Sorelle d'Italia

Bruttezza

Io non sono brutta. Ma non sono neanche bella.

Sono una persona normale di quel genere di normalità che lascia ampi spazi all’interpretazione con cui la si vive. Non sono brutta, ma non sono neanche bella perché non ho niente di particolare.

Sono piuttosto alta, questo sì, o almeno lo sono per le donne della mia generazione, ma non ho caratteri distintivi che possano identificarmi come bella o brutta cosicché, nell’insieme, posso godere di quel genere di equilibrio che madre natura non è stata così generosa nel donarmi anche interiormente.

Non ho un sorriso che possa rendermi bella anche nei momenti peggiori, né fianchi che offuschino la perfezione di un sedere. E non ho un seno che distragga da gambe corte, o gambe lunghissime che addolciscano una dentatura sgradevole. Semplicemente, direi, ho un insieme di ingredienti ben dosati con i quali sta a me preparare una pietanza più o meno gustosa.

Non sono né brutta né bella e questo non essere niente mi permette di essere tutto quando e come lo decido io. Un bellezza o una bruttezza “viva” in movimento, un modo di apparire da costruire e smontare, arricchire o delimitare secondo lo stato d’animo e le esigenze.

Una gran bella comodità, uno strumento camaleontico che mi permette di sondare l’animo umano, soprattutto quello maschile, e mi offre la possibilità di valutare con una certa precisione quanto l’essere e l’apparire contino per il mio interlocutore.

Dico tutto questo perché molto più che al mio equilibrio e al mio qualunquismo esteriore, tengo alla mia inflessibilità e al mio squilibrio interiore dove occhi enormi e dotati di una vista infallibile non mi permettono quella forma di miopismo che impedisce di vedere oltre il bel nasino incipriato. Non sono una donna frustrata o almeno non soffro di quel genere di frustrazione che porta molti uomini a pensare che se ti lamenti di loro è perché loro non ti guardano, ma lo sono per quel genere di mentalità che conduce molti uomini a formulare questa teoria.

E al pari di una donna brutta che desidera essere amata e apprezzata non solo nonostante la sua bruttezza esteriore ma anzi proprio per quella, io esigo di essere amata e apprezzata per la mia “bruttezza” interiore perché è proprio il difetto, la stortura e l’anomalia, la parte più fragile e delicata di noi.

Ed è proprio la nostra fragilità ad aver più bisogno di essere amata.

8 settembre 2007
00:07, sabato
Viscontessa
Filed under : Personale
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Commenti : 2
 
2 commenti

(#) Quello che disse Andrea Opletal

lunedì 10 settembre 2007 alle 14:53

1

anche io sono… “normale” !!!
ma a me sta bene così..

(#) Quello che disse viscontessa

martedì 11 settembre 2007 alle 17:58

2

Non facile con i tempi che corrono definirsi “normali”, nessuno ha più voglia di essere normale, tutti speciali, tutti “pazzerelli” tutti particolari.
E poi tutti dal chirurgo estetico per rifarsi un naso finalmente “normale”.

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