La magra consolazione di essermi chiarita le idee
Non avevo scritto niente al riguardo perché non riuscivo a trovare le parole giuste per esprimermi.
O forse non erano le parole a mancarmi ma il concetto ad essermi semplicemente nebuloso. A volte per esempio mi capita che la sensazione negativa lasciatami da un pensiero, si protragga ben oltre il pensiero e devo percorrere a ritroso la sensazione per ricordami da dove essa abbia avuto origine. Come quando ti dimentichi perché sei entrato in una stanza e devi tornare nel luogo da cui provenivi per riacciuffare il motivo del tuo spostamento.
Così mi era capitato di provare una sensazione sgradevole di fronte alle attenuanti etnico culturali concesse dal giudice tedesco al sardo reo di stupro nei confronti della ex fidanzata ma la sgradevolezza della sensazione era un disvalore aggiunto all’amarezza che sempre provo di fronte alle attenuanti per questo genere di reati.
La prevedibile reazioni dei sardi, compreso il post che avevo letto da Michela, non mi erano state di conforto perché come parti in causa avevano offerto al pubblico un’indignazione che per quanto condivisibile, non mi offriva ancora la possibilità di definire con chiarezza cosa mi disturbava tanto della vicenda.
Poi ieri, quando stavo quasi per arrendermi ho trovato la risposta alle mie domande e ho capito che il mio errore era stato quello di concentrarmi sulle attenuati fornite dal giudice anziché sulle reazioni che queste avevano provocato nel nostro paese.
Lei non ha bisogno di presentazioni, ma a me invece fa piacere avere un vostro parere.
L’ho già scritto “a casa mia” (http://thumper.splinder.com/post/14236074/ah%2C+beh%2C+allora…)
Se un giudice concede le “attenuanti etniche e culturali” ad uno (italiano, nello specifico sardo. E già qui magari si potrebbero aprire dibattiti sulla bella opinione che hanno di noi in terra straniera) che tiene prigioniera la fidanzata “per tre settimane sottoponendola anche a violenze sessuali di gruppo”, non capisco perché stiamo tanto a preoccuparci dell’infibulazione…
Thumper ti ringrazio della risposta ma io chiedevo un vostro parere non sul fatto (che immagino abbia sollevato la medesima indignazione in tutte noi) ma sulla versione fornita dalla Lipperini per spiegare perché oltre alla normale indignazione, vi fosse qualcos’altro ad infastidirmi nella polemica che l’ha seguita. Se hai letto il post di Loredana, lei parla di altro e nello specifico di quel filo di ipocrisia che si nasconde dietro a tanta indignazione maschile.
Io vi leggo da un po’ con interesse e cerco (o credo o entrambe) di intervenire per il piacere del confronto, perchè pur appartenendo al sesso “ipocrita” in questione, non mi sento particolarmente ipocrita. Poi forse lo sono, oh, vai a capire, ma francamente condivido la frase che cita in quell’articolo la Lipperini. Negli anni ‘70 probabilmente sarei stato uno dei pochi maschi dalla parte delle femministe: oggi sentire ancora fare discorsi sull’ipocrisia maschile mi maldispone, proprio perchè ormai l’esperienza di sensibilizzazione e di mutamento in termini di leggi, di codice civile, e di costume se non si può certo dire che sia “avvenuta” (leggasi: non si è certo compiuta, avoja ancora) è di certo ormai avviata significativamente.
E allora torno a ribadire che mi piace questo spazio in cui il taglio sia tutto femminile, mi piace leggere scritture femminili (leggo molto più spesso autrici di blog, che non autori, ho notato, e forse non sono il solo tra i maschietti) e potermici “confrontare” (anche se non vengo affatto per confrontarmi, ma per il piacere della lettura, il confronto ne è una semplice conseguenza a volte), però mi piace meno quando mi sembra che si voglia alimentare, forse involontariamente, una teoria dello scontro di genere che aveva senso all’epoca ma non più oggi. Oggi la macchina è avviata: sarà pure avviata male, d’accordo, ma se si ferma a piedi ci restiamo insieme ![]()
Eufemisticamente potrei dire che non sono d’accordo con la Lipperini: più realisticamente potrei prendermela a male -in quanto uomo- di essere accreditato d’ufficio in atteggiamenti omertosi, ipocriti o altro che condanno e combatto in pratica tanto nell’uno che nell’altro sesso da tutta una vita. E lo scrivo proprio perchè non credo affatto di essere il solo, nè di qua nè di là, e avrei voglia che ogni tanto si rispettasse la fatica di quelle donne che hanno messo in moto un meccanismo perchè potesse portare ad altro, non ad una società che all’infinito riproponga le tematiche dello scontro cambiando semplicemente parole.
Seralf io però non la metterei sul piano personale, anche a me personalmente per esempio non piace affatto l’idea di essere “letta” in quanto donna ma qui scrivo in quanto tale come tu in veste di uomo finisci nel tuo commento per difendere il genere maschile più che te stesso.
Tuttavia mi risulta molto molto difficile gioire senza lamentarmi perché un processo di mutamento sociale lo si può definire avviato. Non sarà ipocrita l’interesse mostrato dagli uomini per i problemi, le ingiustizie o le difficoltà lamentate dalle donne, ma se il carnefice (concedimi il termine forte) si indigna per le sofferenze inflitte alle sua vittima, come devo valutare il suo atteggiamento? E’ ovvio, ribadisco, che stiamo parlando di genere e non del singolo, d’altra parte qui non si tratta di fare un percorso insieme ma di far comprendere, proprio a chi come te ritiene che comunque le cose vadano meglio e bisogna accontentarsi, che io (noi) non mi accontento affatto.
Paradossale fino a quando il processo di mutamento (come lo chiami tu) non era ancora iniziato, era più facile lottare perché l’obbiettivo era chiaro (ottenere i medesimi diritti degli uomini) e il nemico certo: il genere maschile intero. Oggi che invece sulla carta abbiamo sistemato ogni cosa, bisogna lottare proprio contro l’ipocrisia, contro chi si accontenta, contro chi non si accorge di come vanno le cose. Ma non è una guerra mossa e perpetuata contro il genere maschile, ma contro una mentalità che, mi spiace dirtelo, ma continua a fare una differenza tra uomini e donne come tu stesso fai premettendo che preferisci leggere blog femminili.
La verità è che siamo sempre alle solite, fino a quando gli esseri umani non saranno visti come tali molto prima di essere catalogati come donne, omosessuali, neri o mettici tu quello che preferisci, non sarà possibile accontentarsi.
Il punto, carissima Zuanna, è anche che spesso si discute di uomini e donne riferendosi a persone che sono semplicemente maschi e femmine.
Perché se è vero che molti maschi sono ipocriti e sottilmente misogini, è altrettanto vero, come sottolineava Helen, che ci sono tante femmine che nel concetto di sorellanza credono davvero poco e sono anzi ferocemente competitive.
Poi ci sono uomini che credono nella parità dei sessi e mettono in pratica quello in cui credono, e donne che sono solidali con le altre donne. Quando saranno la maggioranza assoluta vivremo in un mondo migliore, ma ancora ci vuole un po’.
Buona domenica e abbracci e baci al Visconte e alla Viscontina da tutti e tre noi
non mi pare di difendere il genere maschile: se rileggi il mio commento difendo semmai un insieme di individui trasversale (maschi, femmine, gay, quello che ti pare) che prendano atto delle giustissime e sacrosante battaglie fatte in passato sulle discriminazioni da donne e non e cerchino di assimilarle al proprio dna per andare oltre.
La questione non è tanto che io la metta sul personale (sembrava davvero questo? non mi pare dai: mi viene solo comodo fare esempi personali per capirci e metterci su la faccia, talvolta) quanto che certi discorsi somigliano almeno IMHO a quelli di quegli ingenuotti che ti bussano o ti placcano all’università per partecipare ai collettivi di lotta comunista: loro non se ne rendono conto, ma nel mio rifiuto tassativo di avere a che fare con loro c’è la necessità di prendere le distanze da un vortice che si chiama “cristallizzazione”. La mia paura anche qui è la stessa, per questo credimi non è che io mi accontenti affatto, credo solo che la fase storica in cui viviamo ci imponga una fatica di versa da quelle precedenti: prima c’era da sparare metaforicamente, ora forse c’è da imparare (sempre metaforicamente) ad assomigliarsi, senza per questo scimmiottarsi troppo. Sarò forse prosaico, non lo escludo, ma è che a volte ho la sensazione che la voglia di grandi e piccole rivoluzioni distolga la nostra attenzione dai mutamenti sottili, costringendoci sempre e inutilmente a guardare nella direzione dei contrasti. Quello è già stato fatto: facciamocene una ragione, ora è tempo di cambiare con lentezza tale da essere impercettibile, ma molto più duratura e consistente che in passato.
non so se ci siamo capiti, comunque se fate delle riunioni alle vostre ci vengo alla faccia di quelli di lotta comunista
Gilgamesh è davvero un piacere leggerti anche qua tanto che potrei finire vistosamente off topic e cominciare a chiederti della famiglia. Mi tratterò:-)
Vorrei però chiarire, prima che si creino dei malintesi, che la mia non è una difesa a spada tratta del genere femminile di cui conosco molto bene i limiti ma, un atto d’accusa al genere maschile con tutti i prevedibili distinguo necessari.
E’ singolare però come ogni volta che si denunci una mancanza, una colpa, un atteggiamento maschile, gli uomini per difendersi usino ancora il vecchio “eh si però anche voi”.
Parli di violenza sulla donne e gli uomini tirano fuori le madri che uccidono i figli, parli di ipocrisia maschile e voi rispondete con la feroce competitività femminile. (comunque sia un bacione a Emma:-)
Seralf, se fosse ravvisabile nel mio post o in quello di Loredana l’atteggiamento da Lotta Comunista contro l’imperialismo del maschio di cui parli tu, tu come quelli che hanno commentato dalla Lipperini, non avresti neanche avuto la possibilità di esprimere la tua opinione. E siccome è dell’interpretazione di un fatto che si è dato in questi due post che stiamo parlando, direi che non è opportuno educarmi ad una più ragionevole posizione di confronto:-)
Sono ragionevole, te lo assicuro, lo sono a tal punto da aver anche espresso il mio dissenso su altre posizioni assunte persino su questo blog ed è proprio per il fatto che sono ragionevole, che non mi sono limitata ad indignarmi per le famose attenuanti come avrei fatto in altre occasioni, ma ho cercato di capire perché non ho apprezzato troppo neanche la calorosa indignazione dell’opinione pubblica: questa sentenza non ha offeso la dignità morale degli uomini ma quella etnico culturale, l’attenuante della provocazione non avrebbe scandalizzato quasi nessuno.
Il commentario si è mangiato il commento che avevo lasciato stamattina. Sarà un segno. Non importa, lasciamo stare. Oggi è uno di quei lunedì che me ne andrei dall’ufficio assssonuegorru (in cagliaritano: al suono del corno, cioè velocissimevolissimevolmente).
Baci a zio Gilgamesh 3 post sopra.
eheheh ok ok, ci siamo capiti allora
Meno male Seralf che almeno tu mi hai capita, perchè rileggendo la risposta che ti ho dato mi sono accorta di aver violentato la sintassi e di non poter neanche contare sulle attenuanti:-)
Vabbè, tutto è bene quel che finisce bene anche se non ho ancora capito, dopo tutta la lunga premessa dei commenti precedenti, quale sia la tua opinione sul fatto.
Bah il fatto in sè lo trovo ridicolo, se non fosse irritante. Non mi ci spreco nemmeno a commentarlo, e spero possano esserselo inventato per fare dell’ironia, nel qual caso hanno la mia stima ![]()
Invece mi ero agganciato alla frase citata nell’articolo perchè centra un punto di discussione che trovo molto costruttivo e condivido, come dicevo sopra. Mi piacerebbe che la gente elaborasse facendole proprie posizioni del genere, assimilandole e rielaborandole oggi. Non ho perso la speranza di potermi prima o dopo trovare coinvolto in discorsi costruttivi con individui animati da uno spiritio di rinnovamento sociale e di cooperazione, le logiche dello scontro le lascio ad altri, trovo che in questo periodo storico abbia senso perdere tempo a differenziarsi solo nei riguardi di chi rappresenta un male oggettivo, e francamente dubito che il male oggettivo abbia una specifica religione, genere, sesso, età, ceto sociale,etc ma che ora come mai prima sia diffuso un po’ qua e un po’ là ed è tempo di coalizzarsi per imparare a riconoscerlo.
perdonami le metafore, a quanto pare non riesco a farne a meno :-/
spero di averti risposto, in qualche modo
Rilancio un’ansa che sintetizza il pensiero della maggioranza dei sardi in merito a quella notizia.
– Indipendentisti sardi: giudice ignorante
CAGLIARI – “La sentenza emessa dal giudice tedesco oltre ad essere vergognosa e razzista, è frutto di una totale ignoranza del giudice tedesco che evidentemente non è a conoscenza né della cultura sarda né della storia del diritto sardo. Ma probabilmente il giudice ha più semplicemente confuso la Nazione sarda con lo Stato italiano”. Lo ha dichiarato Franciscu Pala, portavoce di Indipendentzia Repubrica de Sardigna, il movimento indipendentita sardo nonviolento. “Mentre l’Italia ha regolamentato le pene per la violenza sulle donne solamente nel 1996, la Sardegna – è scritto in un documento redatto dall’assemblea nazionale di Irs che si è riunita in mattinata – dal canto suo, già in pieno Medioevo prevedeva pene e condanne per chi usava violenza sulle donne.
Nella Carta de Logu, il codice legislativo promulgato da Eleonora d’Arborea nel 1391 e applicato fino al 1850, sono infatti previste pene precise e durissime in questo campo: ‘Volemus ed ordinamus chi si alcun homini levarit per forza mugeri, siat juygadu chi paghit o siat illi segad’uno pede”. Il diritto sardo, ricorda ancora il documento di Irs prevedeva condanne, pene fisiche e pecuniarie non solo per gli stupratori, ma persino per coloro che si limitavano a violare il domicilio di donne sole o sposate. “A completare il quadro di una cultura fortemente avanzata e rispettosa delle donne – conclude il documento di Indipendentzia Repubrica de Sardigna – non possiamo non citare la leggenda popolare che racconta dell’esistenza di un falco chiamato Vento che vigilava nel Medioevo sull’incolumità dei bambini e delle donne della ‘Republica Sardisca’ e che, ancora oggi, sorvolerebbe la Nazione sarda, pronto a strappare gli occhi a chiunque osi toccare donne e bambini”.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_93639...
Se quel giudice avesse voluto tener davvero conto della cultura sarda (che tradizionalmente è di tipo MATRIARCALE) avrebbe casomai dovuto inasprire la pena.
E dire che uno dei maggiori conoscitori e appassionati studiosi della lingua, storia, tradizione e cultura isolana è proprio un tedesco, Max Leopold Wagner… Un pregiudizio del genere me lo sarei aspettato da un italiano, non da un qualsivoglia tedesco.







2012