Madri contro madri
Primi mesi:
arriva il momento in cui le occhiaie sono così profonde che si collegano direttamente alle orecchie. Di solito è il giorno in cui incroci al supermercato quella che ha fatto con te il corso di preparazione al parto (e già allora ti stava poco simpatica) e cinguetta che il suo bambino dorme dieci ore di fila.
La medesima che incroci (pur avendo cambiato supermercato) quando i rispettivi pargoli hanno un anno e mentre tu ti spacchi la schiena a tenerlo in braccio o ad aiutarlo a fare i primi passi, il suo corre per casa con un panno umido spolverando i ripiani più bassi.
Nel frattempo la maggior parte delle donne che conosci ti dice esattamente cosa devi fare (la stessa cosa che hanno fatto loro ovviamente, l’unica giusta). Lei che non gli ha mai dato il biberon, lei che il succhiotto no, non sia mai detto, lei che l’ha allattato fino a due anni, lei che lo metteva nel lettino, gli diceva buonanotte e lui dai tre mesi in avanti rispondeva semplicemente sogni d’oro, lei che a un anno e mezzo gli ha tolto il pannolone e lui andava in bagno da solo, poi puliva la tavoletta e intanto controllava i medicinali scaduti nell’armadietto e li buttava (raccolta differenziata).
Tempo dopo:
Già che c’eri, perché no, dopo un po’ di questa vita, hai messo al mondo un altro figlio, che guardi a vista perché il primo ha un programma ben preciso: farlo fuori. Si avvicina senza parere alla culla con quello sguardo circospetto, prima lo accarezza, poi gli da un buffetto, anzi no è una sberla. Amor fraterno. Stai sicura che prima o poi incroci un’altra che ti dice che i suoi no, non sono stati mai gelosi. (sottotitoli: se i tuoi lo sono vuol dire che tu stai sbagliando qualcosa). Se è quella del supermercato, il suo primogenito imbocca amorevolmente il piccolo e poi lo culla mentre gli canta una ninna nanna in tedesco.
Oppure hai deciso che un figlio basta e avanza, ne hai parlato con il tuo compagno e ingenuamente pensavi che fosse sufficiente. Avevi invece dimenticato la portinaia, una zia, una cugina, una collega, la segretaria della commercialista e la commercialista: tutte promotrici delle famiglie numerose. Nessuna di queste, si è però mai offerta di sollevarti un solo pomeriggio dalle meraviglie della maternità, che ti risulti.
Considerato che è appena l’inizio e che la solfa andrà avanti per vent’anni come minimo, le strategie per la sopravvivenza sono:
ignorarle,
non sprecare energie a spiegar loro che “mamma non è tutto” (sono inossidabili),
e ricordarsi che, semplicemente, il più delle volte, mentono.
Marilde, quanto hai ragione!!! Io non le conto più quelle che mi dicono che “il figlio unico è brutto” (parla per te, gallina, che mio figlio è bellissimo!)…”Perchè poi, quando tu non ci sarai più (e io a fare gli scongiuri) si faranno compagnia…”. Ma non si usa più avere degli amici, dei partner, dei cugini? Per forza un fratello o una sorella? E se dopo altri sei anni (minimo) di maternità/prigione/deserto intellettuale io mi butto dalla finestra, chi ci pensa ai miei due figli? Ah, già, dimenticavo: si faranno compagnia a vicenda. Di che cavolo mi preoccupo?
Decisamente avere un figlio all’inizio deve essere uno shock e ti cambia vita ed abitudini. La mia amica “incidentalmente” ne ha avuto uno un anno fa e ha avuto mesi di occhiaie. ma vuoi mettere la soddisfazione? ![]()
…e poi arrivano le nonne che ti dicono “non perchè è mio nipote,ma come lui non ne ho visti mai!” ![]()
Io ho deciso che aspetto ancora un po’ e poi comincio anch’io a inventarmi palle a beneficio delle neomamme. La prima sarà che “il mio” ha messo tutti i denti, compresi quelli del giudizio, in una settimana e senza alcun fastidio.
vi consiglio la ‘interessante’ lettura di questo post su donne discriminate anche nella comunità omosessuale
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=124
E’ vero, tutto vero ma è anche vero che fin dall’inizio si instaura una specie di rete di solidarietà e complicità tra madri. Qualcuna ha i figli super dotati (una mia amica sosteneva che suo figlio a cinque mesi si sceglieva le scarpette) ma la maggior parte hanno figli “che non si sarebbero mai aspettate quanto sia difficile e faticoso seguire un bambino”.
Secondo me la maternità, al pari di altre situazioni di vita, non fa altro che accentuare le caratteristiche individuali di ogni donna così, quella che prima aveva sempre un fidanzato, un lavoro, un paio di scarpe migliori delle altre, adesso ha un figlio molto molto migliorissimo di tutte le altre, così come quelle che si lamentavano sempre del fidanzato, del lavoro, delle scarpe, adesso si lamentano molto molto della fatica e delle responsabilità più di tutte le altre.
Phoebe, la soddisfazione e la gioia di uno o più figli indubbiamente ci sono, non metterò mai in dubbio questo punto, ma credo che vengano troppo pubblicizzate tanto quanto vengono censurate le difficoltà e le parti oscure della maternità. E penso che sia arrivato il momento di dire, scrivere e condividere di più proprio questi aspetti di solito taciuti.
Tatalla, i luoghi comuni sul figlio unico che non ha compagnia, secondo me non solo escludono la possibilità di immaginare reti diverse ( amici, cugini, ecc..) e a volte migliori, ma dimenticano anche tutta l’abbondanza di conflitti feroci all’interno delle famiglie. Usando lo stesso sistema di “mamma è sempre bello” con “fratelli e sorelle è sempre bello” . Sempre? Siamo sicuri?
Commenterei, eh: ma in quanto neogravida a sorpresa, penso sia più utile, al momento, cercare una bella corda robusta e insaponarla per benino…
Blimunda non fare così:-)
(non so come dirtelo ma è da stamattina che rido sotto ai baffi)
Viss, tesoro, non sei l’unica; pare che la notizia della mia gravidanza abbia scatenato risate irrefrenabili a catena…Maledetti!!! ;-))
Molte volte preferisco parlare di bambini con i papà, ove compaiono: dicono molte meno palle..
baci a tutte










2008