo /comunione/catechismo etc. Quando, anni dopo, gli ho chiesto perchè, mi hanno risposto con il solito “non volevamo farti sentire esclusa”.
A 8, 9 anni forse mancavo un po’ di spirito critico. Diciamo che credevo a tutto quello che dicevano i miei genitori e tutti gli adulti che avevano un ruolo genitoriale (insegnanti e, anche, preti e catechisti).

All’inizio mi ha mandato un po’ in crisi la discrepanza tra quello che mi insegnavano i preti (le persone buone vanno a messa) e quello che facevano i miei genitori (che mandavano me ma ben si guardavano dal mettere piede in chiesa). Per un po’ ho seriamente temuto che mio padre sarebbe finito all’inferno.

In seguito ho recuperato un po’ di sano ateismo (o forse ho solo seguito l’esempio familiare) ma per un po’ ho considerato i miei genitori degli ipocriti, perchè avevano sacrificato la propria coerenza per un comportamento di facciata.

Per carità, tutto questo non mi ha causato traumi. Ma non mi sembrano traumatizzati nemmeno i miei coetanei che non hanno fatto i sacramenti. E spero che in 25 anni qualcosa sia migliorato…

(#) Quello che disse flavia amabile

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 17:00

9

Io penso che tua figlia possa scegliere tranquillamente dopo. Non conta il battesimo nei suoi ricordi cattolici, quanto quello che vivrà dopo.

se non la porterai in chiesa ogni domenica (e dubito!), se non le farai respirare tu quel senso del peccato che ti è rimasto dentro, penso che tua figlia sarà libera anche se eventualmente battezzata.

(#) Quello che disse giuliana

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 17:53

10

io ho avuto un’esperienza del genere, in famiglia. mia cugina ha deciso di non battezzare i suoi figli, essendo atei entrambi i genitori. verso i 7-8 anni i ragazzi hanno chiesto di ricevere il battesimo, e da quel momento hanno iniziato il loro percorso in maniera consapevole (per quanta consapevolezza ci può essere a questa età), accompagnati da un prete che si è rivelato persona di grande sensibilità rispetto al tema delle scelte individuali. non hanno avuto un’infanzia difficile, né hanno mai sofferto per l’esclusione da alcunché, e oggi sono persone libere di credere senza che nessuno gliel’abbia imposto.
credo che battezzare un bambino solo per una questione di convenienza sociale non sia una grande scelta, proprio perché ritengo che la religione, come tutto ciò che ha a che fare con la sfera dello spirituale, sia una cosa da affrontare con grande responsabilità (e attenzione, perché la chiesa con tutto questo discorso c’entra poco o niente: io mi riferisco alla religiosità e alla fede, che sono cose ben diverse), e dunque sulla base di presupposti più profondi. se tu non credi, non vedo perché tua figlia dovrebbe essere segnata nel nome di una cosa che per te non ha importanza (o che ne ha troppa, ma nella direzione opposta). non andrà all’inferno per questo - anche perché se no dobbiamo ammettere che l’inferno esiste…

(#) Quello che disse viscontessa

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 18:56

11

Non credo neanche io che sia il battesimo ad influenzare le future scelte di tua figlia ma lo saranno le persone che eventualmente incontrerà nel suo cammino verso la fede.
Io sono atea, mio marito cattolico per cui non mi sono opposta al battesimo e neanche alla Comunione mettendo però ben in chiaro fin dall’inizio che non mi sarei comunque occupata dell’educazione religiosa di mia figlia.
Lei ha avuto alle elementari un’insegnante di religione davvero in gamba che si è occupata di insegnarle la storia delle religioni e la parola di Gesù (che poi, poveretto, diceva pure delle cose giuste) e francamente affrontata così, la religione cattolica merita comunque di essere studiata non fosse altro perchè parte integrante (fin troppo) della nostra storia.

(#) Quello che disse Ro

Lunedì 11 Febbraio 2008 alle 22:12

12

Sono agnostica, ma la disapprovazione per il battesimo imposto a neonati incapaci di intendere e di volere l’ho maturata, paradossalmente, da cattolica praticante.

Il parroco e alcuni educatori della parrocchia che frequentavo da adolescente non perdevano occasione di insistere su quanto fosse importante riconfermare il battesimo da adulti.
Il prete, una brava persona, malcelava una certa irritazione nel battezzare bambini di pochi mesi.
In quella parrocchia anche la cresima veniva rimandata il più possibile, per cercare di amministrarla a ragazzini un minimo consapevoli.
Credo che il loro punto fosse questo: la religione per queste persone andava presa sul serio, non per abitudine.

Tutto ciò per dire che, per quanto i cattolici di questa opinione siano chiaramente una minoranza, il battesimo dei neonati non dispiace solo a noi atei e agnostici.

Se avessi dei figli non li battezzerei.
Per non imporre loro una scelta, per onestà e per coerenza con quello in cui io credo e non credo. E un pochettino, forse, anche per rispetto di chi la religione la prende seriamente.
Non mi preoccuperei di eventuali ripercussioni sociali una volta iniziata la scuola.
E’ inutile illudersi di poter risparmiare ai figli la differenza e l’esclusione.
Inevitabilmente per un motivo o per l’altro prima o poi si sentiranno esclusi, diversi, inadeguati: se saranno fortunati e avranno la guida giusta, impareranno a razionalizzarne e accoglierne i motivi e cresceranno. Appiattendoli su una qualche omologazione, temo non si ottenga molto.

Da ragazzina mi sentivo inadeguata e esclusa perché la mia casa non era grande e bella come quella delle mie compagne di scuola.
Cosa avrebbero dovuto fare i miei?
Indebitarsi e comprare una villa, oppure insegnarmi cosa è veramente importante?
Cosa dovrei fare io, battezzare un figlio pur non credendo e detestando la chiesa cattolica con tutta me stessa, ma non sia mai che il bimbo ci resti male perché non può fare la festa per la prima comunione e portare i confetti alla maestra? Oppure spiegargli cosa conta veramente?

(#) Quello che disse alberto masala

Martedì 12 Febbraio 2008 alle 10:21

13

ho avuto 3 (tre) figli - nemmeno uno è battezzato - nessuno di loro ha avuto problemi, ma capisco che questo dipenda anche dall’ambiente e dalla zona d’Italia in cui vivono.

il primo, Filippo Elias, è stato sottoposto a forti ricatti e pressioni dalla nonna (mia madre). Oggi (ha 30 anni) è un ateo tranquillo. Se lo dico è perché ne ho parlato con lui giusto la settimana scorsa.

la seconda, Nina (14 anni), ha una consapevolezza che a volte sorprende anche me… non solo non ha mai avuto il problema, ma è fiera della sua condizione.

il terzo, Giordano Bruno (quasi sei mesi), per ora si aveglia ogni mattina ridendo e non piange mai: chiede, anche con forza, ma non piange se non in casi estremi nemmeno la notte. Tutti dicono che è un bambino sereno. Immagino che dipenda molto dal clima familiare.

Bene: con lui cercherò, come con gli altri, di fare amorevolmente barriera all’imbecillità esterna con tranquilli esempi di coscienza e comportamenti etici… li ho tutti educati ad avere un forte senso della dignità. Senza menate, tranquillamente. Funziona davvero così: il bambino non deve mai vergognarsi di sé stesso (spiritualmente intendo… poi l’adolescenza e i problemi fisici sono un’altra questione)

Spiritualmente, appunto…
Non ho mai rimosso né demonizzato l’idea del sacro distinguendola bene da quella del divino.

Sacro è l’amore, l’amicizia, il pane, il rispetto umano, la bellezza, l’arte, l’esigenza di liberazione, ogni tensione interiore, ecc…
Divino è ciò a cui spesso ricorrono i pigri, gli incoscienti, i superficiali per trasferire il sacro, e la responsabilità personale del trasporto del sacro, all’esterno di sé stessi.
per non faticare delegano: si inventano un’entità, un dio… quasi sempre maschio, comodamente già confezionato, ed hanno bisogno dei sacerdoti, dei celebranti.
Ovviamente esistono anche persone che hanno un senso del divino profondo e consapevole, non arbitrario, non superficiale (mio padre era così, credente). Ma sono pochissimi.
Ho avuto fortuna: una famiglia in cui si pensava.
Mia sorella è suora in Africa (ha scelto così dopo i 40 anni), mio fratello credente non-praticante, l’ultima sorella atea… tutti senza grossi conflitti tranne me, il primo, che in partenza me la sono dovuta davvero sudare… poi i miei si sono abituati a vedere i figli che andavano come volevano andare.

Credo che oggi, in questo clima cupo di arroganza clericale e di reazione, mentre vengono minacciate le cose più elementari come la 194, sia necessario dare un segnale forte e deciso ai gestori abusivi delle parole sacre. Anche perché, se gli dai spazio, ti presenteranno il conto per tutta la vita!

Non battezzare i figli significa abbattere lo share, il gradimento, la loro possibilità di parlare in nome di un popolo di cristiani (con tutto quello che ne consegue).
Pensa a quali danni hanno fatto nel nome dell’Italia cristiana. Soprattutto sulle donne…

tieni duro e pensa alla bambina: il problema è l’amore, e sono sicuro che quello da parte tua non le mancherà

ti abbraccio e ti faccio i miei auguri più belli
col cuore

alberto masala

(#) Quello che disse Blimunda

Martedì 12 Febbraio 2008 alle 11:16

14

Ma perché la società italiana non può essere intelligente, aperta e tollerante come la comunità che interviene su questo blog? Scherzi a parte: grazie a tutti. Ogni commento è per me un’occasione di riflessione.

(#) Quello che disse Maria Sung

Martedì 12 Febbraio 2008 alle 11:34

15

“E poi se ti chiede perché i suoi compagni fanno la comunione e lei no?”
Beh, a meno di clamorosi colpi di scena nella scuola italiana, i compagni che non faranno la comunione saranno un bel gruppetto.

“E poi se si sente esclusa?”
Vedi al punto 1: e poi c’è sempre qualcosa che differenzia e esclude i bambini. Il problema è attrezzarli in caso di, non cancellare ogni individualità per sperare che si mimetizzino (di solito ci pensano già da soli, i bambini, senza bisogno di incoraggiamento)

“E poi come le spieghi perché tu sei battezzata e lei no?”
Le dici che tu non hai avuto scelta, e lei sì.

(#) Quello che disse Aranel

Martedì 12 Febbraio 2008 alle 15:29

16

Il sacramento del battesimo e’ la scelta/decisione di trasmettere la fede cristiana ai propri figli. Una responsabilità che non si esaurisce quel giorno, ma che inizia soprattutto dopo. Durante il rito il celebrante chiede “Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra? Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?” Genitori, madrine e padrini rispondono “Credo”.
Il celebrante conclude: “Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore. Volete dunque che vostro figlio / vostra figlia riceva il Battesimo nella fede della Chiesa che tutti insieme abbiamo professato?” Genitori, madrine e padrini rispondono “Si, lo vogliamo”.
Se non si condividono queste affermazioni, perché mentire? Io date le premesse consiglierei a Blimunda di non battezzare Beatrice: da grande sara’ contenta di sapere che i suoi genitori hanno fatto una scelta libera e coerente.

(#) Quello che disse Kiki la strega

Martedì 12 Febbraio 2008 alle 15:33

17

Ma ci dirai cosa avete deciso?

(#) Quello che disse contevico

Mercoledì 13 Febbraio 2008 alle 23:47

18

Io sono cristiano, mia moglie atea.
Lei non si è opposta al battesimo, io non l’ho imposto.
Lei non si è occupata dell’educazione religiosa di nostra figlia, io non le ho mai imposto alcuna pratica religiosa.
Cerco tuttavia - quando mi riesce - di spiegarle i valori sui quali mi sforzo di fondare le ragioni del mio essere cristiano: solidarietà, aiuto ai più deboli, vicinanza a chi ha bisogno, rispetto e tolleranza verso chi ha credenze religiose diverse dalle mie e verso chi non ne ha affatto.
Anch’io tuttavia ho la presunzione di credere che quando sarà grande lei sarà capace di scegliere, senza con questo augurarmi alcuna scelta che mi gratifichi.
Sarei felice se scegliesse ciò che a quel punto riterrà giusto (le sue sorelle, oggi adulte, hanno fatto scelte diversissime l’una dall’altra), ma lasciarla oggi un un limbo incosciente, agnostico, non penso che la aiuterebbe a scegliere domani.
Io penso che per operare una scelta cosciente bisogna conoscere gli elementi fra i quali scegliere.
Ma non sono certo di essere nel giusto, ovviamente.

(#) Quello che disse Protaso

Giovedì 14 Febbraio 2008 alle 10:28

19

Ho due figlie, non sono state battezzate. A undici anni una mi ha chiesto di essere battezzata e io sono stato il suo padrino. Adesso è atea. L’altra non ha mai voluto ma ora ha una religione.
Se pensi che occorra il battesimo per salvare l’anima al tuo bimbo, fallo battezzare. Il resto è secolare e può sconfinare nell’ipocrisia.
Io sono stato fatto battezzare 58 anni fa da genitori entrambi atei che si erano sposati civilmente. In ospedale, le suore della Maternità trattavano mia madre da prostituta perché non si era sposata in chiesa. Erano altri tempi e non li biasimo per aver ceduto alle pressioni sociali sul fatto del mio battesimo.
Il battesimo non mi ha ucciso né mi ha impedito di credere in Dio. Neanche l’assenza di esso mi avrebbe ucciso. Nel mio periodo di fanatismo cattolico, chiusosi 45 anni fa, avrei chiesto di essere battezzato anziché fare la comunione tutte le settimane.
Personalmente, non credo affatto che Dio sia più stronzo della nostra Costituzione che esclude la discriminazione sulla base della razza, della lingua, del sesso e della religione.

(#) Quello che disse Blimunda

Giovedì 14 Febbraio 2008 alle 15:56

20

contevico: io credo che tu sia comunque nel giusto perché, appunto, hai il coraggio di chiederti se sei nel giusto e sai metterti in discussione, a differenza di molti altri cristiani. Penso che sia quella la chiave che distingue un dogmatico rigido da un credente intelligente, o meglio per me è così.

(#) Quello che disse Eris

Venerdì 15 Febbraio 2008 alle 12:29

21

ciao,
io sono nato in una famiglia cattolica da sempre, tranne mio padre che se ne frega (una versione più indipendente dell’agnostico, direi).
battesimo con trauma: ho delle foto in cui io, minuscolo sono paonazzo e furente perchè mi è stata regalata una doccia fredda assolutamente inopportuna.
prima comunione con gonna: un bel saio (che io avrei usato per giocare, se non mi fosse stato confiscato:poi si rovina…ma perchè devo riutilizzarlo?) e una bella festa in cui ero la reginetta (già allora…) ma durante la comunione mi aspettavo qualcosa - non dico luci dall’alto e stormir di fronde e campane - ma qualcosa, che so, un brivido dell’anima, una sensazione speciale. nulla. silenzio, forse anche facilitato dal fatto che in duomo, a torino, eravamo un centinaio ad essere battezzati da un vescovo estremamente insofferente nei confronti dei bambini. mah.
cresima (12 anni): io non la faccio. sconcerto in casa (soprattutto i nonni, che pensavano fossi posseduto/idemoniato/folle) ricatti, leve emotive, minacce da parte della scuola (una scuola, ça va sans dire, cattolica, con insegnanti mediocri e rette stratosferiche).
no, non mi cresimo. non ci credo, non voglio.
mi sono messo a dirlo ad alta voce in chiesa, durante le prove (non c’era il glamour necessario per convincermi che fossimo a broadway). tutti si girano.
il prete mi prende bruscamente per un braccio e mi trascina dietro l’altare: ‘ma cosa dici? stai zitto, che ti sentono tutti.’
appunto.

ora di anni ne ho 35 e per superare i traumi di un’ottima educazione cattolica ne ho impiegati 24, un bel po’ di analisi e un paio di inferni personali che non auguro.
sto seriamente pensando di sbattezzarmi, come hanno fatto alcuni amici miei.

quando decido qualcosa non sono mai sicuro al 100%, forse non arrivo al 60%, ma io decido, quasi sempre “di pancia”.
e raramente mi sono sbagliato.
in bocca al lupo a te e alla piccola!
E&D

(#) Quello che disse astrid

Martedì 19 Febbraio 2008 alle 01:53

22

secondo me battezzala solo se ci credi, poco o tanto non importa - ma se non ci credi proprio per nulla non ha senso.
per quanto riguarda la libertà di scelta della bimba, esiste la cresima detta anche confermazione, in cui sarà lei a decidere se confermare o meno la scelta fatta dai suoi genitori.

(#) Quello che disse Anna

Giovedì 21 Febbraio 2008 alle 14:53

23

Noi non siamo credenti e non abbiamo battezzato nostra figlia per coerenza. Siamo stati liberi in questo in quanto non abbiamo nessuna pressione famigliare.
Alla materna abbiamo scelto di avvalerci dell’IRC (si chiama così) solo perchè era la loro stessa maestra a insegnarla e non volevo fosse applicata l’Apartheid a nostra figlia già dai tre anni. Vai a spiegare a mia figlia treenne ad andare in un’altra classe a fare non si sa bene cosa partecipativa com’è lei!
Quest’anno andrà in prima elementare e a questo punto niente IRC. Sono già pronta a lottare se necessario contro frasette allusive e discriminazioni larvate, a questo proposito è utile leggere qualcosa sul sito dell’UARR, almeno per conoscere i diritti di chi sceglie di non avvalersi dell’IRC.
Io sono stata battezzata a suo tempo anche se i miei non erano praticanti e mio padre neanche credente. Ero completamente refrattaria al catechismo (mai capito una fava) e quando mio fratello maggiore si degnò di conoscere la mia opinione in merito chiedendomi “ma tu la vuoi fare la cresima?” io molto semplicemente risposi “no” e finalmente mi sentii libera.
Perciò sono veramente contenta di non dover imporre a mia figlia alcun insegnamento religioso e tantomeno il catechismo che è una vera jattura. Grazie per l’attenzione e auguri!

(#) Quello che disse alessandra

Venerdì 16 Maggio 2008 alle 16:37

24

sono stata battesata da piccolisima: apena 3 settimane.
durante l’adolescenzza crisi fortissima e abbandono della fede…
passata la crisi e ritrovata la “mia fede”, la fede personale non quella ereditata (anche sé questa nouva fede era la stessa di prima, con tutto il travaglio percorsso) ho spesso ringraziato ai miei genitori e, particolarmente a Dio, per il dono della fede da quella età: ignorante-ignorante, ma la mia vita è stata un belissimo canto al mio Creatore; adesso la mia vita è un profondo inno al mio Salvatore.

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