Un certo tipo di madre
Le riunioni dei genitori a scuola hanno spesso fornito materiale utile a valutare il livello di delirio al quale possono arrivare alcuni di loro, e specialmente alcune madri. (Qualche padre in più alle riunioni non sarebbe male). Smisi di raccogliere personalmente questo tipo di materiale quando in una di queste - e fu l’ultima- i temi più seri furono le previsioni del tempo di una gita in programma. Ombrello sì, ombrello no? Cose così, insomma.
Tuttavia, cerco di tenermi aggiornata su ciò che riesce ad inventarsi un certo tipo di madre.
C’è quella che accompagna la figlia nel collegio universitario, vede che su una parete della stanza sono dipinti due ragazzi che si baciano, si arma di pennello e colore, e copre il tutto di un rosa tenue che le piace tanto.
C’è quella poi che chiama mostro l’insegnante colpevole di nota alla figlia quindicenne che-poverina- non riesce proprio mai a ricordarsi di riportare a scuola il compito di latino firmato.
Un’altra ancora va dal preside affinché il figlio dodicenne non sia interrogato per un mese almeno, ché si è tanto innamorato e non riesce a concentrarsi.
E infine quella che, incrociando la maestra all’ingresso dei bagni della scuola materna, si sente dire: “Signora, il bagno degli adulti è più avanti, sta entrando in quello dei bambini”, serafica- risponde: “Lo so, lo so, ma vado qui perché scaldo la tazza su cui poi si siede mia figlia, abbia pazienza, sono solo i primi giorni di scuola e lei a casa è abituata così”.
La prima deve aver perso di vista gli ultimi dati sull’età del primo rapporto sessuale e le altre tre, stanno forse preparando i figli a questo mondo del lavoro in cui, certo, se ti innamori o se non rispetti un termine stabilito, non c’è problema, ti tengono comunque il posto caldo.
In ogni caso mi è preso un gran sconforto e ho scritto questo post.
Quella della madre che scalda la tazza del bagno alla figlia è davvero troppo comica!!! In sei anni di scuola materna-elementare e riunioni di genitori (cioè di madri, of course) non avevo mai sentito una cosa così pazzesca! Davvero divertente, se non fosse anche incredbilmente preoccupante…
…c’è quella che accompagna in piscina il figlio 8enne (maschio, di sana e molto robusta costituzione) e gli fa la doccia nello spogliatoio femminile. Dove sì, “gli fa la doccia” vuol proprio dire “gli fa la doccia”: shampoo, insaponatura e asciugatura. Il pargolo non alza un dito, né per asciugarsi i capelli, né per mettere le ciabatte nella borsa, né per tirarsi su le mutande. Raccapricciante e visto con i miei occhi tutti i lun-gio in pausa pranzo.
Vedo che il tempo ha peggiorato la situazione. I miei figli sono ormai universitari e già mi pareva pazzesco fino a una decina di anni fa dover combattere per mandarli in gita scolastica contro il gruppo dei genitori “meglio di no, casomai succede un incidente o si ammalano”. Del lungo periodo dal nido alla scuola media le riunioni scolastiche sono state il mio incubo peggiore.
Ada non preoccuparti, io non sono ancora fuori dal tunnel delle riunioni scolastiche (mia figlia va in prima media) ma la maggior parte delle mamme non sono così o almeno le mamme così ci sono sempre state e sempre ci saranno. (ricordo la mia compagna di classe delle elementari che per merenda apparecchiava il suo banchetto, tirava fuori un termos con il thè caldo e panini farciti con burro e marmellata e prosciutto).
Quello che io noto invece, Viscontessa, è che sono aumentate. E’ proprio questo che mi lascia perplessa. Che sulla quantità qualcuna arrivi ai deliri è scontato (carino anche il racconto del ragazzo in piscina), ma francamente mi capita di osservare che non sono casi isolati. Purtroppo
cioè, vuoi dire che la storia del “ti riscaldo la tazza” è vera?
Io pensavo di averne viste e sentite tante, ma questa non l’avevo sentita ancora!
pigliapost: vera, verissima. E come dice Tatalla sarebbe divertente se non fosse preoccupante.
Ricordo un colloquio con un insegnante delle medie di mia figlia:
“Signora, davvero… toglie la pelle…”
“Professore, creda, la capisco. Faccio fatica io con una, non oso immaginare lei con venti…”
“Me lo metterebbe per iscritto?”
E’ normale, se ci pensate. Malato, ma normale.
Quando di figli se ne facevano due, tre, quattro, e si facevano normalmente, fra i venti e i trent’anni, la maternità era un evento meno speciale. Capitava a tutte, non a poche coraggiose/privilegiate: quelle che non diventavano madri venivano compatite. Avere figli era la norma, e i figli venivano allevati in maniera molto più casual di adesso.
Ora che il Figlio è un traguardo verso cui si fatica, qualcosa da conquistare che spesso arriva tardi nella vita, viene spesso onorato, protetto, trattato come una divinità in Terra. Il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.
Thumper : l’insegnante a cui ti riferisci dev’essere stato basito come quello di mio figlio, che richiesta e ottenuta collaborazione genitoriale su un problema che stava venendo fuori, ha continuato a ringraziarmi. Quando gliene ho chiesto il motivo, (mi pareva davvero fuori luogo), mi ha spiegato che specie alla fine della scuola superiore è molto frequente convocare un genitore e non vederlo apparire. Se si presenta quasi sempre giustifica il figlio/a
Che gli insegnanti siano in difficoltà e demotivati lo sappiamo. Qualunque genitore con un po’ di anni di colloqui alle spalle ha avuto modo di conoscerne di incapaci e decisamente noiosi. E basta pensare a quelli che abbiamo avuto noi. Così a quelli in grado di fare egregiamente il loro lavoro tocca sobbarcarsi le lacune di alcuni colleghi. Sarebbe ora che i genitori non delegassero troppo alla scuola e si assumessero la loro parte.
Marilde, sono arrivata in ritardo, volevo risponderti più o meno quello che ti ha detto Giulia: quando di figli ne hai tre o quattro è un casino riscladare la tazza del water per tutti ma siccome con i tempi che corrono di figli se ne fanno al massimo due, di solito uno solo e spesso neanche quello, ecco che il mondo degli adulti gira intorno a loro.
Viva mia madre… praticamente assente nella mia vita ma ora capisco perchè e la ringrazio. Che donna…
Giulia-Viscontessa- io non mi sento di dire che è il numero di figli che fa la differenza, ma forse che è la modalità di relazione che fa la differenza. Vero è che se ne hai tre invece di uno devi fare i conti con una distribuzione dei tempi per ciascuno. Eppure mi capita di vedere donne che hanno un figlio e lo crescono tenendo presente un concetto di autonomia, e ne vedo invece che di figli ne hanno più di uno, e cercano ( a volte riuscendoci) di non lasciarli crescere.
C’è qualcosa nella modalità di alcune madri che a me non fa venire in mente il culto attuale del bambino- che c’è, è indubbio, ma mi fa venire in mente modi del passato, quelli di donne che non avevano altri interessi oltre alla maternità.
mar: assolutamente d’accordo: per quanto l’assenza possa far soffrire è di gran lunga preferibile all’invadenza.
i miei figli sono ancora lontani dalle medie, il primo fa la seconda elementare. alcuni giorni fa ho notato un certo rallentamento nella mole di compiti, in genere notevole. ho scoperto che alcune mamme avevano protestato…
alcune avevano protestato anche l’anno scorso perché il maestro di ginnastica sulla pagella aveva messo ‘buono’ a tutti: ‘Mio figliooo? Che gioca a calcetto, va in piscina, fa basket? Come si è permessoooo?’
aiuto!
Marilde, questo è un altro discroso, un altro aspetto del problema che ho rivelato tante volte (e con enomre fastidio) anche io. Ci sono donne, come dicevo in un mio vecchissimo post, per le quali non solo la maternità è l’unico scopo nella vita, ma persino l’unica realizzazione sociale. E per questo, nonostante le tacite proteste di mia figlia, io cerco di offrirle anche altre prospettive per il suo futuro ruolo di donna.
E non trovi Viscontessa che ci sia un legame tra maternità come unico scopo e gesti come scaldare la tazza e affini? Io un non lo trovo un discorso diverso, mi pare che un legame ci sia, che vadano abbastanza di pari passo.
Flavia: mi hai fatto venire in mente una madre che insultava l’arbitro di una partita di calcio che aveva fatto uscire il figlio dal campo.Non me l’hanno raccontato, l’ho visto. Madre e padre, entrambi.
Aiuto!
Marilde, mi è riaffiorato un altro ricordo: una madre che accompagna il figlio di sette anni al campo estivo e tenta invano di convincere gli animatori che è suo diritto rimanere ‘perché lo sa come sono i bambini, potrebbe farsi male…’. Il figlio, inutile dirlo, si vergogna come un ladro.
Non proprio Marilde, secondo me ci sono donne che sono fatte così, donne per le quali scaldare la tazza del water dei propri figli è una specie di missione per la quale si sentono pronte fina dalla nascita. Unte dal Signore, donne votate alla maternità fin dalla più tenera età. E poi ci sono donne che hanno avuto figli tardi, che non ne volevano, non pensavano di averne o che hanno aspettato a lungo per farli dedicandosi alla maternità con lo stesso cipiglio e la stessa grinta con cui hanno affrontato tutta la loro vita e la loro carriera. Donne scassa marroni, per intendersi, che prima di scassarle al figlio le hanno scassate a mezzo mondo:-)
Secondo me c’è una certa differenza-
[...] della memoria Ieri il fedele lettore di Feed mi ha scaricato sulla scrivania questo inquietante post . Arriva da una fonte che definirei certificata: il blog Sorelle d’Italia, che è uno dei miei [...]










2008