Nuove patologie
Non si chiamano più rughe: soffro di una patologia cutanea. Proprio così. L’ho scoperto nell’ambulatorio del medico di base. Un bel poster alle pareti con un invitante barattolo di crema appoggiato su foglie umide di rugiada. Pensavo fossero gli anni e invece è una malattia. Basta comprare quella crema e guarirò.
Apro un quotidiano qualunque e trovo scritto bello grande in centro pagina: “Vuoi vivere fino a 200 anni? Inizia a bloccare i megacloni!”
Oddio. Non so cosa siano i megacloni e non sono certa di volerlo sapere. Sono sicura però di non voler vivere fino a 200 anni, per di più con questa patologia della pelle che se non guarirà mi tocca stare malata centocinquantatre anni ancora.
Abbiamo perso anche il diritto di morire.
Di andarcene a un’età decente, con le ossa stanche e i solchi in faccia di una vita vissuta per davvero, e l’ultimo sano desiderio di lasciare il posto a qualcun altro.
Marilde, hai mille volte ragione. E non solo per le rughe; oggi è intollerabile esser emeno che perfette, in ogni situazione. Io lo vedo anche in gravidanza. Le domande più frequenti sono: quanti chili hai preso? Stai facendo ginnastica? In quanto tempo conti di tornare come prima? Guarda che la mia amica dopo un mese metteva già i jeans di prima, eh. Mi sta venendo l’ansia da prestazione…
E’ proprio vero, perchè ormai il nostro è diventato un mondo di facciata. Un circolo vizioso che non si riesce a rompere: più le situazioni e gli anni impongono di scendere dentro di sè e cercare un senso e una sostanza, più si rimanda a un poi,che si spera arriverà presto o tardi e ci si perde nella grottesca ricerca della leggiadria della gioventù. Come se avere un viso senza rughe fosse sintomo di felicità e vitalità. Ma sarà poi vero che da giovani eravamo felici?
Ciò che trovo assurdo è proprio quel “come prima”, Blimunda. Come se i fatti della vita non dovessero incidere in alcun modo. Che si tratti di un peso diverso dopo la gravidanza o di una depressione dopo un lutto, il messaggio più diffuso è: ripristinare velocemente lo stato precedente.
Così l’ansia da prestazione rischia di diventare perenne.
Raffaella: gioventù sinonimo di felicità? Se parlo per me, so che non è stato così, molto- molto meglio l’età adulta, e credo sia un’esperienza di tanti, ma credo anche che i modelli che imperversano non aiutano certo a guardare ai 45-50 anni come a una meta ambita.
E’ triste ma oggi non abbiamo più neanche la libertà di invecchiare, di essere grassotttelle, di non preoccuparci di essere sempre e soltanto belle prestanti e giovanili.Ci hanno dato una pseudo-liberazione per farci diventare sempre più involucri apparenti del cui contenuto non importa niente. Mia madre mi aveva sconsigliato di studiare e mi criticava perchè intelligente con tanti problemi esistenziali.Diceva gli uomini vogliono solo le cretine. Ed aveva ragione. Ma io non cambio certo idea. Anzi, sapete che vi dico: viva le rughe se sono accompagnate da cultura ed intelligenza.
La parola megacloni mi fa pensare ad un’arma di Daitan 3… no, no, meglio lasciar perdere…
Fortunatamente, qui a Napoli diciamo che “tutti quant’ ‘amma murì” e spero che il detto valga ancora. Sai che palle vivere senza sapere che essendoci una fine bisogna approfittarne adesso?
E poi sì, sono d’accordo con la questione sulle ansie da prestazione permanenti, che ormai anche se vai in bagno devi preoccuparti di farla come la Marcuzzi…
“Pensavo fossero gli anni e invece è una malattia.”
idem per la calvizie. uno pensa siano gli anni, invece e’ una malattia. lo fanno, lo fanno.
il diritto ad invecchiare non l’ha tolto nessuno e a nessuno importa se tizio o caio invecchia o meno. e’ comico apprendere che si fan certi ragionamenti in seguito alla visione di una PUBBLICITA’ DI UNA CREMA ANTI-RUGHE.
ps:
la colpa e’ del mondo incentrato sugli uomini. loro sbavano per elisabetta canalis e monica bellucci e noi dobbiamo sempre rincorrere quei FALSI miti di bellezza. eppoi ci tocca spendere milioni (di n.euro!) in prodotti di bellezza. non ci sto! basta! protesto! invecchiamo felici delle rughe! e’ nelle rughe che si vede la vita e la personalita’ di una persona! in ogni solco simile al grande canyon americano c’e’ la MIA storia, la MIA vita. e io non ci sto a cancellarla!!!
lo fanno, lo fanno.
In farmacia per acquistare una normale crema idratante: “…scusi, ma mi sta dicendo che a trentadue anni (??) non ha ancora iniziato ad usare un antirughe?”. Imbarazzata rispondo un timido: “Dovrei?” La risposta assai conciliante: “In effetti, le pelli miste e impure come la sua invecchiano più lentamente”…insomma, uno schifo in ogni caso o dovevo essere contenta?! Uno schifo in ogni caso…
E’ seguita una carrellata ipnotica di prodotti ad hoc che ammorbidiscono, levigano, sbiancano e rivoltano…Mah…
Mi sono presa del tempo, soprattutto per valutare quante cose avrei potuto fare con la stessa cifra: sei film, tre o quattro libri, la spesa per una settimana, l’abbonamento a teatro, la piscina, una signora cenetta in buona compagnia…e ho deciso che la mia solita crema poco pretenziosa andava benone!!
Che tristezza.
Se poi penso che queste “patologie” fatte per vendere antirughe a trentenni (maddài!) tolgono soldi – e a volte credibilità – alle malattie vere…
Il mio uomo con un amico comune, che poi mi ha riferito:
“sai quale è la cosa che mi piace di più di michela?”
“le tette!”
“ma no… quel piccolo solco che le si forma sotto il mento quando è contrariata e le chiedo cosa ha, e mi dice niente. La sua pelle parla di quello che lei non dice, non è fantastico!”
una ruga.
ore di pedane vibranti, di creme all’acido nonsocosico per non sfigurare accanto a un uomo di dodici anni più giovane… e a lui cosa piace di più di me?
una ruga.
stiamo sbagliando tutto, signore
michela, è capitato anche a me. il mio compagno mi ha conosciuta quando avevo quasi 40 anni, e dopo il primo incontro mi ha scritto una lettera in cui decantava le “pieghine” che si formano intorno ai miei occhi quando sorrido. “chiamale pure rughe”, gli ho risposto con la mia nota dolcezza. ne ridiamo ancora.
Sarà perché ho avuto una nonna meravigliosa: piena di rughe a 50 anni e uno sguardo, una mente e un sorriso intelligenti e vivi fino a 100, a me le rughe non hanno mai creato patemi. E ho trovato davvero triste veder associato il termine patologia a un fatto naturale della vita. E- concordo- a tanti uomini le rughe piacciono. Ciò che mi ha sconcertato di più è stata proprio l’associazione alla malattia, perché se al linguaggio da “battaglia” tipo “ Combattere la guerra contro i chili di troppo, le smagliature, le rughe, la cellulite, bla.. bla…” ero già assuefatta, l’associazione rughe-malattia è stata per me nuova. ( Poi magari scopro che da anni fanno pubblicità di questo tipo e non me n’ero mai accorta)
SantiNumi, fanciulle… c’è anche chi vorrebbe convincerci che al maschio eterosessuale (quadratico medio, eh, ci son sempre eccezioni) facciano fin un po’ schifo le tette. Le tette.
Spazio per le risate.







2010