Sorelle d’Italia

Era una famiglia normale - ovvero - storia di donne possedute: da uomini e dalle banche!

Vivevano nella casa dei balocchi con tanti bei soldini e "nessun problema" comprensibile. Questo ha detto il sindaco di Tarcento (in provincia di Udine) per commentare l’omicidio/suicidio di un uomo ai danni di tutta la sua famiglia. Solito copione: prima uccide moglie e figlio e poi si suicida. Perchè la famiglia evidentemente si pensa ancora sia un possesso. Nulla di nuovo quindi di cui non abbiamo già parlato. Ma per il sindaco, così come riportato acriticamente da repubblica online - e di sicuro non è la sola, quella era una famiglia normale.

Entrambi i coniugi lavoravano e già tanto basta a definire quell’area di "normalità" che in Italia distingue il femminicidio dal "raptus", la costante strage di donne e altri membri della famiglia da un gesto estemporaneo che non deve assolutamente mai essere digerito come abituale. Come dinamica nelle relazioni sociali che va analizzata e affrontata e mai liquidata con un semplice e comodo: "era una famiglia normale".

Siamo sempre in quella Italia del nord est in cui si pensa che anormalità stia per immigrato, nero, rumeno, albanese magari siciliano. E’ uno dei tanti luoghi in cui si ascrive la violenza contro le donne alla razza dell’uomo e persino alla situazione economica complessiva della famiglia. Se così fosse non ci sarebbe più il problema dei poveri e della disoccupazione perchè tutti i precari e gli affamati si starebbero sterminando tra di loro. Invece no. La cultura di violenza e di possesso è appunto una cultura che permea la società senza alcuna forma di discriminazione: "L’assassino non è un malato ma è il figlio sano del patriarcato!" - urlavano le donne in corteo il 24 novembre.

La storia dell’uomo normale con famiglia normale è anche abbastanza antica e rappresenta quella vecchia categoria sociale fatta di massonerie e feudalesimi sparsi, dottorati e cavalierati della repubblica. Siamo nel territorio degli eccellentissimi, egregi, illustrissimi, signorie vostre (Con le puntature abbreviate dei: Dott. al quale si aggiunge "essa" per adeguarlo al femminile, Ill.mo/a, SV, talvolta SV Ill.ma - signoria vostra illustrissima - giusto perchè la leccata sia completa e definitiva. Trascuro il terreno delle eminenze che conosco meno perchè non ho fortunatamente visto spesso una corrispondenza burocratica tra fedeli e la sacra rota…). Attributi questi ancora presenti nelle letterine che compongono tanta nostra burocrazia. Accadeva nel nostro passato e accade ancora adesso: un uomo con una situazione economica serena non ha - per i benpensanti - alcuna giustificazione nell’essere violento se non quella di avere avuto un raptus.

Ed eccolo quindi l’altro grosso pregiudizio venire fuori incontrastato in tutta la sua grandezza: quelli violenti contro le donne, secondo un disegno che farebbe invidia a Lombroso, deve essere straniero - meglio se rumeno - e povero. Da lì la richiesta dei fascisti di allargare l’applicazione del già sufficientemente nazista pacchetto sicurezza a quei poveri (stranieri) che non dimostrano di essere autosufficienti. Stanno parlando dei poveri, quelli senza soldi, i precari, quelli senza contratti stabili. Se non fosse per la questione della cittadinanza italiana starebbero parlando di tre quarti degli abitanti della penisola.

Questo sarebbe il quadro di "normalità" definita da tanta cultura italiana. E in questo quadro spariscono, perchè "anormali", tutte quelle fasce sociali fatte di individui/e con pochi, medi o molti problemi economici che vengono quasi considerati "colpevoli" della loro stessa condizione. In Italia, come in moltissime altre parti del mondo, esiste una precarietà che non è giustificata da niente se non dalla avidità di pochi privilegiati "cavalieri" della industria, imprenditoria, economia e finanza italiane. Sono i cosiddetti motori della società cui quasi dovremmo essere grati perchè darebbero lavoro a tante persone "rischiando" in proprio.

Perchè in Italia se hai i soldi, o una banca che ti ricapitalizza quando sei in debito, o un governo che ricapitalizza la banca che ti ricapitalizza quando minacci di licenziare la gente, è abbastanza facile fare gli imprenditori. E’ abbastanza facile se fai parte di nicchie di potere che si autosostentano e proteggono elargendoti coccarde e coccardine e un poster dei savoia (la famiglia "normale" per antonomasia) autografato da tutti i membri. E’ facile esistere se fai parte della "casta" e ti prendi le case svendute dagli enti pubblici per cartolarizzazione delinquenziale.

Così entriamo nell’altro capitolo in cui ridefiniamo un’altra violenza generalizzata, che colpisce tutti/e senza distinzioni. Erano gli anni settanta quando Elio Petri nel suo film "La classe operaia va in paradiso" parlava della cattivissima condizione delle catene di montaggio, degli incidenti sul lavoro legati al salario elargito sulla base della produttività. Oggi siamo tornati a quel tempo preciso con il presidente della confindustria che da fiato alle trombe per svelare quel gran segretone circa l’assenteismo dei dipendenti pubblici e per piazzarlo sul tavolo delle trattative sulla questione del welfare come ricatto per reimporre la norma sul salario legato alla produttività.

Giusto per spiegare: questa cosa vorrebbe dire che lo stipendio non sarebbe più basato su una quota stabilita per contratto nazionale ma sulla quantità effettiva di lavoro che voi andrete a svolgere. Se siete in fabbrica e il target imposto è di 100 pezzi all’ora, voi avrete lo stipendo totale solo se avrete raggiunto quella quota. I tetti di produttività normalmente erano (e dovrebbero essere secondo il "modernissimo" intervento di montezemolo) fissati dai datori di lavoro a prescindere dalle condizioni di sicurezza delle fabbriche e quindi dai reali obiettivi che era plausibile immaginare potessero essere raggiunti.

Quindi non solo hanno già reso precario un sacco di lavoro. Vorrebbero addirittura tornare indietro nel tempo facendo passare questo grandissimo regresso che seppellisce anni e anni di conquiste sociali e dei/delle lavoratori/trici come una grandissima e sensatissima novità. Mentre i lavoratori e le lavoratrici - loro che sono il vero reale motore della economia italiana - vengono sfruttati/e, licenziati/e quando l’imprenditore avido decide di delocalizzare e trovare manodopera cinese e rumena in cina e romania (che ci sta bene se pagata due euri al giorno ma non la vogliamo qui se non sotto diktat del decreto flussi, ovvero delle strategie di tratta degli schiavi legalizzata), precarizzati/e in nome di una flessibilità che sta cancellando il presente e il futuro di almeno un paio di generazioni, impoveriti/e perchè pagati una miseria rispetto ai prezzi della spesa (la pasta, il pane) e di ogni altra cosa indispensabile alla sopravvivenza, cancellati/e - come nel caso delle donne potenzialmente in età da maternità o quelle over 35 con figli a carico - dall’elenco dei soggetti da considerare in caso di assunzioni perchè al bancone della macelleria imprenditoriale italiana vogliono solo carne fresca.

Mentre i rari imprenditori e le rare imprenditrici che tentano di vivere senza sfruttare e speculare su nessuno, senza finanziamenti occulti - da riciclaggio di denaro sporco - o palesi, da enti e banche, senza posizionamenti comodi e frequentazioni di zone di privilegio, senza appoggi e sostegni, senza fondi in affitto a prezzi di favore, chiudono per fallimento e vengono perseguitati a vita dagli esattori che minacciano di pignorare e non lasciare loro neppure gli occhi per piangere. Mentre a noi succede tutto questo, le finanziarie e le banche usuraie continuano a pubblicizzare mutui di ogni tipo per sollecitare una spesa che non può essere proprio sostenuta da tante, troppe persone.

Loro si rifanno alla responsabilità individuale delle persone e offrendo supporto "anche" a pensionati che hanno avuto qualche problemino (purchè possano fottergli almeno la pensione), raggirano milioni di persone la cui rovina non è certo stata Vanna Marchi. Perchè la signora prometteva benessere, guarigioni dal malocchio e chissacchè, ma le finanziarie e le banche promettono altri miraggi altrettanto disonesti facendo leva non solo sulla ignoranza delle persone, quanto sul disorientamento, sullo stato di necessità, sul bisogno, sull’emergenza. Sono sciacalli che nessuno si permette di processare al pari della Marchi perchè il sistema delle finanziarie e delle banche ha troppi sistemi di connivenza e collusione per poter essere esposto ad accuse meritatissime e a divieti che ne dovrebbero limitare l’azione truffaldina.

Lo sciacallaggio interviene, la maggior parte delle volte, quando in una famiglia bisogna fare delle spese perchè uno dei suoi membri deve subire una necessaria operazione chirurgica, o quando un individuo rischia di vedersi pignorare la macchina con la quale va a lavorare ogni giorno perchè non riesce a pagare le rate ogni mese e quindi fa debiti per pagare altri debiti, o perchè non si riesce proprio a sopravvivere con almeno un pasto al giorno ed un tetto caldo sopra la testa (altro che prestiti dati per vacanze alle maldive e acquisto di attrezzature tecnologiche di lusso). Di questo sciacallaggio si nutrono in tanti ed è per questo che nessuno parla della scia di vittime che lascia al suo passaggio.

Parliamo di queste vittime allora, altre morti, sociali e fisiche, altre emarginazioni, altre discriminazioni, altre persone offese a fronte di quella depenalizzazione del falso in bilancio a tutela dei ricconi e dei potenti sempre impuniti. E non parlo di una equità della distribuzione delle pene ma di una vera e propria riconsiderazione del soggetto da mettere sotto accusa in termini sociali e culturali.

Da un po’ di tempo sentiamo - spesso - di suicidi o tentativi di suicidio da parte di persone che non riescono a pagare il mutuo per gli interessi troppo alti, per i tassi variabili cresciuti a dismisura, perchè gli è impossibile pagare se uno dei membri della famiglia perde il lavoro. La soluzione che la Bindi & Co. ci offrono a sostegno delle situazioni di disagio, come ammortizzatore sociale, è appunto quella di vivere tutti insieme appassionatamente e in famiglia, magari con moglie ad adempiere a ruoli di cura in maniera continuata, con i nonni a contribuire con la pensione se ce l’hanno e con i figli che invece che prendere la paghetta dovranno tornare a lavorare a partire dall’età di 8 anni per portare qualche soldo in casa.

Mio padre viveva così. Poi però ha fatto di tutto perchè ai suoi figli e alle sue figlie non capitasse la stessa cosa e a 8 anni, come a 9 o a 15 o a 20, l’unica cosa che ci veniva richiesto di fare era studiare. I lavoretti extra a noi, a me, servivano per pagarmi la gita scolastica e qualche libro non scolastico, gli occhiali da sole e il viaggio e la permanenza a Londra. Ma erano altri tempi e gli stipendi allora avevano un valore. Oggi mio padre, con il suo stesso stipendio, a malapena potrebbe permettersi di pagare le bollette e di fare la spesa per tutti.

Ad unire le precarietà e le spese per vivere in dieci in una stessa casa in affitto ci si è già pensato (tra amici, compagni, colleghi) senza che ce lo consigliasse la Bindi descrivendo le situazioni "normali" da opporre a quelle che a Lei sembrano anormali. A restare in famiglia da "bamboccioni", si è costretti. A non fare figli si è spesso obbligati. Ad emigrare - che non è un gioco e neppure un divertimento - si è ancora spinti da difficoltà oggettive e senza via d’uscita.

I suicidi per mutuo sono dovuti a motivi seri che non attengono, come si vorrebbe far credere ancora una volta, e torniamo alla questione "culturale", alla sfera delle "anomalie", delle stranezze, dei raptus. Se non si hanno i soldi per campare e dopo anni di sacrifici si rischiano di perdere anche quelle poche certezze che si è riusciti faticosamente a conquistare, si cade in una spirale che condanna i soggetti deboli alla invisibilità.

Chi assiste le persone mentre sono perseguitate dalle banche e mentre resistono ai pignoramenti? Chi le difende per restituire loro una titolarità dell’esistenza che non può essere destinata soltanto alle persone con "soldi" e in regola con i pagamenti dei debiti? Perchè mai la finanziaria o la banca, al pari degli usurai o di un patto con il diavolo, mentre ti estorcono una firma per "concederti" un prestito necessario finge di regalarti anche il diritto alla vita? Perchè gli esseri umani si giudicano in quanto esistenti solo sulla base della propria condizione fiscale e tributaria? Noi siamo persone o cifre di un codice fiscale?

Se le cifre del codice fiscale vengono segnate in rosso perchè il non pagante giudicato "insolvibile", quindi non affidabile come soggetto e persona, non si sta causando una morte sociale dalla quale può ovviamente derivare, come in qualunque altro caso, la morte fisica?

Non è forse questo il segno di un "possesso", in termini sociali e non più di relazioni di coppia, generalizzato, totale degli esseri umani considerati alla stessa stregua di merce funzionale all’andamento del mercato?

E non è da tutti i rapporti segnati dal "possesso" che deriva una pressione psicologica e una morte fisica, in questo caso sottilmente mascherata tra le righe della cosiddetta responsabilità indiretta?

Le persone "non solvibili" per le banche per la nostra struttura sociale "non esistono". Sono  improduttive e inutili. Ad una persona non solvibile non viene affittata neppure una casa, quasi non si fa il contratto di allaccio della corrente elettrica e del gas. Per esistere "devi" essere solvibile con le banche che controllano e ti costringono in tutti i sensi (Non si è mai detto che se non paghi un vestito che hai preso a rate da una boutique allora non puoi più e in assoluto fare un contratto d’affitto o un contratto della luce. Si parla di spese necessarie all’esistenza e non di vizi. Perchè la banca è una agenzia, una bottega economica che vende soldi e ci guadagna come qualunque altra bottega). La non solvibilità viene definita come una vergogna invece di essere segnalata come un disagio, un grosso problema di cui dovrebbe farsi carico tutta la collettività. Succede sempre: se una persona ha dei debiti viene descritta come una cattiva persona, Se questa persona si chiama Berlusconi allora interviene il parlamento a risanare il suo debito.

Ci sono frasi che esprimono bene questo concetto come ad esempio: "io cammino a testa alta perchè ho sempre onorato i miei debiti". Invece chi non riesce a pagarli evidentemente non gode di nessuna considerazione perchè non viene vista come persona onorevole (e torniamo al disonore della sottrazione di un possesso ad altri invece che concentrarci sulla difficoltà della perdita di una autonomia economica per se’). Una persona che non riesce a pagare un debito e vive in precarietà assoluta e senza alcuna fonte di sussistenza viene considerata alla stessa stregua del truffatore che ruba il malloppo e scappa per andare a prendere il sole nelle spiagge latino americane.

Il liberismo che difende a spada tratta la proprietà in realtà difende il diritto alla proprietà di pochi ai danni di moltissimi, la maggior parte, di persone che non posseggono nulla e che quando provano a fare qualche passo in più non vengono mai sostenute e fanno la fine dei Malavoglia di Verga. I ricchi restano ricchi e i poveri hanno da restare poveri. L’equità sociale, la redistribuzione delle risorse è un principio che non esiste e non sarà mai applicato…

In tutto questo a pagare sono anche le donne. Noi siamo persone doppiamente deboli perchè spesso la condizione di precarietà si aggiunge alla maggiore difficoltà di trovare un lavoro, al mantenimento di figli in affido lasciati in eredità da matrimoni e/o relazioni andate a male, al sessismo che impedisce l’accesso ad ogni luogo.

Perchè non è vero che per le donne tutte le porte sono aperte. Chi si fa un vanto dell’essere "riuscita" a penetrare territori al maschile dovrebbe anche dire che in quel caso la "parità" è stata garantita in termini utilitaristici solo perchè si è dimostrato di essere paritariamente produttive. Le donne sono brave come gli uomini se smettono di essere donne. Vale a dire, se non si lamentano mai per le mestruazioni, se non devono assentarsi mai perchè in cinta o perchè i figli sono malati. Quella parità che sembrerebbe scritta per legge non è poi definita in termini contrattuali in sede di lavoro e non è certamente quasi mai considerata all’atto di una possibile assunzione.

Tra una donna e un uomo egualmente capaci sarà sempre scelto l’uomo. E ci sono posti poi per i quali io rivendico il fatto che le donne, ma anche gli uomini, non dovrebbero per forza concorrere perchè contrari ad ogni mio principio e soprattutto perchè ci tengo molto alla salute della mia schiena. Io non mi sarei mai sognata di fare la donna soldato. Non mi sono mai sognata di fare il muratore. Non sarei mai andata in miniera e non vorrei mai concorrere per lavorare in una impresa di traslochi.

Alle donne, in un mercato del lavoro così difficile, non rimane che sperare nel mantenimento di un compagno o di una compagna economicamente autosufficienti. Alle donne non resta che essere ancorate alle stesse famiglie all’interno delle quali troppo spesso ci sono uomini che scambiano le relazioni per possessi generalizzati. La dipendenza economica favorisce l’ulteriore attecchirsi di questa convinzione. Perchè se un uomo ti mantiene, o una banca ti fa un prestito, gli hai venduto l’anima e perciò gli appartieni.

Una precisazione:  ho allargato la riflessione alla questione dei suicidi per difficoltà di pagamento dei debiti anche perchè mi sembrava che calzasse bene il paragone tra possesso delle donne in famiglia e possesso delle vite per il nostro sistema economico. Intervenire sul primo senza scardinare il secondo è secondo me pressocchè inutile (o quasi) perchè se liberi i pensieri di una donna e poi la costringi ad una condizione di schiavitu’ economica, non si risolve molto.

Trattare di violenza senza parlare di economia e reddito mi è sempre sembrata una grave lacuna. E anche su questa grave contraddizione è necessario additare onorevolesse e ministre che da un lato appoggiano, con le loro proposte e i loro voti, politiche economiche penose e dall’altro scendono in piazza a far finta di essere contro la violenza alle donne.

Se non si eliminano o correggono le condizioni di dipendenza nelle quali si può facilmente esercitare violenza qualunque intervento programmato sarà di tipo securitario e assistenziale. Provvedimenti dunque non realmente risolutivi e solamente destinati a tamponare, a mettere pezze a buchi grandi quanto metropoli intere. Pensiamoci.

Infine, il consiglio: come ebbi a dire qualche tempo fa, "se devi prostituirti, fallo per bene!"

 

 

5 Dicembre 2007
12:04, Mercoledì
FikaSicula
Filed under : Corsivi, Cultura, Economia, Gender, Politica, Società
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11 commenti

(#) Quello che disse Tatalla

Mercoledì 5 Dicembre 2007 alle 13:13

1

Oddìo, ci ho messo una vita a leggerlo tutto…ma ne valeva la pena. Perchè, mi chiedo, perchè certe considerazioni sacrosante non si leggono mai sui giornali, non si sentono urlare davanti al parlamento, non si sentono dire ai tanti salotti televisivi dove i politici vengono ancora trattati da star? Forse perchè non le puoi scrivere sui giornali sennò ti licenziano, non le puoi gridare davanti al parlamento sennò ti arrestano, non le puoi dire in televisione sennò ti oscurano. Democrazia? Che significa questa parola? Già qualche italiano, quelli che possono o hanno più coraggio degli altri, se ne sta andando all’estero. Presto assisteremo ad un fenomeno incredibile: gli immigrati restano in Italia, perchè sono abituati a sopravvivere, e gli Italiani se ne vanno, perchè di sopravvivere sono davvero stufi.Io spero di riuscire a farlo, presto. Prima che sia troppo tardi.

(#) Quello che disse Monja

Mercoledì 5 Dicembre 2007 alle 15:57

2

Ricordo ancora un annuncio matrimoniale letto qualche anno fa su una di quelle riviste di scambi e vendita che si trovano in tutte le città. Diceva (più o meno testualmente): “60enne, imprenditore, non di bell’aspetto, cerca giovane donna, max 25enne, bella presenza, anche straniera, con problemi economici, scopo matrimonio”. Quando lo lessi con un amico rimanemmo entrambi scandalizzati: quell’uomo voleva una prostituta legalizzata, una donna da possedere, da poter ricattare con la frase “qui ti mantengo io, quindi fai quello che ti dico io.”
Ecco, questo è ciò che ci accade ogni giorno, anche quando si è in due a lavorare, basta che lo stipendio della donna sia più basso anche di un centesimo di quello dell’uomo e subito l’uomo dice “qua ti mantengo io” come se fossimo noi a decidere che i nostri stipendi devono essere più bassi o che non possiamo accedere a ruoli dirigenziali solo perchè rischiamo di rimanere incinta.

(#) Quello che disse Giulia

Mercoledì 5 Dicembre 2007 alle 18:08

3

Enzina, con questo post vinci il premio come Titolo Wertmulleriano dell’Anno :)

(Rido per non piangere)

(#) Quello che disse FikaSicula

Mercoledì 5 Dicembre 2007 alle 18:37

4

Giulia :)
il tuo commento mi sta facendo morire dal ridere. Non avevo minimamente pensato ad una eventualità del genere. Però effettivamente i titoli alla Wetmuller mi riescono benissimo. Ho ripensato alla lunghezza media dei miei titoli e sono come i miei testi. davvero ho da imparare un po’ di capacità di sintesi :P

Monja, quello dici tu è verissimo. qualche tempo fa avevo scritto un post dal titolo (a proposito di titoli wetmullerriani)come importare l’amore e picchiarla facile ovvero quando gli italiani le vogliono straniere dove raccontavo fra l’altro di fatti realmente accaduti a donne che ho conosciuto e che sono state sotto ricatto anche per la questione del permesso di soggiorno.

Tatalla lo so della lunghezza :(
mi dispiace. Avrei dovuto staccare il pezzo con dei sottotitoli. C’ho pensato dopo. La prossima volta provo a scriverlo a rate.
sui giornali non leggerai mai cose del genere perchè il sistema economico e bancario ricatta e possiede tutti. basta pensare a quello che è successo sulla banca d’italia, alle scalate varie, a mille altri fatti che se raccontati in maniera esatta rivelerebbero certamente il livello miserabile in cui purtroppo siamo costrett* a vivere…

(#) Quello che disse flavia

Mercoledì 5 Dicembre 2007 alle 20:16

5

tatalla: l’idea della trasmigrazione etnica è meno remota di quel che pensi. A Montegrotto Terme, provincia di Padova, il sindaco ha lanciato l’allarme ai suoi cittadini attraverso i display elettronici della città: ‘Cittadini emigrate! Vivrete meglio da immigrati in un’altra nazione che da cittadini nel vostro Paese!’ Vedremo che cosa accadrà a Montegrotto…

enza: penso che nelle corrispondenze vaticane si usino formule tipo ‘Vostra Eminenza Illustrisima’
Non male, no? Con il mio stile un po’ sintetico altre due parole e la lettera sarebbe praticamente terminata :)))

sul resto che vuoi che ti dica? Pare che gli assenteisti costino quasi l’1% del pil, peccato che non abbiano mai inserito nei bilanci pubblici un altro dato: il lavoro domestico vale 433 mila milioni di euro, il 32,9% del pil. E, tanto per essere precisi, il 23,4% è la quota che pesa sul groppone delle donne e che nessuno mai ha considerato nulla se non qualcosa di dovuto. Capito? Il 23,4% del pil, più o meno 300 mila milioni di euro regalati. E uno non può nemmeno prendersi la soddisfazione di cacciare delle ministre da una piazza? L’avranno pagato o no le donne quel diritto?

(#) Quello che disse FikaSicula

Mercoledì 5 Dicembre 2007 alle 20:44

6

Grande flavia!
(oh la capacità di sintesi per me è un pregio mica un difetto :P)
il dato che tu riporti è spaventoso e davvero si, hai ragione, le donne si sono pagate ampiamente il diritto di cacciare le ministre dalla piazza.

bacio

(#) Quello che disse viscontessa

Mercoledì 5 Dicembre 2007 alle 23:51

7

Anche io ieri sera pensavo di scrivere un post sull’argomento. Di fronte alla notizie dell’uomo che ha ucciso il figlio e la moglie, pensavo a come sia difficile mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su un fenomeno che si ripete continuamente ma per motivi sempre diversi.
Purtroppo la nostra società non è ancora in grado di accollarsi le proprie responsabilità come collettività: una cosa è individuare il “mostro” ovvero lo straniero che vive nel degrado materiale e morale delle baraccopoli o l’ubriaco al volante che fa una strage, tutta un’altra ammettere che la nostra cultura favorisce la violenza sulle donne come l’uso di automobili troppo veloci. Il rispettabile cittadino che picchia la moglie o percorre un’autostrada a 200 km orari mentre telefona, non ha scusanti, non ha attenuanti, è uno di noi, è il frutto sano di un albero malato e non il frutto malato di un albero sano e fino a quando non ci sarà la volontà di ammettere che è appunto l’albero ad essere malato, nessun cambiamento sarà possibile.
E tanto continuo a chiedermi ma la Pollastrini, cosa fa tutto il santo giorno?

(#) Quello che disse FikaSicula

Giovedì 6 Dicembre 2007 alle 01:16

8

viscontessa temo che la pollastrini ancora stia lì a farsi passare sotto il naso il pacchetto sicurezza e a immaginare che basti quell’articoletto sullo stalking a fare passare di lei l’immagine di una che sta lottando prontamente contro la violenza alle donne…
:(

(#) Quello che disse Michela

Venerdì 7 Dicembre 2007 alle 16:17

9

Grazie di questo post, l’ho letto avidamente e ci ho trovate molte, tutte insieme, cose che penso e non ho mai detto.

(#) Quello che disse FikaSicula

Venerdì 7 Dicembre 2007 alle 16:38

10

Grazie a te Michela per la pazienza nell’averlo letto tutto. :)

(#) Quello che disse anna maria franzoni

Lunedì 10 Dicembre 2007 alle 16:09

11

Esempio di cronaca numero uno: uomo uccide la propria moglie, poi il resto della famiglia (facoltativo), infine si uccide = la colpa è dell’uomo retrogrado che esercita il potere sulla donna.
Esempio di cronaca numero due: donna fa a pezzi il proprio figlio, lo sotterra e fa finta di niente. = la colpa è dell’uomo, colpevole di non aver compreso che la donna è fragile ed ha bisogno di spazio, di cura, di amore; ché i figli sono difficili da crescere e farlo da soli è impossibile; ché esistono le persone border-line e bisogna sempre calarsi nel contesto di chi compie certi gesti estremi.

Nella mia famiglia amiamo fare dolci, ma non vengono mai bene, abbiamo sempre problemi e qualcosa da ridire, ci mettiamo tanta passione, pesiamo tutti gli ingredienti al milligrammo, ma non ci vengono mai bene. Pesiamo tutti gli ingredienti usando due pesi con due misure, ma non ci vengono mai bene.

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