Gli altri non siamo noi
Un italiano ha ammazzato una ragazza rumena. Avevano una figlia di due mesi, ma lei lo voleva lasciare, perché era un violento. Era tornata a casa dai genitori, ma lui è andato sotto casa sua con una pistola e alcuni amici. Prima hanno sparato in aria, poi lui ha sparato a lei; poi l’ha caricata in macchina e portata all’ospedale. Ma lei è morta.
E’ successo ieri. Duana se n’è andata con l’anno vecchio. Provate ad immaginare la situazione a nazionalità rovesciate, un rumeno che uccide una ragazza italiana. Immaginate i tuonar di leganord, le crociate, i pacchettisicurezza, i nondevesuccederepiù, gli studiaperti con la sciura Pina che protesta contro questi imigrati che rendono la città invivibile.
Invece questo tizio, Giuseppe Ceravolo si chiama, è italiano e quindi nessuno farà proclami, provvedimenti per cacciarlo a calci in culo dal territorio nazionale o altro. La sciura Pina penserà che son cose che succedono. Alla peggio, penserà che l’assassino è un disgrassiato, e povera ragazza, però anche lei, mettersi con uno che era stato in galera, ci poteva pensare prima.
Tenetelo a mente: un italiano ha ucciso una ragazza rumena. Una ragazza. Una rumena. Un essere di poco conto. Niente per cui scomodare il Parlamento.
Si è verificata praticamente la stessa tragedia di pochi mesi fa, ma rovesciata.
L’altra è stata accolta con gran clamore, questa con un vergognoso silenzio.
Io guarderei il problema a monte.
L’articolo di Repubblica è di neanche trenta righe; sul Corriere cartaceo di oggi c’è un trafiletto a pagina 22, in fondo a destra, come il cesso. Se gli stessi organi d’informazione non sono in grado di darci una giusta dose di equilibrio, come ti puoi aspettare che la sciura Pina non basi le proprie opinioni su frasi fatte?
I giornali li terrei fuori: devono dare le notizie che “vendono”. Già vendono 3 copie in croce, se danno un colpo al cerchio e uno alla botte poi vendono solo al pescivendolo che m’incarta le trote salmonate. All’interno del Corriere della Sera e di Repubblica ci sono giornalisti d’accordo con quel che sta scritto qui? Sì. Il problema non si pone più.
Molto triste.
[...] segnalazioni: l’inizio di Loredana Lipperini che è tornata Ancora dalla parte delle bambine e Gli altri non siamo noi di Sorelle [...]
E’ la triste prova che la violenza contro le donne è globale, generalizzata e se non può essere utilizzata per scopi politici, passa sotto silenzio. E’ la conferma che se una donna viene uccisa rientra nella bieca normalità di questa società che sa reagire solo quando “conviene” a qualche demagogo. L’astio per le donne è presente in ogni società e cultura.
Io accenderò una candela per la ragazza rumena uccisa… facciamolo tutte perchè è morta una donna come noi, come tutte.
Le statistiche parlano chiaro: in Gran Bretagna (da dove vengo io) una donna muore ogni tre giorni in seguito alla violenza domestica, in Italia (dove vivo e da dove vengono i miei figli) una donna ogni due giorni. Anche la Francia, che geograficamente ci collega, non scherza: una donna ogni tre giorni.
Tre paesi che fanno parte del G8, tra i più avanzati e liberi del mondo.
Mi piacerebbe dire che è soltanto questione di educare i maschietti, ma purtroppo ogni tanto i maschietti sono più avanti delle femminucce. Che siano dei signori all’antica o “i femministi” moderni, e ne conosco di tutti e due i tipi, ce ne sono di uomini che inorriditi trascinerebbero una donna via da un partner del genere. Ma purtroppo ci sono le donne come la povera Barbara Cicioni, che davanti alle richieste di suo zio di lasciare il suo marito violento, ha sempre voluto tornare “perché è il mio uomo”. Un uomo che le porgeva la mano della salvezza e lei che per un pervertito senso di dovere e totale assenza di autostima tornava vittima perfetta dal suo (e di sua figlia non nata) carnefice.
Educhiamo anche le nostre figlie!
Brava Jane.
Qui non si tratta di rumeni e italiani. Prima era l’islam, ora la romania! Qui si tratta di uomini che uccidono donne e di donne che - ancora, anzi oggi più che mai - non riescono a uscire dal ghetto di una stupida convinzione di femminilità cucita loro addosso.
Per non parlare dell’ennesimo dramma del profondo Nordest, quello di Iole Tassitani. In questa regione dove ogni giorno qualche lavoratore irregolare o meno muore in qualche cantiere e qualche famiglia implode autoeliminandosi coi mezzi più fantasiosi (dalle martellate in testa alle fucilate) a ogni fatto di cronaca nera si evocano pene di morte e vagoni piombati. Non stavolta però, non nel caso della Tassitani, il suo carnefice è italiano, Michele Fusaro, più che italiano veneto puro, di Bassano del grappa (quello del famoso ponte della canzone). Stavolta non ho sentito strali, non ho sentito né Galan, né Calderoli indignarsi per la “semplice” violenza e l’orrore. Qui al Nordest per condannare la violenza bisogna che sia perpetrata da uno straniero ai danni di un italiano, altrimenti son solo cose che capitano.
« però anche lei, mettersi con uno che era stato in galera, ci poteva pensare prima »
Sì, l’ho sentito per davvero questo commento, e mica da una sciura Pina qualsiasi; da colleghe: quindi donne, giovani, persone da cui ti aspetteresti una visuale un po’ più ampia.
Ma niente da fare: dare un pezzo di colpa alla vittima è uno sport trasversale e sempre in voga. Sia che si tratti di stupri (”si è ubriacata!”, “era in minigonna!”, “cosa ci faceva in giro con quelli?”), sia di omicidi (”mettersi con uno così…”)
D’accordissimo quindi con Jane Bhuidhe: educhiamo i figli, ma anche le figlie, cambiamo questa assurda mentalità !










2008