Sarebbe bello
In attesa del mio turno alla cassa del supermercato.
Conversazione tra un uomo e una donna anche loro in coda.
uomo- signora, che piacere vederla! Tutti bene? Suo marito? Suo figlio?
donna- mio marito sta bene e mio figlio…oh! Lui sta bene di sicuro, di studiare non aveva voglia, non ha preso nemmeno il diploma, lavorare non gli piace, ha provato, ma dice che nessun lavoro è interessante, ha 28 anni e sta in casa a farsi mantenere, pensi che stamattina quando sono uscita di casa, lui era appena rientrato e mi ha detto che avrebbe dormito tutto il giorno. Sa cos’è mio figlio? è una cambiale a vita.
Per fortuna era arrivato il mio turno e ignoro le altre parole, ma
“una cambiale a vita”?
Come si fa a definire un figlio una cambiale a vita?
Non sarebbe meglio dire, anzi urlare (e il padre, dov’è quel padre?) al figlio: questa casa non è un albergooooo!
Sarebbe bello che ogni genitore considerasse naturale offrire una tana, cuccia, casa, protezione al figlio, mentre diventa adulto e sperimenta le difficoltà del mondo. Sarebbe bello che lo stesso genitore fosse anche attento a far sì che la tana non diventi troppo comoda, così il figlio non vi si adagia troppo. (A volte il figlio non sa che quello è un tranello per non lasciarlo andare).
Sarebbe bello che sulla porta di quella casa un adulto (non importa chi, se madre-padre- o entrambi: naturali, adottivi- affidatari- putativi. Semplicemente adulti) dicesse al figlio: “Vai, vai per le strade che senti tue, e se sei in difficoltà troppo grosse (per quelle piccole e medie no, quelle ti servono per crescere), torna pure a recuperare le forze: un piatto caldo e un letto ci saranno sempre.”
Una porta che si può agevolmente aprire e si può altrettanto agevolmente chiudere, di una casa da cui si può uscire e in cui si può tornare. Perché è terribile sia esservi imprigionati, tanto quanto non poterci fare ritorno.
Sarebbe anche bello che le parole rispetto e responsabilità tornassero ad essere più di moda, tra genitori e figli.
Reciprocamente.
In ogni caso, piuttosto che essere una cambiale a vita, molto meglio partire per destinazione ignota, con posta prioritaria, senza ricevuta di ritorno.
Il problema é che oggi la stragrande maggioranza dei genitori tende a viziare i propri cuccioli per tutta una serie di motivi banali dimenticandosi che “educare” é una cosa seria. Ci vuole pazienza ma soprattutto bisogna essere irremovibili “sempre”!
I figli quando diventano grandi (penso io) tendono a mancare di rispetto ai propri genitori perché sin da piccoli ne hanno approfittato vincendo sempre in quanto viziati…da grandi prendono definitivamente il sopravvento quasi autorizzati da l’andazzo che c’é stato quando erano piccoli.
Il bastone e la carota!
Concordo con te, Marilde: spesso rendere tanto comoda una casa per i propri figli è un tranello, un modo per non lasciarli andare. Perchè forse chi non ha figli non lo sa ancora, ma lasciarli andare NON è PER NIENTE FACILE!! Ci vuole coraggio, ci vuole una certa idea di se stessi come di persone “complete” al di là dei figli, ci vogliono progetti per il futuro che riempiano il vuoto lasciato da una creatura che si ama più di quanto si riesca ad amare se stessi.
Lasciare che i figli cerchino e prendano la loro strada senza di noi, e spesso anche fisicamente lontano da noi, non è ovvio e naturale. E’ eroico.
Personalmente sono dell’opinione che i figli hanno una data di scadenza.
Dopo di che diventano adulti.
Con annessi e connessi.
Ma quando lo dico, gli altri (soprattutto le altre mamme) mi tacciano di crudeltà.
Sarà…
bello! data di scadenza mi piace ( e lo dico da figlio).
Appunto: “data di scadenza” si può dire solo da figlio. Da madri no, proprio no. Scusa, Thumper, ma proprio non va bene. Ce la metterò tutta a far sì che mio figlio se la cavi da solo, da un certo punto in poi, ma certo la porta in faccia non gliela chiuderò mai! E che è, un litro di latte??
Come si fa a definire un figlio una cambiale a vita?
Beh non tutte le gravidanze sono desiderate, non possiamo sempre partire dal presupposto che ogni donna abbia la voglia e il talento per essere una brava mamma.
Il compito della scuola è di istruire, il compito dei genitori è di educare. Quando uno arriva a 28 anni senza titolo di studio, senza lavoro, senza voglia di impegnarsi in qualcosa, il pessimo lavoro educativo svolto dai genitori è palese.
Leggendo gli altri commenti quel che mi viene in mente è che uno dei problemi legati alla genitorialità è anche “ Per quanto tempo”?.
Per quanto mi riguarda io penso che sia davvero l’unica cosa che è per sempre. In questo senso: se con un amico io litigo e rompo i rapporti, dopo un certo tempo posso anche non ricordarmene più. Ci soffro, certo, ma probabilmente la vita mi porta ad altri incontri, altri amici, che possono sostituire la perdita.. Con un figlio o con un genitore, se rompo i rapporti, posso anche tentare di dimenticare, ma da qualche parte mi rimane un vuoto, un grumo congelato, con il quale devo fare i conti comunque, se non altro perché i genitori biologici sono due e il numero di figli ha ovviamente un limite. E ci faccio i conti per sempre.
Ma non credo sia per sempre il dovere di un genitore di occuparsi del benessere economico, emotivo, e dell’educazione del figlio. Non può essere una data uguale per tutti, ogni famiglia ha la propria storia e se oggi, per esempio, i figli escono più tardi di casa è- anche- perché davvero ci sono condizioni economiche più difficili che in passato.
E, se concordo pienamente sul fatto che le gravidanze non siano tutte desiderate o che tutte le madri desiderino essere tali, sono però convinta del fatto che i genitori, una volta tali, non dovrebbero abdicare al loro ruolo. Anche se ciò comporta fatica . L’aggressività nei confronti di un figlio riversata nelle parole “cambiale a vita”, sarebbe meglio dirigerla- secondo me- direttamente al figlio. Chiarire ciò che va evidentemente chiarito. In modo tale che per sempre è la relazione che hai con il figlio, in qualunque modo essa sia- (mica ce li scegliamo genitori e figli!) in scadenza è invece il supporto economico o la casa-albergo, o altre cose che a un certo punto invece che essere legittimi diritti dei figli diventano un impedimento al diventare adulti.
Tatalla, prima di essere madre, sono stata figlia. ![]()
E, credimi, la pensavo allo stesso modo.
Un litro di latte non è niente, ma sono fermamente convinta che sarebbe più utile (per loro) se gli insegnassimo a procacciarselo.
Per evitare che farglielo trovare pronto sia, come ha detto Marilde, impedimento al diventare adulti.







2012