Sorelle d'Italia

Cari uomini vi scrivo

Ho una domanda da fare agli uomini che leggono queste parole.
Come vi sentite  quando venite a  sapere che quattro ragazzi hanno abusato di una quindicenne e che, mentre aspettavano di triturarne l’anima ammazzavano il tempo giocando ai videogames?
Come vi sentite quando leggete che in Camerun, alle ragazze che inizia a spuntare il seno, viene messa una benda stretta per impedirne la crescita dopo che sui capezzoli è stata passata  una pietra arroventata? Mostruosità compiuta dai cugini e dai fratelli di queste ragazze, ma anche dalle madri che credendo di evitare alle figlie, la cui identità sessuale inizia ad essere evidente, le medesime violenze da loro subite, compiono per prime un atto orrendo. I padri sanno: complici silenziosi.

Sapete perché vi faccio questa domanda? Perché spesso mi chiedete come mai la qualità della vita femminile sia per me così oggetto di interesse.  Le donne non hanno bisogno di chiedermelo. Loro, sanno.  Risponderò allora agli uomini. Per fortuna o per caso non sono nata in certi luoghi e non ho incontrato certi mostri, tuttavia quando leggo le atrocità che vengono compiute sul corpo femminile mi pare di sentire che il mio stesso corpo venga frantumato, violato, calpestato. Ci provo ogni tanto a chiudere gli occhi e le orecchie e a fare finta che non sia vero. Che non è accaduto, che non l’ho letto, che non me l’hanno raccontato, che qualcuno-folle- se lo è inventato. Un attimo di illusione, non di più. Poi la realtà irrompe con le sue forme agghiaccianti. E allora io che- per fortuna o per caso- non sono nata in certi luoghi e non ho incontrato certi mostri, passo buona parte del mio tempo a occuparmi  della violenza che accompagna la vita femminile. A volte si tratta di fare i conti con il perimetro ristretto in cui troppe ancora siamo rinchiuse, o con la difficile appartenenza a dei modelli  che magari non ci corrispondono. E quello è un tipo di violenza. Certo meno grave di quelle che ho citato prima. Tuttavia sono parenti, più o meno lontane, di un denominatore comune. Che si tratti di infibulazione,  di stipendi più bassi o di creatività negata- mi assale in ogni caso una grande rabbia e il desiderio di fare la mia parte  per modificare questo stato di cose.  So che questa rabbia è quella che vi spaventa tanto, che spesso non ne capite l’origine e che talvolta noi donne la esprimiamo in modo eccessivo (per lo meno a me ogni tanto accade). Sappiate però che in quella rabbia c’è tutta la ribellione, la nausea, lo sconcerto, e il dolore di vedere che siamo ancora così lontane dall’essere trattate -tutte- con rispetto.
In quella rabbia io non sto zitta. E’ già tanto se riesco a tradurre un urlo indignato in parole. E c’è un’urgenza, un bisogno di sapere, di chiedere. Cosa accade dentro di voi?  Come vi sentite di fronte a certi atti raccapriccianti, compiuti  quasi sempre da persone che appartengono al vostro stesso sesso?
A voi  uomini lo chiedo, a tutti quelli che non commetterebbero mai violenze nei confronti di chiunque, e che dunque mi potete aiutare.
Come vi sentite?

14 ottobre 2007
13:54, domenica
marilde
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Commenti : 33
 
33 commenti

(#) Quello che disse bea

domenica 14 ottobre 2007 alle 16:46

1

Anch’io vorrei chiederlo, a voi uomini, che cosa sentite davvero. Che a parole, ragionando, si sa, a volte le risposte arrivano, le parole vengono pronunciate. D’indignazione, perchè no. Ma, quasi sempre, in occasione di fatti eclatanti. Ma le violenze altre, in particolar modo quella che riguarda l’aderire a ruoli stereotipati, l’aver piantato in mente e, soprattutto, molto più a fondo, dove sta la donna e dove l’uomo, che cosa spetta alla donna e cosa all’uomo. Cose con cui tutti, uomini e donne, hanno da contrastare, dentro se stessi e nelle relazioni. Ma quello che si sente, nella pancia, che cos è? Spesso, quasi sempre, quando non ci tocca da vicino, o si tratta di violazioni così normali da sembrare minime e trascurabili (gli stipendi, il diverso trattamento, privilegi e discriminazioni assegnati e scontati a seconda del genere), quello che si sente è distanza, negazione, ovvero non si sente.

Credo.

Anch’io lotto tutti i giorni nel mio lavoro per questo, per ricordare a tutti, uomini e donne, che quella rabbia ha fondamenta irrinunciabili, che quella foga ha il senso delle libertà negate, dei diritti non riconosciuti, e non reclamati. Grazie, Marilde, per averlo ricordato così bene, anche tu.

(#) Quello che disse bea

domenica 14 ottobre 2007 alle 16:48

2

p.s.: scusate l’errore,”cose che tutti hanno da contrastare”, quando si cambia verbo e non si rilegge.;)

(#) Quello che disse riccardino fuffolo

domenica 14 ottobre 2007 alle 17:32

3

Soddisfo tale curiosita’ nel miglior modo possibile: l’immedesimazione. Io avverto le stesse sensazioni di una donna che tramite i media scopre che le mamme ammazzano i loro pargoli a sassate e li smembrano per poi sotterrarli (in alcuni casi vanno da Porta a Porta a piangere e chiedere scusa). Ogni anno in Italia circa 10 bambini in eta’ tra gli 0 e i 3 anni vengono ammazzati in modo cruento dalle madri, madri che poi li sotterrano nel giardino, proprio li’ dove vedono crescere rigogliosa la loro cicas. Avverto le stesse sensazioni della donna che apprende che i casi di pedofilia avvengono tra le mura domestiche e la mamma quando guarda il maschietto stuprato ha gli occhi di chi comunica: “come posso parlare? cosa direbbe il vicinato di me? mi vergogno troppo ma io non posso proprio farlo, mi spiace”, per poi andare dal parrucchiere, o al corso di yoga.

Una buona parte della specie umana non ha coscienza e non prova alcun rimorso quando in realta’ dovrebbe provarne. In alcuni casi si tratta di patologie, in altri si tratta di veri mostri nati come tali. Sono moltissime le sensazioni che provo e variano di caso in caso, non sto qui a sciorinarle poiche’ tramite l’immedesimazione avete la risposta che cercavate. La mia sensazione piu’ ricorrente, pero’, e’ la paura.

(#) Quello che disse marilde

domenica 14 ottobre 2007 alle 19:34

4

Riccardino fuffolo : anche noi donne proviamo orrore, (almeno quelle a cui riesce di immedesimarsi come giustamente dici tu) di fronte al numero sempre più alto di madri che uccidono i propri figli. E ci chiediamo come mai il mito di Medea sia nuovamente così attuale.Certo non intendiamo giustificare, ci mancherebbe, ma proviamo ad interrogarci. La maggior parte di noi sa (se è onesta con se stessa) che almeno una volta ha rischiato di perdere il controllo e compiere gesti folli, la maggior parte di noi, per fortuna si è fermata in tempo. I motivi che possono condurre al punto di rottura sono tanti, ma uno di quelli che emerge spesso- è la latitanza di alcuni padri. E la solitudine delle madri di fronte alla maternità è tanta. In un caso accaduto mesi fa, in cui la madre aveva ucciso un bambino di pochi mesi, lessi che dopo una lite nella coppia nata dalla richiesta della moglie di non essere lasciata sola con il bambino perché non ce la faceva più, il marito uscì comunque a cena . A volte, è vero, alcune donne privano il compagno si legittimi spazi suoi, a volte invece si è davvero molto stanche e si sta chiedendo aiuto. Dunque lui uscì, tornò, trovò il bambino nel letto, e la donna non c’era. Le telefonò e lei rispose che stava male e sarebbe tornata più tardi. Il padre si mise a dormire. A dormire capisci? La moglie era uscita lasciando a casa da solo un neonato, (dunque chiaramente fuori di testa), e lui si addormenta. La donna provò a suicidarsi e per sfortuna sua non ci riuscì. Il bambino era già morto e il padre non se n’era accorto. Pensava dormisse. Io penso che il padre sia colpevole quanto la madre. Allo stesso modo in cui penso che sia anche colpevole la madre a conoscenza di abusi sessuali, e che non difende i figli. Quello che mi premeva però, era sapere se di fronte agli abusi sessuali, compiuti in grande prevalenza da maschi, vi capita di parlarne e rifletterci e chiedervi come mai. Quando noi donne consideriamo che i padri sono assenti non è che poi legittimiamo le violenze sui figli da parte delle madri. Cerchiamo di capire. Tra di voi, cercate di capire cos’è che porta alcuni uomini ad essere così violenti? O è un argomento da cui cercate di stare alla larga?

(#) Quello che disse marilde

domenica 14 ottobre 2007 alle 19:56

5

Prima riga: dimenticato un “sì”
Sì, anche noi donne…

(#) Quello che disse viscontessa

domenica 14 ottobre 2007 alle 20:06

6

Il rischio che si corre generalizzando e facendo di tutt’erba un fascio, è quello di non riuscire poi a trovare una cura adeguata al “male” da cui è colpito chi commette violenza. La paura come difesa, creare tramite essa un confine oltre il quale esiste la violenza, rischia di causare a sua volta forme di violenza forse meno gravi ma non per questo meno pericolose come può essere il silenzio di una madre che tace per vergogna.
La violenza, qualunque essa sia, è come una malattia ma una madre che uccide il proprio figlio è affetta da una patologia reale che niente ha a che vedere con le forme di violenza, non solo tollerate ma spesso incoraggiate, da alcuni paesi o all’interno di alcune comunità. Per ogni dieci bambini ogni anno uccisi dalla madre nel nostro paese, esistono milioni di donne uccise (e non solo fisicamente) in molti altri paesi del mondo e gli uomini che commettono questo genere di crimine, sono convinti di aver semplicemente esercitato un proprio diritto. Prevenire le conseguenze dei disturbi mentali delle madri che uccidono i propri figli, è un dovere che nella misura in cui ci è possibile, abbiamo tutti quanti ma condannare e urlare a gran voce perché certe forme di violenza nei confronti delle donne (ma dei più deboli in generale) siano riconosciute come tali, è qualcosa di molto diverso

(#) Quello che disse seralf

domenica 14 ottobre 2007 alle 20:44

7

Io ti rispondo che la parte più difficile di cambiare uno stato di cose su tematiche del genere è partire dall’immedesimazione (ovvia e auspicabile) per arrivare a qualcos’altro.
Per immedesimazione intendo sia il suo significato letterale, che potrete esercitare voi donne per ovvi motivi, sia qualcosa di più simile ad una mistura di compassione/empatia che sia invece a disposizione di noi tutti, a prescindere da sesso e genere, e che è la parte in cui mi riconosco e che mi interesse di più.
Non è mai esistito un mondo di uomini contro le donne, di supermachi contro finocchi etc: sono tutte aberrazioni generate da una società che assestandosi sbaglia direzione: noi siamo le cellule di quella società, e come tali ha poco senso farci la guerra: per rimettere in salute questo organismo bisogna collaborare per trovare cifre comuni e comune capacità di sintonizzarsi sulle condizioni fisiche, sociali ed emotive altrui: saino esse donne, metalmeccanici, gay\lesbiche, lavoratori precari, extracomunitari, etc… qualsiasi tipo di gruppo discriminato per questo o quel motivo o che vede mortificate le proprie condizioni di essere umano nell’interesse di altri.

In tal senso io ti dico che di fronte a cose come quella che citi io credo che la colpa non possa essere soltanto della società, ma a poco senso d’altro canto sparare a zero alimentantando il mito del mostro: si rischia di accanirsi contro il 50% del problema, e qualora lo si riuscisse pure ad uccidere questo mostro, avremmo ancora la parte più dura da dover affrontare, e cioè risolvere il nostro pezzettino minuscolo in quell’altro 50%.
Quando leggo di queste notizie insomma in quanto “uomo” non mi fanno nè caldo nè freddo, poichè rappresentano qualcosa di totalmente estraneo dal mio vivere rapporti con l’altro sesso… in quanto essere umano mi si accappona la pelle e mi sento purtroppo anche io responsabile almeno in parte di non riuscire a cambiare l’assetto di questa società perchè possa avere cura dell’educazione emotiva dei suoi individui. Perchè sarò un illuso ma credo che un adolescente emotivamente sano non arriva a fare qualsiasi cosa nei riguardi di un altro essere umano, proprio perchè è capace di empatizzare con esso (e qui perdonami ma secondo me il sesso è pretestuoso: chi violenta una donna lo fa per ovvi motivi, ma c’è anche chi per dire picchia a sangue un immigrato: difficile fare graduatorie del dolore, ma in ogni caso sono segnali che se letti a prescindere dal pretesto che adoperano per manifestarsi mi pare rappresentino soltanto una scarsissima umanità)

spero di averti risposto e di non generare malintesi (ho notato che c’è in giro una gran voglia di leggere come offensiva ogni cosa che non è immediatamente riconoscibile come propria)

(#) Quello che disse Giulia

domenica 14 ottobre 2007 alle 22:04

8

La risposta di seralf mi pare sensata. Quello che io mi sono spesso domandata è come si comportino gli uomini con i loro pari quando scoprono che questi hanno picchiato la fidanzata o la moglie, o che sono ingiuriosi nei confronti delle donne. Perché io percepisco una forma di omertà, una solidarietà malata che fra le donne non c’è. Per capirci, un uomo che picchia la compagna di solito lo fa ripetutamente. Una madre che uccide i figli lo fa una volta sola, ed è condannata per la vita dal suo gesto, non solo agli occhi della società, ma anche davanti a se stessa.
Un uomo che picchia, spesso non prova alcun rimorso. Un uomo che uccide o che stupra, spesso lo fa in compagnia.
E’ questo che mi fa impressione: la solidarietà nel male.

(#) Quello che disse riccardino fuffolo

domenica 14 ottobre 2007 alle 22:12

9

A Marilde: ti ho gia’ risposto. Il maschio prova le stesse sensazioni che provi tu quando apprendi che 3 mamme su 10 sanno che l’uomo della loro vita stupra/molesta/sfiora con malizia i propri figli e non dice mai niente per paura che la sua vicina possa pensar male di lei e non invitarla mai piu’ alla partita di poker il martedi’ pomeriggio. Il maschio prova le tue stesse sensazioni e pone le tue stesse domande.

(#) Quello che disse riccardino fuffolo

domenica 14 ottobre 2007 alle 22:22

10

Mi ricollego alla fine del mio primo post: molto spesso ho paura. Ho paura anche perche’ nel male che perpetrano le donne percepisco una forma di omertà, una solidarietà malata che non rintraccio tra gli uomini. Per capirci, una donna che uccide il proprio figlio riducendolo ad un puzzle va da Bruno Vespa a piangere, poi torna a casa a farsi ingravidare per avere tra 2/3 anni altro materiale da usare per i suoi utensìli. Un figlio molestato dal padre rintraccia negli occhi della madre “non posso dirlo, mi vergogno, che direbbe il vicinato?”, e deve combattere ripetutamente con questa cosa. La madre dice “tuo padre non e’ cattivo, e’ malato”. Ed il povero figlio impazzisce perché se è vero che il padre è malato, la madre sta benone, eppure se ne frega del suo dolore e dimostra di non avere una coscienza, di non provare rimorso, pietà. A me questo oltre a farmi molta impressione mi incute molta paura.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

domenica 14 ottobre 2007 alle 22:24

11

Io li impiccherei in piazza.

(#) Quello che disse marilde

domenica 14 ottobre 2007 alle 22:36

12

Seralf: anche a me piacerebbe parlare di questo argomento senza farci la guerra, che mi pare più che ritrito. Proviamoci: quando dici che che non è mai esistito un mondo di uomini contro le donne non mi trovi d’accordo. Che sia un’aberrazione della società concordo invece, ma è un’aberrazione che io in quanto donna ho dovuto subire. Una società composta da uomini e donne in cui l’equilibrio delle parti è ancora lontano. Giustamente dici che si dovrebbe collaborare, ma quando noi collaboriamo, chiediamo, facciamo notare che l’equilibrio non c’è fatichiamo a far valere i nostri diritti. Inoltre di fronte alla violenza sessuale e non, tu in quanto essere umano ti si accappona la pelle, in quanto uomo non ti fa né caldo né freddo perchè non sei violento. A me invece mi si accappona la pelle in quanto essere umano e in quanto donna, perchè in quanto tale ho subito più violenze e discriminazione. E quindi mi arrabbio anche molto di più.
Ed è quel che dice Giulia che mi chiedo. L’omertà e la solidarietà del male. Mi chiedo se per gli uomini che empatizzano e capiscono non c’è desiderio di smascherare di più le violenze maschili che, ricordo a Seralf, sono comunque molto più numerose. Basta leggere quanti omicidi da parte di madri ai figli e quante donne vengono stuprate in un anno.

(#) Quello che disse marilde

lunedì 15 ottobre 2007 alle 09:36

13

Ricordavo a riccardino e non a seralf, la discrepanza numerica. Sulla paura troverai la maggior parte di donne concordi. quello che tu descrivi sulla madre che non protegge il figlio non denunciando il padre violento è drammaticamente analogo a ciò che accade alle donne abusate, picchiate, che non hanno il coraggio di dirlo. Spesso in tribunale subirebbero altre violenze. In questo certo esiste l’omertà femminile. Anche nei confronti di se stesse. Sulla solidarietà malata che tu dici di non rintracciare tra gli uomini, ci sono purtroppo infinite testimonianze di donne che in sede di denuncia si sono sentite dire da chi li doveva tutelare di “cercare di avere pazienza”.

(#) Quello che disse Pietro

lunedì 15 ottobre 2007 alle 09:43

14

Sottoscrivo il commento di Seralf e, pur capendo che una donna possa avere sulla questione femminile una sensibilità diversa, chiedo: bisogna essere bambini per inorridire della pedofilia? Di colore per indignarsi del razzismo? Soltanto le vittime della mafia possono essere antimafiosi? La violenza contro le donne è violenza istituzionalizzata (non sempre, ma purtroppo quasi) contro chi appartiene ad un gruppo oggetto di discriminazione. E in qualche misura tutti sappiamo cosa significa essere discriminati perché si appartiene ad un gruppo. E chiunque subisca una violenza è una persona e persone lo siamo tutti. Io credo che sia un problema di sensibilità, non di genere. Anzi, credo che l’enfasi sulla solidarietà di genere sia potenzialmente dannosa, perché non fa altro che alzare ulteriori steccati, dividere, individuare un noi e un loro. Tutte cose che poi devono essere decostruite a fatica.
Poi, per rispondere a Giulia e a Marilde. Non esiste un “mondo degli uomini” in cui si solidarizza per la violenza (Forse neanche un sentimento di identità di genere maschile). Anzi, immagino che questo genere di comportamenti vengano tenuti segreti anche tra gli uomini. Se non è così, è perché si fa parte di un gruppo sociale nel quale la violenza è ammessa o addirittura considerata un valore. Ma allora la solidarietà è culturale, non di genere.
Giulia dice che tra le donne non c’è quella solidarietà malata che invece lei percepisce tra gli uomini. Non so se sono d’accordo. Proprio in questo post vengono citate le violenze compiute in Camerun sulle ragazzine, violenze compiute dalle donne o con la loro diretta complicità. E allora, imho, anche qui, la solidarietà, se c’è, è culturale, non di genere.
Se io scoprissi che una persona che frequento picchia abitualmente la propria compagna, cosa proverei? Penso lo stesso disgusto e la stessa rabbia che proverei se scoprissi che è un mafioso o che commette altri crimini ugualmente gravi.
Per quanto riguarda i crimini di gruppo, credo che lì la logica sia quella del branco, che è prevalentemente maschile, ma non necessariamente, come infatti accade nel bullismo o nelle bande, realtà nelle quali è in crescita la partecipazione femminile.

(#) Quello che disse marilde

lunedì 15 ottobre 2007 alle 13:24

15

Pietro: mi pare che sull’empatia e sull’inorridire di fronte a certi fatti, in questi messaggi siamo tutti d’accordo. Uomini e donne. E sono d’accordo con te sul rischio che si corre nel definire un noi e un voi. La differenza credo che stia nel come lo si fa ( e mi pare che per ora sia un buon modo) . Ci torno però su, perché alla fine del tuo messaggio tu scrivi:
“Se io scoprissi che una persona che frequento picchia abitualmente la propria compagna, cosa proverei? Penso lo stesso disgusto e la stessa rabbia che proverei se scoprissi che è un mafioso o che commette altri crimini ugualmente gravi.”
Ecco, io e tante donne che conosco, di fronte a una situazione analoga, oltre a provare disgusto e rabbia proveremmo a fare qualcosa. Se è una persona che io frequento non riesco a continuare a frequentarla facendo finta di niente. Sarebbe una delle pochissime situazioni della vita in cui non mi faccio i fatti miei. In questo sento che noi donne siamo più solidali ed è su questo che mi chiedo come mai- non dico tu- ma la maggioranza degli uomini non interviene per tentare di cambiare le cose, cominciando da quelle più vicine.
Ed è necessario intervenire, sia se un uomo stupra una donna, sia se una madre del Camerun usa violenza alla figlia, o un’altra madre non protegge i figli.
Noi donne abbiamo bisogno del vostro aiuto, per questo. Di più solidarietà maschile. Da parte di voi uomini che non vi sognereste mai di farci del male e che potete essere una risorsa infinita.

(#) Quello che disse Pietro

martedì 16 ottobre 2007 alle 00:22

16

Marilde: ho scritto dei sentimenti, ma è chiaro che, nei limiti del possibile, in tutti i casi proverei a fare qualcosa, magari meno di quello che vorrei, magari solo smettere di frequentare una persona, magari solo non fare finta di niente.
Comunque, una precisazione: ciò non significa negare le differenze sociali e culturali delle diverse forme di violenza, anche egualmente gravi, ma cercare di leggerle in modo diverso, mettendo tra parentesi la retorica della guerra tra i sessi.

(#) Quello che disse marilde

martedì 16 ottobre 2007 alle 13:50

17

Pietro: in effetti ti ho scritto “non dico tu” perché volevo fosse chiaro che non intendevo generalizzare. Sono d’accordo sul leggere in modo diverso: anzi per essere precisa, se un primo passo è “sentire” queste forme di violenza, poi è fondamentale leggerle, capirle, analizzarle. Per arrivare però al punto in cui si riesca a “fare” concretamente qualcosa.

(#) Quello che disse Alida

martedì 16 ottobre 2007 alle 22:35

18

Tutte risposte misurate, intelligenti quelle degli uomini al post, per carità. Ma forse, Marilde, noi chiediamo agli uomini uno sforzo che non sono in grado di fare. Ci mancherebbe altro, scusate, che di fronte a certi episodi di violenza sulle donne non ci si indignasse! Ma questi sono casi eclatanti, forti, verso i quali l’indifferenza sarebbe gravissima. Ci sono però moltissime forme di maschilismo e sopraffazione più subdole, meno sfacciate verso le quali anche gli uomini più evoluti e sensibili tacciono. Perchè non vedono, non sentono, non li tocca e chissenefrega. Oggi sono andata a correre. Per le vie di campagna ho evitato di avventurarmi perchè ho il terrore di essere abbordata da qualche male intenzionato e davvero non saprei difendermi. Avete presente come ci si sente? Comunque, ho corso in paese e ho contato sei, dico sei auto con uomini al volante che hanno rallentato, strombazzato, abbassato finestrini, urlato sciocchezze e cose varie. Per carità, nessuno mi ha violentata. In passato, di fronte a certi momenti dolorosi della mia vita sono stata lasciata sola dagli uomini che avevo accanto e che giuravano di amarmi perchè per loro in quanto maschi era troppo difficile condividere con me certe sofferenze. Alla faccia del proverbiale coraggio maschile. Alla faccia dell’amore. Per carità, nessuno mi ha picchiata o maltrattata.
La mia amica del cuore ieri mi ha raccontato che il suo capo le ha promesso un avanzamento di carriera se si fosse dimostrata “carina” nei suoi confronti… La mia vicina di casa da quando ha avuto il figlio non vede più il marito… si trattiene a lavorare fino a tardi… e le incombenze domestiche sono tutte sulle spalle di lei ( che ovviamente lavora pure). Il maschio porta a casa lo stipendio, punto. E tanti saluti. E le donne che pur svolgendo la stessa professione dei colleghi uomini percepiscono uno stipendio minore? E quelle accusate di essere facilotte, belle e stupide perchè vanno in giro in minigonna e abiti sexy?
Come vedete nessuna violenza. Nessun fatto eclatante. Solo la nostra vita quotidiana.

(#) Quello che disse Maria La Porta

martedì 16 ottobre 2007 alle 23:24

19

Ciao a tutti,
faccio parte di un gruppo di donne di Roma che si stanno mobilitando per organizzare una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne.
In propostito, vi segnalo il nostro sito: http://www.controviolenzadonne.org e vi invito a firmare l’appello e ad inoltrare il link a più contatti possibili.
Grazie

(#) Quello che disse marilde

mercoledì 17 ottobre 2007 alle 10:24

20

Vedi, Alida, nel mio post ho citato episodi di violenza eclatante ma anche violenze minori. Ho parlato di perimetro ristretto delle nostre vite , di creatività negata, di modelli che non ci corrispondono. E volutamente ho usato il verbo sentire perché temevo che chiedere agli uomini di aiutarmi a capire ci avrebbe velocemente portati su un piano troppo intellettuale. Ma nelle risposte maschili, l’ attenzione è stata in gran parte orientata sulle violenze più gravi. A un certo punto tu dici che forse chiediamo loro uno sforzo che non sono in grado di fare, e io credo che in effetti la difficoltà risieda anche nel fatto che non vivono sulla pelle le cose che hai descritto tu. Se si tratta dunque di violenze gravi riescono a empatizzare e inorridire, se si tratta della quotidianità da te descritta, fanno molta più fatica o non riescono a immedesimarsi.

ieri sera- cena con conoscenti: un uomo parla di una sua collega in questo modo ”Questa qui, con due figli piccoli, molla il marito e si mette a dipingere, ste donne non sai più dove aspettartele”.

Io, “questa qui” la conosco benissimo, ha implorato per anni il marito di togliere le chiavi di casa alla suocera che andava e veniva a piacimento, ha provato a costruire con lui la loro famiglia e non la protesi della famiglia di lui, si è ammalata seriamente e la pittura era l’unica passione che aveva, e anche una cura. Quando la suocera ha cominciato a decidere sull’ educazione dei figli, ha detto che se lui non era in grado di dare dei limiti a sua madre, lei se ne sarebbe andata. “Vai pure, io starò sempre vicino a mia madre”. Lei si è cercata un lavoro, una casa, cresce i suoi figli: i soliti salti mortali. Ogni tanto, quando riesce, dipinge.

(#) Quello che disse dottore.cs

mercoledì 17 ottobre 2007 alle 13:14

21

Voglio risponderti… mi sento come ti senti tu ! nè più, nè meno !!! Certe cose fanno rabbrividire e non c’entra niente l’appartenenza al genere maschile o femminile, bisogna essere umani !!! E,per chi commette azioni del genere, in barba a tutti i Pannella della situazione CI VORREBBE LA PENA DI MORTE !!!

(#) Quello che disse Pietro

mercoledì 17 ottobre 2007 alle 20:23

22

Avete ragione a dire che più sono eclatanti i fatti, più è facile indignarsi. Del resto è così anche in altri casi. Ci si scandalizza per un infanticidio, ma ci si gira dall’altra parte al semaforo per non vedere i bimbi vittima del racket dell’elemosina.
Nella vita quotidiana di ognuno credo si possa solo cercare di agire eticamente. Sia in positivo, con il proprio comportamento, sia criticando o denunciando ciò che si ritiene vada criticato e denunciato.
Riguardo agli esempi che avete fatto: è notizia di poche settimane fa che in Norvegia (ma anche in certe zone degli USA e per certe professioni) sono le donne ad essere pagate meglio degli uomini. Un mio amico che aspirava a fare il dottorato ha dovuto rifiutare le esplicite avances di una professoressa e l’ha raccontato con la stessa umiliazione di cui parlate voi.
Sono casi sporadici, per carità, ma credo che facciano capire come il problema sta più nella cultura e nelle pregiudizi legati ai ruoli e ai gruppi. Il fatto che un gruppo venga ritenuto migliore di un altro, chi può esercitare potere su chi. E’ questa la logica da superare, aldilà di chi si trova dalla parte giusta o da quella sbagliata.

(#) Quello che disse pigliapost

giovedì 18 ottobre 2007 alle 10:50

23

Perchè fai una domanda così ovvia? Avresti dovuto intitolare il post “care bestie vi scrivo” allora avrebbe avuto più senso! Essere un uomo credo implichi automaticamente non avere nessuna complicità verso gesti del genere, semmai un brivido sotto pelle nell’immedesimarsi nella disperazione dell’aver ricevuto una tale barbarie, al pensiero che potrebbe succedere anche a chi ti è vicino dandoti un senso di impotenza che purtroppo è facile tramutare in rabbia e proclami omicidi come quelli di sopra. E francamente non ho bisogno di essere donna per dispiacermi ugualmente quando sento della madre che abbandona il proprio bambino nell’immondizia, mi basta essere umano per quelllo.

(#) Quello che disse marilde

giovedì 18 ottobre 2007 alle 13:20

24

Pigliapost: non l’ho intitolato come hai suggerito tu perché avrei insultato tutto il genere maschile a causa di una parte che non può e non deve definire il tutto. Analogamente al fatto che una parte di noi donne non ci può definire tutte. Sono partita da fatti eclatanti che costituiscono le punte di un iceberg che però noi donne ci ritroviamo quotidianamente in fatti minori. E anche quelle ho citato. Le risposte però mi hanno fatto capire che per uomo è più facile sintonizzarsi sui fatti più violenti, infatti in quasi tutte le risposte c’è il riferimento alle madri che uccidono i figli.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 18 ottobre 2007 alle 14:49

25

Con le bestie non c’è dialogo. Con gli uomini sì: quando non si nascondono dietro un dito. Quelli che subito gridano allo scandalo perché “anche le donne uccidono i figli”, dovrebbero tenere presente che l’incidenza di madri infanticide è parecchio più bassa rispetto all’incidenza totale di maschi stupratori, picchiatori e puttanieri (perché signori, scoparsi una tredicenne albanese in una piazzola di sosta è un atto quantomeno discutibile), e neanche inizio con gli assassini; ché lì basta aprire il giornale la mattina per trovarne di sicuro uno.

C’è un problema di mentalità, nella nostra società. Si vuole capire perché, e cosa si può fare per cambiarla.

(#) Quello che disse pigliapost

giovedì 18 ottobre 2007 alle 15:37

26

Infatti, io non grido allo scandalo per le madri assassine, dicevo solo che provo un grande dispiacere nel leggere tali notizie. Concordo sulla questione della disparità di sorgente di violenze, ma purtroppo credo sia insito nell’essere umano abusare di una disparità di condizioni (vuoi fisica nel caso degli abusi, vuoi psichica nel caso di altro ma credo che ci siamo capiti) a proprio vantaggio. Come tu dici, con le bestie non c’è dialogo, ma francamente non credo di riuscire a capire il loro problema di mentalità, come allo stesso modo non capisco quelli che riversano le colpe della situazione attuale sul tipo di immigrato di turno, mentre magari il suo italianissimo figlio di 17 anni va a violentare le compaesane in gruppo. non cercavo di difendere nessuna categoria, solo ribadisco, secondo me uno che stupra, picchia o ammazza, non è un “maschio”. Al massimo è uno stronzo.

(#) Quello che disse jimmydixxx

giovedì 18 ottobre 2007 alle 16:12

27

non lo so. Ma mi sto chiedendo perchè ti fai questa domanda…che senso ha chiedere ad un uomo che mai farebbe del male, come si sente? sembra che ci sia la voglia di incolpare qualcuno ad ogni costo, sei uomo e quindi, anche se non direttamente, responsabile.
Versa su questa pagina web fiumi di lacrime per la donna altrimenti sei un figlio di puttana.
Della serie, sono troppo lontana dai luoghi dove succede e anche se fossi lì non potrei fare niente. Ma tu, uomo, come ti senti?
Madri assassine?? ho smesso di leggere i commenti (lunghissimi) perchè mi sembrava si fosse andati fuori tema, forse non è così.
Giulia, il male purtroppo esiste da sempre, si dovrebbe discernere sulla natura umana, uomini o donne che siano, il problema è uno: l’uomo è più forte fisicamente della donna, e dove e quando può, e soprattutto se è malvagio, la prende. Contro il suo volere…ma che cazzo sto scrivendo dell’acqua calda. Ed è vero, tutto questo si sa già, e tutto il resto sono seghe mentali di uno che si indigna aprendo (pare) per la prima volta gli occhi sul mondo. E tu non sei così, lo sappiamo.
Quello che dovremmo fare, Giulia, è semplicemente quello in nostro potere: niente, un cazzo di niente, purtroppo.
Ma quella bella domanda che fai, la dovresti fare a tutti, non solo uomini, altrimenti sembra proprio che tu vada cercando l’insensibilità morale di qualcuno. Ce ne sono tanti in effetti, ma nessuno su questo blog, gli stupratori non sanno leggere.
Ti prometto che se mai vedrò una donna in difficoltà nei confronti di un uomo, se possibile, lo ucciderò.
Questa è la mia rabbia.

(#) Quello che disse jimmydixxx

giovedì 18 ottobre 2007 alle 16:19

28

Scusate, ci sono arrivato da saitenereunsegreto, pensavo l’avesse scritto giulia, pardon

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 18 ottobre 2007 alle 17:14

29

Il punto non è ucciderlo, santiddio: ucciderlo è la risposta sbagliata. Il punto è alzarsi la mattina e rintuzzare il collega che fa battute maschiliste, mandare a cagare l’amico che si vanta di andare con le puttane, prendere da parte quello che SAI che picchia la fidanzata e fargli una parte di merda che se la ricorda. Significa essere attivi, e non passivi. Non lasciare che siano sempre le donne a protestare, ma unirsi alla protesta con vigore.

(#) Quello che disse marilde

giovedì 18 ottobre 2007 alle 18:19

30

Uno di questi pomeriggi, ho sentito delle urla violente che provenivano dalla strada vicino a casa mia. Urla condite da insulti pesanti, tristemente noti. Apro la finestra e vedo un ragazzo che strattona una ragazza, la spinge contro il muro, inizia a schiaffeggiarla. Urlo anch’io. Che la smetta. Mi risponde “Vieni giù, che ce n’è anche per te”. Ci ho messo poco a capire che non potevo fare altro che chiamare qualcuno in soccorso. Che la sua stazza, incazzata, avrebbe ridotto male anche me. Ma è accaduta una cosa. Un mio vicino di casa, un uomo, ha urlato dalla sua finestra la stessa frase mia, e si è ricevuto la stessa risposta mia. Ma, al contrario di me, lui ha potuto rispondere “vengo giù subito, tieniti pronto, che non hai idea di cosa ti succede quando arrivo”. Beh, è successo che quando è arrivato quello che insultava e menava le mani, se n’era andato a gambe levate. Grazie, vicino di casa.

(#) Quello che disse pigliapost

giovedì 18 ottobre 2007 alle 19:24

31

sì esatto, senza uccidere nessuno, ma educare sì. Come ha detto Giulia, combattere quello che non va bene ogni giorno. Non sono una persona violenta, ma non vorrei mai trovarmi nei panni di uno stupratore che dovessi soprendere. Vorrei non dover neanche pensare a eventualità del genere, vorrei poter pensare che la mia metà che vive da sola a Torino, non dovrebbe aver paura di uscire la sera solo perchè abita vicino alla stazione. Posso solo pensare orgogliosamente di essere una persona che non ha bisogno di incutere paura a nessuno, e che i miei figli “maschi” faranno altrettanto con le loro compagne o compagni, qualunque sia la loro scelta.

(#) Quello che disse jimmydixxx

venerdì 19 ottobre 2007 alle 09:44

32

non è certamente sbagliato unirsi alla protesta con vigore, ma il problema è che chi fa la battuta maschilista non è nel 99% dei casi lo stupratore, chi va a puttane di solito non se ne vanta perchè non è un vanto, anzi, scopare a pagamento è motivo di umiliazione da parte degli altri uomini. Non sono loro che dobbiamo fermare e, santiddio, diciamoci la verità: una battuta è una battuta. Non mi farete mai credere che una battuta (magari non troppo volgare…) generi questo. Tra le altre cose, le donne che conosco io rispondono eccome alla battuta: di solito noi uomini ci troviamo azzittiti…(Prima Legge delle Dipendenza dell’uomo dalla Donna).
Marilde, mi è capitata la stessa cosa: io ero l’uomo che è sceso in strada. Stavo passando in macchina e una donna ha richiamato la mia attenzione, un ragazzo stava menando di brutto una ragazza.
Da dietro l’ho preso, e ti giuro ne ha prese tante che se le ricorda ancora (8 anni di kickboxing servono, anche se l’ultima volta che avevo messo le mani addosso a qualcuno avevo 12 anni).
Cristiano, scusami, avrei infierito di meno se avessi visto subito che eri tu. Ma so che ti è servito stare con me a piangere dopo tutto quello che era successo. Non l’ho più visto,ma spero abbia risolto i suoi problemi con l’alcool.
Sono per una via molto semplicistica, “old school”: 2 legnate a volte (a volte) risolvono il problema. e comunque sono più che sacrosante.

(Marika adesso sta con un altro e il bambino nascerà tra un mese ca….Brian, ’sti cazzo di nomi dimmmerda:-)

(#) Quello che disse Che bella, la parità/Cari uomini vi scrivo « Solleviamoci’s Weblog

martedì 20 maggio 2008 alle 06:01

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