Eppure…
Eppure siamo ancora in un Paese dove un uomo, vittima di un incidente, lascia moglie e figli mentre una donna lascia soltanto i figli perché nella gerarchia familiare l’uomo è ancora il capo famiglia, e in un Paese nel quale, almeno due delle mogli degli operai morti a Torino, erano casalinghe con due o tre figli ciascuna perché non si riesce più a capire se sia il lavoro femminile ad essere un lusso o lo sia mettere al mondo tre figli.
Eppure siamo in un Paese nel quale, di fronte al profondo dolore e alla prevedibile preoccupazione di una vedova con i suoi tre bambini, non ci è permesso mettere in discussione un modello familiare immutato nei secoli nonostante il millantato progresso sociale, un Paese nel quale il modello sociale vincente è ancora quello della famiglia con l’uomo che lavora e la donna che sta a casa, e un Paese che non ha il coraggio di mettere in discussione l’opportunità di mettere al mondo i figli.
Eppure siamo in un paese nel quale il senso di responsabilità del singolo, consapevole di non poterselo permettere, è molto superiore a quello dello Stato che ci invita continuamente alla riproduzione.
Un Paese dove i figli non li vuole nessuno ma nessuno lo dice.
Eppure siamo ancora in un Paese che di fronte ad un donna che vuole a tutti i costi un figlio, si parla di coraggio anziché incoscienza se per averlo rischia la vita sua e del bambino, ma ci si fa scudo dell’etica e della morale per impedirle di ricorrere a tecniche alternative di fecondazione.
E siamo ancora in un Paese così. A queste esatte parole penso, da quando ho visto le immagini, sentito parlare una delle donne che ha perso il marito, come fosse uscita e l’avesse lasciato su un tavolo di un bar. Il Paese della cultura, insiste Benigni, certo, anche il Paese della retorica buonista e del gioco delle tre carte, fate i figli che è bene e la famiglia è sacra e non si può mica dire che i figli non li si deve fare, che la moglie a carico non ce la puoi avere, che l’angelo del focolare non è tutelato, pure se messo come statua sacra su altare, che dove vai se sei un operaio e pure un po’ precario, questo non si dice, ché non sta bene, no. Saremo anche impregnati di secoli cultura e poesia, e navigazione e scienza, ma il senso della società, e del senso civico e civile della convivenza, in my opinion, ce li siamo scordati secoli fa, li abbiamo lasciati sul famoso tavolo del bar, insieme a un altra piccola busta con dentro un ingrediente, evidentemente di trascurabile importanza, la laicità.
Io invece non ho capito.
I figli non vanno fatti perchè in questo mondo patriarcale è alto il rischio che muoiano i papà stipendiati e le mamme restino sole a crescerli?
Farli con un solo stipendio è incoscienza perchè se crepa chi lo porta c’è una famiglia sul lastrico?Non ho capito.
Secondo questo ragionamento i figli li fa solo chi ha due stipendi, cioè in quella circostanza dove il tempo di crescerli si riduce drasticamente, e quindi i figli non li fai lo stesso.Onestamente, a me pare che la morte di 4 operai non c’entri nulla nè con l’opportunità di fare figli, nè con il modello imperante di società patriarcale papàlavoratore-mammaangelodelfocolare, modello che per inciso esiste sempre meno, non perchè ci stiamo emancipando, ma perchè i posti dove per vivere basta uno stipendio solo sono sempre meno.
No Michela, la morte di quattro operai direttamente non c’entra niente con l’opportunità o meno di fare figli ma indirettamente ci offre comunque la possibilità di osservare come la nostra società sia ancora in larga parte impostata su modelli sociali che pensavamo rappresentare ormai solo realtà marginali. Si muore ancora in fabbrica e questo è il dato che emerge dolorosamente da questa vicenda (anche se non avevamo bisogno di altri quattro morti per rendercene conto) ma si vive anche con un modello familiare che ricalca in tutto e per tutto l’unico socialmente accettabile quando morire in fabbrica era normale e avere figli, tanti quanti il buon Dio riteneva di mandarcene, era l’unica scelta possibile.
Parlare dell’opportunità o meno di avere figli (ma le condizioni economiche del nucelo familiare erano solo una delle probabili cause) è ancora un argomento tabù.
Nessuno che abbia mai il coraggio di ammettere che talvolta avere figli non è una scelta coraggiosa e lodevole ma semplicemente incosciente e inconsapevole.
Forse a volte fare i figli è più una questione di ignoranza perché nessuno ti dice che dovrai faticare quattro volte tuo marito/partner (se ce l’hai) per fare quel lavoro che devi fare perché se no il bilancio mensile è un disastro. Nessuno ti dice che lui avrà il diritto divino di alzarsi la mattina e uscire COMUNQUE e tu dovrai portare i pargoli a scuola, restare a casa quando stanno male, che il tuo lavoro (anche se retributo il doppio del consorte) sarà messo fortemente in discussione pur essendo obbligatorio alla famiglia mentre il suo (di lui) no.
Nessuno ti dice che dovrai darti da fare per fare due mestieri nel tempo di una sola vita, incluso trovare il tempo per stare con i bambini, che spetta loro di diritto e a te fa un piacere enorme, mentre sarai per questo incredibile lavoro di clonazione di te stessa duramente criticata e ritenuta responsabile di ogni male della società, ogni malefatto da ogni minorenne, ogni reato.
Nessuno ti dice che sarai in scacco: se ti ammazzi di fatica per la famiglia sei un’irresponsabile egoista per gli altri, se te ne stai a casa a stirare e sai che non potrai offrire nulla oltre la mera sopravvivenza ai figli, sei un’irresponsabile egosita per te stessa e il tuo direttore di banca.
Scacco matto, ma nessuno te lo dice.
A proposito di bambini…Lo dico a voi e scusate se forse non è in tema col post, ma ho avuto un’esprienza quasi shockante stamattina.
Stamattina ho fatto l’errore imperdonabile di accendere la tv. E tenere su Rai Uno. C’era UnoMattina. Una bionda (che apprendo dal sito della trasmissione chiamarsi Eleonora Daniele) ha presentato una rubrica dal titolo ‘Vagiti d’Italia’, copertinata da un bebè tra delle bande grafiche tricolore. Ha esordito con la frase: “Nonostante il fatto che alcune donne ancora si ostinino a considerarla una scelta privata, la maternità è una risorsa importante per la nazione”. Protagonista della puntata un’impiegata dell’Acer di Roma alla sua quinta gravidanza (dopo le prime 4 bimbe -finalmente- in attesa di un maschio) che avrebbe dovuto testimoniare come una donna può - tranquillamente- mantenere e svolgere al meglio il suo lavoro (stendiamo un velo pietoso…)
La puerpera (di cui la trasmissione ha seguito tutta la gravidanza e continuerà a farlo fino al parto) alla fine della rubrica è stata pesata. Pubblicamente, come una vacca al macello.
Sono solo io che non capisco??
Mi autocorreggo…
‘puerpera’ è quella che ha già partorito. Scusate, non me ne intendo di terminologia della gravidanza.
RossaNaturale, il problema è che i figli diventano una risorsa per il nostro Paese solo dal momento in cui sono capaci di produrre reddito e pagare le tasse.
Fino ad allora sono solo un “lusso” per chi se li può permettere.
Ma nel nostro Paese le cose vanno così, nessuno che si preoccupi mai di rimuovere le cause che generano le emergenze.
Si potrebbe iniziare rimuovendo Uno Mattina ![]()
Uhm, no, stavolta la Vis non m’ha convinto. La prima parte sembra un articolo random pescato da Studio Aperto, la seconda parte pone in nuce dell’altro, ma non è vero il concetto “Nessuno che abbia mai il coraggio di ammettere che avere figli è una scelta incosciente e inconsapevole.”. La TV deve mandare messaggi edificanti, quasi sempre ha il bavaglio, la “lunga mano” è sempre presente e pronta a stabilire cosa dev’esser detto/non detto, in più siamo a Natale: è naturale che si facciano certi discorsi: fanno anche più ascolti, tra l’altro. Non ha senso esprimere queste cose basandosi sul risalto che la TV ha dato a questo fatto di cronaca. Non so quale Italia vedi, ma (lontano dal tubo catodico) vedo/sento continuamente dare dell’incosciente a chi decide di fare figli senza prima avere una sicurezza economica e, nondimeno, noto un monte di coppie che non hanno figli perché la donna non vuole lasciare il lavoro (per nulla al mondo!) e i soldi per una baby-sitter non ci sono: quindi niente figli. Si può discutere sul fatto che ad alcuni (sempre troppi) australopitechi non passa per l’anticamera del cervello che forse a rinunciare al lavoro possono essere LORO e non la donna, però partire da questo assunto e arrivare a “Nessuno dice che a volte avere figli è da incoscienti” mi sembra il classico passo più lungo della gamba. Non so, c’è qualcosa che non mi torna. Viscontessa: hai figli? Potresti averne, oggi? Il matrimonio (se c’è) va bene?
Anna Maria è ovvio che mi riferissi a ciò che si dice o non dice pubblicamente, d’altra parte cosa si dice o non si dice tra le quattro pareti domestiche, non fa testo e non fa soprattutto opinione pubblica. Io o te, poi, possiamo sentire, ascoltare o formarci un’opinione diversa ma ciò non toglie che il messaggio che viene inviato e purtroppo recepito da gran parte della gente è che i figli sono sempre e comunque una benedizione. Non sarebbe spiegabile altrimenti il clamoroso fallimento del referendum sull’inseminazione artificiale.
E comunque si ho una figlia che compie oggi undici anni e volendo potrei anche averne altri anche se non ci tengo, ma che c’entra? Se pensi che le mie parole siano dettate da una situazione personale, sei fuori strada.
Ma siamo sicuri che sia sempre il messaggio a fare “opinione pubblica” ?
E se provassimo a ipotizzare che sia invece talvolta “l’opinione pubblica” a creare il messaggio? Ritenendo ancora giusto fare figli e non pensando che chi li fa sia un incosciente?
Senza andare ai tempi c.d. bui, al medio evo, alle invasioni dei barbari o ancor più a ritroso, pensiamo a quali fossero le condizioni di vita nelle campagne (e non solo) e nelle fabbriche del nostro paese appena cent’anni or sono.
Non mi pare che ci fosse la sicurezza sociale ed economica che invogliasse alla procreazione festosa.
E neppure che ci fossero meno morti sul lavoro. O in guerra.
Eppure se siamo qui, davanti a queste tastiere, lo dobbiamo al fatto che chi non sapeva come coniugare un pranzo con una cena scelse ugualmente di avere figli.
Non sarà per caso che la scelta della maternità o della paternità non possa basarsi unicamente su ragioni economico-sociali, o sul timore per il futuro?
Non sarà che ci sia anche qualcosa di diverso? O di piu?
Non sarà che non siano solo il denaro o la sicurezza a mandare avanti il mondo?
Tutti questi punti interrogativi non sono pleonastici: mi pongo delle domande.
Oppure - vediamola anche da un’altra angolazione - visto che è una scelta che abbiamo fatto tutti (le eccezioni sono di entità talmete minima da non creare quasi statistica) è possibile che il mondo sia tutto in mano agli incoscienti?
Contevico, cento anni fa non esisteva la contraccezione per cui mettere al mondo figli non era una scelta. Bisognerebbe domandarsi (non potendolo più domandare ai diretti interessanti) quanti dei figli avuti dai nostri nonni fossero effettivamente voluti e quanti fossero semplicemente arrivati.
Ribadisco poi che non parlavo solo di convenienza economica o sociale né ho mai detto che la scelta di avere figli sia sempre una scelta incosciente.
Giusto, è vero sarebbe lecito domandarsi “quanti dei figli avuti dai nostri nonni fossero effettivamente voluti….” (ma una parte di quelli non voluti riuscivano a non farli nascere neppure allora, credimi).
Ma in attesa della risposta non ho dubbi che anche tu ritenga che non sarebbe lecito neppure concludere che fossero tutti “non voluti”.
Facciamo 50 e 50?
Siamo circa sette miliardi su questo pianeta: ne rimarrebbe un numero a mio parere sufficiente a fare sorgere il sospetto che ci sia stata anche una scelta cosciente di paternità/maternità nella storia dell’uomo.
E che ci sia anche oggi.
Basata evidentemente sulla valutazione di parametri non necessariamente vincolati al solo aspetto economico, sociale, carrieristico della questione.
Concordo pienamente che la beatificazione della filiazione tout court sia una solenne bischerata (per non dire peggio, specie quando effettuata a fini vaticanpropagandistici), ma non vorrei incorrere neppure nell’errore contrario (a mio parere): quello di considerare bischere tutte le donne che, pur non avendo davanti a loro prospettive rosse di reddito e di miglioramento sociale, scelgono ugualmente di avere un figlio, afrontando tutti i rischi e le incertezze conseguenti.
Magari abbondantemente dopo i trent’anni.
Tu immagino che ne conoscerai diverse.
Le “rosse” prospettive (magari!!) erano ovviamente “rosee”
Contevico, stiamo parlando della scelta di avere figli delle generazioni precedenti o di quella attuale? E stiamo parlando del nostro contesto sociale o del mondo intero? Stiamo parlando della possibilità che qualcuno non voglia avere figli o di quella che nessuno li voglia avere? Perché se mi parli di sette miliardi di persone che popolano oggi la terra, ti inviterei a riflettere su quanta parte della popolazione mondiale può scegliere consapevolmente di avere figli, se mi dici che molti figli sono voluti ovviamente sono d’accordo con te, se mi parli del contesto sociale nel quale viviamo oggi, ti invito a fare un paragone tra il presunto diffuso desiderio di maternità/paternità e il numero effettivo dei nuovi nati, se infine invece, come credevo, stiamo parlando di quanto fosse sincero il desiderio delle generazioni precedenti di avere dei figli io ho la sensazione che stimare intorno al 50% la percentuale dei figli “voluti” sia un calcolo troppo ottimistico. Tra l’altro non sottovaluterei neanche i condizionamenti sociali ai quali, ognuno nella propria epoca, siamo sottoposti.
Nelle proprie scelte non si è mai del tutto indipendenti dal contesto sociale nel quale si vive, ma alcuni condizionamenti sono davvero molto forti e alcune persone abbastanza deboli da non rendersi conto che la loro non è una scelta autonoma ma la conseguenza di ciò che gli altri si aspettano da loro. Cos’altro era stato insegnato a desiderare e cos’altro poteva desiderare una donna se non trovare un marito e avere dei figli? E che vita avrebbe atteso una donna che avesse ammesso di non volerne? A volte, anzi spesso, di fronte al proprio ineluttabile destino si pensa molto più semplicemente di averlo scelto anziché subito.
Poi non so, per quanto riguarda la parte finale del tuo commento nel quale per dissentire dalla mia opinione sull’opportunità di avere figli ti concentri ancora una volta sulle condizioni economiche e sociali per del nucleo familiare, immagino che ciò dipenda dal fatto che tu sia un uomo e che come tale non riesca a renderti conto che i motivi per i quali una donna non voglia avere figli, possono essere davvero tantissimi compreso anche quello di un’incertezza economica per quanto, ritengo, in percentuale molto inferiore ad altre motivazioni.
A me fa più impressione sapere che la “classe operaia” sia fecondamente proletaria nonostante scarseggino i schèi. Penso anche a tutti i figli unici di coppie borghesi, viziatissimi e annoiati, violenti e abulici, la futura rovina di questa bella società di merda.
Qualsiasi cosa si voglia dimostrare, potremo sempre tirare fuori l’esempio concreto.
Conosco una madre anziana di 6 figli che ne avrebbe fatti volontieri soltanto 2. Conosco una madre di un figlio che ne avrebbbe fatto volontieri 3. Conosco una donna non-madre felice di esserlo e una donna non-madre angosciata dalla cosa.
Conosco figli unici di genitori che avrebbero fatto il secondo ma non ci sarebbero poi riusciti a sopravvivere.
Io ne ho tre, non è facile, e non biasimo affatto chi fa una scelta cosciente di farne meno. Mi dispiace per chi credeva fosse tutto un mondo di pagine patinate di “Bimbi Sani e Belli” ed è lì che ci sta la grande bugia. E’ lì che ci sta la presentazione della tua vita felice di mamma vestita bene, truccata e parucchierata (una neomamma ha appena il tempo per pensare all’igiene personale più basilare, non l’abbinamento orecchini-borsetta) che va al parco con il pupo che dorme sempre e un mazzo di fiori sotto alla carozzina.
La presentazione mediatica della maternità è una grande bugia.










2008