Lui è mia madre.
Un bambino ha bisogno di una figura paterna e di una figura materna. Genericamente si è abituati distinguere le due figure dal sesso: le donne sono le mamme e gli uomini sono i papà. Fin da piccoli, i bambini vengono divisi in maschi e femmine e viene data loro una diversa educazione. Nel momento in cui il bambino inizia a diventare grande, tanto può riconoscersi nel dualismo maschio- femmina e dire, sono nato con queste caratteristiche sessuali e mi ritrovo perfettamente, o ci si rende conto di essere capitati in un corpo estraneo e il dualismo, di cui sopra, inizia a stare stretto. La persona che si rende conto di essere capitato in un corpo estraneo è figlio di una coppia etero, fatta da una donna-mamma e un uomo-papà, nato in circostanze del tutto normali. Eppure è diverso e nessuno si sognerebbe di dare la colpa ai genitori.
Un bambino ha bisogno di una figura paterna e di una figura materna. Colui che ha fatto un cammino di accettazione della propria diversità incontra l’amore come la maggior parte della gente. Se le cose vanno bene, si va a vivere insieme e si sente il bisogno di diventare genitori. Se non lo si può diventare in modo naturale c’è la pratica dell’adozione, non facilissima, tortuosa, ma esiste. Purtroppo si va a sbattere contro il dualismo maschio-femmina a cui si è tanto legati e, mentre il tortuoso iter per le coppie maschio-femmina esiste, per coloro che ne hanno già passato un po’ per fare i conti con la propria diversità sessuale, ne viene precluso l’iter.
Un bambino ha bisogno di una figura paterna e di una figura materna. Esistono molti bambini a cui l’adozione darebbe una possibilità di vita diversa. Se la visione della coppia iniziasse a essere più incentrata sulle persone, sulla loro voglia di essere genitori, e non solo sul dualismo donna-mamma e uomo-papà, tutte le coppie potrebbero chiedere di curare e crescere un bambino. La figura materna e paterna devono esistere ma non è detto che la materna sia per forza una donna o che la paterna sia per forza un uomo. L’importante è che la coppia sia consapevole e ben convinta di prendersi cura di un bambino e aiutarlo a crescere.
Un bambino ha bisogno di una figura paterna e di una figura materna. Non credo che se un bambino venga cresciuto da una coppia omo, il piccolo diventi omo per induzione: non mi spiegherei il fatto che gli omo vengono fuori da contesti familiari etero. Non penso nemmeno che le manifestazioni di affetto nella coppia vengano mal interpretate: l’importante è che le figure di riferimento siano sempre valide e pronte a supportare colui che deve crescere. E, infine, una persona che, inizialmente, ha avuto problemi di identificazione col resto del mondo starà ben attento a non dare modelli troppo rigidi di comportamento e di pensiero.
Un bambino ha bisogno di una figura paterna e di una figura materna. Le coppie omo dovrebbero avere lo stesso diritto delle coppie etero di diventare genitori se lo desiderano. Perchè castrare il sentimento genitoriale di qualcuno? Sarebbe bello, sia anche con i capelli bianchi e alla soglia della pensione, mi capitasse un paziente accompagnato da due genitori dello stesso sesso e un pò più in ansia dell’altro e il bambino a dirmi in grande confidenza: "Non ci fare caso: lui è mia madre."
Quanto è vero quel che dici, Roberta! Pensa che proprio di recente mi è capitata una paziente che, parlando dei suoi genitori, ha detto: “Il fatto è che mio padre è sempre stato una mamma per me, e mia madre è sempre stata un papà”. Certo, non posso dire che quell’inversione di ruoli non le abbia causato un po’ di confusione, ma di certo ha imparato che nella vita, e nella genitorialità, il vero sesso anagrafico non conduce per forza con sé un certo comportamento, o un certo modo di sentire e agire nei confronti dei figli. Ti pare poco?
io sarei assolutamente d’accordo a delle adozioni di adolescenti per dire (estremizzo per capirci), ma confesso delle perplessità (non me ne vogliano gli amici non-etero) sulle altre, proporzionali alla piccola età del pargolo.
Non ne faccio un problema tanto di condizionamento, ma di necessità -prendete il termine con le molle, è odioso anche per me- “naturale”: tema che se tanto poco tiene a mio avviso quando si parla di concetto di famiglia in senso lato, assume invece un suo senso se si parla di bisogni immediati di un bambino che ne so di tre anni.
Non parlo ovviamente di pannolini, insomma, ma è anche questione di polarità, che nei primi anni faccio fatica a pensare che non sia necessaria, e che via via lascia il posto invece ad un confronto più articolato, dentro al quale credo sia assolutamente possibile lasciare spazio ad adozioni di coppie omosessuali, per dire.
Mi rendo conto che la questione sia controversa, e che forse tra 30 anni si avranno idee molto più immediatamente chiare in merito che non adesso, che subiamo ancora alcuni irrisolti condizionamenti culturali, stereotipi, e pregiudizi.
La mia impressione è che per una coppia che dimostrerebbe la validità di tali adozioni, forse ne troveremmo altre 10 in cui il bambino finirebbe col rappresentare altro, ma non voglio fare Morelli, e mi fermo qui ![]()
Concordo su tutta la linea.
@ Roberta. Sono d’accordo con te su tutto, ma mi pare che tu faccia un po’ di confusione all’inizio, quando parli del dualismo maschio-femmina. Gli omosessuali maschi, per esempio, non sentono di “essere capitati in un corpo estraneo”, perché si riconoscono perfettamente nel loro corpo maschile e non sono in conflitto con esso (questo è il caso, semmai, dei e delle transessuali). La “diversità” degli omosessuali consiste dunque solo nell’oggetto della loro attrazione sessuale, rivolta a persone dello stesso sesso anziché a persone di sesso diverso. Una delle tante forme di sessualità possibili. Ma questo non vuol dire che si sentano donne, tanto per capirci… Non esisteranno mai una mamma e un papà gay, ma “solo” due papà gay o due mamme lesbiche.
@ Seralf. La differenza tra i generi, quella che tu chiami “polarità”, può apprenderla anche da altre figure, non necessariamente dai genitori, e la troverà dappertutto.
Madonna quanto hai ragione. Quanto è duro far digerire alle persone ogni piccola novità, ogni piccolo progresso, eppure la storia ne è piena zeppa, nulla è minimanente paragonabile a come era prima. Ma ci vuole tempo, discusisoni inutili, prese di posizione rigide e genuine da una parte, e moderne e visionarie dall’altra, per poi aspettare magari qualche anno o generazione per dare ragione alle ultime senza nemmeno rendersene conto o discuterne un solo minuto. E’ sempre la stessa storia, basta. Madonna quanto hai ragione.
ps. è il mio primo post qui, ci sono capitato casualmente, spero non sia precluso ai fratelli d’italia. ciao.
lorenzo: siamo un’idea di un Fratello d’Italia (letteralmente). Ti pare che ci dispiaccia averne di più?
Personalmente sono piacevolmente sorpresa dalla quantità di lettori maschi in un blog così marcatamente femmina.
@gabriele: assolutamente d’accordo con te, non so se si è capito ma non ho ancora (a 32 suonati) una opinione definitiva in merito, ho cercato di esprimere le mie perplessità sulla cosa, tanto per arricchire la discussione. L’apprenderle in giro mi convince in linea di principio, è che siccome le cose che in linea di principio vanno spesso si frantumano a scapito di altri sul realismo ho forti dubbi sul fatto che si sia davvero capaci di questo (al solito ribadisco: alcune coppie indubbiamente si, ma parlo per la maggioranza su cui si sintonizzano -inevitabilmente- le leggi)
(mi scuso per i punti e virgola andati a male nel commento precedente, sto scrivendo troppo di corsa, pardon)
@gabriele: per polarità intendevo una cosa che in realtà c’è anche in coppie omosessuali, nient’affatto limitata ad una differenza di genere, ma solo diciamo enfatizzata da una differenza di genere: riflettevo sul ruolo fondamentale che ha l’empatia e l’imprinting (passami il termine, così ci si capisce) nei primi bog 3-4 anni di vita: non è che per quanto puoi spiegare cose a un bambino (e certo che si può, non so mica scemi) puoi però metterti lì a dissertare su un piano logico sociale o quant’altro. E a livello empatico il rischio della percezione di due mammme o due papà c’è. Anche qui niente di male, per carità, solo mi chiedo abbia senso o no definirla come cosa codificata in leggi, boh
roberta condivido gran parte di quello che scrivi ma un dubbio mi resta dentro. premessa: mi ritengo di “aperte vedute”, non bigotta, addirittura progressista. profondamente convinta (e ci mancherebbe pure!) che le coppie omo debbano avere gli stessi diritti delle coppie etero e che anzi possano offrire occasioni per riflettere sul proprio modo di intendere e far crescere una relazione. Detto questo, mi resta il dubbio del bambino.
Un bambino ha bisogno di una figura paterna e di una figura materna… ok, questa assunzione di ruolo può prescindere dalle differenze anagrafiche ma questo, al di là di tutto, non può secondo me non avere un impatto nella psicologia del bambino.
Amica tatalla, scrivi che una tua paziente si ritrova a parlare della “confusione dei ruoli” in famiglia a causa di una mamma-papà e un papà-mamma… La tua paziente ha, di fatto, avuto una figura paterna ed una materna, il problema forse è che queste figure erano “invertite” e non corrispondevano a quello che ci si aspetterebbe… allo stesso modo, un bambino allevato da due omo ha una figura paterna ed una materna per così dire “attribuite”, indipendentemente dalle caratteristiche anagrafiche.
Lo so, le mie sono affermazioni impopolari, certo meno desiderabili socialmente di un assenzo completo ai bambini alle coppie omo. Ma sono le mie perplessità. Aiutatemi a capire.
Mi sembra che il problema dell’adozione per le coppie gay sia gestito, in Italia, dall’Ufficio Complicazioni Affari Semplici.
Diamo per scontato che un bimbo abbia bisogno di un papà e di una mamma. Diamo per scontato che questi ruoli possano essere ricoperti al meglio solo da una coppia di genitori di sesso diverso (scusami Roberta, ho letto il tuo post e in gran parte condivido, ma penso che la stragrande maggioraza delle persone non la pensino come noi e cerco di immedesimarmi nella loro testa).
Ma pur premesso ciò, visto che esistono molti più orfani al mondo che coppie “perfette” desiderose di adottare, cosa è meglio per loro, una famiglia imperfetta (monoparentale, omosessuale) o un orfanotrofio?
Ma insomma, come possono esserci dubbi?
kiki scusa ma non possiamo proprio dire che mancano coppie etero desiderose di avere bimbi in adozione. coppie “perfette”? i criteri per l’assegnazione dei bambini sono spesso discutibili. vero è che di coppie etero che potrebbero dare amore adottando bambini ce ne sono tantissime, molte più di quello che si pensa. molte non intraprendono neanche il percorso per l’adozione visto che è impensabile candidarsi se non si ha un conto in banca con certe caratteristiche e così via… insomma se il criterio per dare figli alle coppie omo è che in alternativa c’è l’orfanotrofio non sono proprio d’accordo.
ciao a tutti. @gabriele: grazie delle delucidazioni
@seralf: parli come la psicologa del centro dove lavoro: lei mi dice che l’imprinting sbagliato puù dare problemi nelle relazioni con gli altri. ma se ci pensiamo un attimo non è che l’imprinting delle coppie etero sia per forza sano, magari lo sarà dal punto di vista maschio-femmina ma se c’è un modo di relazionarsi, violento, aggressivo, ecc, i problemi nella relazione nel bambino ce li ho comunque. @lallilalli: la legge sull’adozione è macchinosa anche per le coppie etero e dovrebbe essere sveltita non per il fatto dell’orfanotrofio che dice kiki, ma per dare un affetto esclusivo di cui il bambino ha grande bisogno e con tutta la buona volontà degli operatori delle case famiglia, non hanno.
ringrazio tutti della lettura e dei commenti. Ciao Roberta.
Non per dar fuoco alle ceneri (del dibattito) ma un sacco di famiglie cosiddette monogenitoriali riescono a dare a un figlio tutto quello di cui egli ha bisogno, e una marea (leggasi: troppe) non riesce a dargli altro che problemi, di identità, di sicurezza in se stesso, e in certi casi gli “regala” addirittura patologie(vedi anoressia, tossicodipendenza…e non parlo volutamente di roba più grave). Ho le prove: vengono da me in terapia, quando il danno è già fatto. E’ come per l’adozione: le coppie che vogliono adottare devono dimostrare di possedere una quantità pazzesca di requisiti. Ma alle coppie che poi arrivano ai terapeuti familiari (e alle comunità, allo psichiatra etc etc) con figli che già a dieci anni sono da psicofarmaci quasi sempre per colpa loro, qualcuno ha chiesto mai niente prima di dar loro l’imprimatur a dar sfogo agli istinti senza rete? Non mi risulta esista un esame da fare prima di mettere al mondo dei figli “naturali”…per poi rovinare la loro vita.
tatalla condivido PIENAMENTE le tue parole. ma secondo me il problema si sposta decisamente su un altro fronte. Qui non si discute sui buoni e i cattivi. Non dico che le coppie omo sono cattive e non sanno allevare i figli mentre quelle etero sono brave. Dico che, a parità di condizioni (una coppia “sana” nel suo rapporto con la prole… naturale o adottiva) non sono sicura che la cosa sia “indifferente” per un bambino, dico che non credo che sia sufficiente che uno faccia il ruolo della mamma e uno del papà, nel senso che per un bambino è molto difficile orientarsi in una situazione di questo tipo. Di famiglie “normali” che fanno figli quando dovrebbero guardare la TV è pieno il mondo purtroppo. Ma questo è un altro discorso…
Vorrei dire due cose.
La prima è che trovo ingiusto e anche non poco sbagliato che si pensi all’adozione da parte di coppie omosessuali come a un “meglio lì che in orfanotrofio”. Un bambino deve avere il meglio, punto. Non il meglio che c’è dopo il peggio. E se consideriamo le coppie omosessuali come il meglio dopo il peggio, non facciamo un servizio né a loro né al bambino. Cosa facciamo? Assegniamo per legge alle coppie omosessuali solo i bambini “difettati” che le coppie etero non prenderebbero? Gli avanzi di magazzino? C’è qualcosa, in questa logica, che mi ripugna.
Basterebbe studiare i bambini delle coppie omosessuali (sì, ce ne sono: hanno anche una loro associazione, Famiglie Arcobaleno). Perché se pensiamo ancora che la femminilità o la mascolinità si imparino dalla mamma o dal papà, siamo su una strada sbagliata. Siamo su una strada di riduzione della persona a un ruolo sociale, per cui la mamma si mette il rossetto e il papà aggiusta le cose, e se mi vengono a mancare questi elementi io bambino non sarà mai veramente uomo o veramente donna.
Il fatto è che l’orientamento sessuale e la percezione di genere sono innati. Ci sono fior di studi che lo dimostrano, e del resto, anche la pratica: da coppie eterosessuali nascono figli gay, transgender, bisessuali. Da chi hanno imparato? Eppure avevano una mamma e un papà. Cosa è andato storto?
Niente. La gente è come è. E i bambini sono gente. Non c’è nulla di sbagliato. L’omosessualità, quando è vissuta serenamente ed è in linea con i veri desideri della persona, non è un disturbo. E’ solo un orientamento.
Giulia hai centrato il problema. per la prima parte sono d’accordo con te. dire meglio agli omo che agli orfanotrofi fa pensare a una soluzione “meno peggio”…
per la seconda parte del tuo discorso invece non sono d’accordo. quando parlo di “impatto” sul bambino non mi riferisco esclusivamente ad un discorso di identità sessuale. non è tanto un discorso di rossetto o di dopobarba, qui la cosa è più profonda e va a parare sulla creazione della propria identità al di là della sessualità… o meglio apparentemente al di là della sessualità… gli studi sui bambini figli di coppie omo non li conosco ancora ma certo spero non siano centrati sul discorso sessuale del tipo: figlio di coppia omosessuale=adulto omosessuale. Sarebbe davvero riduttivo
Credo che dovremmo fare riferimento agli studi già effettuati. Da cui risulta che, se i bambini di coppie omosessuali hanno problemi, è per le pressioni a cui sono sottoposti nell’ambiente esterno, e non per la difficoltà di crearsi un’identità. Ognuno di noi è già quello che è fino da piccolissimo, chiedetelo ai vostri genitori se non ci credete: l’identità non dipende dal sesso delle persone che ti curano. Altrimenti, i figli nati durante le guerre mondiali e allevati da madri, zie e nonne sarebbero tutti gente assai confusa.
Il fatto è che un bambino ha bisogno di amore e stabilità, e possibilmente di un modello familiare sereno a cui rifarsi in età adulta nella creazione dei rapporti con le persone. Non c’è alcun motivo per cui una coppia omosessuale non gli possa fornire tutto questo. C’è solo un pregiudizio dettato dal fatto che noi, quasi tutti, siamo cresciuti con una mamma e un papà, al massimo in una famiglia allargata, e non conosciamo altro che questo. Non ci viene in mente che le cose possano funzionare anche in modo diverso.
ho un po’ di conati. e un po’ rido.
i contenuti del post sono banali e l’adozione di bambini per gli omo e’ un mezzo per riempirsi la bocca (gli occhi, nel nostro caso) di frasine carinine progressistine filosofichine buone solo sulla carta, vacue perche’ non analizzano con serieta’ e con cognizione di causa il problema. so anche perche’ e’ accaduto cio’. non perche’ roberta sia stupida o in preda al marchese, bensi’ perche’ siamo in anni un cui tutti (cantanti, media, scrittori, registi) fan le markette (la ‘k’ non a caso) e si riempiono la bocca di frasine progressistine in favore degli omo e l’intento e’ 1.mostrarsi belli, aperti di mente, buoni, saggi e 2.cavalcare l’onda che c’e’ in questo momento, seguire il gregge continuando a ripetere concetti teorici e superflui.
in italia la lista delle famiglie in attesa di un bimbo in adozione e’ lunga da qui fino in africa. le famiglie sono tante, i bambini (specie neonati) sono pochi (non sto tenendo conto di bambini africani, guatemaltechi, piuttosto che cinesi). rispondetemi: sapete per quale motivo, se due famiglie hanno gli stessi requisiti per adottare un bambino, ma in una di queste la madre e’ un’attrice porno, il bambino verra’ dato all’altra? parlate di chiusura mentale, bigottismo, paraocchi, eccetera. la realta’ e’ che chi deve DECIDERE a chi affidare un bambino deve tenere in conto di una cosa a cui pochi (e solo nei commenti, perche’ nel post c’erano solo le frasine da baricco de’ noantri) hanno pensato: il mondo in cui vivra’. l’umanita’ fa schifo, non perdiamo occasione per manifestare egoismo, malvagita’, eccetera. e non lo scopro di certo io. un bambino con padre e padre andrebbe incontro a tonnellate di turbe psicologiche devastanti nell’eta’ della crescita, devastanti nell’eta’ in cui inizia ad instaurare rapporti con il genere umano. sarebbe costantemente messo a dura prova e dovrebbe lottare ogni giorno contro (molto piu’ che) probabili complessi. potendo scegliere se dare un bambino ad una famiglia composta da uomo e donna e ad una da uomo e uomo, l’unica scelta saggia e ponderata e’ darlo alla prima coppia. la “questione omosessuale” e’ stata gia’ scavalcata e analizzata in lungo e in largo, non c’e’ bisogno di ribadire scioccamente che un gay puo’ essere un bravo genitore e un etero puo’ essere cattivo. il fatto e’ che il mondo non e’ popolato da 6 miliardi di madre teresa ruta (scusate: qua non potevo proprio esimermi, non ce l’ho fatta), e’ popolato da poche persone prive di pregiudizi, moltissime persone (piu’ o meno) cattive.
del resto, anche voi, nel vostro piccolo, lo siete. avete preso in giro l’obesa ? avete mai preso in giro il compagno di scuola un po’ “lento” di comprendonio ? avete mai preso in giro il politicante che non sa usare il congiuntivo ? avete mai preso in giro un uomo per una defaillances sotto le lenzuola ?
(sono domande retoriche)
quindi, alla luce di questo, evitiamo di dire “il mondo e’ bello e pieno d’arcobaleno!!!, teniamoci per mano e urliamo quanto ci amiamo!!!” chiunque, la’ fuori, e’ atto per devastare psicologicamente un bimbo figlio di due gay. chiunque e’ in grado di dispensare cattiveria. l’umanita’ non e’ affatto pronta per un passo del genere.
l’umanita’ fa schifo, non perdiamo occasione per manifestare egoismo, malvagita’, eccetera. e non lo scopro di certo io.
No, infatti: ma in caso di commento che accusa gli altri di banalità, è utile infilarne qualcuna autoprodotta.
L’unica cosa chiara nel tuo commento è che il post ti ha fatto schifo. Per il resto, sì, cara, il mondo è difficile, la vita è dura, ci sono sempre ben altri problemi, la gente è cattiva. Grazie per averci così poderosamente illuminate sulla realtà: non ne avevamo proprio idea ![]()
@ giulia: mi dispiace, ma non trovo affatto giusto il tuo modo di replicare, un po’ stizzita e un po’ superficiale. vivo tranquillamente anche se noto certi atteggiamenti, sia chiaro, ma mi farebbe piacere notare serieta’ da parte di persone che non perdono occasione per fare a gara a chi scrive post “filosofici” carini teorici inapplicabili. tu mi dici “e’ utile infilarne qualcuna autoprodotta (di banalita’)” ma NON mi hai detto quale ne’ ti sei soffermata un momento ad analizzare la questione. ti comporti come un’adolescente e non riesci ad andare OLTRE il semplice giudizio “il post e’ banale” e, punta sul vivo (o contrariata, o sia quel che sia), ti senti in dovere di liquidare in quel modo. io, al di la’ del “il post e’ banale” ho detto dell’altro, ho detto delle cose SERISSIME. liquidare il tutto con una risposta beota e una faccina pseudo-ilare al termine del commento in risposta e’, come dire?, veramente povero.
analizza la questione. chiedi a te stessa se bambini che non hanno ne’ padre ne’ padre abbiamo davvero bisogno di subire questioni del genere. la questione non e’: una checca ha diritto di adottare un figlio? la questione e’: ogni bambini della terra ha diritto di ricevere affetto in una famiglia.
strumentalizzi la questione e cavalchi l’onda mediatica di questi ultimi anni perche’, in realta’, a te non stanno a cuore i bambini ne’ la risoluzione dei loro problemi, e tu usi questo pretesto (ti rendi conto? bambini usati a mo’ di pretesto…) per far ottenere DIRITTI agli omosessuali. non hai assolutamente analizzato in modo serio la cosa, se vuoi rispondermi a me fa piacere, ma fallo in modo serio, con dovizia di particolari e cognizione di causa. non ti comportare da bambina che non riesce andare oltre “l’insulto” (perche’ tu hai preso come tale “il post e’ banale”) letto.
complimenti, comunque. a tutte.
Ho già analizzato la questione, mi pare anche abbastanza a fondo (e non solo qui). Del resto, non so se ho voglia di discutere con qualcuno che tira fuori perle di intelligenza come “una checca ha diritto di adottare un figlio?”
Strumentalizzi la questione… onda mediatica… non ti stanno a cuore i bambini… vabbè. Ma leggere i commenti delle altre, prima di tenere una dotta lezione sul bene e il male nella società contemporanea, no?
grazie. il termine ‘checca’ e’ stato usato di proposito. volevo capire che tipo di persona avevo ‘davanti’. e’ segno di superficialita’ questionare sul politically correct. si punta il dito sul lemma perche’ non si puo’/vuole analizzare la cosa. sarebbe stato piu’ semplice ammetterlo. i commenti li ho letti. tutti. non sei in grado di sostenere un contraddittorio, per questo questioni sul lemma. non scredito roberta e il post per come scrive o che tipo di termini usa: lo analizzo e dico la mia.
credo di scrivere un’ovvieta’ specificando che io sono tutto tranne che contraria (ipoteticamente) ad una cosa del genere (e qualunque persona dotata d’intelletto se ne puo’ tranquillamente rendere conto, leggendomi). il fatto e’ che sia tu che roberta state strumentalizzando una questione serissima come le adozioni di minori per scrivere montagne di frasine progressiste che altro non sono che markette. se, davvero, sapeste secondo quali criteri vengono affidati i bambini, non avreste scritto quello che ho avuto modo di leggere, purtroppo.
ps: sono capaci anche i sassi di scrivere saggi su quando sarebbe bello il mondo se tutti ci tenessimo per mano e lottassimo per la stessa causa sotto la luce del sole e con l’arcobaleno a farci da guida.
Vanessa proia: che l’umanità non sia pronta per un passo del genere come dici, mi pare più che evidente, che ci voglia cautela trattandosi di bambini che nella medesima società sono inseriti sono d’accordo, tuttavia ogni periodo storico contiene degli elementi “diversi”- “nuovi”, a volte inquietanti proprio perché non c’è esperienza del passato che possa fornire una guida, un modello a cui attenersi. Perché non si conoscono ancora le conseguenze che porterà. Che facciamo dunque? Non cambiamo mai niente? Non tentiamo mai nuove strade con gli inevitabili errori che comportano gli inizi?
Questi sono gli anni in cui il modello famiglia classico non è più l’unico, e gli altri scenari che si sono aperti e che si aprono devono fare i conti con un modello consolidato nei secoli. ( e con il Vaticano)
Serve mediazione, integrazione ed è importante essere poco giudicanti: al proposito potresti rileggerti- con calma- i tuoi commenti?
Cara Vanessa, quanta aggressività nelle tue parole! Forse se fossi più mite sarebbe più facile ascoltarti
Tolti gli insulti, mi sembra che esprimi essenzialmente due idee nei tuoi post:
1. il diritto dei bambini a vivere nella famiglia migliore possibile è più importante del diritto dei gay ad avere figli (del diritto di chiunque, aggiungo io). Affermazione ovviamente, banalmente vera. Ogni tanto però fa bene ribadire l’ovvio.
2. far crescere un bambino da una coppia gay gli provocherebbe una sofferenza enorme a causa dell’omofobia della società (di cui tu sembri un esponente tipico, mi viene da pensare…).
Mi sembra difficile, purtroppo, dire che non hai ragione. L’omofobia è ben presente e lo sarà ancora per tanti anni, temo.
Ma ti rispondo citandoti:
“la questione e’: ogni bambini della terra ha diritto di ricevere affetto in una famiglia.”
Penso che la sofferenza che un bambino senza famiglia prova sia atroce, seconda probabilmente solo a quella causata da bisogni ancora più elementari (fame, malattia). Penso, anzi sono sicura, che questa sofferenza sia ben peggiore di quella che la stupida omofobia infligge ai figli dei gay.
Naturalmente se pensi solo all’Italia, il problema dei bimbi senza famiglia non esiste perchè per fortuna i bambini adottabili sono pochissimi. Ma il mondo è grande e gli orfanotrofi sono pieni. Non sono forse bambini anche gli “africani, guatemaltechi, piuttosto che cinesi”? Certo, concedere l’adozione ai gay italiani non svuoterebbe gli orfanotrofi. Sarebbe solo una goccia nel mare. E sarebbe solo una goccia nel mare migliorare le ridicole procedure per l’adozione per gli etero (ha ragione Lallalilli, tante coppie sono tenute lontane dall’adozione da questa assurdità).
Ma sempre meglio di niente, no? Sicuramente meglio per quelle migliaia di bambini che troverebbero una famiglia nuova in Italia, anche se non uscita da una pubblicità della mulino bianco (ma quale famiglia lo è?).
A meno che, certo, non si pensi che i gay siano malati, che siano patologicamente incapaci ad essere genitori. Ma allora forse è più onesto dirlo.
e’ segno di superficialita’ questionare sul politically correct.
E’ segno di ignoranza chiamare l’omofobia “politically incorrect”.
Per il resto, l’aggressiva ovvietà dei tuoi commenti si commenta da sola.
Ti ricordo solo che esistono già famiglie omosessuali con bambini. Perché non andiamo a chiedere a loro come vivono, come crescono i loro figli, che difficoltà incontrano?
Costa tanto aprire gli occhietti e provare a guardare la realtà dal punto di vista di qualcun altro, piuttosto che concionare sul mondo brutto e cattivo e lo sappiamo tutti e voi strumentalizzate?
kiki la strega ho letto e apprezzato la tua analisi, anche se la condivido solo in parte.
Prima di tutto non credo che l’intervento di Vanessa sia aggressivo, anche se così effettivamente può sembrare…. E’ solo un’analisi “senza veli” di quello che secondo lei (e devo dire, come già anticipato, anche secondo me, quindi forse sono di parte…) sarebbero le conseguenze di adozioni per le coppie omo.
Il secondo punto che non condivido è la conclusione del tuo discorso. RIFIUTO categoricamente di pensare che l’adozione per le coppie omosessuali possa rappresentare una soluzione per i problema “bambini negli orfanotrofi” o “bambini affamati”. In questo modo si sposta solo il problema e non lo si affronta.
Giulia ho letto solo dopo aver postato il mio commento la tua replica a kiki. L’idea di conoscere i bambini figli di coppie omo è interessante e varrebbe la pena di indagare se esistono anche indagini sociologiche o psicologiche su questo tema. Forse in Italia non ci siamo ancora arrivati ma non escludo che se ne siano fatte altrove. Questo sarebbe sicuramente utile e costruttivo.
Lallalilli, scusami ma non ho capito esattamente a quale problema ti riferisci.
Se è quello di decidere o no se una coppia di gay possa essere una coppia di genitori valida come una etero (a parità di equilibrio, serenità ecc) sono d’accordo con te, non l’ho minimamente affrontato. Non so nulla di psicologia infantile, quindi rimando il problema a chi ne sa più di me (es le famiglie già esistenti, come giustamente dice Giulia).
Ho solo fatto un discorso di male minore: anche se una coppia di genitori dello stesso sesso è un male (e magari non lo è, non lo so) è comunque un male infinitamente minore del non avere proprio famiglia. Stesso discorso per i single e i vecchiotti (esiste ancora la norma che la differenza tra genitori adottivi e figli deve essere al massimo di 40 anni?)
Ammetto quindi apertamente di fare un ragionamento di male minore. Ma quando il meglio non si può avere, penso che bisogna avere il coraggio di fare una lista di priorità. E una famiglia, nella mia lista, sta molto in alto, ma penso anche nella tua.
Se invece il problema a cui ti riferisci è un altro, per favore spiegamelo perchè non ho capito.
Quanto all’aggressività di Vanessa, continuo ad avere la sensazione che urli (usa il maiuscolo, non si limita a criticare delle idee ma offende chi le ha espresse). Comunque non penso che le sue osservazioni sui problemi a cui vanno incontro i figli dei gay siano sbagliate. Però, come ho spiegato, penso che sia necessario tenere in considerazione anche altri fattori.
In America, dove l’adozione gay è legale in molti stati da anni, i dati sperimentali (ad esempio secondo l’Associazione Americana di Psichiatria) indicano che i bambini sono esattamente come gli altri. E non sono più solo bambini; ormai ci sono figli di coppie omosessuali che hanno a loro volta figli.
Per inciso, sembra che la probabilità di essere gay non dipenda dall’avere genitori etero o no. La differenza più evidente è che i figli di omosessuali sono decisamente meno omofobi.
@vanessa: io il mondo in fondo all’arcobaleno, dove i figli di gay e lesbiche vivono in mezzo agli altri senza vergogna l’ho visto di persona. In un paesino vicino Boston. Alla periferia di Stoccolma. Nel centro di Vancouver. Il mondo è grande, e sta cambiando molto velocemente, anche se dal nostro angolino in Italia non si vede.
“RIFIUTO categoricamente di pensare che l’adozione per le coppie omosessuali possa rappresentare una soluzione per i problema “bambini negli orfanotrofi” o “bambini affamati”. In questo modo si sposta solo il problema e non lo si affronta”
Intendo dire che qui stiamo riflettendo se sia “bene” o “male” che i bambini vengano affidati a coppie omosessuali. Dire “solo fatto un discorso di male minore: anche se una coppia di genitori dello stesso sesso è un male (e magari non lo è, non lo so) è comunque un male infinitamente minore del non avere proprio famiglia” sposta il problema su qualcosa che è come dire “è meglio poco o niente”. Se si dimostra che i bambini di coppie omo sono “uguali” agli altri e non hanno alcun problema nel corso della loro crescita, ok, ma allora è di quello che dobbiamo parlare. Dire infine che “sembra che la probabilità di essere gay non dipenda dall’avere genitori etero o no” (prosaica) restringe il campo ad un aspetto su cui io non insisterei. Non è quello che mi fa pensare… anche perché non credo che essere omosessuali sia un “problema” da prevenire. La riflessione si dovrebbe estendere… ma non è il mio campo. Interessante lo spunto circa le ricerche dell’Associazione Americana di Psichiatria citate da prosaica ma certo dire che “i bambini sono esattamente come gli altri” non è abbastanza da un punto di vista “scientifico”.
Cara Lallalalli (mi rendo conto solo ora che ho sempre scritto il tuo nome sbagliato, scusami), non capisco sinceramente cosa ci sia di così terribile nel fare un discorso di male minore. Non penso comunque che una famiglia amorevole sia “poco”, quindi non sto dicendo “meglio poco che niente”. Sto dicendo che una famiglia è tanto, tantissimo, e che quindi quando si tratta di discutere se dare una famiglia o no ad un bambino, io sarò sempre e comunque favorevole a dargliela.
Prova a vederla così: non pensi che chi vuole negare l’adozione a qualcuno come i single e gli omosessuali perchè pensa che non costituirebbero famiglie perfette, sta al contrario condannando un certo numero di bambini a non avercela proprio, una famiglia, facendo un discordo di “tutto o niente” ben più dannoso del mio?
So comunque che è importantissimo capire se una coppia di persone dello stesso sesso possano essere genitori buoni come i classici mamma e papà.
Ma su questo, ripeto, non sono esperta e non mi pronuncio (grazie a chi ha citato studi in proposito.)
Sì, certo meglio una famiglia omosessuale o monoparentale (un single desideroso di paternità/maternità) che nessuna famiglia per un bambino in orfanotrofio. Meglio la vita che la morte insomma. Solo che in Italia di coppie che i figli da adottare non possono permetterseli ce ne sono un’infinità… insomma non si correrebbe il rischio di lasciare i bambini negli orfanotrofi se si cambiassero i criteri per l’adozione che favoriscono solo alcuni. Per questo dico che il problema non è stabilire se meglio nell’orfanotrofio o con gli omosessuali ma è semplicemente capire se e come questo può influire sulla psiche di un bambino. Gli studi citati non li conosco e mi documenterò. E’ evidente comunque che quel che vale in America non è detto valga in Italia (anzi!). Parliamo di società, di cultura, non di matematica (per fortuna!). E ora… ci metterei un punto (e qui tirerete un sospiro di sollievo!). Inizio a darmi fastidio da sola con questo discorso…
ps: lallalilli non era niente male ![]()
a marilde: “Perché non si conoscono ancora le conseguenze che porterà.” le conseguenze si conoscono: un bambino adottato da una coppia gay viene fatto carico di questioni che non toccano i bambini con un padre e una madre. specifico meglio di cosa sto parlando. nell’adozione ci sono limitazioni in base all’eta’: una donna di 50 anni non puo’ adottare un bimbo al di sotto dei 5. questo non vuol dire che una donna di 50 anni non puo’ essere un’ottima madre, ma, per quanto concerne la crescita di un bambino, bisogna tener conto di una moltitudine di aspetti, ed e’ per questo che e’ stato stabilito un limite. inoltre: qualora due famiglie fossero in attesa di un bambino e una delle due madri e’ una spogliarellista, il figlio verrebbe dato all’altra. avverrebbe per cattiveria o per ingiustizia? assolutamente no. si tratterebbe di buon senso. accade quel che accade perche’ chi deve prendere decisioni in tal senso non puo’ tener conto di ogni aspetto e non puo’ (e non deve), ad esempio, fermarsi all’amore che un bimbo puo’ ricevere, perche’ l’amore non basta, perche’ sarebbe riduttivo e sciocco ridurre tutto a quello. dici: “Non tentiamo mai nuove strade con gli inevitabili errori che comportano gli inizi?”, ma, in questo caso, si sta tentando questra strada strumentalizzando dei bambini, non altro. inoltre, le coppie gay hanno le carte in regola per avere figli propri, molte delle famiglie che ricorrono all’adozione non possono avere figli. ai bambini privi di famiglai non serve affatto “tentare nuove strade con gli inevitabili errori che comporta” (comporterebbe -lo specifico) l’adozione da parte di una famiglia gay, per far acquisire un diritto a questi ultimi. in questo caso, non occorre “tentare nuove strade” per dare una famiglia a bambini che non ne hanno. scrivi: “Serve mediazione, integrazione ed è importante essere **poco giudicanti**: al proposito potresti rileggerti- con calma- i tuoi commenti?”, ma sono io che lo chiedo a te: hai giudicato un uomo (che tenta di scortare altrove una donna che allatta un bambino girando per un museo) come “maschio che non si discosta dall’immaginario maschile sul mondo femminile”. e potrei farti notare la giovane giulia che, in risposta ad un ‘checche’ usato proprio per far emergere certi modi d’approcciarsi, ha giudicato “omofobica” un’altra persona.










2008