Sorelle d’Italia

Se annaspi sei ancora viva

Nessuno se ne accorge mai.

Mi si offusca la vista e all’improvviso non riesco più a vedere un futuro accettabile. Come un miope stingo gli occhi e cerco tutto il giorno di mettere a fuoco in lontananza ma l’espressione che assume il mio viso viene scambiata per uggia, noia, stanchezza.

La casa, con le sue pareti nude, diventa l’unico orizzonte visibile e il conflitto tra l’input razionale della rassegnazione e quello viscerale della ribellione mi sfinisce. Dormire per recuperare energie, mangiare disordinatamente per concedersi sollievo, il dovere per distrarsi e il tempo libero come un carnefice tra le mie frattaglie.

Mi muovo lentamente, l’incapacità di vedere oltre mi suggerisce cautela e con cautela porto avanti la mia vita mentre cerco di mettere ordine tra i ricordi dei periodi simili assegnando a ciascuno una data di inizio, una causa e una fine. Perché sono ancora qui? Me lo chiedo per consolarmi mentre di fronte allo specchio mi torturo con la consapevolezza che il tempo è come uno di quei personaggi femminili dei romanzetti d’appendice: capriccioso, volubile, inaffidabile e affascinante.

Isolarsi diventa una priorità, come uno sportivo prima di una gara importante devo concentrarmi sulla mia preparazione atletica anche se la mia concentrazione è volta all’autocommiserazione e l’autolesionismo attività, entrambe, che richiedono solitudine e metodi di espletamento rigorosi. Un’ora, due, un pomeriggio o una giornata nei quali con il naso tappato cerco di arrivare in fondo al famoso barile sul quale si narra ci sia il tesoro della salvezza. Poi torno in superficie e sfamo la razionale rassegnazione con l’atteggiamento ombroso del remissivo forzato. Mi spezzo da sola per non consentire agli altri di farlo e poi mi aggiusto per offrimi al mondo mentre coltivo in me un rancore sordo e doloroso per la mia incapacità di essere una cosa o l’altra.

Non esistono rimedi, il mio fisico è molto più forte di me e le mie influenze sono sempre senza quella febbre che giustifica l’uso degli antibiotici. Il letto per me resta sempre e soltanto un posto nel quale dormire e non mi è concesso il lusso delle lenzuola come un sudario. Raffreddori che si protraggono per mesi, tosse, mal di gola e dolori che non si sfogano mai con una febbre e che per questo si protraggono per mesi senza mai offrirmi la possibilità di un riposo.

Mi ammalo nel fisco e nell’anima con leggerezza, sviluppo gli anticorpi dell’opportunismo e mi nascondo alla vista di quel mondo ancora incapace di riconoscere alla capacità di sopravvivere nostante tutto, lo status di patologia.

Mali di stagione, malinconia, un po’ di stanchezza, passerà come passa il tempo che debilita e infittisce i tuoi mali concedendoti spazi di respiro sempre più brevi.

Passerà, ti dicono: mangi? Dormi? Lavori? si. E allora passerà come passa un tornando che dietro di se lascia solo macerie.

E tu vai avanti sempre più consapevole di essere il peggior nemico di te stesso.

19 Settembre 2007
11:07, Mercoledì
Viscontessa
Filed under : Personale

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2 commenti

(#) Quello che disse bea

Mercoledì 19 Settembre 2007 alle 22:52

1

Chissà perchè il tuo post non ha ancora commenti. Forse perchè lascia muti. Ma tutti sappiamo di cosa parli. Lo sappiamo sì. Non c’è commento possibile, vero, ma avevo voglia di dire che c’è bisogno, che qualcuno le scriva, certe cose. Thanks, Viscontessa.

(#) Quello che disse FrAnCy

Mercoledì 19 Settembre 2007 alle 23:02

2

Devo dire ke il tuo blog è un BEL BLOG.. complimenti per km riesci a dire le cose ke tutti provano con la semplicità e la scioltezza di cui tutti avremmo bisogno nel confidarci per lo meno con noi stessi.

FrAnCy ^^

P.S.
ho letto del tuo blog sul METRO (genova) di oggi. il giornale freepress ke danno nelle metropolitane e mi ha incuriosita
ho fatto bene a passare ^^

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