La nuova pazienza
Cercare la parola “pazienza” sul vocabolario significa trovare una cosa tipo: sopportazione stoica delle offese, dei dolori e delle sofferenze. Una virtù catastrofica che, nel dizionario dei sinonimi e contrari, è legato al termine “patire”. Per questa mancanza di appeal, forse, la pazienza, nei tempi andati una delle virtù femminili che andava a braccetto con la mitezza e la gentilezza, è qualcosa che non si trova più. Mi rendo conto che i tempi sono cambiati. Pochi giorni fa c’è stata una rivalutazione del silenzio. Provo a invitare tutti a una rivalutazione della pazienza, virtù dimenticata. Troppe volte mi trovo circondata da persone aggressive che non parlano ma ti abbaiano contro e confondono la pazienza nell’ascolto con l’assenza di idee in proposito o, peggio, di mancata reazione alle cose. Mia nonna, furba donna dei tempi andati, non smette mai di citare il detto: “si prendono più api con un po’ di miele che con un barile di aceto”: un poco di pazienza, di silenzio, di gentilezza, aiuta a vedere le cose da un punto di vista diverso e magari trovare anche una strada per tentare dei cambiamenti. Da quello che ho potuto osservare, talvolta, le grandi storture, le grandi pazzie, nascondono grandi disagi. Distinguere le parole della pazzia da quelle del disagio richiede una buona dose di pazienza. Essere pazienti al giorno d’oggi non significa sopportare stoicamente ma usare il sangue freddo della sopportazione per ascoltare attentamente e reagire in maniera consapevole alle cose. Le parole sono facili da scrivere: ci sono periodi della vita in cui non si può fare a meno di essere arrabbiati o, semplicemente, impazienti, e non si ha calma e sangue freddo per niente. Passerà. In quei momenti s’incontra sempre qualcuno che dice: suvvia, porta pazienza!
Cara Roberta, come hai ragione…in questo mondo che va tanto di fretta commentare un post che elogia la pazienza è difficile. La pazienza è una virtù desueta, una parola che usano solo gli anziani, e quando la usano per consigliarla a noi, giovani, noi alziamo gli occhi al cielo, perchè ci sembra che sia solo una perdita di tempo, e poi siamo orgogliosi, vogliamo agire. Invece, quante volte riflettere prima di parlare, star fermi prima di agire ci risparmierebbe tante ferite inferte agli altri, tanti equivoci che hanno danneggiato noi per primi, tante scelte sbagliate…Complimenti, Roberta: hai avuto coraggio a parlare di pazienza. Fermiamoci tutti per un attimo, e “pazientiamo”. Qualcosa di buono arriverà di sicuro.
Non so se il silenzio e l’ascolto siano connessi fino in fondo con la pazienza. Nel mio immaginario individuale mi rappresento la pazienza come calma, non-fretta, forse flemma. L’ascolto lo associo a un che di ambivalente: da un lato presuppone l’arrestarsi per capire, la recezione “attiva”, il silenzio inteso come sgombero del rumore sovrapposto alle parole, dall’altro l’ansia di conoscere, di capire, di sprofondare nell’altro, quindi in un certo senso una fretta ponderata.
Personalmente sono parecchio impaziente ma so massimamente ascoltare, mentre non è detto che una persona paziente faccia del silenzio un “valore”.
Comunque apprezzo molto questo blog! Un saluto, Denise
Il problema è che i vorrebbe una giornata di 40 ore per riuscire anche ad avere pazienza. L’educazione, però, è un’altra cosa.
la pazienza è aspettare mia moglie 2 ore mentre si sta preparando (doccia, trucco, vestiti, scarpe, borsetta…) per uscire …. e siamo giù in ritardo si 10 minuti!
ciao Andrea, quella si chiama giusta devozione e non pazienza
Phoebe, l’educazione tante volte viene dimenticata, magari scriverò qualcosa anche sulla rivalutazione dell’educazione diventata passè da un pò di tempo a favore del furbismo e dell’aggressione verbale libera. abbraccio tutti, r










2008