Sorelle d’Italia

La mamma del propagandista…

L’offensiva sensazionalistica non si ferma davanti a niente. Oggi Studio Aperto ha mandato in onda un servizio su una donna che, arrivata alla quarta gravidanza in una famiglia monoreddito, si dichiara costretta ad abortire perché il figlio non se lo può permettere.

La signora viene intervistata e, con la voce rotta dal pianto, dichiara di non sapere come fare a tirare avanti. "Cosa darò da mangiare ai miei figli? Come li alleverò?"

Il problema di Studio Aperto è che lo spettatore critico è abituato a considerare questo genere di servizi roba che sta a metà fra la bufala e la propaganda. Quello che potrebbe essere un dramma autentico - quello di una famiglia in difficoltà, in cui la carenza di soldi si ripercuote dolorosamente sul corpo di una madre - viene strumentalizzato per portare l’attenzione sul tema della 194-come-contraccettivo e su quello del governo-che-affama-i-cittadini, leit motiv delle ultime settimane che si dimentica, comodamente, di menzionare che due anni fa non si stava certo meglio di adesso, nonostante il fatto che il governo di Berlusconi (proprietario della rete su cui va in onda Studio Aperto, è il caso di ricordarlo) avesse governato per cinque anni con una maggioranza schiacciante e agilissima.

Nessuno fa alla signora la seconda domanda: vale a dire, secondo quale logica una donna in una famiglia monoreddito possa pensare di mettere al mondo tre figli e rimanere incinta del quarto senza preoccuparsi di utilizzare un contraccettivo efficace. Sì, siamo d’accordo, in un mondo perfetto una famiglia potrebbe avere tutti i figli che vuole ed essere debitamente celebrata dalla società. La realtà è che se hai difficoltà economiche e tre figli, le cose sono due: o prendi la pillola (o ti fai mettere la spirale, quello che ti pare) oppure non vai a piangere davanti alle telecamere che lo Stato non ti aiuta e tu quindi devi abortire. Perché a me, donna in età fertile che prende tutte le necessarie precauzioni allo scopo di non rimanere incinta di un figlio che non potrei mantenere, un po’ viene il dubbio che tu non ci abbia pensato troppo, a come non rimanere incinta quando sapevi benissimo che un’altra gravidanza non era economicamente sostenibile.

Ovviamente, nessuno le fa la famosa seconda domanda, anche perché la signora è lesta ad abboccare all’esca della giornalista, affermando che al consultorio non ha trovato persone che le presentassero "tutte le alternative possibili". Le alternative possibili, in un paese senza welfare che un welfare non ce l’avrà per un bel pezzo, sono pochine: l’adozione, o l’aborto. Le altre alternative bisognava considerarle prima, forse. Ma nel frattempo il messaggio è passato: i consultori sono inutili e popolati da gente arida che commissiona aborti in serie. Conclusione: "Io non sono per l’abolizione della legge 194, ma bisognerebbe fare qualcosa per aiutare le famiglie."

Cara signora, sono lieta di sentire che lei non è contro la 194. Anche perché, senza la 194, lei questo figlio se lo dovrebbe tenere per forza o disfarsene in modi pericolosi. Ma il problema non è lei, signora bella, che ha il diritto di essere incauta e sbagliare e richiedere attenzione. Il problema è un sistema di informazione che non vede l’ora di utilizzare la sua sventatezza come simbolo della sofferenza in cui il governo di sinistra - abortista! Affamatore! - avrebbe gettato il popolo italiano nella sua pur breve permanenza al potere.

29 Gennaio 2008
21:27, Martedì
Giulia
Filed under : Salute, Società
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25 commenti

(#) Quello che disse flavia amabile

Martedì 29 Gennaio 2008 alle 22:51

1

Giulia, sarà durissima nei prossimi mesi…

(#) Quello che disse _mar_

Martedì 29 Gennaio 2008 alle 23:07

2

E’ tutto così incredibile che ormai non so neanche cosa dire a proposito di passi da gambero che facciamo in Italia su diritti sacrosanti dell’essere umano e dell’essere donna! Apprezzo moltissimo voi sorelle d’italia che avete sempre la calma di raccontare le cose senza scrivere una raffica di vaffxxxxxx!!

(#) Quello che disse Giulia

Martedì 29 Gennaio 2008 alle 23:25

3

Ma infatti io parto con “vaffanculo”, e poi articolo i motivi.
Al netto del vaffanculo, quello che ne esce è un post ;)

(#) Quello che disse viscontessa

Martedì 29 Gennaio 2008 alle 23:38

4

Infatti non si mette in discussione la 194, l’aborto lo si chiama “omicidio legalizzato” ma non si mette in discussione la necessità di “uccidere un bambino”, ciò che si mette in discussione è una società che non è in grado di offrire niente alle donne costrette in alcuni casi ad “uccidere il proprio figlio”. Il colpevole, è la società e l’imputato la donna. Come dire che se come comunità, governata in prevalenza da uomini, non siamo in grado di far fronte ai nostri doveri, che ci pensi singolarmente ogni donna.
D’altra parte il velo nei paesi islamici è imposto secondo lo stesso principio. Siccome gli uomini sono deboli e non possono resistere al fascino femminile, che ci pensino le donne a scoraggiarli coprendosi da capo a piedi.

(#) Quello che disse flavia amabile

Martedì 29 Gennaio 2008 alle 23:43

5

avete visto il tg uno? due minuti e quaranta secondi, il 10% dell’intero tg in prima serata, consacrati a Ferrara…

(#) Quello che disse Viscontessa

Martedì 29 Gennaio 2008 alle 23:54

6

Flavia ti confesso che ormai i tg non li guardo quasi più e che quando lo faccio li affronto con lo stesso spirito con cui potrei guardare una puntata di C’è poste per te.

(#) Quello che disse flavia amabile

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 00:06

7

viscontessa fra gli sconquassi generati dal mio lavoro c’è anche la necessità di sottoporsi di tanto in tanto ad alcune visioni o almeno alla loro eco.
più spesso solo alla loro eco, ho dei limiti…

(#) Quello che disse Viscontessa

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 00:19

8

ti capisco benissimo, anche io mi sottopongo di tanto in tanto a certe raffinatissime forme di tortura nel tentativo di preservarmi dal pregiudizio ed osservare il genere umano.
Talvolta, lo ammetto, guardo anche il TG5 di cui apprezzo in modo particolare la “nuova pista” quotidianamente publicizzata per la soluzione dei casi Garlasco e di Perugia:-)

(#) Quello che disse Martina

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 08:11

9

Premetto di non avere visto il servizio alla TV, ma ieri sera appena arrivata a casa, mia moglie me ne ha parlato. Lei aveva notato che stranamente la donna aveva delle unghie curatissime con sopra delle applicazioni, cosa non proprio “vitale” per una famiglia che non può permettersi il 4° figlio. Ho chiesto a mia moglie : “Ma perchè non lascia il filgio in ospedale in modo che possa essere adottato?”. “Lei non vuole lasciare qualcosa di suo ad altri”. Allora è meglio ucciderlo? Non mi fraintendete. Non è che sono contro l’aborto, anzi. Ritengo solo che vada fatto quando è veramente necessario e non per semplice sfizio.
Anch’io come voi la maggior parte delle sere preferisco far vedere la TV a mio figlio, piuttosto che sorbirmi bufale, sangue ed i soliti discorsi della nostra “incolore” bella classe politica. Molto meglio “Futurama” che forse è più reale.
Martina

(#) Quello che disse viscontessa

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 08:47

10

Immagino che possa sembrare atroce ma è molto più naturale e istintivo abortire anzichè abbandonare il proprio figlio in ospedale.
In una società come la nostra, poi, fondata esclusivamente sull’istituto familiare nel quale i rapporti tra madre e figli vanno ben oltre la naturale necessità e nella quale non esiste nessuna alternativa di crescita se non quella della famiglia e rigorosamente eterosessuale, la scelta di dare in adozione il proprio figlio è persino contro la natura sociale nella quale viviamo.
Abortire non è mai uno sfizio, nel valtuare certe scelte non si può prescindere dal contesto sociale nel quale avvengono, che poi è quello che maggiormente influenza le nostre scelte.

(#) Quello che disse Giulia

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 09:04

11

Martina: il problema dell’affido, per una donna che ha già tre figli e un marito, è ancora più complesso e atroce. Chiariamoci, dare via un neonato che hai cresciuto nel tuo corpo per nove mesi è comunque una violenza. Se la gravidanza arriva all’interno di una famiglia in cui ci sono figli e un marito, diventa una violenza per tutti. Meglio, decisamente, interromperla.
Meglio di tutto sarebbe andare dal ginecologo e farsi prescrivere un sistema di contraccezione efficace, e non entro nemmeno nel merito della storia della manicure: perché anche io avevo pensato “Ma un’ora in meno dall’estetista e una in più al consultorio, no?” Cosa che però avrebbe spostato di nuovo la colpa su una donna probabilmente inconsapevole delle strumentalizzazioni a cui veniva sottoposta.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

Giovedì 31 Gennaio 2008 alle 12:05

12

Secondo me una persona non dovrebbe avere il diritto di essere incauta e sbagliare fin quando cazzo le pare. Se hai già tre figli - con uno stipendio che (forse) riesci a mantenerne uno - ti dovrebbero vietare di restare incinta ulteriormente. Di converso, visto che di dritto una tale legge sarebbe tacciata di totalitarismo. Di converso, ovvero, la perdita di tutti gli aiuti, sgravi o benefits eventuali se fai un figlio oltre la soglia che il tuo tenore di vita ti consente.

Poi c’è anche tutto l’aspetto culturale della faccenda, ma è un’altra storia.

(#) Quello che disse koshka

Giovedì 31 Gennaio 2008 alle 12:12

13

Per par condicio devo dire che alcuni giorni fa ho visto un servizio analogo sulla RAI, credo alla “Vita in diretta” ma non ne sono sicura, stavo solo facendo un po’ di zapping.
Qui si parlava di famiglie che non arrivano alla fine del mese e veniva intervistata una coppia (lui più che parlare grugniva) che sbandierava la sua impossibilità di vivere una vita dignitosa con il solo stipendio del marito.
I due avevano già 4 figli ed era in arrivo il quinto.
La moglie a un certo punto dice: “l’affitto ancora possiamo pagarlo ma il problema sono i figli. Perché loro mangiano tanto! Sono contenta che stanno bene però quanto mangiano”.
Ora mi chiedo: sarà un po’ improbabile che certa gente possa essere informata sulla contraccezione se ancora non è arrivata a capire che “i figli mangiano”. Cosa credeva? Che bastasse insufflarli come vetri di Murano?

(#) Quello che disse Dell’aborto. E di una nascita at Blimunda

Giovedì 31 Gennaio 2008 alle 13:41

14

[...] mi dicevano, non ce la facciamo con i soldi. Perché non pensarci prima, come dice giustamente Giulia. Ma è impossibile non pensare che con qualche moratoria di meno e qualche aiuto in più, quel [...]

(#) Quello che disse Dell’aborto. E di una nascita | Sorelle d'Italia

Giovedì 31 Gennaio 2008 alle 13:48

15

[...] dicevano, non ce la facciamo con i soldi. Perché non pensarci prima, come dice giustamente Giulia. Ma è impossibile non pensare che con qualche moratoria di meno e qualche aiuto in [...]

(#) Quello che disse July

Giovedì 31 Gennaio 2008 alle 15:09

16

Vi leggo spesso ma non ho mai commentato, però stavolta devo proprio dirlo: bellissimo articolo. Ultimamente a chi mi ha detto “sono rimasta incinta, è capitato” ho risposto “ah sì, come?”, visto che io ho iniziato a prendere la pillola quando ero adolescente e inesperta per accorgermi che di certo non ci voleva un genio a non farlo “capitare”. Prima andavo da un ginecologo che mi prendeva 80 euro per (non) guardarmi cinque minuti. Così mi sono rotta le scatole e da un paio d’anni vado al consultorio: per, mi sembra, tredici euro di ticket trovo personale competente e preparato, spesso organizzano iniziative di prevenzione con pap-test gratis, sono sempre informatissimi sugli ultimi metodi contraccettivi. Un’ultima cosa: mia madre ha votato per la legge sull’aborto perchè l’ha vista come una legge contro l’aborto clandestino, non pro aborto come contraccettivo. Qui in Italia c’è ancora gente che non usa contraccettivi perchè è peccato e poi fa tre aborti l’anno.

(#) Quello che disse lontana

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 00:45

17

Si puo’ rimanere incinte anche usando contraccettivi in modo corretto - un margine d’errore ce l’hanno tutti. A me non e’ mai successo, per fortuna, ma potrebbe succedermi anche domani.
Auguro a tutte le presenti che non vi succeda mai.

(#) Quello che disse Manuel

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 22:09

18

lontana, tu hai ragione ma qui si sta dicendo che in tv strumentalizzano casi e “l’ informazione che non vede l’ora di utilizzare la sua sventatezza come simbolo della sofferenza in cui il governo di sinistra - abortista! Affamatore! - avrebbe gettato il popolo italiano nella sua pur breve permanenza al potere”.

non credo che nessuno si sogni di incolpare l’eventualità che tu descrivi, ma anzi si denunciano le mancanze di sostegno.

a parte questo, devo dire alcune cose x quanto riguarda il post di viscontessa:

“Immagino che possa sembrare atroce ma è molto più naturale e istintivo abortire anzichè abbandonare il proprio figlio in ospedale.”

Forse per te è + naturale, perché quando lo ammazzi non è un bimbo/tuo figlio mentre quando gli dai possibilità di vivere ed essere adottato non lo è più?? Non è il caso di dare al termine abbandono accezione negativa e strumentalizzata come hai fatto.

“In una società come la nostra [...] la scelta di dare in adozione il proprio figlio è persino contro la natura sociale nella quale viviamo.”

Perché? Se adozione è contro natura figuriamoci l’aborto allora…
Cosa vuoi argomentare dicendo questo?

“Abortire non è mai uno sfizio, nel valtuare certe scelte non si può prescindere dal contesto sociale nel quale avvengono, che poi è quello che maggiormente influenza le nostre scelte.”

Su questo tema concordo con vari post di Michela

(#) Quello che disse viscontessa

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 01:52

19

Manuel, non ho capito benissimo cosa vuoi dire ma nel caso ti ribadisco che emotivamente la differenza che c’è tra il decidere le sorti di un potenziale essere umano e quelle di un essere umano che hai sentito crescere nella tua pancia, hai partorito e sei stata comunque costretta a vedere, se pur per pochi minuti, è enorme. Direi più o meno la stessa differenza che corre tra il comprare una coscia di pollo al supermercato o l’allevare un pulcino in giardino di casa per poi tirargli il collo e farlo a pezzi al momento opportuno.
Ti inviterei poi a riflettere su quante potrebbero essere le donne che possono permettersi di portare avanti una gravidanza indesiderata. Pensi davvero di vivere in un contesto sociale pronto a lodare una donna che decidesse di portare avanti una gravidanza indesiderata per poi affidare il figlio ad altri? Quanti uomini sarebbero disposti ad affrontare una simile scelta della propria compagna? Quanti figli lo accetterebbero dalla propria madre? Quante famiglie sarebbero disposte ad affrontare l’onta sociale di una simile scelta? Quanti amici, parenti, colleghi o semplici conoscenti sarebbero effettivamente disposti a comprendere una scelta del genere? Imporre le scelte eroiche agli altri è troppo facile, come diceva un vecchio proverbio “tutti finocchi con il culo degli altri”.

(#) Quello che disse Manuel

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 09:30

20

Probabilmente partiamo da un presupposto diverso: per me la vita di quel nascituro vale ogni onta sociale. Bisogna guarire il contesto non favorevole, ma non terminare una vita perché il mondo non pare contento di accoglierla.

(#) Quello che disse Giulia

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 09:53

21

Manuel, però così torniamo al punto di partenza di una discussione già fatta e rifatta trent’anni fa, e alla quale c’è stata una risposta più o meno unanime da parte della società civile.
Il fatto è questo: le donne non sono (più) tenute a pagare un tributo di carne e sangue alla società, e non sono macchine sfornafigli. Una gravidanza accidentale, contraccezione o no, può capitare. E non sempre si è in grado di accoglierla.
La parola chiave, qui, è “accogliere”, come dici anche tu. Ma prima che del mondo, si tratta del corpo di una persona.
Mi rendo conto che è facile pensare che un embrione sia una vita inevitabile, ma prima di diventarlo deve passare per la volontà di una madre (e spesso neanche quella basta).

Credo sinceramente che ognuno possa essere antiabortista solo per se stesso, ma è una scelta che non può essere imposta per legge. Il dramma che ne deriva è infinitamente più grande.

(#) Quello che disse Manuel

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 10:12

22

Aspetta, guarda che io mi sto riferendo a questo caso particolare dove la vita del nascituro è gia indipendente dalla madre. Non voglio quindi dire che una è obbligata a lasciarlo nascere comunque, ed essere preso per antiabortista, perché sono favorevole all’aborto come soluzione estrema in caso di gravi conseguenze per la donna o per il nascituro, eventualità previste nella 194.

(#) Quello che disse viscontessa

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 10:52

23

Manuel, mi pare che sull\’argomento si faccia volutamente già molta confusione.
E quindi? quali sono i casi nei quali una donna secondo te può ragionevolmente ricorrere all\’aborto e quali quelli nei quali dovrebbe dare il proprio figlio in affido?

(#) Quello che disse Manuel

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 10:55

24

mi sembra di averlo già detto: quelle già previste nella 194.
ma io ho sempre parlato di questa casistica particolare e tu mi stai portando fuori, comunque ti rispond olo stesso.

(#) Quello che disse Giulia

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 17:30

25

Manuel, però qui non si parla di aborto terapeutico.
Si parla di aborto in generale.
E’ proprio un altro discorso.

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