il genere delle cose
- Sarà un regalo bellissimo. Sei sicuro che sia proprio quello che ha chiesto a Babbo Natale?
- No, beh… a dire il vero lui voleva la cucina della fisher price, quella lì con le pentole.
- Ma scusa, allora gli prendo quella, no?
- Non scherziamo, è da femmine la cucina. Il camion va benissimo, e poi è radiocomandato.
- Come sarebbe da femmine, detto da te che fai il cuoco è il massimo! Gli piglio la cucina, dai.
- Ho detto di no, prendigli il camion. Che va meglio.
Ci fissiamo per un attimo in silenzio.
- È mio figlio - aggiunge secco.
Mentre pago il camion mi rendo conto che fino a oggi non avevo capito veramente che cosa fosse un esorcismo.
Allo stato attuale delle cose, i giocattoli preferiti del figlio di mio cugino (anni due) sono un aspirapolvere giocattolo e un blender. L’ho anche visto usare un trapano (sempre giocattolo) come se fosse un minipimer.
Mi pare evidente che il ragazzino sa già quello che vuole, altro che maschio/femmina ![]()
Ci sono pregiudizi duri a morire. Poco tempo fa ho discusso (=litigato) con mio cognato (papà di una bimba e un bimbo) che sosteneva che le donne sono naturalmente predisposte ad amare determinate attività e non altre. Certo non si è mai posto il dubbio che la “naturale” predisposizione abbia a che fare con il fatto che la sua bimba riceve in dono solo bambole e pentolini, mentre il bambino gira per casa su una Vespa elettrica.
Lo stesso con i futuri nonni del bimbo/della bimba che mia sorella sta aspettando. Entrambi desiderano un maschio perché così quando crescerà potranno insegnargli ad andare in moto e portarlo a giocare a calcetto. Non li sfiora nemmeno il pensiero che una bimba potrebbe essere interessata al trial o tifare per il Milan. E dire che io da ragazzina avevo le pareti della camera tappezzate di poster della Ferrari! Pregiudizi, ecco. Durissimi a morire.
Questi pregiudizi, purtroppo, contribuiscono pesantemente alla definizione del ruolo sociale della della donna e dell’uomo. Sono anni che si discute del modo di andare oltre, di pro/gredire; ma sono proprio famiglia e scuola ad avere un ruolo tanto determinante nella definizione di questi ruoli antiquati ed inaccettabili nei bambini. Da lì deve partire l’impegno a cambiare lo stato delle cose, altrimenti è un’impresa impossibile.
Leggo avidamente queste gender stories e, funestata da un padre che non ha fatto che ripetermi come “le donne siano meno dotate” (un toccasana per l’autostima, vi giuro) mi chiedo: sarò capace di educare mia figlia liberamente, senza barriere di genere, appunto? Questa è una scommessa, forse la scommessa più grossa della mia vita.
alla fine potrà regalargli quello che vuole, ma poi il piccolo ci giocherà come gli pare ![]()
vedi il trapano-munipimer di cui Gjulia, eh eh… il camion potrebbe diventare una fantastica impastatrice! :p
(però che tristezza se desideri ardentemente la cucina e t’arriva il camion: penserà di non essere stato abbastanza buono?!?)
la reazione più consona è quella di giulia, sono completamente d’accordo con lei. senza contare che non sappiamo nulla sul tipo in questione, magari ha detto quel che ha detto proprio per sentirsi rincuorato da una ramanzina scaccia pensieri e cercava di provocare mettendo “benzina” per facilitare una reazione in tal senso. ci è dato sapere che è un cuoco, be’, questo motivo è più che valido per tenere un figlio lontano il più possibile dai fornelli: fare il cuoco è un mestieraccio.
sora franzoni, il “tipo” in questione è una conoscenza strettissima dell’autrice del post. Almeno lei ne sa qualcosa ![]()
Qui il problema fondamentale è quello descritto da jayDB: se quando ero piccola avessi chiesto il Lego e mi avessero regalato una bambola, ci sarei rimasta un po’ male. Mi sarei sentita poco ascoltata.
In ogni caso, è inevitabile che il bambino trovi il modo di giocare con le pentole anche se il padre non è d’accordo.
Franzona, l’esame semiotico del pezzo è molto più facile di così:
La cucina è OUT non perchè fare il cuoco è un mestieraccio, ma perchè “è da femmina” e non va bene per un maschietto. Il padre del bambino (che per inciso è mio nipote) intendeva chiaramente dire: “se gli piglio un gioco da femmina mi si infrocia la creatura”.
Ecco perchè alla fine parlo dell’acquisto del camion come di un esorcismo: Dio, ti prego, fa che comprare questo giocattolo “virile” confermi e stabilizzi l’identità di genere MASCHILE di mio figlio!.
Questo Natale ai bambini sono state regalate le solite pistole.
Il set più completo di fucili che mi sia capitato di vedere (c’era anche un kalashnikov, nobilitato dalla presenza di un distintivo di gomma); un corredo molto aggiornato, completo di manganello picchia-manifestanti come quello che hai sicuramente visto contro gli ultras nelle immagini dallo stadio.
In compenso il bambino in manganello è stato rimproverato perchè baciava un altro bambino. Bacia le bimbe. Bacia la mamma. Bacia la nonna. Bacia il nonno. Non lo baciare troppo che è sudato. Se lo baci ti ammali. Ho detto basta. E’ un maschio.
E dire che non ci sarebbero tante teorie da applicare, se si partisse dal rispetto dei bambini come persone, con esigenze e personalità individuali prima che di genere.
Da piccola vi fu un periodo in cui presi a desiderare di avere una bambola con cui giocare.
Non ricordo esattamente come andarono le cose, perche’ ero davvero molto piccola, ma alla fine la bambola la ottenni.
Mi sembra di ricordare che me la regalo’ una nonna, forse quella paterna, col beneplacito dei miei genitori.
Cosa ne pensassero loro non lo so, ma immagino che fossero un pochino preoccupati.
Con quella bambola giocai per un certo periodo, poi la dimenticai e anche di questa dimenticanza non ricordo i motivi.
Forse mi ricordai di essere un maschietto, o forse me lo ricordarono, va’ a sapere.
Sono passati quasi quarant’anni da allora, ma quella bambola me la ricordo ancora perche’ son cose che ti porti dentro, e con le quali devi imparare a convivere.
Non necessariamente si vive male se la propria identita’ di genere e’ un po’ confusa: puo’ anche essere che sia invece la propria personale occasione per essere felici.
Certo non e’ qualcosa che si puo’ trascurare, o peggio ancora reprimere.
Anna
[...] ispirato a quello di Michela su Sorelle d’Italia e ripreso ora su Grazia dove, prevedibilmente, la reazione è stata un po’ diversa. [...]










2008