Aziende only for men
Sfigate come le manager italiane in Europa non c’è proprio nessuno, lo conferma l’ennesima ricerca. Dalle Alpi a Scicli, le donne nei consigli di amministrazione sono l’1,9%, nemmeno due su cento. La metà che in Spagna dove si arriva al 4,1%. Un quarto della media europea dell’8,5%.
Non so se mi colpisce di più la notizia o l’assenza di una sua eco. Direi la seconda, però. Perché lo sappiamo da sempre che le donne italiane non contano niente. E se arriva l’ennesima ricerca a confermarcelo, per l’appunto, è solo l’ennesima ricerca. Questa è stata realizzata da Mirella Visser e Annalisa Gigante e pubblicata in un libro pubblicato dal Pwn, l’European Professional Women Network, un gruppo di pressione olandese per le donne nel mondo del lavoro. Primi in classifica, troppo facile, i paesi scandinavi. In Norveglia nel cda il 28,8% dei consiglieri sono donne e Svezia, Finlandia e Danimarca sono il gruppo dei Paesi che tiene alta la media: tutti con almeno due donne su dieci nei loro cda, dieci volte di più che in Italia.
Per fortuna lo studio non analizza i legami di parentela tra donne nei cda e i presidenti dei cda stessi, altrimenti il risultato potrebbe essere ancora più deprimente. E per fortuna in pochi hanno fatto notare come il vero problema dell’Italia non sia tanto il pessimo risultato quanto il fatto che sia uno dei pochi in calo rispetto a due anni fa. Poche e oltretutto sempre di meno.
In ogni caso, è vero, si può sempre inneggiare al ‘mal comune mezzo gaudio’ visto che l’Europa con la sua media di poco più di 8 donne su cento nei cda non è che sia messa molto meglio. Lo studio sostiene che, andando avanti di questo passo, in Europa la parità sarà raggiunta nel 2065. La ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini stia tranquilla: nessuno si azzarda a fare previsioni sull’Italia.
La notizia non interessa nessuno. Ti direi, per assurdo, che non interessa neanche me perchè nella situazione nella quale ci troviamo che le donne non ricoprano posizioni di potere sembra davvero l’ultimo dei nostri problemi. Non perchè lo sia, ovvio, ma qui siamo tornati a mettere in discussione il diritto di una donna di scegliere se portare avanti una gravidanza indesiderata, siamo tornati a ritenere che vendere il proprio corpo per avere successo, sia normale, siamo arrivati a pubblicizzare le gioie della maternità e denigrare la scelta di alcune donne di non avere figli e siamo arrivati ad usare la definizione di “femminista” per offendere una donna come se, pur con tutti i loro eccessi, non fosse stato anche merito loro quel poco che fino ad oggi abbiamo ottenuto.
“Femminista” che ormai significa acida zitella che non ti vuole nessuno perchè l’unica aspirazione femminile non può che essere quella di trovare qualcuno che se le prenda.
Viscontessa, è così. Io stessa ho scritto che mi colpiva più l’assenza di una sua eco che la notizia stessa. E il dramma è proprio questo. Le donne non contano niente e ormai non gliene frega più niente a nessuno perché siamo tornate a occuparci di diritti che ritenevamo conquistati.
Ma lasciar passare comunque le cose sotto silenzio non mi va. E quindi scrivo di aborto, di diritti persi per strada e anche di poteri mai conquistati.
Io invece non penso affatto che questo sia l’ultimo dei nostri problemi, ma il primo, dal momento che “forse” se ci fossero più donne al potere NON avremmo dubbi sul fatto che sarebbero inasprite le pene per i crimini di violenza sessuale e la maternità non coinciderebbe più con “fine della carriera”.
Ribadisco e sottolineo la parola “forse” perché così come la Clinton vince le primarie a destra e a manca grazie al voto delle donne, se in Italia NON ci sono donne al potere è anche grazie al fatto che una donna piuttosto che votare un’altra donna preferirebbe farsi ammazzare.
E non sono in Italia le donne che non vanno al potere è un problema ENORME a mio avviso ma ve ne è un altro che potremmo definire fratello siamese del primo: Quando una donna in Italia va al potere NON riesce a fare nulla di quello che si è proposto. E sto parlando di obiettivi nobili, come quelli che si era posta Franca Rame, fresca dimissionaria al senato. Non come Mastella, ovviamente. Le dimissioni di Franca Rame NON sono una farsa popolare. Sono senza possibilità di ritiro.
Quindi bisogna dirlo e ribadirlo SEMPRE che le donne in Italia stanno seguendo un processo inverso al resto del mondo, finché qualcuno si accorge che la cosa è gravissima in termini di civiltà e benessere per tutti (maschi inclusi).
Hagar infatti ho specificato “per assurdo” perchè so benissimo che il problema è proprio quello: nessuna che rivesta ruoli di potere perchè non c’è nessuna che ci rappresenti che potrebbe farlo solo se rivestisse ruoli di poteri……….un cane che si morde la coda.
Flavia, almeno qui credo che siamo tutte sulla stessa barca, tutte consapevoli e incazzate e pronte a denunciare una situazione che si giorno dopo giorno si fa sempre più intollerabile.
E credo che anche tu, come me, sappia bene quanto di fronte a certi discorsi, non siano più soltanto gli uomini a chiederti di cosa ti lamenti, ma le stesse donne, tantissime donne che, per esempio, si sentono “libere” di sculettare davanti ad una telecamera.
Io però temo che entro breve toccherà fare qualcosa di più che limitarsi a denunciare, non so cosa e non so come, ma se andiamo avanti così toccherà davvero muoversi.
carissime,
io ero in un consiglio di amministrazione di un ente a partecipazione pubblica - vale a dire che la nomina era politica - e lo sono stata dal maggio 2005 all’aprile 2007. Ebbene, il sindaco della mia citta’, Verona, in seguito mi ha chiesto di dimettermi per candidarmi alle elezioni amministrative - abbiamo perso le elezioni, io non sono entrata in consiglio comunale - nessuno mi ha chiesto scusa o, ancora piu’ improbabile, mi ha proposto di utilizzarmi altrove.
Di recente il nuovo sindaco leghista ha fatto piazza pulita azzerando il cda precedente - e con la destra le donne non si vedono neanche con la lente.
Vi annoto un dato tecnico fondamentale: con l’ultima finanziaria, la riforma Bersani ha giustamente tagliato drasticamente il numero dei consiglieri nei CdA che passano di media da 11 a max 5 persone. FIGURATEVI SE QUEI POCHI POSTI LI DANNO A NOI! C’e’ una lotta feroce.. sic
Stefania, se la matematica non è un’opinione, questo vuol dire che da una percentuale dell’ 1,9% si scenderà a una percentuale dello 0,9% circa. Bene.
Viscontessa, la pressione sulle donne, e su alcune donne in particolare, è molto forte. Il tuo post di oggi sulla moratoria era fenomenale. Innanzitutto bisogna vedere se le donne saranno in grado di unirsi, poi se riusciranno a dare una forma compiuta alla loro protesta. Spero di sì. Di sicuro andare avanti così non è giusto. Non lo è per chi come noi è madre e ogni giorno fa a pugni con la vita nel tentativo di non farsi disumanizzare da una società perversa nella sua incoscienza distruttiva. E non lo è per chi madre non lo è e non intende farsi calamitare da interessi politici di bassa bottega in ruoli che ha scelto di non ricoprire.
hagar, hai ragione a dire che quando le donne vanno al potere in Italia non riescono a fare nulla di quello che si sono proposto ma dipende dal fatto che le utilizzano come soprammobili, messe lì a fare arredo di governo: un ministero per le Pari Opportunità senza soldi, un ministero per la Famiglia ancora più povero e inutile, un ministero per il Commercio con l’Estero che è poco più di una rappresentanza diplomatica. Non parliamo di quello per lo Sport. C’è il ministero per la Salute che è una tale rogna che lo si può anche affidare a una donna…
Sbaglio o nei paesi scandinavi ci sono delle leggi che obbligano i consigli di amministrazione ad avere al loro interno una certa percentuale di donne?
maria sung, in norvegia è così. se non hanno almeno il 40% delle donne nel cda le aziende vengono chiuse. proprio come in italia, no?
Beh, in Norvegia prima della fine del 2007 se le aziende non avessero avuto il 40 % di donne in consiglio di amministrazione avrebbero chiuso, mentre in Italia la percentuale di donne nei cda è imbarazzante.
Forse le quote rosa sono uno strumento coercitivo, e sicuramente è triste accettare che sia necessario ricorrere alla coercizione per ottenere dei risultati, ma… ci sono alternative migliori?
A me l’idea di continuare a denunciare la situazione italiana e aspettare il 2065 (nella migliore delle ipotesi) fa venire un pò di brividi. Ma forse nel 2065 potremo solo deprimerci ulteriormente continuando a riconoscere come siamo sempre indietro rispetto al resto dell’Europa.
Ma poi, nel 2065, io sarò ancora al mondo? :-/
Diciamo la verità: i nostri stipendi, non valgono più niente. I metalmeccanici hanno finalmente rinnovato il contratto, 127 euro di aumento, spalmati in 3 anni. In questi tre anni, il potere di acquisto degli stipendi diminuirà molto di più, di questi 127 euro.
Inutile nasconderlo, i nostri stipendi non valgono più nulla e il divario tra ricchi e poveri si allarga enormemente. Lo stipendio dei nostri genitori 20 anni fa, valeva il doppio del corrispondente odierno nostro. Secondo i dati forniti dall’Ires, il 10% delle famiglie più ricche, possiede il 45% della ricchezza totale.
Dieci anni fa la benzina costava circa 1/3 di oggi. Gli indici dei prezzi sono aumentati enormemente negli anni, ma stipendi e salari, hanno subito solo piccoli ritocchi. Negli anni ‘80 c’era la “soglia psicologica” dei 2 milioni di lire, il padre di famiglia che percepiva questo reddito, poteva permettersi di lavorare solo lui e tirare avanti un’intera famiglia. Oggi 1000 euro, faticano a bastare al “bamboccione” che vive ancora in cas(s)a con i suoi.
Sono andato a sentire quanto costano le case, intenzionato a un acquisto. Casette a schiera, a San Piero in Bagno (non Roma centro…), tra i 300mila e i 400mila euro. Rustici, tra i 300mila e i 500mila euro, quelli normali, oltre un milione di euro quelli più belli. A San Piero…
Come fa un giovane che magari ha un contratto precario (fortunatamente non è il mio caso, ma ce ne sono tanti) da 1000 euro al mese? Meglio comprarsi un tombino a San Rocco (nda il cimitero), un investimento sicuramente più lungimirante.
Non so se le banche concedano mutui da estinguere in 150 anni, ma sarebbe l’unico modo per comprare una casa. Volete un esempio?
Comprare una casa da 300mila euro (finiture da capitolato, ovvero un cesso), vi costerà la bellezza di circa 1600€ al mese per i prossimi 30 anni. Ciò significa che devi trovare un secondo lavoro sia per te che per tua moglie: lei a battere sulla statale e tu a fare rapine in banca… Così va l’economia italiana.
Un impiegato-tipo (quello che prendo per esempio), ha uno stipendio di circa 1200€ al mese. E’ un ragazzo fortunato (come Jovanotti), ha un lavoro fisso: prende un appartamento in affitto e gli partono secchi 500€, circa altri 200€ di spese per le bollette, 300€ per il mangiare e acquisti vari al supermercato (mangia poco fortunatamente…), 200€ per vestiti, auto, imprevisti e tempo libero. Cosa metti da parte? Niente! Pensi al futuro? Si, col tombino…
Fino a che i nostri politici non si faranno carico di questo problema, sempre più giovani se ne andranno dal nostro paese, sempre più disagio, sempre più tensioni sociali.
La situazione è insostenibile, 127€ di aumento in tre anni sono nulla. In Germania, in Belgio, in Francia e in tutti gli altri paesi europei, gli stipendi sono nettamente superiori (persino in Grecia guadagnano di più! solo il Portogallo fa leggermente peggio di noi; tutti gli altri paesi europei, e dico tutti! hanno stipendi superiori ai nostri), con un costo della vita molto simile. Andate in Germania e guardate i loro prezzi. Poi guardate i loro stipendi.
Non voglio fare il disfattista, ma se continueremo a regredire così, in futuro col gommone si partirà dall’Italia!
concordo con nicola
hagar: se più donne sono al potere non è poi detto che tutto funzioni meglio (e tu stessa dici “forse”). donna non è sinonimo di correttezza morale e solidarietà con i più deboli e con le altre donne.
altrimenti le donne che stanno al governo oggi dovrebbero fare il diavolo a quattro per ogni scemenza che i loro colleghi dicono o fanno.
per il resto: di franche rame ce n’e’ una su chissà quante e come si può vedere infatti non se la cagano neppure di striscio.
perchè da noi si dice che se sei onesto sei un po’ fesso.
Nicola ha ragione ma in questo post si parlava di altro ovvero di come in una situazione desolante come quella attuale, alle donne tocchi desolarsi ancora di più.
Siamo tutti sulla stessa barca ma a noi tocca remare qualche ora in più al giorno.
ciao Flavia. le tue vignette sono illuminanti. ![]()
ciao roberta, grazie. ![]()
Fika Sicula ti segnalo un bellissimo post di Michela Murgia, dal titolo Pari Inopportunità (http://www.sorelleditalia.net/2007/08/01/pari-inopportunita/#comment-1818), che io stessa ho richiamato nel mio blog ai tempi, tanto l’ho considerato preciso nella sua analisi del problema uomo-donna al potere.
Il punto è che le donne per andare al potere NON dovrebbero subire una sorta di selezione durissima al nastro di partenza (moralità, cultura, educazione, bravura, etc), perché ciò NON è richiesto agli uomini. E ci sarà vera democrazia e paro opportunità quando avremo anche delle donne stronze al potere e non grideremo tutti allo scandalo. Parliamo tanto delle donne oche al potere (ci sono, è vero), ma Dio solo sa quante oche maschi siedono in poltrone di potere che non spetterebbero a loro. Il punto è che (e per questo dico “forse”) le donne dovrebbero capire per prima questa cosa, e però così non è. Sono le donne che pretendono prima ancora degli uomini le donne wonder woman al poter o niente. Gli uomini non hanno mai preteso questo dai loro colleghi maschi, e infatti governano il mondo da millenni.
Secondo me state discutendo di un falso problema.
Il vero problema che c’è nel mondo del lavoro in Italia non è tanto la situazione delle donne.
Ovvero il problema non sono le differenze uomini - donne, bensì le differenze raccomandati - non raccomandati.










2008