Sorelle d’Italia

La Bella Presenza

Passando lungo le vie del centro nei giorni turbinosi dei saldi mi è saltato all’occhio il cartello esposto a una vetrina di un noto negozio di abbigliamento femminile: CERCASI COMMESSA BELLA PRESENZA
Non è un cartello inusuale, l’avrò visto come minimo una trentina di altre volte sulle vetrine in varie città, sopra l’avviso degli orari di apertura, accanto a quello delle carte di credito accettate all’interno. Il fatto che sia una vista frequente non giustifica  però che quella scritta mi possa essere sembrata normale fino a ieri, quando invece all’improvviso mi è arrivato addosso tutto il suo prepotente sottinteso di supponenza. “Bella presenza”. Se vuoi lavorare qui, devi essere bella. Non competente. Non padrona di una lingua straniera. Non paziente con i clienti. Saranno magari molto graditi quegli aspetti, ma non costituiscono il requisito principale.
La prima richiesta, la conditio sine qua non, è che devi essere BELLA.
Mi immagino la selezione delle candidate, che magari si presentano fresche di permanente con il curriculum in mano, e invece devono subire l’esame severo di chi squadra piuttosto il punto vita, le forme del viso, l’altezza e il colore degli occhi. Se sei in soprappeso, o con gli occhiali, o non hai quel genere di magrezza alla Carla Bruni che fa tanto chic, ma piuttosto asse da stiro alla Olivia di Braccio di Ferro, sorry ma in questo negozio non puoi lavorare, perché noi assumiamo soltanto donne gnocche. E’ scritto sul cartello, del resto, no?

È stato a quel punto che entrare nel negozio è diventata una impellenza improrogabile: non faccio un solo passo in più senza vedere la faccia del titolare di un posto dove si ha il coraggio di scrivere sulla vetrina che si assume sulla base dell’aspetto fisico.
Gli occhi, voglio proprio vedergli gli occhi, a questo stronzo.
Sorpresa.
Lo sguardo che incontro è quello verde di una signora sulla cinquantina, che dietro il banco piega maglioni con la cura di una massaia provetta; non è un uomo, anche il mio pregiudizio ha tante sfaccettature. Appena sono entrata ha sollevato la testa e mi ha sorriso: una persona qualunque per una discriminazione qualunque, e io che ero entrata con la più battagliera delle intenzioni, adesso davanti a questa donna che mi offende con la sua normalità  non so che dire.
Posso aiutarla?
Come no. Tipo che potresti spiegarmi perché assumi solo ragazze cosidette belle.
No, in realtà volevo solo dare un’occhiata.
Un’occhiata a te, per la precisione.
Prego, faccia pure.
Gonne, pantaloni, giacche e camicie. Fingo di guardare qualcosa, ma non c’è niente che mi piaccia, dipenderà dal cartello in vetrina, immagino.
C’è qualcosa in particolare che sta cercando?
Sissignora. Un motivo umanamente accettabile per cui una persona competente ma non graziosa non può vendere i tuoi cazzo di vestiti.
No signora, la ringrazio.
No signora. Non c’è assolutamente niente che tu puoi fare per me. Scommetto che mi troveresti anche un ottimo motivo di marketing per giustificarmi quel cartello alla tua vetrina. Così esco dal negozio stranita, perchè davanti a una donna che assume per bella presenza trovo solo una spiacevole, sgradevole, brutta assenza.
Assenza di senso, di dignità, o semplicemente di vergogna.
L’eugenetica non è l’analisi prenatale al bambino che aspetti. 
E’ il posto dove cercavi lavoro e non ti hanno presa perché non eri carina a sufficienza.

27 Gennaio 2008
21:24, Domenica
Michela
Filed under : Cultura, Società
Tags: , , , , ,
Related: Blog reactions Commenti :
 
38 commenti

(#) Quello che disse Giulia

Domenica 27 Gennaio 2008 alle 21:39

1

Si richiede la bella presenza un po’ per tutto. Anche le segretarie (che in barba alle leggi sulle pari opportunità sono sempre femmine) devono avere la “bella presenza”. Ora, io posso capire benissimo che una commessa debba fare “immagine”. Lo trovo squallido, certo, ma ha senso che i vestiti vengano venduti da qualcuno che una donna possa trovare aspirazionale in qualche modo.
Ma la segretaria?
Che senso ha la segretaria bona, a parte fornire gioia agli occhi del capo?

(#) Quello che disse Michela

Domenica 27 Gennaio 2008 alle 21:49

2

Giu, qualcuno ti direbbe che è un complemento d’arredo, e la logica è la stessa del modello aspirazionale che vuole le commesse di bella presenza. Ci sono pro e contro, magari una si sente rassicurata dalla commessa che pesa 70 kg, invece che dalla virago taglia 38 che non ha nemmeno idea di cosa significhi gestire una taglia in più.
Non è solo questione di target, ma credo sia anche una violazione della legge selezionare qualcuno sulla base del dato fisico.

(#) Quello che disse Giulia

Domenica 27 Gennaio 2008 alle 22:06

3

No, ma lo è. Mica no.
E’ discriminazione, ma in Italia non esistono leggi serie contro la discriminazione.
Ad esempio: io non posso fare la hostess ai congressi.
Perché sono una taglia 44.
E loro arrivano fino alla 42.
La 44 è grassa.
E comunque non hanno le divise.
Anche le hostess sono complementi d’arredo.
Poi trovo commenti come questo:
http://grazia.blog.it/2008/01/24/le-grandi-inchieste-corpo/#comment-71320

e capisco che ce la siamo voluta proprio tutta.

(#) Quello che disse Disorder

Domenica 27 Gennaio 2008 alle 23:15

4

Una cosa, però (tanto per fare l’avvocato del diavolo): nel caso delle commesse e dei mestieri analoghi (esercizi aperti al pubblico), “bella presenza” è diventata a mio parere anche una frase standard che indica la capacità di accogliere e mettere a proprio agio i clienti. Una caratteristica fondamentale per questo tipo di mestieri, data da un insieme di fattori: non soltanto o non sempre la bellezza fisica, ma il sorriso e il savoir faire. In molti posti una strafiga musona avrà poche chances.

Però è chiaro che la frase viene poi interpretata in modo diverso: c’è il negozio di alta moda in cui la commessa può essere anche una stronza, basta che balli sul filo dell’anoressia; e c’è la panetteria dove si preferisce la ragazza bruttina ma gentile.
Ed è chiaro che per il posto di segretaria invece ha ragione Giulia, e la ricerca del canone estetico equivale a quella di una macchinona, denotando la stessa insicurezza.

(#) Quello che disse koshka

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 07:53

5

Disorder mi hai tolto le parole di bocca.
Le discriminazioni sono altre e non dovremmo prendercela per il “bella presenza” di antica memoria. In tutti i lavori che prevedono un contatto con il pubblico si richiede la bella presenza e non il “bell’aspetto” facciamo attenzione.
E’ una locuzione che significa semplicemente “persone non sciatte, pulite, educate e capaci di gestire i rapporti col cliente”.
Andreste voi a farvi i capelli da una parrucchiera con la ricrescita a vista e la permanente sbagliata?
Andreste a comprare il pane dove la commessa si mette le dita nel naso?
E’ la logica di evitare il “calzolaio che va in giro con le scarpe sfondate”.
Non siamo ipocriti.
Chi lavora in un esercizio pubblico è la faccia dell’azienda, stessa cose per le segretarie: le prime ad accogliere i clienti.
Una donna che pesa 70 chili può essere di bella presenza se si sa vestire in maniera consona al suo fisico, se ha i capelli in ordine, se profuma di pulito e parla con grazia.
Una ragazza di 50 chili può non avere la bella presenza se rutta, porta i jeans a vita bassa con elastico mutanda a vista e le zeppe che la fanno camminare come un cammello stanco.
Michela se avessi chiesto alla titolare di quel negozio probabilmente avresti scoperto di avere anche tu una bella presenza.

(#) Quello che disse Anna73

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 10:46

6

Anche cercare una commessa invece di un commesso e’ una forma di discriminazione, basata sul genere invece che sull’aspetto.

Alcune discriminazioni sono piu’ evidenti di altre.

(#) Quello che disse Michela

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 11:50

7

@Koshka, il mio problema a dire il vero non è la bella presenza, posto che mai nella vita volessi fare la commessa. Piuttosto sono sicura che prima di assumermi un qualunque altro datore di lavoro ci penserebbe per benino, visto che l’ultimo si è letto le sue mancanze in libreria ;)
Però, ipocrisia per ipocrisia, diciamocela tutta: non c’è nessuna confusione possibile tra “bella presenza” e “cura di sè”: non sono la stessa cosa. Se sei pulita e curata, ma irresistibilmente bruttina, a fare la commessa da Zara non ti prendono ugualmente, non prendiamoci in giro. E’ scontato che la pulizia personale e la cura di sè siano implicito requisito di qualunque lavoro, per cui nel momento in cui si specifica che ci vuole la bella presenza non si chiede di essere ordinate, ma qualcosa di diverso. Che poi te lo spaccino per semplice ordine personale è un altro paio di maniche.

@Anna73, non so tu, ma io non acquisterei mai biancheria da un uomo, per una mera questione di pudore. E se posso, nemmeno altro genere di abbigliamento. Non c’entra la discriminazione, provarsi vestiti è una questione abbastanza intima.

(#) Quello che disse Anna73

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 12:20

8

Il confine tra discriminazione e preferenza e’ spesso sfumato e soggettivo.

Ci sono uomini adatti a vendere intimo cosi’ come ci sono donne adatte a fare i vigili del fuoco (per esempio).

E’ solo questione di farci l’abitudine.

(#) Quello che disse koshka

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 12:49

9

Comunque io se fossi una commessa a sentire certi discorsi mi offenderei. Sembra quasi che abbiano usurpato dei preziosi posti di lavoro a talentuose e colte signorine. Fare la commessa è un lavoro onesto e richiede comunque una qualche capacità.
Ben più preoccupante è invece che certe catene librarie abbiano storto il naso di fronte alle domande di lavoro di donne in favore di commessi maschi - soggetti non a rischio di gravidanza.
Non facciamoci la guerra tra “belle e brutte” è quello che “gli sfruttatori” vogliono e fomentano da sempre. “Divide et impera” si diceva una volta.

(#) Quello che disse Giulia

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 14:43

10

koshka, il problema che sollevi è complementare e compresente alla discriminazione fra belle e brutte, che diciamolo, esiste; come esiste quello fra le ventenni e le quarantenni (ma anche le trentacinquenni). Gioventù e bellezza sono due caratteristiche molto apprezzate dai datori di lavoro, spesso anche più delle effettive capacità. Fa parte della mentalità approssimativa e superficiale con cui in Italia viene fatta qualsiasi cosa.

(… però io i vestiti da un uomo me li farei vendere, anzi, me li sono fatti vendere anche con una certa soddisfazione. In quel senso non ho proprio problemi.)

(#) Quello che disse Michela

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 17:03

11

@koshka, non ho capito quali discorsi dovrebbero offendere le commesse, a dire il vero. Che ci vogliano capacità lo sto affermando anche io, peccato che sul cartello non ci fosse scritto CERCASI COMMESSA CAPACE. E’ molto probabile che una che viene assunta perchè ha un bel personale, poi si tenga il posto a lungo perchè è anche capace, ma resta il fatto che quella capacità non l’avrebbe potuta dimostrare se anzichè carina fosse stata brutta. E’ l’aspetto fisico come discriminante che è offensivo, non “certi discorsi”.

(#) Quello che disse spikette

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 18:14

12

(Ho letto un po’ di corsa i commenti a questo post per cui spero di non ripetere cose già dette)

Leggendo non ho potuto fare a meno di ricordare che io e una collega abbiamo rischiato di subire una discriminazione eguale e contraria. Dopo vari mesi di lavoro come segretarie in un’azienda di assistenza tecnica (dove i tecnici erano tutti uomini) abbiamo saputo che il titolare aveva tentennato molto prima di scegliere noi tra le candidate per il posto perché temeva che, in quanto ragazze mediamente carine, avremmo “distratto” i colleghi.
Al tempo stesso, però, il titolare non scelse come terzo “segretario” dell’ufficio un ragazzo, nonostante fosse il migliore tra le persone scrutinate, perché riteneva che una presenza femminile in segreteria fosse più gradita e percepita come meno invadente dal resto del team.
Questo per dire che le discriminazioni sono tante, in un senso o nell’altro.

(#) Quello che disse Chiara

Lunedì 28 Gennaio 2008 alle 18:28

13

Sarò cinica, ma mi stupisco quasi più del fatto che lo scrivano ancora, “bella presenza”.
Voglio dire, alla luce del fatto che è evidente che da Zara le commesse DEVONO essere carine necessariamente, perché scriverlo?
Se proprio devi discriminare, almeno non dichiararlo.
Non ne capisco il bisogno. Poi tanto c’è sempre tempo di discriminare durante la selezione. O non hanno nemmeno voglia di perdere tempo con quelle che non appartengono alla categoria “bella presenza”?
Il fatto che lo scrivano ancora è indice che certe discriminazioni sono socialmente accettate. Ancora più grave della stessa discriminazione, forse.

(#) Quello che disse barynia

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 15:09

14

Molti annunci recitano ’si richiede presenza’. Che vorrà mai dire, che mettono le mani avanti in caso di propensione all’assenteismo? Comunque non la cercano bella, ma magra, giovane, tamarra, pluriaccessoriata, un mattone spaccato in faccia.

(#) Quello che disse Michela

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 15:32

15

“si richiede presenza” è bellissimo *__*

(#) Quello che disse Silent

Mercoledì 30 Gennaio 2008 alle 17:05

16

Mi capita spesso di lavorare come hostess a fiere e congressi, perché comunque si tratta di lavori frequenti e relativamente ben retribuiti. Senza ipocrisia, so bene che la “bella presenza” è particolarmente richiesta in questo tipo di lavoro. Però non dovrebbe essere tutto, dal momento che si tratta di interagire con molte persone, trovarsi a far fronte ai problemi più disparati, avere discrete capacità comunicative. Io sono bilingue, laureata, con un bel curriculum. Di recente, ho ricevuto una risposta da un’agenzia che organizza eventi, tutta in maiuscolo: SCUSA, MA ACCETTIAMO SOLTANTO RICHIESTE DI LAVORO ABBINATE A UN BOOK FOTOGRAFICO, POSSIBILMENTE PROFESSIONALE E CON FOTORITOCCO DA MOSTRARE AL CLIENTE.

Cioé: sticazzi che hai studiato. Devi dimostrare che sei gnocca.

Per la Festa del Cinema di Roma, invece, mi sono fatta un sacco di risate. Un’agenzia cercava ragazze ESCLUSIVAMENTE CASTANE, asternersi more, bionde e tinte. Ma vi immaginate una pretesa analoga fatta su UOMINI?? “Vogliamo solo uomini con gli occhi azzurri, per distribuire volantini all’entrata”.

Che brutto mondo.

(#) Quello che disse anna maria franzoni

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 17:09

17

Madonna santissima.
E’ vero. Concordo. Le migliori commesse sono obese, piccole e scure. Ne vogliamo parlare del sessismo contro le donne obese? Una donna obesa è una donna come le altre. Non riesce a guardarsi i piedi? E che male c’è!? La donna obesa usa uno specchio, tutt’al più chiede a chi le è accanto. La donna obesa oltre ad essere professionale sul lavoro, ti riempie la giornata. E anche le foto.
I cartelli “cerchiamo commessa di bella presenza” sono razzisti. No al razzismo. I commenti razzisti tipo quello sono simili a: “In questo negozio non possono entrare i cani e gli ebrei”. Nazisti = Cartelli razzisti = Commercianti. Ergo: commercianti = nazisti.
Ci sono gli estremi per una bella denuncia ;)

(#) Quello che disse Michela

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 17:19

18

Franzona, le migliori commesse sono le migliori commesse, a prescindere da quanto sono alte o da quanto pesano.
Ma visto che porti la cosa alle estreme conseguenze, direi che sì, l’eugenetica professionale è una estensione dell’eugenetica razziale: solo i belli lavorano, solo i sani vivono, solo i migliori sopravvivono. Il fatto che quella genetica ci faccia inorridire e quella professionale ci sembri normale a me personalmente suscita qualche interrogativo.

(#) Quello che disse anna maria franzoni

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 17:21

19

Forse dovresti andare a qualche ripetizione di marketing prima di preoccuparti d’eugenetica. (Forse.)

(#) Quello che disse Michela

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 17:39

20

Per cosa, per capire che la patatina tira più della cozza? Non serve il corso di marketing, basta un giro in centro.
Del resto, il marketing è quello che dice che i biscotti si vendono di più se fai vedere che li mangia la famiglia del mulino bianco. Che poi la famiglia del mulino bianco non esista, che importanza ha, il marketing dice che basta crederci, e diamine: funziona!
Evidentemente per te è normale che sia la logica del marketing a orientare le vite.

(#) Quello che disse anna maria franzoni

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 17:55

21

Non è “per me” naturale che certi modi di fare/pensare orientino vite: è così, basta guardarsi intorno. Al massimo questa finta indignazione può suscitare qualche risata, ma nulla più. Io ti ho fatto intuire per quale motivo un negoziante mette certi cartelli, tu rispondi che la famiglia della Mulino Bianco non esiste. Va be’.
Non lo scopro io che una persona si mette ad ascoltare volentieri una persona di bella presenza (che cerca di vendere qualcosa) piuttosto che un’obesa con i capelli unti e i denti storti. Nessuno mette in dubbio il cervello dell’obesa con i denti storti. Il commerciante, però, mette in dubbio il gonfiore del suo portafogli se dà lavoro ad un’obesa con i denti storti. Se trova la sosia di Angelina Jolie, però, l’assume anche se ha il cervello della Santarelli. E, giustamente, farebbe bene. Questo lo so io, lo sai tu. Però, va be’, parla della famiglia Mulino Bianco che non esiste e del fatto che queste pazze pazze persone frenetiche del 2000 badano solo ai soldi e alla bellezza e si lasciano influenzare da due tette invece che dal cervello (partendo da un’offerta di lavoro come commessa).

(#) Quello che disse Michela

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 18:11

22

Trascurando il fatto che anche una donna bella e preparata dovrebbe sentirsi sminuita se viene assunta solo perchè è bella, la questione in fondo non è questa. Tutti, ovunque e sempre, vogliono essere circondati da persone di bell’aspetto (e giovani) sul luogo di lavoro. Il capo vuole la segretaria gnocca, il direttore la giornalista telegenica, la compagnia aerea solo hostess taglia 40, il gestore di bar solo bariste appariscenti, il supermercato solo cassiere graziose. Cosa facciamo, accettiamo senza discutere il sottinteso che a questo mondo lavorino possibilmente solo persone di bell’aspetto? Se smettiamo di discuterla come discriminazione e cominciamo a considerarla puramente come legittimo criterio di selezione, diventa normale anche che una ingrassando o invecchiando perda il posto.
Lo chiedo a te: lo considereresti normale?

Fermo restando che comunque ai maschi nessuno chiede di essere qualcosa di più che ordinati, anche se vanno in video in diretta nazionale.

(#) Quello che disse anna maria franzoni

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 18:43

23

Penso che tu debba mettere da parte queste superflue questioni etiche perché (non io, bensì) la natura ed innumerevoli studi ti hanno risposto. Trovo imbarazzante mettermi qua a ribadire certe cose. Faccio presente che provo imbarazzo perché non ho alcun diritto di mettermi a spiegare cose sì ovvie a te o a chiunque altro. Solo che mi tocca dirle perché, cavolo, in questo post non ti si regge. Faccio un esempio banalissimo e stra-noto (magari sotto altre “vesti”) a chiunque: alcuni scienziati hanno preso dei fringuelli e li hanno messi in cattività. Un uccellino, lo chiameremo Pipino, non trombava mai. Era leggermente più spiumato degli altri e con dei colori leggermente meno accesi. Rimorchiava? Niente, zero. Nemmeno una fringuella tardona marchettara. Niente, nisba. Gli scienziati hanno messo un piccolo elastico rosso fuoco stretto attorno ad una sua zampina. Risultato? Flebo di zabaione. Tutte le fringuelle pregne e preservativi bucati (prova a indossarlo te un preservativo quando al posto delle mani usi un becco). Come mai? Le fringuelle erano attirate da quel particolare e lo preferivano agli altri uccelli.
Credo di averti risposto, cercando d’evitare altri atteggiamenti che talvolta vengono interpretati come capziosi/sgradevoli.

Non ha senso indignarsi e non considerarlo “normale” perché è naturale. Noi umani abbiamo in comune anche questo aspetto con la totalità degli animali. Ho usato il lemma “naturale”, non “bello” o “giusto”. Capisco che la sensibilità possa portare a giudicare certe cose come “ingiuste” o “sbagliate”, ma non ha senso porsi certi problemi perché la natura, la terra, gli animali e gli umani funzionano in questo modo. Teoricamente, questo tuo modo di porti potrebbe essere esteso all’indignazione degli spettatori dei documentari ove un animale sbrana un povero animale indifeso: al singolo può sembrare “ingiusto” o “sbagliato”, ma è semplicemente così che funziona la vita su questo pianeta. La cura è il suicidio, il Maalox o un bibitone di Slim Fast.

(#) Quello che disse Michela

Venerdì 1 Febbraio 2008 alle 19:17

24

Sul piano del “naturale” non ti seguo, sarà che l’ultima volta che ho sentito questo argomento lo usava un prete a proposito dei rapporti omosessuali.

La natura non ha etica, le persone sì.
Se poi vogliamo dire che in natura l’etica non è necessaria, non condivido: ho la presunzione di voler vedere differenze tra l’uomo e la bestia, altrimenti il figlio undicenne della mia vicina che oggi mi ha rigato l’auto con il bordo di una lattina avrebbe sicuramente le gengive in frantumi. E non senza tanta “naturale” soddisfazione, credimi.

Comunque, tanto per tornare all’uccello, resta inalterato il fatto che la bella presenza tendenzialmente la si chiede alla donna, l’uomo può anche essere bravo e basta.

(#) Quello che disse Maria Sung

Sabato 2 Febbraio 2008 alle 10:41

25

Io questo tirare fuori la Natura quando fa comodo non lo capisco: anche perché allora le donne più attraenti dovrebbero essere quelle coi fianchi larghi (= adatte a fare tanti figli)*, con tanti saluti al canone estetico odierno (che poi è diverso da quello degli anni ‘80, ‘70, ‘50, etc., voglio vedere nella famosa Natura con che velocità ogni specie cambia le proprie abitudini “estetiche”, ammesso che di abitudini estetiche e non di istinto riproduttivo si tratti).
E comunque vorrei vederlo applicato in altri campi: siccome in certi gruppi si scimmie si verificano stupri di gruppo, che ci volete fare, è la Natura. In altre, i cuccioli uccidono la madre, ma che ci volete fare, è la Natura. Per non parlare di quell’animaletto che uccide il partner maschile durante l’accoppiamento. Che ci volete fare, è la Natura. Che poi il funzionamento della Natura vada ancora in gran parte studiato e spiegato, non è un problema, vero?

*Mi scuso per usare un linguaggio da lettrice di Focus, però mi sono immaginata il cartello Cercasi commessa con fianchi larghi.

(#) Quello che disse Piero Andretti

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 00:05

26

Michela, ti lamenti della mancata richiesta per una commessa competente quando il lavoro di commessa, come il lavavetri il parcheggiatore o l’obliteratore ferroviario, non prevede la competenza.
Competenza in cosa? Nel saper leggere una etichetta? Nel riuscire a prendere dallo scaffale i pantaloni taglia 42 alla richiesta del cliente? Nel saper distinguere la seta dalla carta vetrata?
Se il lavoro può svolgerlo chiunque dietro corso di formazione di 30 secondi, il datore di lavoro deve pur trovare un modo, un mezzo, per decidere chi assumere fra i candidati, e se non la bella presenza sarà la simpatia o la raccomandazione.

(#) Quello che disse Michela

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 00:19

27

Piero Andretti, sorvolando sull’evidenza che il lavoro del lavavetri, del parcheggiatore e dell’obliteratore ferroviario consistono con l’avere a che fare con oggetti inanimati e non con persone, una commessa a Roma o a Milano o a Firenze o nella Sardegna iperturisticizzata dove vivo io deve come minimo saper parlare l’inglese tecnico dell’area commerciale, quando non ti viene chiesto anche il tedesco, perchè la prevalenza della clientela è straniera e ti domanda cose precise, tipo l’equivalenza di una taglia con quella di un’altra Stato, non what time is it. E deve avere una attitudine a trattare con le persone, che non mi risulta sia una competenza richiesta all’obliteratore. Se il lavavetri non è empatico, il vetro se ne fotte. Se non lo è la commessa, il cliente cambia negozio. A casa mia queste si chiamano competenze, tu evidentemente le dai per scontate.

(#) Quello che disse Piero Andretti

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 04:15

28

A parte che ’sta Italia piena di commesse poliglotte io non l’ho mai vista, comunque, mettiamo pure che sia come dici tu, cosa cambierebbe?
Nulla, non cambierebbe nulla.
Perché se la conoscenza della lingue rappresenta un elemento fondamentale per l’aspirante commessa, un requisito di base come lo è il possesso della patente per il tassista o la stenografia per la segretaria, il datore di lavoro rimane nell’impossibilità di compiere una scelta meritocratica.
Mi spiego meglio: tu hai un posto di lavoro da offrire. Si presentano in 30, tutti e 30 conoscono le lingue. Chi assumi?
Anche l’introduzione di paletti selettivi meritocratici come l’attitudine a trattare con le persone o il possesso di anni di esperienza piuttosto che il livello di conoscenza delle lingue estere non ti aiuterebbe a rispondere alla domanda “chi assumo”, solo a ridurre il numero di candidati.
I paletti possono aiutarti solo a ridurre l’insieme dei candidati.
Alla fine ti ritroveresti in ogni caso, dopo aver messo tutti i paletti del mondo, con un gruppo di persone dal cv molto simile e per assegnare l’unico posto non avresti altra scelta che usare dei parametri personali.

(#) Quello che disse Manuel

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 16:35

29

Se fossi onesto, invece di usare dei parametri personali sceglieresti il primo poveraccio che è arrivato di corsa con il curriculum, fra quei pochi che ti sono rimasti con eguali competenze.

No, non pare che sia giustificabile come vorresti la richiesta di “bella presenza”.

Qui non si sta mettendo in discussione che “i belli” piacciono a tutti, ma il problema che possa essere utilizzato come discriminante, e addirittura ormai percepito come normale, nella decisione di assegnare un posto di lavoro.
E’ evidente che il marketing non rispetta l’etica e qui è infatti sulla società che bisogna incidere, altrimenti si peggiorerà: infatti vorrei aggiungere che mi è stato proposto un lavoro da assicuratore che però richiedeva bella presenza; si sta passando anche agli uomini.

Spero che non salti fuori anche qualcuno con il mito del buon padrone, che comunque offre lavoro quindi adoralo e adeguati (riassunto male).

(#) Quello che disse Piero Andretti

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 21:26

30

Assumere il primo poveraccio arrivato di corsa, fra i rimasti, è la proposta più stupida che si possa avanzare, peggiore della bella presenza.
Ci mancherebbe solo di trasformare il mercato del lavoro in una gara olimpica 100 metri ad ostacoli di candidati, scarpette da ginnastica ai piedi e cv in bocca, pronti a scattare verso il negozio.

(#) Quello che disse Manuel

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 21:30

31

non mi pare di avere detto questo, forse dovresti rileggere la prima frase…

a parte che già sono gare olimpiche di per sé (vedi bandi pubblici di assunzione) e concordo con te :D

(#) Quello che disse Piero Andretti

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 21:39

32

La prima frase è:”Se fossi onesto, invece di usare dei parametri personali sceglieresti il primo poveraccio che è arrivato di corsa con il curriculum, fra quei pochi che ti sono rimasti con eguali competenze.”

Con la mia risposta:”Assumere il primo poveraccio arrivato di corsa, fra i rimasti, è la proposta più stupida che si possa avanzare, peggiore della bella presenza.
Ci mancherebbe solo di trasformare il mercato del lavoro in una gara olimpica 100 metri ad ostacoli di candidati, scarpette da ginnastica ai piedi e cv in bocca, pronti a scattare verso il negozio.”

(#) Quello che disse Manuel

Domenica 3 Febbraio 2008 alle 22:15

33

Bene, quindi ti rendi perfettamente conto che stai dicendo che il preferire il primo candidato presentatosi, dopo aver esaminato e verificato essere pari livello con altri, sia una scelta stupida e che trasforma il mercato del lavoro in una gara.

Scusa, forse tu metteresti dei cartelli con scritto “prendiamo il primo che arriva?”. Io ho detto semplicemente che sarebbe un metodo molto più onesto rispetto alla bellezza fisica. E’ una scelta personale che nessuno dei candidati conosce. Oppure un altro parametro potrebbe semplicemente essere la vicinanza con il lavoro…

O suggerisci tu qualcosa di intelligente

(#) Quello che disse Silent

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 17:38

34

Beh, è vero, la natura ci ha risposto: si preferiscono i belli ai brutti. A questo punto, spero che il criterio estetico venga applicato anche nelle scuole e nelle università. Sarebbe giusto vietare l’accesso fin dall’inizio a chi non ha le adeguate potenzialità, risolvendo anche il grave problema del sovrannumero di iscrizioni. In fondo, come puoi pretendere di diventare giornalista, con quei denti storti?

Per quanto riguarda le strategie di marketing, SICURAMENTE questo si basa in toto sull’avvenenza di chi si trova all’interno del negozio. Pensate, l’altro giorno sono uscita ad acquistare un paio di scarpe che avevo notato in vetrina e che mi piacevano molto. Poi sono entrata, e mi sono accorta - CHE ORRORE - che il commesso aveva i brufoli. Sono ovviamente fuggita via a gambe levate.

(#) Quello che disse Kiki la strega

Lunedì 4 Febbraio 2008 alle 18:17

35

A me il mondo sembra strano. E’ pieno di negozi fighetti con commesse fighette. Di solito completamente incapaci. Non è vero che per fare il commesso non servono capacità. Più di una volta io ho abbandonato un negozio, incazzata nera e giurando di non entrarci mai più, per colpa di un commesso incapace e maleducato. (Promessa mantenuta quasi sempre).
Mi chiedo chi continui ad affollare questi negozi, quelli in cui se chiedi “avete una gonna lunga nera” la commessa rincretinita ti risponde “non lo so, aspetta che guardo” e dopo 10 minuti arriva con una longuette viola. Quelli in cui se hanno finito la tua taglia te ne rifilano un’altra a caso e poi dicono “ma no, basta una ripresina qui, un’aggiustatina là, questione di un attimo, abbiamo una sarta bravissima” e ti ritrovi con un vestito completamente rovinato, che da un lato tira e dall’altro fa effetto sacco.

Io ormai vado sempre negli stessi posti, accuratamente scelti in base alla disponibilità e professionalità dei commessi. E mi sembra che bella e brutta presenza, in questi casi, siano egualmente rappresentate. Certo, non c’è nessuno che puzza o vestito di stracci, per carità. E poi quasi sempre questi commessi sono anche i proprietari, e almeno ho la soddisfazione che i miei (pochi) sudati soldi finiscono in tasca a qualcuno che sa il suo mestiere e non a qualche grossa catena che sfrutta ragazzine cretine (ma con la bella presenza).

(#) Quello che disse Ninnina

Sabato 8 Marzo 2008 alle 01:06

36

Per capire cosa intendano per bella presenza basta fare un giro per roma e su tutte le vetrine dove c’è l’annuncio “cercasi commessa” in quell’annuncio c’è anche scritto “bella presenza di età inferiore a 24 anni” alcuni specificano anche l’altezza, e io che ho 25 anni ma non li dimostro e non sono alta 1,70 perchè non posso fare la commessa!!! infondo sto chiedendo solo di fare un lavoro come un altro mica sto chiedendo di fare una sfilata per Armani o D&G…stessa cosa che vale per le segretarie…io ho studiato in una scuola di estetica e addirittura su un giornale dove ci sono offerte di lavoro anke nel campo dell’estetica vogliono la bella presenza e magari quella bella ragazza non sa fare niente…Il Lavoro è un DIRITTO di tutti a prescindere dall’aspetto fisico, non esiste non sei bella non lavori,mica tutte le persone hanno la fortuna di essere modelle!

(#) Quello che disse Mark

Martedì 13 Maggio 2008 alle 18:55

37

Concordo che la bella presenza e l’aspetto estetico é la discriminazione piú marcata esistente al mondo. Se sei una ragazza bella riesci piú facilmente nella vita in genere e nel lavoro. Se non lo sei devi sviluppare tante altre caratteristiche (simpatia, intelligenza, capacitá, competenze ecc) se sei molto bella queste caratteristiche non sono neanche necessarie. La belezza basta e avanza.
Ma non considero come te questo come un problema su cui scandalizzarsi, questo é il modo in cui siamo stati creati, questa é la nostra natura, l’aspetto estetico (molto piú per gli uomini che per le donne) é quello che ha maggiore importanza, punto. Non sto ora a spiegarti richiamando Darwin le ragioni di questo, penso non sia necessario.
Non penso che lamentarsi cambi le cose, bisogna accettare questo come un dato di fatto, il mondo é cosí prendere o lasciare. Io non capisco tutte le ragazze che si lasciano ingrassare o imbruttire e poi si lamentano dei problemi che hanno. La prima cosa che una ragazza deve fare (prima ancora dell’istruzione!) é mantenersi bella e sana, se non lo fa peggio per lei ne pagherá le conseguenze nella vita.
Trovo che l’esempio della commessa sia uno delle migliaia di esempi che si possano fare, e penso che le donne in genere (specie quelle non bellissime) non abbaino davvero idea quanto sia importante la bellezza NEI FATTI (a parole non si dice mai..)… bhe se si finisse con i moralismi continui e si dicessero le cose come stanno forse le ragazze saprebbero meglio decidere su cosa fare della propria vita e della propria salute e bellezza a volte trascurata senza motivo.
Conosco ad esempio 2 donne che hanno perso ENTRAMBE il marito perché hanno messo su qualche chilo e si sono trascurate un po durante il matrimonio ed il marito ha perso lentamente l’attrattiva (naturalmente il marito non va a dire una cosa del genere “perché non si dice”), e loro non hanno neanche idea di che cosa hanno fatto di male….
Il consiglio da dargli sarebbe stato facile, non diventare il tappetino del marito facendo sempre piú cose per farlo felice, ma mantienersi in forma e migliorarsi e cosí da non perderlo sicuro……
Spero questo sia di aiuto a qualcuna.

(#) Quello che disse Silent

Venerdì 16 Maggio 2008 alle 18:43

38

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

Lascia un commento

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

About:

Dietro ad ogni grande blog c'è una grande donna.