Sorelle di taglia
Grasso è bello?
Questa campagna pubblicitaria pensata nientepopodiché da me e da un altro paio di persone, non mi convince più. Il legame col cibo, dico. Come se l’anoressia e l’obesità non fossero figlie di uno stesso disordine. Quando la campagna è uscita, in concomitanza con il manifesto anti-anoressia sottoscritto dalla Camera della Moda, ha sollevato un modesto polverone. Sei mesi dopo ne abbiamo pensata un’altra per la nuova collezione e al posto del croissant ci abbiamo messo una mela. Fine della discussione.
Magro è peggio.
Quest’altra campagna pubblicitaria pensata da un Oliviero Toscani qualunque, è affissa in formato 6×3 nelle maggiorni città d’Italia. Come le precedenti, anche questa sua ennesima provocazione contravviene all’Art.16 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria in quanto un contiene un messaggio accettabile per il mezzo stampa ma inaccettabile per un’affissione. Speriamo tutti in coro che il Giurì, stavolta, chiuda un occhio. Noi invece teniamoli bene aperti entrambi.
Di fronte alla finestra della mia camera, a Milano, ci sono degli spazi pubblicitari enormi, dove vedo sempre in anteprima tutte le pubblicità italiane.
Questa sull’anoressia è bella estesa d’avanti ai miei occhi da una settimana, forse più, e all’inizio non avevo capito bene cosa pubblicizzasse. Solo ora che leggo un po’ di cose in giro l’ho capito. Cmq quando l’ho vista ho pensato “niente”. La reputo una pubblicità neutra. Come tutte le pubblicità ha il suo rovescio della medaglia credo, ma bisognerà vedere l’effetto che fa sulle menti giovani potenzialmente più a rischio. Su di me o su chi non ha problemi col cibo, credo possa classificarsi come pubblicità neutra che, come tale, può essere criticata o elogiata.
con due figlie in età a rischio, troverò il modo di fargliela notare - con tutta la nonchalance di cui sono capace.
Dire no all’anoressia su un manifesto pubblicitario mi sembra un’operazione fine a se stessa. Un po’ come dire no al cancro mettendo l’immagine di un malato terminale. Non si sceglie di essere malati e quindi a cosa diciamo no?
(lo stesso concetto l’ho espresso di là da me, ma con altre parole…
La bulimia è l’altra faccia dell’anoressia ma non sempre gli obesi sono bulimici.
Ne ho parlato anche io, da me: mi segnalate altri post sull’argomento, così li antologizzo in fondo al mio? Mi piacerebbe raccogliere più opinioni possibile in merito.
(Peraltro io sono vicina alle posizioni di Severine.)
Sono d’accordo con chi dice che il messaggio è forte, spiazzante e ci costringe a confrontarci con una realtà di cui si sa poco e su cui si fa un gran parlare senza dati certi e univoci.
Il punto è: siamo proprio sicuri che Oliviero Toscani volesse questo?
Secondo me no anche perchè a mio parere mostrare quanto possa essere tremenda la realtà non ha mai contribuito a migliorarla ma non ha fatto altro che rendere possibile ogni forma di speculazione; anche perchè in questo caso parliamo di malattia non certo di un semplice gusto estetico, checchè ne dicano quelli che se la prendono a morte con la moda o con gli stilisti. L’anoressia va oltre l’estetica, va oltre la moda, va oltre la televisione…
E’ chiaro però che con questa mossa Toscani e Nolita stiano avendo un ritorno d’immagine non indifferente.
Una campagna del genere potrebbe in qualche modo essere più accettabile solo se non fosse brandizzata: ora come ora mi sembra una macabra speculazione su ciò che c’è di macabro nell’essere malati.
Ah, un’ultima e banalissima considerazione: Nolita da sempre veste solo le ragazze semi-anoressiche e a nulla valgono le presunte campagne di sensibilizzazione se si continua a predicare bene e razzolare male…
Viss, non intendevo l’obesità come sintomo della bulimia, ma come patologia nervosa legata ai disordini alimentari quanto l’anoressia e la bulimia stessa.
Giulia, il tuo post merita una riflessione più approfondita. Vengo a discuterne di là da te.
Severine, non sono sicura di come la penso, né come essere umano né come ingranaggio dell’industria della comunicazione. Ma credo che il target della provocazione non sia il malato ma il resto della società, che chiude gli occhi davanti a un disagio di cui in parte è responsabile. Se un’azienda cerca di aprire forzatamente gli occhi della società davanti a qualcosa che la società vuole ignorare, ben venga. Se cercano di strumentalizzare una piaga sociale per vendermi un maglione, anche a me girano le palle.
Mademoiselle Anne, credo che la provocazione di Nolita non sia molto diversa da quella di Benetton di alcuni anni fa oppure l’attuale orientamento strategico di Dove (la campagna “per la bellezza autentica”, la campagna “pro-age” anziché anti-age). Si tratta di una controtendenza che ormai è diventata una tenedenza: le aziende scelgono sempre più spesso un approccio etico per veicolare valori legati al marchio. La campagna di Toscani per Nolita in questione, è una campagna istituzionale che esula completamente dalla campagna di prodotto: le due scelte strategiche sono completamente diverse per messaggio, trattamento creativo, pianificazione. Una campagna vende valori, l’altra giacche. Resta da verificare se Nolita, coerentemente con l’immagine che vuol dare di sé, si impegni a produrre giacche taglia 46. Indagheremo…
La campagna Toscani fa esattamente ciò che deve fare: porta l’attenzione sul marchio del committente. Qualunque siano avvenimenti successivi a contorno, possiamo stare certi che:
1) non cambierà un bel niente nell’epidemiologia dei disordini alimentari per sua conseguenza;
2) fotografo e committente son arcicontenti che noi se ne parli.
@ Gaia, ho i miei dubbi che Nolita si metta a produrre giacche taglia 46… così come ho i miei dubbi sul patrocinio dato dal ministero della salute ad una campagna del genere. Che distinguerà pure tra campagna istituzionale e campagna di prodotto ma sempre quello è il risultato: parole, parole, parole e soldoni, soldoni, soldoni.
Il fatto è che ho un’amica, ma non è la sola, che era obesa fin da piccola. La sua famiglia era una famiglia di persone normali, forse i suoi genitori erano un po’ robusti ma i suoi fratelli erano bambini normali e tutt’ora sono adulti normali. Da bambini passavamo molto tempo insieme e lei mangiava né più né meno di quello che mangiavamo noi eppure era grassa, sempre più grassa con tutte le conseguenze che la sua mole poteva avere nei nostri giochi tra bambini..
Da adulta poi ha affrontato tutti i tipi di diete, ha girato tutta Italia ed è stata anche all’estero. E’ dimagrita di trenta e quaranta chili per volta ma ogni volta, che pur con tutte le cautele, ricominciava a mangiare riprendeva i chili persi. Una vita di tormenti e di rinunce che fino ad adesso non hanno portato ad alcun risultato stabile, e i rimproveri, i sensi di colpa, la paura ogni volta che mette del cibo in bocca.
Ma non è la sola, ci sono molte persone obese e sovrappeso che non soffrono di disturbi alimentari e non mangiano neanche “male”, probabilmente i disturbi fisici di cui soffrono sono comunque legati al nostro stile di vita ma non sono malattie nervose come la bulimia e l’anoressia.
Ecco, era questo che volevo dire perché pensando alla mia amica ogni volta mi viene una gran tristezza e non solo per la sua disgraziata conformazione fisica o per i suoi sacrifici ma perché oltretutto viene continuamente colpevolizzata per il suo grasso.
Ci sono dei disturbi nervosi come la bulimia e l’anoressia, c’è uno stile di vita sbagliato che si basa su un’alimentazione scorretta e ci sono altri disturbi fisici legati a scompensi ormonali (ma non solo). Non so ma credo che fare una distinzione sia necessario.
Se una sola persona (cresce velocemente il numero degli uomini) malata di anoressia guarisse per immagini di questo tipo, ne sarei ben felice. Temo di no, purtroppo. La violenza di certe spirali di autodistruzione è sempre più forte di quest’immagine. Qui mi sembra che ci sia l’eterna storia del corpo violato, esposto, mercificato. Una tristezza infinita.
Conoscete il detto : “L’occasione fa l’uomo ladro”? Sapete quante anoressiche hanno cominciato la loro triste carriera cercando di perdere chili che non avevano addosso solo per poter somigliare alle modelle? Certo, l’anoressia è una malattia, ma non è come il cancro, o l’alzehimer. Nasce da un certo contesto familiare, da un profondo disagio psicologico, e quasi sempre ha il suo esordio durante l’adolescenza, età in cui è sommamente probabile farsi condizionare dai modelli di bellezza imperanti, vista l’ancora incerta acquisizione di una propria identità individuale. Ciò non significa che tutte le adolescenti che cercano di dimagrire diventeranno anoressiche, ma se il modello da seguire diventa un’anoressica ammirata da tutti, genere Kate Moss, dovete ammettere che il passo è breve…Credo che il senso di una campagna come quella di Toscani sia questo, al di là di tutte le considerazioni economiche, non trascurabili. Fossi una ragazzina che salta i pasti per diventare snella e attraente, quella fotografia mi farebbe riflettere, di sicuro.
ciao.
Ho passato dei mesi a raccontare in aula alle bambine l’importanza di un buon rapporto col cibo. Posso solo aggiungere che questa campagna sia una tra le migliori realizzate dal quel “brutto ceffo qualunque di Oliviero Toscani”… Gli ho dato contro in altre occasioni,con il mio vecchio lavoro, anche pubblicamente, sollevando polveroni,.. comprendendo la difficoltà di spiegare a bambini estremamente piccoli l’omosessualità, ma comprendendo allo stesso tempo l’importanza di sollevare la questione.Criticavo il ‘come’, non il fatto che accadesse.
In questo caso specifico credo che QUESTA campagna possa far comprendere il dramma che si nasconde dietro LA malattia. L’altro dramma, invece, è che la società in cui viviamo , ritiene sia SOLO una mossa per far parlare…
ma ..intanto..parliamone..
Grazie anche a te, che emancipi il pensiero sociale
marilde, non si tratta di guarire dall’anoressia grazie a un manifesto: nessuno si aspetta un miracolo del genere. ma sono con tatalla quando dice che una foto del genere può far riflettere quelle ragazze che pensano di poter giocare impunemente con la propria salute.
Si, in effetti, terra, hai ragione, ho usato un termine sbagliato.
E che l’immagine faccia riflettere è indubbio. Noi in effetti ci stiamo riflettendo e ne stiamo parlando.Il mio dubbio è se a quel livello di malattia la funzione riflessiva abbia ancora dell’efficacia. E se di fronte al rituale legato al cibo, la memoria dell’immagine vista abbia una qualche anche minima influenza. Mi piacerebbe molto sentire il parere di chi ha attraversato o sta attraversando la malattia.
prova a chiedere alla protagonista della campagna!
Articolo interessante, vi seguirò con attenzione. Gianni








2009