Sorelle d’Italia

La libertà percorre molti sentieri

Su Elle di novembre leggo un articolo sul femminismo, e sui cambiamenti che oggi, a distanza di trent’anni, ha prodotto nella società. Mi ha colpito moltissimo la riflessione di Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice e femminista, che riporto quasi integralmente:"Penso che quella libertà (di sè e del proprio corpo, come prodotto del femminismo - ndr) possa percorrere anche sentieri che non ci piacciono. Vado nelle scuole e le prof si lamentano che le ragazze vogliono fare le veline, ma a me non sembra che siano tutte così, e in ogni caso non le colpevolizzo. Se tu pensi di non avere altra chance che il tuo corpo - la società è costruita sul cannibalismo dei corpi - forse lo usi. I migranti per migrare, le ragazze per andare in televisione. E’ un vecchio dibattito che, a termini cambiati, ricorda quello sulla prostituzione: conosco donne che hanno rivendicato quella scelta, che ha permesso loro di costruirsi un destino autonomo".

Trovo che quella frase: "penso che la libertà possa percorrere anche sentieri che non ci piacciono" sia emblematica, di un modo di pensare aperto alla differenza e alla diversità, della consapevolezza del rischio che ci si assume  nell’abbracciare il concetto stesso di libertà, quello che le scelte, le decisioni, le opinioni delle altre persone non ricalchino le nostre, eppure godano lo stesso di assoluto diritto di cittadinanza.

Come qualcuno ha detto, certamente meglio di me, molto tempo fa:

"La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe.
Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine,
credette di possedere l’intera verità."

Mevlana Rumi, Sec. XIII

 

 

 

21 Novembre 2007
21:13, Mercoledì
tatalla
Filed under : Cultura, Identità, Società

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4 commenti

(#) Quello che disse seralf

Mercoledì 21 Novembre 2007 alle 21:58

1

mah, libertà di scelta per chiunque certo.
però personalment mi convincono poco le libertà di non essere liberi.
Scegliere di oggettizzarsi consapevolmente non mi pare granchè in termini di rispetto del sè, mi sembra solo una via molto comoda di far finta di assumersi le proprie responsabilità verso se stessi\e e di riflesso verso la società che ci consente (o ci vieta) di farlo.

(#) Quello che disse lallalalli

Mercoledì 21 Novembre 2007 alle 23:49

2

In via generale posso essere d’accordo con te. E come non potrei? Come potrei dirti che la libertà degli altri deve percorrere i “miei” sentieri, cioè quelli che “mi piacciono”? Non sarebbe libertà, sarebbe una contraddizione in termini.
Altra cosa però è condividere che fare la velina è una scelta libera, così come fare la prostituta. Il libero arbitrio finisce dove inizia il condizionamento. E di condizionamento di certo possiamo parlare. In altre parole, una società che “cannibalizza il corpo” non mi lascia libera. Mi condiziona. Per questo voglio fare la velina oppure voglio dimagrire fino a scomparire. Ma forse dipende da cosa si intende per libertà…

(#) Quello che disse Chiara

Giovedì 22 Novembre 2007 alle 16:48

3

Credo che bisognerebbe fare una distinzione fra la libertà di poter immaginare per noi stesse un certo futuro e la libertà di scelta effettiva che possiamo esercitare nella nostra vita… La questione non è colpevolizzare le ragazze che vogliono fare le veline: la questione è capire se le ragazze di oggi possono sognare di essere qualcosa di diverso da una velina e contemporaneamente immaginarsi felici, soddisfatte, appagate.
I sentieri che non ci piacciono a volte sono conseguenze di scelte libere e altre volte sono frutto di imposizioni (anche gli immigrati forse preferirebbero usare il loro corpo in modo diverso da come sono costretti a fare).

(#) Quello che disse tatalla

Venerdì 23 Novembre 2007 alle 00:17

4

Che quei sentieri possano essere frutto di scelte libere o di imposizioni è pacifico; quello che conta, secondo me, è che chiunque possa imboccarli senza sentirsi giudicato. Aiutato, magari, se possibile, laddove l’imposizione sia evidente, ma con sensibilità e tatto, senza che quell’aiuto diventi l’ennesima imposizione spacciata per il “suo” bene.
Se davvero esiste la libertà, deve esistere pure la libertà di sbagliare.

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