Un posto anche per noi
Io domani a Roma ci sarei venuta volentieri. Non sarei stata in testa al corteo perché non condivido la scelta separatista delle donne da una parte e uomini dall’altra, ma non credo che il mio posto sarebbe stato neanche in fondo.
Io domani sarei venuta al corteo come milioni di altre donne che non verranno perché come loro non mi posso permettere di farlo ma mi piacerebbe pensare che tra la testa e la coda del corteo, o magari al lato, di fianco, sopra o sotto, ci sia un posto, almeno simbolico, anche per tutte noi.
Noi siamo quelle donne incastrate tra la consapevolezza e il dovere, tra l’autocoscienza di se e la coscienza femminile che domattina hanno i bambini a scuola, la spesa da fare e compagni talvolta tanto bravi ma incapaci da badare a se stessi. Donne assolutamente consapevoli del loro valore e pertanto altrettanto incazzate per come molti uomini abusano di questo valore.
Una questione di coscienza, di priorità, di dovere civico, morale e familiare, un conflitto interno tra ciò che siamo e ciò che vorremmo ci venisse riconosciuto.
Io domani non ci sarò perché fra le altre cose ho una figlia che non solo va a scuola e si aspetta di trovarmi a casa pronta ad accoglierla, ma perché ha solo undici anni e a me l’idea che un giorno potrebbe essere stuprata, adesso mi terrorizza molto meno di quella di insegnarle che i suoi amichetti potrebbero trasformarsi un giorno nei suoi stupratori. Mi chiedo spesso quanto sia mio dovere metterla continuamente in guardia sui pericoli che corre e quanto invece non lo sia di lasciarle vivere, con occhio sempre vigile, i suoi scampoli di infanzia.
E poi mi dico che lei domani quando esce di scuola, si aspetta di trovare a casa proprio me, la sua mamma, il suo punto di riferimento, colei che l’accoglierà con una tavola apparecchiata e un orecchio per ascoltare tutte le sue avventure.
Un orecchio che nella maggior parte delle famiglie non è ancora quasi mai quello paterno sempre così distratto da centomila altre cose.
E mi dico che con il tempo trarrà lei le sue conclusioni e saprà formarsi quell’opinione che in questo momento a me pare così ovvia.
Tenete un posto anche per noi imperfette madri di famiglia, un posto per quelle donne che senza un compagno non saprebbero dove lasciare i figli, un posto per le donne incinte che non potrebbero camminare a lungo e per tutte quelle rinchiuse in un’apparente normalità fatta di una violenza psicologica che non gli permette di uscire di casa o di sapere che là fuori esiste un mondo.
E uno speciale per tutte coloro che vorrebbero venire ma si vergognano di portare in piazza i loro lividi.
grazie viscontessa.
mi identifico in moltissimo di cio’ che scrivi.
nel mio blog anch’io ho scritto in merito.chissa’ se ti ci ritroveresti.
un abbraccio
s.
Stefania, non ho trovato il tuo post, ma se tu volessi comunque inviarlo come commento a questo, sarebbe un’ottima occasione per allargare il confronto e le vedute.
Hai dimenticato di far tener un posto anche per me, benché uomo più femminista di una femminista.
Ian, affare fatto la prossima volta portiamo idealmente anche te.







2012