Sorelle d’Italia

Non c’è bisogno di toccarla, la 194.

Non c’è bisogno di toccarla, per farla funzionare - e per ridurre pure il numero di aborti. Basta non avere paura. Basta dare i fondi necessari ai consultori; basta far tacere le beghine scandalizzate per l’educazione sessuale a scuola (e dicono quel sessuale abbasando la voce, con la pruriginosità di un film di Gloria Guida) e far arrivare ai ragazzi quel paio di dati fondamentali (pillola, preservativo, giorni fertili) in maniera diretta, tra i banchi di scuola e non di nascosto su un Cioé passato di mano con fare furtivo. Basta, se proprio vogliamo esagerare, fare dell’obiezione di coscienza una scelta ma non un privilegio (basta far sì che una donna possa di fatto accedere all’aborto e alla contraccezione di emergenza, sempre). Basta rispettare le storie delle donne che ci sono passate, che non ci sono passate per un soffio, che potrebbero passarci. Basta pensare che le donne siano cittadine in carne e ossa, non miti scolpiti nella pietra e messi su un altare.

Non c’è bisogno di toccarla, per annullarla - e, visti i dati precedenti alla introduzione della legge, far anche aumentare gli aborti e le morti per aborto o per parto: ma questo non si dice. Basta avere paura anche di parlare. Basta togliere i fondi ai consultori, o farli presidiare ai volontari del Movimento per la Vita (magari trovando per loro un ruolo pagato: son sempre voti). Basta evitare l’educazione sessuale nelle scuole, ci penseranno le famiglie o il catechismo. Basta privilegiare i medici obiettori, e mettere i quattro idioti che continuano a non obiettare a una catena di montaggio che tolga a loro e alle donne ogni dignità. Bastano le sepolture obbligatorie dei feti (e i giri di affari delle pompe funebri convenzionate, altri bei soldi, altri bei voti), giusto per ribadire l’idea che tu  donna non conti nulla. Bastano un paio di sceneggiati (oh! lei voleva abortire ma lui la sposa e vivono felici e contenti! che bravi!) per spiegare a chi non c’è mai stato in mezzo che quelle lì potevano anche stare attente, e sono anche un po’ puttane. Basta pensare che le donne non siano cittadine, che al più possano arraffare qualche privilegio ma nessun diritto.

E tutto questo, senza far la fatica di cambiare una virgola della legge.

12 Gennaio 2008
15:30, Sabato
restodelmondo
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7 commenti

(#) Quello che disse Giulia

Sabato 12 Gennaio 2008 alle 16:34

1

Sto maturando la convinzione che sia il momento di scrivere una lettera ai Ministeri dell’Istruzione e della Salute, proponendo nel concreto l’introduzione dell’ora di educazione sessuale obbligatoria nelle scuole.
La situazione è arrivata ad un punto tale che è necessario far arrivare le informazioni ai ragazzini quando per loro cominciano ad essere vitali, quindi già dalla prima superiore. Devono sapere, perché il sesso già lo fanno. Devono sapere, perché conoscere il proprio corpo non toglie nulla alla bellezza del sesso, anzi, casomai la aumenta.
Il problema, come sempre, sarebbero i genitori fortemente religiosi. Per questo dico “obbligatoria” e non facoltativa: perché l’informazione è un diritto di tutti, e impartirla è un dovere della scuola, prima di tutto.

(#) Quello che disse ASSU

Sabato 12 Gennaio 2008 alle 18:09

2

Una sana educazione sessuale nelle scuole e una franca educazione sessuale a casa.
Invece di spendere soldi per l’ennesimo sondaggio su quante donne si occupano di politica e su quante donne votano le donne. Sono poche, lo sappiamo, e traghettate da uomini, per la maggior parte, tanto che non costruiscono per le donne, ma per un sistema politico maschile, nel quale, al massimo, “sei una con le palle!”.
Più che scrivere lettere al Ministero, secondo me, le varie associazioni femminili dovrebbero sfruttare i finanziamenti (pubblici e privati) per fare una corretta informazione. E se le scuole non vogliono ospitare l’educazione sessuale, nascondendo la testa nella sabbia e rifiutandosi ipocritamente di accettare che gli adolescenti fanno sesso, allora informare fuori dai cancelli, presso le palestre, le piscine, i pub, gli stabilimenti balneari, le discoteche… E informare le madri, perché siano esse le prime ad accettare la sessualità adolescenziale e a fare in modo che vi sia informazione, educazione, conoscenza.
Questo blog può iniziare a farlo, per esempio. Gli adolescenti frequentano molto Internet, più delle madri. Si potrebbe creare un’apposita sezione educativa. Potreste riportare interviste e testimonianze, creare banner e sistemi di linkaggi. Si possono anche creare opuscoli on line che chiunque possa scaricare facilmente.

(#) Quello che disse Giulia

Sabato 12 Gennaio 2008 alle 18:14

3

Assu, temo che non basti più fare informazione QUI. Va persa nel mare delle altre informazioni, quelle ricavate dai forum per adolescenti e da YouPorn e da altre fonti che non sono questa (tipo il sito del Moige, Diociscampi).
Le associazioni femminili contano come il due di spade. Dobbiamo muoverci noi, non come donne ma come società, per chiedere che l’educazione sessuale diventi materia di studio nelle scuole. Con programmi ufficiali, insegnanti appositi, corsi di aggiornamento per i suddetti, libri di testo. Una cosa seria, massiccia, che coinvolga tutti i ragazzi e non solo quelli che si riescono ad agguantare al volo nei consultori.

(#) Quello che disse Maria Sung

Domenica 13 Gennaio 2008 alle 13:01

4

Sull’educazione sessuale: sì sì e ancora sì. Ma come? Bisognerebbe più o meno inventarsela. Faccio un paio di esempi: bisognerebbe incominciare alle medie, non alle superiori. O forse addirittura alle elementari. Oddìo, facciamo che ci scrivo un post. In fondo sono entrata in sorelle d’italia anche per fornire un (piccolo, personale e parziale) osservatorio sull’adolescenza.

(#) Quello che disse Giulia

Domenica 13 Gennaio 2008 alle 13:29

5

Maria Sung: vai vai, che aspetti? Animo! :)

(#) Quello che disse Maria Sung

Domenica 13 Gennaio 2008 alle 14:34

6

Eh, il tempo di recuperare user e password. Sono un po’ arrugginita. :)

(#) Quello che disse I blogger, sulla 194

Lunedì 14 Gennaio 2008 alle 00:23

7

[...] Non c’è bisogno di toccarla, la 194. [...]

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