Sorelle d’Italia

Se solo voi padri sapeste

Sabato sera sono stata in una piscina termale (pessima idea: troppe persone, il calpestarsi annulla gli effetti benefici). Me ne sto appoggiata al bordo, in uno dei bocchettoni che mandano l’aria calda e la sto indirizzando sulla schiena. Di fianco a me arriva una famiglia nemmeno troppo rumorosa: babbo, mamma, figlio di non so quanti anni (era buio, c’era il vapore e sono miope, ma dalla statura direi non più di sei o sette). Si avvicinano al bocchettone di fianco al mio e il babbo dice al figlio alzando la voce: "mi raccomando, stringi bene le chiappe!". E poi prorompe in una risata fragorosa. Il bambino non risponde, probabilmente perché non ha capito, e allora l’adulto rincara: "hai stretto le chiappe? Eh? LE HAI STRETTE?" Aumentando ancora il tono della voce. A quel punto lui ha fatto sì con la testa, l’espressione non l’ho vista.

Se solo voi padri sapeste le conversazioni che origliavo quando andavo in piscina coi vostri figlimaschi, al centro estivo (sono miope, ma ci sento benissimo). Quando uno scopriva i getti d’aria chiamava gli altri, e allora a turno si indirizzavano l’aria dove pareva a loro: solo che a volte gli pareva sul pisellino, a volte invece sul culino (uso le parole testuali dei bambini).
Se solo voi padri sapeste come i vostri figlimaschi allo stesso centro estivo sono stati entusiasti di imparare a fare i fiori di carta, ogni giorno uno diverso, per tutta una settimana (c’era un’educatrice fissata, io mi annoiavo a morte, ma non lo davo a vedere).
Per non parlare delle volte che, ignorando alcune (decine di) normative Ausl, abbiamo fatto dei laboratori di cucina: lì l’entusiasmo sfiorava il tifo da stadio.

Sono gli stessi bambini che giocano a calcio o coi gormiti: solo che, a differenza di voi, amano la varietà.

(Post ispirato a quello di Michela su Sorelle d’Italia e ripreso ora su Grazia dove, prevedibilmente, la reazione è stata un po’ diversa. Lì commento come papessa, non ho voglia di ri-registrarmi)

23 Gennaio 2008
18:06, Mercoledì
Maria Sung
Filed under : Identità, Personale, Società
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4 commenti

(#) Quello che disse Michela

Mercoledì 23 Gennaio 2008 alle 20:10

1

E’ talmente patetico il tentativo di stabilire una equazione tra giocattolo di genere e ruolo di genere che qui non avrebbe potuto nascere una discussione per la pura e semplice mancanza di contradditorio.
Qualunque persona con un minimo di consapevolezza sull’origine della discriminazione di genere capisce che dare a intendere a un bambino che esistono attività femminili e attività maschili è già di suo una discriminazione.

(#) Quello che disse flavia amabile

Mercoledì 23 Gennaio 2008 alle 22:07

2

E’ vero però che il problema esiste indipendentemente dai genitori. Sono una madre molto attenta a non sottolineare differenze, non appartiene alla mia natura farlo, eppure mio figlio assorbe dall’esterno messaggi molto chiari in questo senso. E quindi il mio eliminare le differenze consiste nel respingere le discriminazioni di genere altrui che esistono e sono anche molto pesanti.

(#) Quello che disse roberta sg

Sabato 26 Gennaio 2008 alle 10:11

3

ciao. Più che fare un discorso di genere, mi verrebbe da ricordare che troppi padri non si sognano nemmeno di capire il loro figlio come sia fatto, maschio o femmina che sia. per buona pace per i pochi che se ne occupano, eh?

(#) Quello che disse Martina

Domenica 27 Gennaio 2008 alle 22:38

4

Ciao. Sono Martina, quella del post “E per magia, Martina”.
Dato che si parla di padri mi sento tirata in causa. A mio figlio ho sempre cercato di dare libertà nella scelta dei giochi.
Purtroppo mia moglie non la pensa per niente come me. Molte volte lo ha brontolato perchè stava piroettando in casa o perchè stava giocando con le barbie delle amichette. Quindi vi chiedo:”E’ davvero un problema di soli padri?”

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