Sorelle d'Italia

Fanno 50 chili, lascio?

L’idea, notevole, viene da Orange 21 per la campagna dell’Assessorato alle Pari opportunità di Torino contro lo sfruttamento del corpo femminile.
Con lo slogan

SVENDI IL MIO CORPO? TIENITI I TUOI PRODOTTI!

L’Assessorato invita a boicottare le aziende che mercificano il corpo e l’immagine femminile, riducendole a quarti di manzo da esibire. Non solo: chiede ai cittadini di segnalare le pubblicità ritenute offensive.
Sostenuta e annunciata da Emma Bonino, una campagna simile dal titolo Ti spengo e non ti compro  partirà nei primi mesi del 2008.
In un forum dedicato all’argomento su Donna Moderna le lettrici si scannano e si dividono tra chi ritiene sia giusto boicottare e chi chissenfregalapubblicitàechicicrede.
Io, in linea teorica, penso che il boicottaggio sia l’unica vera arma a disposizione dei consumatori per far capire che, nel messaggio pubblicitario e nell’immagine del prodotto, qualcosa non va.
In linea teorica, appunto; perché per infastidire davvero un’azienda, lo sciopero dell’acquisto dovrebbe essere duraturo e massiccio. E non essendo aliena dal consumismo, so per esperienza che è molto difficile non acquistare molti prodotti che sfruttano nell’immagine il corpo femminile (vogliamo dire, quasi tutti?)
Voi boicottereste un prodotto che offende l’immagine della donna? O siamo ormai così abituati alla mercificazione che non ci facciamo neppure più caso e la prendiamo come un male necessario?

22 novembre 2007
18:27, giovedì
Blimunda
Filed under : Cronaca, Identità
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Commenti : 12
 
12 commenti

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 22 novembre 2007 alle 19:07

1

Infatti, volevo dire: che cacchio ci resta da comprare?
Per farlo bene, ’sto boicottaggio, dovremmo iniziare a coltivare la terra, farci i vestiti da soli, rinunciare a comprare qualsiasi cosa, dagli alcolici fino al silicone sigillante.

(#) Quello che disse aranel

giovedì 22 novembre 2007 alle 19:53

2

No, dai, non esageriamo. Ci sono pubblicità criminali (e il boicottaggio sarebbe doveroso) e altre più inoffensive :-)

(#) Quello che disse Blimunda

giovedì 22 novembre 2007 alle 19:58

3

Il punto è un altro. Il punto è: al di là delle alzate di sdegno che giustamente ci prendono quando vediamo spot quantomeno di cattivo gusto, siamo poi disposte, in concreto, a selezionare le “pubblicità criminali”, suddividerle da quelle “inoffensive” (ovviamente, tutti giudizi soggettivi e quindi opinabili) e quindi modificare i nostri quotidiani comportamenti di shopping in maniera coerente e costante nel tempo? Io credo di no. Ma è solo con un comportamento così che si può danneggiare un’azienda. Altrimenti sono solo tante belle parole.

(#) Quello che disse Noantri

giovedì 22 novembre 2007 alle 21:21

4

Ma che originalità!
Ore e ore di brainstorming mi immagino!

E questa sarebbe una campagna CONTRO lo sfruttamento del corpo femminile?
Ma contro de che?
Io se al supermercato trovo questa confezione qui me la compro para para. Anzi ne compro due. Pure col tatuaggio sulla caviglia l’hanno fatta… Me ne compro cento e poi a casa vediamo se non sfrutterei a mia volta…

Dove si trovano?
[Ste]

(#) Quello che disse tatalla

venerdì 23 novembre 2007 alle 00:25

5

La pubblicità offensiva esiste da tempo immemorabile, anche a danno degli uomini, rappresentati sempre a una, massimo due dimensioni… ma, proprio in quanto pubblicità, influenza solo chi si farebbe comunque influenzare dalla vicina di casa, dall’amica più esperta, dal professionista stimato e così via. Cioè quelli che, purtroppo per loro, non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro capacità critica. Vogliamo boicottare anche i quotidiani, notoriamente di parte, i settimanali scandalistici, notoriamente scemi, la televisione, notoriamente diseducativa, i circoli del cucito e le pettegole di quartiere?
Ma rilassarsi un po’, ogni tanto, no?

(#) Quello che disse medo

venerdì 23 novembre 2007 alle 00:53

6

C’è chi vende l’immagine del proprio corpo e chi il proprio intelletto. Non so cosa è peggio: essere modelle pagate per fare un sorriso o pseudo-giornaliste per avallare una tesi o scrivere su un rivista che ci fa cagare di cose che ci fanno cagare?

(#) Quello che disse aranel

venerdì 23 novembre 2007 alle 12:52

7

“Ma rilassarsi un po’, ogni tanto, no?” A me pare che spesso siamo tutti/e fin troppo rilassati/e, forse il problema è proprio questo. Se ci prendono delle “alzate di sdegno” davanti a uno spot tv o a una pubblicità, dovrebbero prenderci anche quando compriamo un prodotto, a me non pare così utopico. Anche perché pare sia un vezzo molto italico, non universale. Si dice che “all’estero la pubblicità è diversa, non così sessista, ecc”, mi piacerebbe sapere se esistono delle ricerche autorevoli in merito, qualcuno ne sa di più?

(#) Quello che disse Kiki la strega

venerdì 23 novembre 2007 alle 14:02

8

Credo che tenere in borsetta una lista di tutti i marchi che sfruttano in modo degradante l’immagine femminile, in maniera da evitarli, sia impossibile. Intanto perchè la lista avrebbe le dimensioni della treccani e sarebbe poco maneggevole, e poi perchè, come già avete detto, saremmo costretti a fare la fame.

Questo però non inficia l’idea di un boicottaggio. Dipende almeno da quale è l’obiettivo del boicottaggio stesso. Se lo scopo è lanciare un segnale, fare capire ai pubblicitari e alle industrie che c’è qualcuno che non ne può più, è sufficiente prendere dei prodotti che abbiano valore simbolico e boicottare sistematicamente quelli. Non è necessario produrre un danno economico significativo, basta far capire che la bilancia del sentire comune si sta spostando.
Poi ognuno sarebbe comunque libero di estendere il boicottaggio anche ad altri prodotti, coerentemente con la propria sensibilità e le proprie possibilità.

Non è fantascienza chiedere che le pubblicità siano più rispettose. Vivo in Inghilterra, non è che sia il paradiso del femminismo, anzi, ma un certo tipo di immagini degradanti qui non si vedono.

E, per Tatalla: non inviterei mai a boicottare tv, giornali scandalistici e vicine pettegole. Evitarli è piuttosto una forma di autodifesa. Non amo che qualcuno cerchi di farmi il lavaggio del cervello riversandomi valanghe di scemenze nella testa. Sono molto più rilassata da quando queste cose non fanno più parte della mia vita.

(#) Quello che disse naima

venerdì 23 novembre 2007 alle 17:33

9

Boicotto Nestlè da lunghi anni (anche se i miei gatti non me lo perdonano perchè niente è come Gourmet Diamonds….) e più vado al supermercato e più mi riesce difficile trovare alternative.
Dall’acqua al sugo, dal formaggio ai dadi tutto è marchiato Nestlè.
Boicottare è un’esperienza difficile ma necessaria ed urgente.
Anche se si fosse da soli.
Prima di tutto si scoprono alternative che (per ovvi motivi) vengono nascoste agli occhi dei più e poi significa esserci, scegliere, avere un’idea chiara.

Boicottare i prodotti che usano immagini offensive della donna mi sembra un ottimo intento.
Solo che differenzierei un po’ per non cadere nella banalità di boicottare solo chi produce oggetti pubblicizzati con immagini di tette e di culi.
Arenarsi su questo tipo di offesa mi sembra superficiale e facilmente opinabile.
Proviamo ad andare oltre, a leggere dietro le immagini. Anche riprodurre una donna in carriera a me pare un bella offesa perchè segue clichè maschili (che generalmente si riducono a aggressività o mascheramento di una femminilità arrendevole o ad un’incapacità di essere buone e brave in altri campi); è anche vero che una pubblicità è obbligata semanticamente ad usare dei clichè perchè deve far arrivare un messaggio preciso in una manciata di secondi e quindi deve lavorare su zone inarrivabili del cervello, ma una cosa è il mezzo ed un’altra è chi mette il mezzo in grado di agire. L’art director ed il copywriter in questo caso.
Se ce ne fosse qualcuno onestametne al di fuori dei luoghi comuni stantii, produrrebbe clichè in-offensivi.
Può darsi.

(#) Quello che disse Silent

venerdì 23 novembre 2007 alle 22:27

10

Tatalla scrive:

Vogliamo boicottare anche i quotidiani, notoriamente di parte, i settimanali scandalistici, notoriamente scemi, la televisione, notoriamente diseducativa, i circoli del cucito e le pettegole di quartiere?

:) Se boicottare significa semplicemente non usufruirne, a me non crea il benché minimo problema.

(#) Quello che disse Silent

venerdì 23 novembre 2007 alle 22:43

11

Giulia scrive: “Infatti, volevo dire: che cacchio ci resta da comprare?”

Però vedi.. già si possono fare delle distinzioni. Per esempio, se mi stai proponendo un mascara, è abbastanza plausibile – sul giusto o sbagliato bisognerebbe aprire un’ulteriore discussione – che tu lo faccia attraverso una fanciulla di aspetto più che gradevole. Un po’ meno se stai cercando di vendere un telefonino.

Tempo fa al cinema ho visto questa pubblicità http://www.youtube.com/watch?v=x0ckQ5tTrJw Trattasi di una prorompente signorina, che chiede al suo pubblico se sia amante del formaggio con le PERE. Ecco. Direi che c’è una differenza.

(#) Quello che disse Nautilus

sabato 24 novembre 2007 alle 16:50

12

Una mia cugina che lavora in pubblicità mi ha detto che le grandi case si accorgono già ENTRO UNA SETTIMANA se una pubblicità di un prodotto di consumo funziona o no, dalle rilevazioni dei supermercati. Come esempio mi portava una pubblicità degli yogurt Danone di Pierce Brosnan che aveva fatto fiasco e l’avevan cambiata.
Allora, ancora con un esempio, se disturba mettiamo il “bella topolona !” del gorgonzola, non dovrebbe essere impossibile, eliminandone il consumo per qualche settimana, mandare un segnale chiaro ai produttori.
E così via.

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