Sorelle d'Italia

E per magia, Martina

Quello che segue è qualcosa che tenevo molto a pubblicare.

Perché noi Sorelle d’Italia ci siamo nate, lo diamo per scontato: non abbiamo bisogno di trasformarci per essere donne. E c’è invece chi la donna se la porta dentro, nascosta ma presente, e può tirarla fuori solo con una piccola magia.
Una di queste persone si chiama Martina, e ci ha mandato questo.

Descrivermi non è facile. Potrei dire che Martina è nata ‘anta e passa anni fa insieme ad un altro bambino, ma non sono due gemelli. Sono due persone che convivono nello stesso cervello più che nello stesso corpo. Anche se difficile da credere mi ritengo una persona normale che, fin da quando ha memoria, ha sempre provato una forte attrazione per le cose femminili. Il primo ricordo risale ai tempi delle elementari quando, malato nel letto dei miei genitori, mi infilavo un pigiamino in seta di mia madre.
Da quel momento in poi Martina è sempre stata parte integrante della mia vita, anche se ha avuto un’importanza altalenante nei vari periodi di crescita. Ci sono stati alti e bassi, così come periodi di distacco completo, ma poi si è sempre rifatta viva ed a detta dei medici non se ne andrà mai. Con lei ho affrontato l’adolescenza, l’amore, il matrimonio (voluto e non forzato) ed un figlio. Ovviamente il tutto di nascosto a mia madre prima ed a mia moglie dopo, o almeno nei primi anni di matrimonio.

Non sono una transessuale (donna nata in corpo maschile) e neppure omosessuale. Purtroppo sull’argomento c’è molta confusione e spesso l’associazione “uomo che si veste da donna =  omosessuale = viados” è scontata. La psicologia moderna ha appurato che non esistono solo i due generi (non sessi) maschile e femminile, ma anche una miriade di sfaccettature intermedie, partendo da chi come me veste occasionalmente (comunemente detto travestito) a che invece si sente donna in corpo maschile (transessuale) passando da chi si sente donna ma vuol rimanere sessualmente uomo. Questo disturbo è detto “Disforia di genere”. La mia parte femminile non è prevalente su quella maschile. Anche se difficile da quantificare, indicativamente corrisponderà ad un 20 percento rispetto al totale. Questo si traduce in una vita da uomo vissuta senza finzione o con l’ossessione di sentirsi in un corpo ostile. Non sono per niente effeminato e mi piace vestirmi da uomo, anche se odio i vestiti “formali” ed in special modo giacche e cravatte. La mia parte femminile ha dai gusti appropriati all’età ma mia moglie invece dice che ho gusti “da vecchia” (e forse ha ragione).
Non potendolo fare spesso e soprattutto non potendo avere quello che vorrei, mi trovo in una situazione di sofferenza quando vedo qualcosa che mi piace. Questo succede quando mi trovo davanti la roba di mia moglie sparsa per casa, ma anche quando sono fuori per strada o al lavoro ed anche semplicemente guardando la Tv o i giornali. Ed ogni volta lo stomaco mi si chiude e mi fa male come se mi avessero dato un pugno.
Fino a qualche anno fa, utilizzavo di nascosto i vestiti di casa (madre/moglie), poi dopo un tacito accordo con mia moglie, ho cominciato a comprarne di miei. Ultimamente le chiedo se posso vestirmi quando lei non c’è, e lei acconsente quasi sempre, anche se non è per niente contenta di questo mio lato femminile. Questo mi dà una certa sicurezza negli orari e quindi posso gestirmi le poche ore a disposizione. Dal momento che la casa si libera è tutto un susseguirsi di emozioni forti, che spesso si mescolano con l’eccitazione sessuale. Infilarsi il reggiseno come ho visto fare tante volte, e le calze che ti trasformano le gambe. Poi la gonna, che strusciando sulle calze e ti da sensazioni tattili diverse da quelle cui sei abituata. E di corsa in bagno per la sessione di trucco. Già dalla stesura del fondotinta coprente, il viso ben rasato si ingentilisce ed allora soddisfatta metto matita, rimmel ed ombretto, con le mani che mi tremano dall’emozione. Devo esaltare il trucco sugli occhi per spostare l’attenzione verso l’altro, dato che la bocca è troppo piccola per sembrare quella di una donna. Tutti piccoli accorgimenti scoperti su internet. Prima di continuare con il trucco preferisco mettermi la parrucca, perché così il viso ormai si è trasformato e darmi il rossetto diventa il momento più importante, più carico di emozioni, è la ciliegina sulla torta, dato che in quel momento mi sento davvero una donna. Vedermi donna davanti ad uno specchio mi dà delle forti sensazioni ed una soddisfazione che sinceramente non riuscirei a descrivere. Avrei voglia di piangere da tanto che mi sento contenta. Per me quella figura riflessa nello specchio è la donna più bella del mondo, quella che ho sempre sognato di essere, anche solo per una giornata. Mi guardo ancora, osservo ogni piccolo particolare del trucco e dei capelli, quasi dovessi uscire per una grande occasione. Una spruzzata di profumo prima di infilarmi le scarpe, rigorosamente con tacco alto, assaporando il ticchettio che riecheggia per la casa (meno contenta sarà la signora del piano di sotto). Non ricordo di avere mai avuto grossi problemi a camminare sui tacchi e sorrido quando vedo delle mie amiche traballanti su un tacco 4-5. Purtroppo i momenti piacevoli di sentirsi donna sono un po’ come la storia di Cenerentola perché l’orologio corre ed ho giusto il tempo di fare due passi per casa, guardando nello specchio grande se la camminata assomiglia più a quella di una donna o a quella di un orso (sigh). Poi il Big Ben dice Stop e quindi con il magone in gola, do un’ultima, lunghissima occhiata nello specchio, a quella figura femminile che tanto ho aspettato di vedere. Comincio a spogliarmi, a riporre i vestiti nelle scatole o nelle buste che poi andranno nascoste sopra l’armadio affinché nessuno le veda. Ed infine tristemente mi infilo nel bagno per togliermi quella tonnellata di trucco che è stato necessario a coprirmi la maledetta barba, fino a che la faccia torna quella di tutti i giorni, col pensiero di non sapere quando potrò ripetere una così bella esperienza e di rivedere Martina in quello specchio.
Descritta così la vita di noi persone disforiche sembra molto bella e piena di divertenti emozioni. Purtroppo invece la nostra è una vita piena di dolore, pianti, bugie, litigi ed incomprensioni che spesso portano a dolorose separazioni o peggio al suicidio. Io posso considerarmi fortunata rispetto a tante mie simili, ma anche per me non è tutto rose e fiori. Qualche mese fa ho aperto un blog proprio per spiegare alle persone “normali” cosa si prova ad essere come me, che noi TGirl non siamo tutte uguali, che non tutte sono in cerca di sesso, che non tutte vestono in maniera esagerata o da troia. Il tutto con un tocco di ironia (soprattutto su me stessa) in ogni cosa che racconto, nella speranza un giorno (purtroppo molto lontano) di dare possibilità ad altri di poter camminare tranquillamente per strada a testa alta senza essere considerati … diversi.

 

21 gennaio 2008
21:38, lunedì
Giulia Blasi
Filed under : Personale
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Commenti : 12
 
12 commenti

(#) Quello che disse flavia

lunedì 21 gennaio 2008 alle 22:51

1

Martina, la vita ama giocarci strani scherzi. spesso non sappiamo il perché abbiamo qualcosa di diverso dentro di noi. possiamo solo imparare a conviverci e a sperare che ci è accanto faccia altrettanto. tu hai questa fortuna, a quanto mi sembra di capire. non è poco.
continua a scrivere, ti seguirò come già faccio con molte sorelle e conta su di me in ogni momento

(#) Quello che disse Fragolina83

lunedì 21 gennaio 2008 alle 23:51

2

Ciao Zietta!
caspita… ma stai diventando famosa!? :-)
Martina è una zia speciale :-)
io le voglio tanto bene!

bacio.
la nipotina.
;-)

(#) Quello che disse FikaSicula

martedì 22 gennaio 2008 alle 02:32

3

Martina benvenuta e grazie per averci raccontato di te!
sarà un piacere leggere di te e di quello che provi. la condivisione delle emozioni e delle esperienze è una cosa che cambia chi ti legge. hai fatto bene ad aprire un blog. brava!
baci

(#) Quello che disse Victoria

martedì 22 gennaio 2008 alle 08:58

4

Ziaaaaaa….mi sei diventata famosa tutto di un botto!!Tu sai come la penso io…sei una persona speciale…ti sono sempre vicina,un abbraccio immenso!!smuack!!

(#) Quello che disse koshka

mercoledì 23 gennaio 2008 alle 09:54

5

Continua a raccontarci di te, perché il mondo non è solo bianco o nero ma ha tante sfumature di fucsia

(#) Quello che disse pigliapost

mercoledì 23 gennaio 2008 alle 11:42

6

Ci vuole coraggio a raccontarsi senza mezzi termini, ma soprattutto ci vuole bravura e sensibilità per scegliere i suddetti (i termini intendo) nel modo che hai usato. Continua a scrivere, perchè leggere è un piacere.

(#) Quello che disse Blimunda

mercoledì 23 gennaio 2008 alle 17:54

7

Ciao Martina, mi associo alle altre per ringraziarti del tuo contributo, della sensibilità e sincerità che hai messo nelle tue parole. Benvenuta.

(#) Quello che disse giovanna

giovedì 24 gennaio 2008 alle 19:30

8

ciao Martina! come vedi vengo anche qui, per leggerti volentieri e sostenerti! un abbraccione sincero a te e a questo nuovo spazio: augurissimi!
gio

(#) Quello che disse La seconda adolescenza | Sorelle d'Italia

mercoledì 2 luglio 2008 alle 09:00

9

[...] ricordate di Martina? Ecco, questa mattina ci ha scritto di nuovo, per raccontarci un altro episodio della sua vita di [...]

(#) Quello che disse diana

domenica 6 luglio 2008 alle 18:18

10

Marty, mi piace un sacco il tuo blog. Siamo coetanee e abbiamo una storia simile. Credo che ti leggerò assiduamente!

Un abbraccio forte.
Diana (MtF)

(#) Quello che disse Yzma

lunedì 7 luglio 2008 alle 14:34

11

Il tutto con un tocco di ironia (soprattutto su me stessa) in ogni cosa che racconto, nella speranza un giorno (purtroppo molto lontano) di dare possibilità ad altri di poter camminare tranquillamente per strada a testa alta senza essere considerati … diversi.

Hai descritto dolore e gioia in modo autentico, mi ha fatto piacere leggere la tua storia
buona settimana
baci :-)

(#) Quello che disse kristalia

giovedì 2 ottobre 2008 alle 14:00

12

Martina, a me sembra di conoscerti da anni. Leggo negli angoli segreti della tua anima, tensioni a me note. Parole (scritte,non scritte) che ritrovo nella mia mente, come un’informazione acquisita.
E tuttavia resto ad “ascoltarti”, come se tu, soltanto con gli occhi, comunicassi. E anche dai silenzi eloquenti, quanto e forse più di un racconto, percepisco il tuo sentire.
Tu cammina… io ti vengo dietro.
Ciao

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