Dove passa il vescovo
C’è questo modo di dire, "pulire dove passa il vescovo", cioè togliere solo lo sporco in vista. Ché tanto l’alto prelato non si cura di controllare il resto.
Mi è venuta in mente ora, leggendo questa notizia: L’Avvenire, organo di stampa della Chiesa Cattolica, ha chiesto una revisione della 194. In pratica, un’associazione religiosa che è anche uno Stato estero sta chiedendo allo Stato italiano di rivedere le proprie leggi in base alla propria visione confessionale. E il Ministro alla Salute Livia Turco subito prende la palla al balzo e annuncia revisioni di una legge che, vorrei far notare, ha funzionato per trent’anni facendo diminuire il numero di interruzioni di gravidanza e favorendo la maternità responsabile.
Non mi farò amicizie fra gli antiabortisti che frequentano questo sito, le cui posizioni comprendo ma non condivido. Se da un lato anche io ho provato orrore per l’aborto selettivo di un gemello "malato" (quanto malato? Di cosa? Sarebbe sopravvissuto dopo la nascita? Che qualità della vita poteva avere? La sua presenza nell’utero avrebbe messo a rischio la vita della madre o dell’altro fratello? Tutti particolari che gli articoli sensazionalistici sul caso non riportano), dall’altro la violenza de L’Avvenire mi suscita una rabbia infinita.
La Chiesa Cattolica ha beatificato Gianna Beretta Molla, che si lasciò morire per non curarsi un fibroma all’utero mentre aspettava l’ultimogenita, Gianna Emanuela. Quattro orfani e un vedovo rimasero sulla Terra a testimonianza della sua decisione. Elevarla all’onore degli altari significa mandare alle donne cattoliche un messaggio inequivocabile: non contate se non nella misura in cui siete in grado di dare alla luce le vostre creature, e siete ad esse del tutto secondarie. Il parto – NON la maternità, si badi bene: Gianna Beretta Molla non fu mai madre di Gianna Emanuela – è il vostro scopo ultimo.
In quest’ottica sono comprensibilissimi i ripetuti tentativi vaticani di epurare dai codici di uno Stato ospitante una legge considerata sgradita. Anche se la sua applicazione ha permesso a molte donne di sopravvivere, e a molti bimbi di nascere all’interno di famiglie in grado di accoglierli.
Sono cosciente di fare un’affermazione scomoda quando dico che si diventa madri non quando si concepisce, ma quando si accetta l’idea di dare la vita. Un embrione non è un fagiolo, l’ho detto più volte e lo ripeto perché voglio che l’analogia sia chiarissima: non cresce dentro un utero a comando. E’ una potenzialità che va accolta responsabilmente. Se si è in grado di farlo, e nel rispetto di se stesse. Ma il cattolicesimo non prevede rispetto per le persone, in particolare se le persone sono femmine: tutto è futuro, tutto è intenzione, tutto è ricompensa in un’altra vita. E quindi un embrione – come traspare dalla legge 40 – ha più importanza della madre che lo porta in grembo.
Eugenia Roccella, autrice dell’articolo folgorata sulla via di Damasco, sostiene che la legge 194 copre lo sterminio eugenetico dei malati di Sindrome di Down. Mi mancano i dati per confermare o smentire questa affermazione: mi limito a far notare che la Sindrome di Down è una malattia grave. Chi ne è affetto non sempre diventa come il simpatico cucciolone Lillo in Johnny Stecchino, e corre più rischi dei normodotati. I bambini Down nascono più facilmente da donne non più giovanissime, e considerato che in Italia l’età della prima maternità si alza di continuo, l’incidenza aumenta in proporzione. Al di là delle considerazioni eugenetiche, mi viene il sospetto che chi decide di non far nascere un figlio Down possa essere spinto anche da angosce di ordine pratico. Chi curerà questa persona quando i genitori non ci saranno più? Che qualità della vita gli si può offrire, in un paese che non si cura dei suoi poveri e dei suoi malati ma dà la spinta soltanto ai ricchi? Quali possibilità ha una persona disabile in una società dove i normodotati non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena?
Il mio non è un discorso giustificativo dell’aborto selettivo. Quello che cerco di dire, spero sia chiaro, è che non è possibile assolutizzare e dare "giri di vite" a una legge che non è stata scritta per impedire la maternità, ma per renderla il più possibile serena. La 194 esiste non per impedire alle donne di essere madri, ma per fare sì che possano decidere consapevolmente di esserlo: l’unico cambiamento che richiede, se ne richiede alcuno, è l’introduzione dell’educazione sessuale obbligatoria a scuola. I consultori hanno bisogno di maggiori finanziamenti: bisogna fare informazione seria sulla contraccezione, perché anche i cattolici praticanti hanno rapporti fuori dal matrimonio, e quindi basta con le facili ipocrisie del "non si fa, non si dice".
Proclamare che la 194 va rivista in senso restrittivo significa ignorare il fatto che la maternità, anche nella società moderna, non è una scelta da fare alla leggera, soprattutto se sono in gioco la vita e la salute della madre o del nascituro. Significa, in sintesi, pulire dove passa il vescovo.
La cui opinione sulla pulizia della casa, in Italia, è ancora tenuta in gran conto.
D’accordo con Giulia.
Come sempre.
cara giulia, parole sante …
ooops !
Gianna Beretta Molla è stata beatificata per lo stesso motivo a cui è legata la santificazione di Massimiliano Kolbe: l’aver dato la propria vita per un’altra. Si tratta del cuore del messaggio cristiano, la quintessenza del vangelo, e non ha nulla a che fare con il ruolo sociale della donna per la chiesa cattolica. Ti rimando in questo senso anche a un bell’articolo uscito due anni fa su Rolling Stone, a firma Enrico Ghezzi. La tua frase “Elevarla all’onore degli altari significa mandare alle donne cattoliche un messaggio inequivocabile: non contate se non nella misura in cui siete in grado di dare alla luce le vostre creature, e siete ad esse del tutto secondarie” non c’entra, una volta di più, nulla con la sua storia.
E’ terrificante essere considerate solo delle incubatrici con le gambe, perchè questo è il messaggio che passa la Chiesa Cattolica: è il feto la cosa importante, la sua vita, la sua salute, non quella della donna che poi dovrebbe crescerlo, allattarlo, cambiarlo, nutrirlo.
Ho sempre discusso, con i preti, sul perchè continuassero ad avere ingerenze su un argomento così delicato, la gravidanza e l’uso degli anticoncezionali, considerando che loro, per voto, sono obbligati al celibato e al non avere figli (che poi li abbiano è un altro paio di maniche, ma come si suol dire “predicano bene, ma razzolano male”). L’unica risposta che mi è stata data è questa: “ci vuole rispetto per la vita!”. Ok, rispetto per chi? Per il feto? E la vita della madre che valore ha? Non andrebbe rispettata?
Non considero l’aborto un sistema contraccettivo e so che per una donna è dura dover abortire, ma questo non significa che la 194 vada ritoccata, d’accordo con Giulia, andrebbe portata l’educazione sessuale nelle scuole, ma non quella che viene fatta adesso, no! Ci vuole una educazione sessuale seria, con un insegnante che dice “ok, questo è un preservativo, imparate ad usarlo!”.
Così però non si può continuare, non si può andare avanti! Sono stufa marcia dei preti che parlano di cose che non conoscono, sono stufa di ingerenze clericali in uno stato che si definisce (per costituzione!) laico.
Io voglio la legge 194! Che poi ne usufruisca o meno sono fatti miei, ma la voglio, per le mie figlie, per le mie sorelle, per le mie cugine, perchè ogni donna italiana possa scegliere se abortire o meno!
Ah, piccola noticina tecnica: fino alla metà del XIX secolo il feto non veniva considerato, la Chiesa Cattolica sosteneva che l’anima (e quindi la vita secondo loro) entrava nel corpo del bambino solo con il parto.
Giulia, semplicemente standing ovation e grazie dal cuore, perché queste cose sono sicure siamo in tante a pensarle, ma almeno tu vieni allo scoperto e le dici!
Sono cosciente di fare un’affermazione scomoda quando dico che si diventa madri non quando si concepisce, ma quando si accetta l’idea di dare la vita.
Concepire significa anche creare con il pensiero, comprendere. La genitorialità responsabile comincia nella mente e nel cuore delle persone. Che sia cercato oppure no, perfettamente sano o disabile, concepire un figlio, significa prima di tutto essere in grado di pensarlo. E non è sempre facile, soprattutto se devi riuscire a pensare un figlio disabile, oggi.
Chi crede non può capire cosa significa doversi assumere costantamente la responsabilità di ogni decisione, comportamento, atto, di ogni significato che si deve dare, senza poter scaricare parte del peso a qualcosa di esterno, né quanto una rinuncia come l’aborto possa essere tanto dolorosa quanto necessaria. Credere che la vita venga dall’alto è molto più facile che sapere di doverla (e volerla e poterla) dare.
Sulla 194, poi, che dire? Spero che questo fronte si apra più tardi possibile, perché significherebbe l’ennesimo passo indietro verso il medioevo, di questo paese di merda.
Il fatto è che manca un progetto, manca un’alternativa, mancano o sono ininfluenti i motivi che dovrebbero condurci a sacrificare la nostra vita per generarne altre. Ci stiamo estinguendo e la colpa non è della contraccezione o dell’aborto ma della paura per un futuro “catastrofico” scandito da date “certe” nelle quali moriremo tutti: oggi per l’effetto serra, domani per l’inquinamento e dopodomani per l’assunzione di cibi transgenici. Ci stiamo estinguendo come si sono estinte milioni di civiltà e di animali che evidentemente avevano concluso, come società, come specie, come gruppo, il loro ciclo vitale. Difficile, in questo contesto, combattere una Chiesa che da sempre offre al genere umano la possibilità di una beata vita eterna e ancor più difficile pensare che il genere umano sia pronto per rendersi finalmente conto che non è la quantità di umanità a renderci migliori, forti, felici, ma la qualità in fatto di diritti che si offre ad ogni singolo individuo.
Tante volte ci vuole molto più coraggio ad interrompere una gravidanza anziché portarla avanti. Ma tante volte se vai a dirlo in giro, di dicono che sei una stronza.
Il medioevo per la chiesa cattolica c’è sempre stato e sempre ci sarà. La cosa grave è che mai come in questo momento sia anche nel Parlamento e nel Governo del Paese. Nemmeno la DC, con la sua maggioranza nel parlamento e nel paese, è mai arrivata ad affermare ed a fare ciò che da 15 anni succede in Italia da una classe politica privilegiata e che, a sua volta, privilergiail Vaticano!!!
Ho letto attentamente il tuo intervento, e lo trovo straordinariamente equilibrato, chiaro, delicato ed intelligente. Mi sono permesso di citarlo nel mio blog.
Saludos!
Volevo scrivere un post sulla notizia, ma l’hai già fatto così bene tu mia cara, che risulta del tutto superfluo.
Sono in tutto e per tutto d’accordo con quanto scrivi, Giulia. Tuttavia, anche io a suo tempo, lessi l’articolo sul cosiddetto sterminio eugenetico dei bambini Down e ammetto di esserne rimasta colpita. Soprattutto per il fatto che nel mio lavoro (insegno), di bambini down o affetti da altre patologie, le più disparate, se ne incontrano tantissimi. Ed è proprio da questi incontri, che mi nascono molti dubbi. Ma, aldilà dei facili buonismi, vedo anche l’altra faccia della medaglia: la fatica delle famiglie, delle madri in particolare, nei confronti della mancanza di strutture e di sostegno, soprattutto per chi non si può permettere le visite ai centri privati di recupero. E a volte, credimi, non si recupera proprio nulla. Immagino allora cosa accadrà, quando la famiglia non ci sarà più, di questi bambini ormai adulti. Mi si aprono davanti agli occhi abissi di sofferenza che io non sarei in grado di superare. Io sono, permettimi di chiamarmi con questo appellativo che va tanto di moda oggi, una free child. E lo sono per scelta e per caso e per così tanti motivi, che non sto qui a sviscerare. Beh, chiudo qui, altrimenti la faccenda si fa lunga, solo una cosa: uno dei tuoi post migliori.
Scusate, sono quella di sopra: al di là. E ho pure detto che insegno!
Quindici anni fa. Faceva la commessa, aveva un marito operaio e due figli ancora a scuola, senza di lei la famiglia non ce l’avrebbe fatta – di sicuro economicamente, ma anche tenere insieme il centro della vita domestica sarebbe stata dura senza quella donna dalle forme generose sempre affaccendata, che pure ricoverata in chirurgia d’urgenza si metteva nei panni di tutti, dalle infermiere alla qui presente vicina di letto al primario con la puzza sotto il naso.
Le avevano trovano – non ricordo cosa, non mi pare un tumore, di malattie ce ne son tante. Comunque, portare avanti la gravidanza sarebbe stato rischioso – e probabilmente il bambino non sarebbe sopravvissuto. Aveva abortito. Il marito passava ogni sera, cercava di prendersi cura di lei, di prepararla alle cure che avrebbe dovuto fare una volta dimessa. Lei piangeva.
Un pomeriggio mi aveva detto “Io lo so che non posso più entrare in chiesa dopo questa, il prete non mi vorrà.” “Ma scusi, doveva salvarsi la vita.” “Ho abortito”.
Tecnicamente avevo ragione io – la Chiesa Cattolica permette l’aborto in alcune circostanze. Lo so perché mi son presa la briga di leggere il Catechismo, che nella mia famiglia di intellettuali milanesi ho trovato comodamente adagiato su uno scaffale della sala.
Ma nei fatti aveva ragione lei: la demonizzazione a reti unificate della donna che abortisce aveva fatto di lei una paria – per se stessa prima ancora che per gli altri, anche se conosco preti che ci avrebbero messo ben del loro.
E penso di aver smesso di essere cattolica un istante dopo quella conversazione.
La bambina sembrava affetta da sindrome di Down,il che non avrebbe minimamente implicato pericoli per la madre ne’ per la sorellina.
la bambina AVEVA la sindrome di down, il che avrebbe implicato una qualità della vita ben diversa per tutti, mamma e sorellina incluse.
mi pare che nessuno di noi possa sindacare la decisione – sicuramente dolorosa e non presa con leggerezza – di questa madre. E nel “noi” includerei anche le gerarchie ecclesiastiche e il loro contorno. Non è una faccenda pubblica, non è una decisione da prendere in società, non siamo più un clan…commentiamo per favore la presa di posizione de “L’Avvenire”, non la decisione di quella donna.
Credo che, senza saperne abbastanza, si possa al massimo dire “io non l’avrei fatto”. Io forse non l’avrei fatto, ma io non sono quella madre. Non credo sia stata una decisione presa tanto per fare.
Non posso che applaudire.
Il tuo post, ovviamente, non la chiesa e nemmeno lo zerbinaggio indecente dei nostri politici.
queste posizioni della chiesa, irremovibili e antiche, e il giudzio – sempre negativo – che pensano di poter dare su qualsiasi cosa e persona, sono quelli che mi hanno inesorabilmente allontanato…
Ma non è la chiesa stessa a dire che Dio è l’unico giudice, a professare il perdono e “ama il prossimo tuo come te stesso”…
Non riesco a capire, e credo che non capirò mai…
Voglio solo dire un paio di parole sulla questione delle persone con sindrome di down: io ho mia zia che è così, mia nonna la volle e la crebbe come una persona normale…la portava sul pulmino quando la gente non la voleva perchè era “pericolosa”…le ha fatto fare la scuola media insieme agli altri ragazzi “normali” perchè non voleva rinchiuderla in uno di quegli istituti privati dove non ti insegnavano neanche ad allacciarti le scarpe…mio nonno morì per la preoccupazione (infarto) perchè pensava sempre a quello che sarebbe successo dopo la sua morte.
Quando morì anche mia nonna, mia zia visse per 3 anni a turno da noi e dall’altra sorella…fu un periodo molto stressante, devo dire.
Adesso lei vive in una casafamiglia privata con altre 3 persone con la stessa sindrome: lavora, cucina, sistema casa, va ai concerti..praticamente esce più di me!!!
E’ una donna straordinaria, ma sono sicnera: non so se avrei il coraggio di crescere una figlia come lei; non so proprio se potrei essere come mia nonna, che ha lottato tutta la vita per i diritti della sua figlia speciale!
(scusate la lungaggine…ma questo post mi è piaciuto molto e volevo dare un minimo contributo! Ah, a proposito, sono perfettamente d’accordo!)
Premetto che ho letto il post ma non ho tempo per i commenti. Porto solo la mia esperienza.
Sono una ragazza di 30 anni e convivo con un ragazzo con una disabilità visiva (vede molto poco a volte solo ombre e non può guidare)in un piccolo paese della provincia nel profondo Veneto dove il più vicino servizio è a qualche chilometro. Il fratello più piccolo di questo ragazzo è cieco dalla nascita, malato mentalmente e viene seguito a turno dalla famiglia fermente cattolica. A volte lo seguo anch’io. I miei genitori vivono ad un’ora di strada. Al momento per vivere lavoriamo in due e lui anche nei weekend.
Se una volta rimasta incinta si scoprisse che il figlio/a non è sano? Che vita potrei avere con tre disabili in famiglia, una macchina e uno stipendio e mezzo se non meno?
Non sono una persona che abortisce se non ha il figlio/a perfetta, ma essendo realista non so se porterei avanti la gravidanza, anzi non so neppure se in queste condizioni farei un figlio sano.
MAD quel che dici tu è giustissimo, oltre al fatto che uno “egoisticamente” può pensare se ce la farebbe o meno a tirar su una creatura con handicap di qualsiasi tipo (apparte le cose pratiche e di tutti i giorni non dimentichiamoci il lato psicologico) ma c’è da pensare a che favore si potrebbe fare a quella creatura, mettendola al mondo in QUESTO mondo, con le possibilità ridotte al minimo e senza una garanzia di avere un’esistenza felice… e allora? Leviamoci i paraocchi, che non è tutto bianco o nero…
Gran bel post, grazie a Stregatta che l’ha linkato nel suo blog =)
Scopro un po’ in ritardo questo post, che sottoscrivo in pieno.
Sono da sempre abortista, per il semplice motivo che ritengo che non si può obbligare una donna che non vuole un figlio (per ragioni validissime) a rovinarsi la salute per nove mesi per mettere al mondo qualcuno che parte già con il piede sbagliato, come creatura non voluta.
Non ho mai voluto figli, non amo i bambini, sono single per scelta e non mi sento sminuita per questo. Ho sempre pensato che se per disgrazia fossi rimasta incinta sarei andata ad abortire anch’io, come si va dal dentista a togliersi un dente malato, cosa che sarebbe meglio non fare, ma che se è necessaria la fai. Trovo schifose le ingerenze della chiesa nella vita delle persone, e il fare santa una scusate il termine deficiente che ha lasciato quattro orfani e un vedovo per non volersi curare è un atto gravissimo contro la libertà e i diritti delle donne. Altro che il velo! Comunque, per la cronaca la chiesa domenica beatificherà dei franchisti, fascisti…
Ho conosciuto più di una donna che aveva abortito, e tutte avevano ragioni valide per farlo.







2010