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	<title>Commenti a: Imagine</title>
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	<description>Girls on Politics</description>
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		<title>Di: Mommyblogging italiano &#187; Il congedo di paternità&#8230;in Svezia</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-10231</link>
		<dc:creator>Mommyblogging italiano &#187; Il congedo di paternità&#8230;in Svezia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 12:32:15 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Imagine - Sorelle d&#8217;Italia [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Imagine &#8211; Sorelle d&#8217;Italia [...]</p>
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		<title>Di: marilde</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2063</link>
		<dc:creator>marilde</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 13:05:33 +0000</pubDate>
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		<description>Cito direttamente Virginia Woolf “Dietro di noi sta il sistema patriarcale; le pareti domestiche, con il loro nulla, la loro immoralità, la loro ipocrisia, il loro servilismo. Dinnanzi a noi si apre il mondo della vita pubblica, con la sua ossessività, la sua invidia, la sua aggressività, la sua avidità.”  
Sono passati tanti anni e la situazione non è molto cambiata. All’inizio era bello pensare che l’aggressività e l’invidia erano da parte degli uomini, perché volevano “tenerci a casa”, poi, dolorosamente, è arrivata la consapevolezza che ci facciamo guerra tra noi. Forse è a volte troppo dolorosa la tensione necessaria a tenere insieme troppe parti di sé, e allora l’invidia per il successo altrui ci assale. Che si tratti di una promozione o di un’epidurale rifiutata ( vissuta quindi come una promozione, un successo in confronto ad altre donne che l’ hanno invece voluta). Credo che un primo passo potrebbe essere quello di non ritenerci esonerate dal vivere sentimenti scomodi. Avremo meno stupore quando accade ( perché accade, caspita se accade) e più risorse per diventare più solidali.  Potremmo forse utilizzare la rabbia per essere meno compiacenti con in bisogni altrui, e l’invidia per mettere meglio a fuoco i nostri obiettivi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cito direttamente Virginia Woolf “Dietro di noi sta il sistema patriarcale; le pareti domestiche, con il loro nulla, la loro immoralità, la loro ipocrisia, il loro servilismo. Dinnanzi a noi si apre il mondo della vita pubblica, con la sua ossessività, la sua invidia, la sua aggressività, la sua avidità.”<br />
Sono passati tanti anni e la situazione non è molto cambiata. All’inizio era bello pensare che l’aggressività e l’invidia erano da parte degli uomini, perché volevano “tenerci a casa”, poi, dolorosamente, è arrivata la consapevolezza che ci facciamo guerra tra noi. Forse è a volte troppo dolorosa la tensione necessaria a tenere insieme troppe parti di sé, e allora l’invidia per il successo altrui ci assale. Che si tratti di una promozione o di un’epidurale rifiutata ( vissuta quindi come una promozione, un successo in confronto ad altre donne che l’ hanno invece voluta). Credo che un primo passo potrebbe essere quello di non ritenerci esonerate dal vivere sentimenti scomodi. Avremo meno stupore quando accade ( perché accade, caspita se accade) e più risorse per diventare più solidali.  Potremmo forse utilizzare la rabbia per essere meno compiacenti con in bisogni altrui, e l’invidia per mettere meglio a fuoco i nostri obiettivi.</p>
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	<item>
		<title>Di: silvia</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2062</link>
		<dc:creator>silvia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 11:55:07 +0000</pubDate>
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		<description>Proprio oggi ho brindato con una collega che ha sfondato il soffitto di cristallo: il primo dirigente donna nell&#039;azienda dove lavoro (eccetto la figlia dei titolari, ma non conta, è per ereditarietà).
Sono estremamente felice per lei e mentre scambiavamo alcune parole mi ha detto &quot;spero di essere il cuneo che aprirà la strada ad altre&quot;. Temo però di essere stata in minoranza nella mia condivisione di gioia con lei, perché in molte altre donne non ho colto sguardi altrettanto compiaciuti.
Perché non riusciamo a fare fronte compatto? Me lo chiedo da sempre, perché questo ci fotte (scusate il termine).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio oggi ho brindato con una collega che ha sfondato il soffitto di cristallo: il primo dirigente donna nell&#8217;azienda dove lavoro (eccetto la figlia dei titolari, ma non conta, è per ereditarietà).<br />
Sono estremamente felice per lei e mentre scambiavamo alcune parole mi ha detto &#8220;spero di essere il cuneo che aprirà la strada ad altre&#8221;. Temo però di essere stata in minoranza nella mia condivisione di gioia con lei, perché in molte altre donne non ho colto sguardi altrettanto compiaciuti.<br />
Perché non riusciamo a fare fronte compatto? Me lo chiedo da sempre, perché questo ci fotte (scusate il termine).</p>
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		<title>Di: Blimunda</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2061</link>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 10:23:27 +0000</pubDate>
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		<description>Io sono sostanzialmente d&#039;accordo con Giulia e Marilde, ma sono sempre più convinta che siamo le peggiori nemiche di noi stesse. Come possiamo aspettarci che una società misogina, gerontocratica e sclerotizzata come la nostra evolva se siamo le prime a stigmatizzare donne che fanno scelte diverse, di non maternità o di una maternità portata avanti restando persone piene, dai mille interessi, vedi il ritorno allo studio di Marilde? Continuiamo a misurarci dietro il nostro braccio: faccio figli e rinuncio a tutto per loro, quindi sono l&#039;unica depositaria dell&#039;amore materno, le altre sono disgraziate. Oppure, non faccio figli per scelta e le madri chiuse in casa con i pannolini, anche se dicono di essere felici, mi fanno pena. Ma pensiamo piuttosto a unirci per i diritti comuni, per agevolare le nostre scelte, qualunque esse siano.
Un mese fa un&#039;amica - giovane, brillante, con un bel lavoro - ha partorito e non faceva altro che vantarsi di essere stata l&#039;unica a non aver chiesto l&#039;epidurale. Tu donna partorirai con dolore, peggio di mia nonna.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono sostanzialmente d&#8217;accordo con Giulia e Marilde, ma sono sempre più convinta che siamo le peggiori nemiche di noi stesse. Come possiamo aspettarci che una società misogina, gerontocratica e sclerotizzata come la nostra evolva se siamo le prime a stigmatizzare donne che fanno scelte diverse, di non maternità o di una maternità portata avanti restando persone piene, dai mille interessi, vedi il ritorno allo studio di Marilde? Continuiamo a misurarci dietro il nostro braccio: faccio figli e rinuncio a tutto per loro, quindi sono l&#8217;unica depositaria dell&#8217;amore materno, le altre sono disgraziate. Oppure, non faccio figli per scelta e le madri chiuse in casa con i pannolini, anche se dicono di essere felici, mi fanno pena. Ma pensiamo piuttosto a unirci per i diritti comuni, per agevolare le nostre scelte, qualunque esse siano.<br />
Un mese fa un&#8217;amica &#8211; giovane, brillante, con un bel lavoro &#8211; ha partorito e non faceva altro che vantarsi di essere stata l&#8217;unica a non aver chiesto l&#8217;epidurale. Tu donna partorirai con dolore, peggio di mia nonna.</p>
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	<item>
		<title>Di: Giulia</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2059</link>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 08:10:40 +0000</pubDate>
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		<description>Un&#039;altra cosa: domandiamoci come mai il 99% delle donne non ha posti di responsabilità. Sarà perché siamo tutte incapaci e prive di ambizione, o ci saranno altre cause?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra cosa: domandiamoci come mai il 99% delle donne non ha posti di responsabilità. Sarà perché siamo tutte incapaci e prive di ambizione, o ci saranno altre cause?</p>
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		<title>Di: Giulia</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2058</link>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 08:09:34 +0000</pubDate>
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		<description>Mia sorella è talassemica: quando è rimasta incinta, ha lavorato finché ce l&#039;ha umanamente fatta, poi è andata in maternità. Ecco, nel caso di mia sorella (non perché è mia sorella, ma perché è una persona con una malattia genetica cronica che le rende difficile lavorare con un bambino in pancia: fa la portalettere) la maternità anticipata ci sta tutta. I bambini - e le madri - sono un investimento che facciamo nel futuro della nostra società. Dobbiamo facilitarli e tener conto delle loro necessità.
Per chi non ha una gravidanza a rischio o non fa lavori pesanti, secondo me, sei mesi sono sufficienti. Si può lavorare finché si arriva alla cassa/tastiera del PC. Ma le leggi del nostro paese, che a parole mettono &quot;l&#039;essenziale funzione&quot; della donna al primo posto, nei fatti sono inefficienti.

Un solo appunto al tuo commento: la segretaria o la contabile di una piccola azienda difficilmente scala i vertici, ma nelle grandi catene esiste maggiore mobilità, e non è raro che le persone più in gamba vengano promosse a posti di maggiore responsabilità. Magari diventi solo manager di filiale, ma anche il manager di filiale ha il suo peso: certo, se sei costretta ad accollarti la maggior parte della responsabilità del pupo anche dopo che hai finito di allattarlo, è chiaro che tutto diventa più complicato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mia sorella è talassemica: quando è rimasta incinta, ha lavorato finché ce l&#8217;ha umanamente fatta, poi è andata in maternità. Ecco, nel caso di mia sorella (non perché è mia sorella, ma perché è una persona con una malattia genetica cronica che le rende difficile lavorare con un bambino in pancia: fa la portalettere) la maternità anticipata ci sta tutta. I bambini &#8211; e le madri &#8211; sono un investimento che facciamo nel futuro della nostra società. Dobbiamo facilitarli e tener conto delle loro necessità.<br />
Per chi non ha una gravidanza a rischio o non fa lavori pesanti, secondo me, sei mesi sono sufficienti. Si può lavorare finché si arriva alla cassa/tastiera del PC. Ma le leggi del nostro paese, che a parole mettono &#8220;l&#8217;essenziale funzione&#8221; della donna al primo posto, nei fatti sono inefficienti.</p>
<p>Un solo appunto al tuo commento: la segretaria o la contabile di una piccola azienda difficilmente scala i vertici, ma nelle grandi catene esiste maggiore mobilità, e non è raro che le persone più in gamba vengano promosse a posti di maggiore responsabilità. Magari diventi solo manager di filiale, ma anche il manager di filiale ha il suo peso: certo, se sei costretta ad accollarti la maggior parte della responsabilità del pupo anche dopo che hai finito di allattarlo, è chiaro che tutto diventa più complicato.</p>
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		<title>Di: Simona</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2057</link>
		<dc:creator>Simona</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 07:35:53 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sembra che qui ci si dimentichi di un fattore semplice ed elementare, in Italia il 90, ma no diciamo bene il 99% delle donne che lavorano non ha una &quot;carriera&quot;, non mi risulta infatti che una commessa di un supermercato, una segretaria, un&#039;impiegata contabile di una piccola azienda e via dicendo abbiano la possibilità di diventare manager...
Ecco perchè alla fine la donna italiana quando resta incinta sfrutta dalla maternità anticipata (che andrebbe concessa solo in caso di gravidanza seriamente a rischio) fino all&#039;aspettativa.
Il lavoro che fanno è quasi sempre banale e sottopagato, altro che carriera!
Detto questo non tutte possiamo essere delle manager, e fortunatamente non tutet lo vogliamo diventare</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra che qui ci si dimentichi di un fattore semplice ed elementare, in Italia il 90, ma no diciamo bene il 99% delle donne che lavorano non ha una &#8220;carriera&#8221;, non mi risulta infatti che una commessa di un supermercato, una segretaria, un&#8217;impiegata contabile di una piccola azienda e via dicendo abbiano la possibilità di diventare manager&#8230;<br />
Ecco perchè alla fine la donna italiana quando resta incinta sfrutta dalla maternità anticipata (che andrebbe concessa solo in caso di gravidanza seriamente a rischio) fino all&#8217;aspettativa.<br />
Il lavoro che fanno è quasi sempre banale e sottopagato, altro che carriera!<br />
Detto questo non tutte possiamo essere delle manager, e fortunatamente non tutet lo vogliamo diventare</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cactus70</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2051</link>
		<dc:creator>Cactus70</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2007 12:35:16 +0000</pubDate>
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		<description>In effetti è vero, c&#039;è molta complicità da parte delle donne stesse che si assumono il ruolo di vestali della cura. Però va anche detto che la nostra società ci impone questo ruolo, prova ne è il fatto che quando una donna esce da questo stereotipo spesso subisce delle pressioni enormi che mirano a farla sentire sbagliata, inadeguata, egoista ecc... non è così semplice, siamo tutte condizionate (chi più chi meno con le dovute differenze)dall&#039;ambiente in cui viviamo e dai messaggi sociali e culturali che ci circondano. Il giorno in cui noi tutte non ci faremo più condizionare da questo, sarà il giorno della vera emancipazione femminile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti è vero, c&#8217;è molta complicità da parte delle donne stesse che si assumono il ruolo di vestali della cura. Però va anche detto che la nostra società ci impone questo ruolo, prova ne è il fatto che quando una donna esce da questo stereotipo spesso subisce delle pressioni enormi che mirano a farla sentire sbagliata, inadeguata, egoista ecc&#8230; non è così semplice, siamo tutte condizionate (chi più chi meno con le dovute differenze)dall&#8217;ambiente in cui viviamo e dai messaggi sociali e culturali che ci circondano. Il giorno in cui noi tutte non ci faremo più condizionare da questo, sarà il giorno della vera emancipazione femminile.</p>
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		<title>Di: marilde</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2050</link>
		<dc:creator>marilde</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2007 12:30:09 +0000</pubDate>
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		<description>La realtà dell’essere madri è lontana anni luce dallo stereotipo che continua imperterrito a esistere. Ed è una delle cose più taciute nella nostra società ( non che su altri fronti la situazione sia migliore)
Ma è più comodo così. Oggi che è tanto di moda  dare un costo economico a ogni cosa, alla voce maternità si continua a soprassedere, immaginando che il lavoro delle madri si compensi con un sorriso del bambino. Per questo la fatica reale che comporta viene sottovalutata, dando per scontato che l’amore materno sia onnipotente e inesauribile. L’aumento spaventoso delle depressioni post-partum rimane- per ora- un dato che viene riportato dai mass-media, e non mi pare che ci siano segnali- per esempio da parte delle politiche sociali- che indichino qualche soluzione a favore delle donne.
Donne che oggi devono fare i conti con:
-non desiderare un figlio è ancora considerato tabù
-bisogna averne, meglio più di uno, causa denatalità
-bisogna lavorare, perché è necessario causa costo della vita ( per chi non ne avesse bisogno è comunque meglio perché oggi per una donna scegliere di non lavorare è politicamente scorretto)

-bisogna partorire e tornare al lavoro in tre mesi taglia 42 ( se sei fortunata e la trovi nei negozi, perché sembra diventata un po’ abbondante come taglia). Del resto l’attrice x e la presentatrice y l’hanno fatto no?
-Bisogna essere sempre curate e riposate e accompagnare i figli a tutti i corsi possibili perché dovranno essere in grado di parlare 4 lingue, praticare una decina di sport, ovviamente ai massimi livelli ecc…

Nel frattempo, facciamo i conti con:
padri che hanno capito benissimo la fatica e tentano disperatamente di non farsi coinvolgere più di tanto nell’avventura paternità. Non tutti, ma tanti. Troppi.
Nonni che viaggiano e si godono la pensione e giustamente non hanno più così voglia di accudire
Nonni che non vedono l’ora di accudire  e creano casini a non finire e dipendenze emotive ( Io adesso ti aiuto, ma tu poi… Adesso ti aiuto, no anzi, fai come dico io…)
Orari aziendali che mal si adattano a quelli scolastici per non parlare di assenze legate a malattie, colloqui con gli insegnanti ecc…
Cose così, insomma. Giusto qualche ingrediente. Ma ce ne sarebbero molti altri. Ne ho citato solo alcuni. Manca il peggiore però: la poca solidarietà di troppe donne ancora, sì, donne che a causa della loro visione onnipotente della maternità perché è l’unica area in cui riescono a sentirsi vive e realizzate, e perché non hanno saputo o potuto coltivare altre parti di sé, colpevolizzano quelle che invece intendono vivere la maternità come una delle componenti della vita.
Parlo a ragion veduta: ho tre figli adulti.
Quando ho ripreso gli studi dopo la nascita dei figli, nessuno mi chiedeva cosa studiavo, ma come e cosa avrebbero mangiato i miei figli in mia assenza. E la domanda me la rivolgevano le donne.
Il cibo: una delle tante ossessioni del materno.
Le stesse madri che investono tutto sui figli e ne mangiano la  vita. Ma sono di solito  quelle considerate “buone madri”. Quelle che rinunciano, quelle che non vivono senza il figlio, quelle che “figurati se vado a cena con un’amica, o mio marito, non resisto mica senza figlio”, quelle che ti guardano di storto se osi dire “Sto benissimo con figli, ma sto benissimo senza figli, a volte anche meglio”.
E’ quella la visione della maternità che oggi dobbiamo combattere e tentare di cambiare. E dobbiamo iniziare da noi, noi donne. Tanto per cominciare inviterei le madri dei maschi a smetterla di preparare la borsa da calcetto del figlio, che magari è intorno ai venticinque anni e dovrebbe a grandi linee aver appreso quel difficile compito., inviterei quelle madri a riflettere ( vergognarsi?) davvero sul fare un gesto simile ed altri affini, anche perché il suddetto darà facilmente per scontato che un’altra donna, un giorno, farà lo stesso gesto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La realtà dell’essere madri è lontana anni luce dallo stereotipo che continua imperterrito a esistere. Ed è una delle cose più taciute nella nostra società ( non che su altri fronti la situazione sia migliore)<br />
Ma è più comodo così. Oggi che è tanto di moda  dare un costo economico a ogni cosa, alla voce maternità si continua a soprassedere, immaginando che il lavoro delle madri si compensi con un sorriso del bambino. Per questo la fatica reale che comporta viene sottovalutata, dando per scontato che l’amore materno sia onnipotente e inesauribile. L’aumento spaventoso delle depressioni post-partum rimane- per ora- un dato che viene riportato dai mass-media, e non mi pare che ci siano segnali- per esempio da parte delle politiche sociali- che indichino qualche soluzione a favore delle donne.<br />
Donne che oggi devono fare i conti con:<br />
-non desiderare un figlio è ancora considerato tabù<br />
-bisogna averne, meglio più di uno, causa denatalità<br />
-bisogna lavorare, perché è necessario causa costo della vita ( per chi non ne avesse bisogno è comunque meglio perché oggi per una donna scegliere di non lavorare è politicamente scorretto)</p>
<p>-bisogna partorire e tornare al lavoro in tre mesi taglia 42 ( se sei fortunata e la trovi nei negozi, perché sembra diventata un po’ abbondante come taglia). Del resto l’attrice x e la presentatrice y l’hanno fatto no?<br />
-Bisogna essere sempre curate e riposate e accompagnare i figli a tutti i corsi possibili perché dovranno essere in grado di parlare 4 lingue, praticare una decina di sport, ovviamente ai massimi livelli ecc…</p>
<p>Nel frattempo, facciamo i conti con:<br />
padri che hanno capito benissimo la fatica e tentano disperatamente di non farsi coinvolgere più di tanto nell’avventura paternità. Non tutti, ma tanti. Troppi.<br />
Nonni che viaggiano e si godono la pensione e giustamente non hanno più così voglia di accudire<br />
Nonni che non vedono l’ora di accudire  e creano casini a non finire e dipendenze emotive ( Io adesso ti aiuto, ma tu poi… Adesso ti aiuto, no anzi, fai come dico io…)<br />
Orari aziendali che mal si adattano a quelli scolastici per non parlare di assenze legate a malattie, colloqui con gli insegnanti ecc…<br />
Cose così, insomma. Giusto qualche ingrediente. Ma ce ne sarebbero molti altri. Ne ho citato solo alcuni. Manca il peggiore però: la poca solidarietà di troppe donne ancora, sì, donne che a causa della loro visione onnipotente della maternità perché è l’unica area in cui riescono a sentirsi vive e realizzate, e perché non hanno saputo o potuto coltivare altre parti di sé, colpevolizzano quelle che invece intendono vivere la maternità come una delle componenti della vita.<br />
Parlo a ragion veduta: ho tre figli adulti.<br />
Quando ho ripreso gli studi dopo la nascita dei figli, nessuno mi chiedeva cosa studiavo, ma come e cosa avrebbero mangiato i miei figli in mia assenza. E la domanda me la rivolgevano le donne.<br />
Il cibo: una delle tante ossessioni del materno.<br />
Le stesse madri che investono tutto sui figli e ne mangiano la  vita. Ma sono di solito  quelle considerate “buone madri”. Quelle che rinunciano, quelle che non vivono senza il figlio, quelle che “figurati se vado a cena con un’amica, o mio marito, non resisto mica senza figlio”, quelle che ti guardano di storto se osi dire “Sto benissimo con figli, ma sto benissimo senza figli, a volte anche meglio”.<br />
E’ quella la visione della maternità che oggi dobbiamo combattere e tentare di cambiare. E dobbiamo iniziare da noi, noi donne. Tanto per cominciare inviterei le madri dei maschi a smetterla di preparare la borsa da calcetto del figlio, che magari è intorno ai venticinque anni e dovrebbe a grandi linee aver appreso quel difficile compito., inviterei quelle madri a riflettere ( vergognarsi?) davvero sul fare un gesto simile ed altri affini, anche perché il suddetto darà facilmente per scontato che un’altra donna, un giorno, farà lo stesso gesto.</p>
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		<title>Di: Giulia</title>
		<link>http://www.sorelleditalia.net/2007/09/01/imagine/comment-page-1/#comment-2049</link>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2007 10:14:10 +0000</pubDate>
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		<description>Io non credo ci sia un progetto preciso, ma piuttosto una certa noncuranza. Le donne, al momento, danno tutto senza protestare: sono madri, badanti, infermiere. Stanno di fatto supplendo a moltissime carenze nei servizi sociali. E non protestano: protestare è di cattivo gusto, è indice di cuore arido e scarsa attitudine al sacrificio. Il sacrificio è un fatto dovuto: e finché le donne si sacrificheranno, la necessità di fornire servizi di assistenza migliori non si farà mai sentire.

Molte lo fanno perché il sacrificio dà un senso alle loro esistenze. Si sentono necessarie, e siccome questo le fa sentire bene tentano di imporre il loro modo di vita (virtuoso) a chi invece fa scelte diverse. Se per assurdo tutte, in un colpo solo, decidessimo di astenerci da questa assistenza continua (non facendo più le pulizie per tutti, non andando più ogni giorno a prendere i ragazzini a scuola, non assumendoci più la cura a tempo pieno dei genitori e dei suoceri), improvvisamente la necessità di organizzarsi diversamente si farebbe sentire eccome.

Insomma, o smettiamo di atteggiarci a sante sacrificate e di pensare che servire sia un nostro dovere, oppure non ci daranno mai un accidente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non credo ci sia un progetto preciso, ma piuttosto una certa noncuranza. Le donne, al momento, danno tutto senza protestare: sono madri, badanti, infermiere. Stanno di fatto supplendo a moltissime carenze nei servizi sociali. E non protestano: protestare è di cattivo gusto, è indice di cuore arido e scarsa attitudine al sacrificio. Il sacrificio è un fatto dovuto: e finché le donne si sacrificheranno, la necessità di fornire servizi di assistenza migliori non si farà mai sentire.</p>
<p>Molte lo fanno perché il sacrificio dà un senso alle loro esistenze. Si sentono necessarie, e siccome questo le fa sentire bene tentano di imporre il loro modo di vita (virtuoso) a chi invece fa scelte diverse. Se per assurdo tutte, in un colpo solo, decidessimo di astenerci da questa assistenza continua (non facendo più le pulizie per tutti, non andando più ogni giorno a prendere i ragazzini a scuola, non assumendoci più la cura a tempo pieno dei genitori e dei suoceri), improvvisamente la necessità di organizzarsi diversamente si farebbe sentire eccome.</p>
<p>Insomma, o smettiamo di atteggiarci a sante sacrificate e di pensare che servire sia un nostro dovere, oppure non ci daranno mai un accidente.</p>
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