Ciao fratello!
Soffiava un vento fresco da Nord. Gonfiava le foglie degli alberi che costeggiavano il muro di cinta ferito dagli anni. Gli operai avevano terminato il loro lavoro: sollevata la pesante pietra rettangolare erano scesi dentro il buco scavato nella terra. C’era parecchio da scegliere là sotto, ma sbagliare sarebbe stato impossibile: la bara era piccola. Con cautela, l’avevano presa e posata sul prato che colorava di verde lo spazio tra una tomba e quella dopo.
Le due donne erano ferme.
Il vento del Nord impediva al sole di scaldare la pelle. E comunque esisteva qualcuno o qualcosa che potesse scaldare quel gelo antico?
La figlia osservava la madre, poi la bara sull’erba. Era stupita: l’aveva sempre pensata più piccola. E bianca. Invece era grigia. Certo il tempo aveva mutato i colori anche là sotto.
Il medico legale tardava. Per lui, l’appuntamento di quel mattino nel cimitero ai margini del paese, era uno dei tanti che si confondevano nella memoria dei giorni. Cosa potevano essere pochi minuti di attesa?
La madre conservava il viso di pietra che si era scolpito negli anni, ma gli occhi erano un vortice buio che inghiottiva ombre violente. La figlia osservava la soglia delle ombre e del vortice, e pregava un qualunque dio affinché il medico arrivasse e dicesse che sì, si poteva spostare la bara.
Il marito della donna con gli occhi appannati dall’anima volata via, aveva fatto costruire un’altra tomba da un’altra parte del cimitero. Più in alto, con una bella vista sulla strada. Pensava forse che ci si annoia meno da morti se si vedono i vivi passare.
Soffiava un vento fresco da Nord. Le due donne erano ferme. Un cigolio persistente annunciava l’arrivo del medico. Il cancello del cimitero, come il muro di cinta pieno di crepe, aveva bisogno di manutenzione.
La madre guardava la figlia e, ciò che aveva negli occhi, alla figlia non piacque per niente.
“In fretta- pensava la figlia-fate in fretta”.
Il medico legale osservò la bara con attenzione e, dopo aver compilato un documento, disse agli uomini che la potevano spostare.
(Prima dell’arrivo del medico gli operai erano stati ben distanti da madre e figlia- è imbarazzante stare accanto alla morte- e la figlia si chiedeva: ”Dov’è il medico? Dove sono gli operai che hanno sollevato la bara? Dove sono gli uomini che condividono le nostre vite?).
Un assurdo corteo, da un lato all’altro del cimitero: madre e figlia, due uomini con una piccola bara, e un medico che forse avrebbe voluto cambiare lavoro.
Un momento così importante e definitivo, in cui i vivi si confrontano con la morte in maniera diretta.
Mi ricorda tantissimo Lee Masters, Spoon River.
un saluto
Grazie. E un saluto a te.










2008