Sorelle d’Italia

La moglie dell’artista

In estate, nell’isola dove abito, si presentano dei libri. In quanto membro attivo di un gruppo di lettura, vengo invitata. Lo scrittore, alla fine, stringe la mano a tutti. Al suo fianco, una donna bionda che sorride e si presenta: "Sono la moglie dello scrittore!". Non sono riuscita a capire quale fosse il suo nome di battesimo.

In estate, nell’isola dove abito, s’inaugurano mostre di pittura. Il pittore dà il benvenuto a tutti. C’è una signora seduta a un banchetto, circondata da un nugolo di bimbi, che disegna. Mi presento. Lei mi dice il suo nome e che è la moglie dell’artista. Mi racconta che dipingeva anche lei ma il marito ne aveva a male. Per amore, conclude la donna, sto dove mi compete: dieci passi dietro di lui.

Questi due pezzi sono dedicati a quelle ragazze che credono sia fantastico diventare la compagna di un’artista. Non me la sento di fare di un’erba un fascio ma è bene domandarsi, nel caso in cui c’innamorassimo di questi uomini creativi, se vale davvero la pena di mettere da parte le nostre potenzialità per un uomo tanto innamorato di sè stesso.  

 
8 commenti

(#) Quello che disse Thumper

Lunedì 6 Agosto 2007 alle 21:58

1

Indipendentemente dal fatto che sia un artista o quant’altro, un uomo che mi induca a pensare che mi competa stare dieci passi dietro a lui non lo voglio manco morta

(#) Quello che disse Hagar

Martedì 7 Agosto 2007 alle 01:49

2

In genere non riesco mai a dare colpe agli artisti, uomini o donne che siano, e infatti non ci riesco neanche questa volta. Credo che nessun artista chieda alla propria moglie di presentarsi come “la moglie del pittore Tizio” o “la compagna del musicista Caio”. Penso che la moglie sia liberissima di presentarsi come vuole, e magari anche col suo nome e cognome veri (possibilmente da nubile) e che se non lo fa è perché ha scelto di non farlo. Ci sono donne, infatti, che amano definirsi “mogli di…” e non gliene frega niente del fatto che in realtà in quel momento stiano annullando tutto ciò che sono come individui.
Non gliene frega niente perché a certa parte della società va bene così, per la serie: Rispetta il cane per amore del padrone.
Perciò in questo caso io me la prendo con le donne - e sono tante - che ancora oggi per sentirsi “importanti” o anche solo “presenti” nella società puntano tutto il loro Io sul ruolo sociale del marito. Gli artisti non fanno differenza in questo da qualunque altro uomo che gode a vedere la moglie fare da cassa di risonanza al suo ego. Perciò il fatto in sè lo condivido pienamente (che cioè ancora oggi tante donne vivano all’ombra dei mariti dandone fieramente dimostrazione all’esterno di questo) ma NON con riferimento unicamente al mondo degli artisti.

(#) Quello che disse hama kitama

Martedì 7 Agosto 2007 alle 10:14

3

basta che l’artista non sia un complessato.
di esempi di uomini creativi con al fianco donne creative non condannate a stare dieci passi indietro ce n’è.

(#) Quello che disse Pietro

Martedì 7 Agosto 2007 alle 12:27

4

Oh, ma non sarà che queste “mogli di” si sentano territorio?!? :-)

(#) Quello che disse Giulia

Martedì 7 Agosto 2007 alle 13:24

5

Stare con un “creativo” non significa doversi azzerbinare. E non sono poche le donne che accettano di buon grado il ruolo di ancella, perché diciamolo, è meno faticoso, socialmente accettabilissimo e ci toglie la fatica di fare qualcosa noi, con le nostre mani. Fare arte è difficile e pericoloso per la stabilità mentale: assistere l’artista è molto più rilassante.

(#) Quello che disse Tatalla

Mercoledì 8 Agosto 2007 alle 00:29

6

Un uomo, compagno di una donna artista, magari si sarebbe nascosto, o non ci sarebbe proprio andato…Ecco cosa dobbiamo imparare dagli uomini: l’orgoglio! Quante di noi hanno davvero trovato un uomo “che voglia vederci splendere”? Io sì, e me lo tengo stretto, ma se non fosse più che evidente quanto è in gamba di suo, la società gli darebbe dello zerbino…E’ questo il punto: siamo tutti, uomini e donne, vittime della nostra cultura, delle distorsioni di questa società malata di apparenza. E anche noi donne, vedi la compagna dell’artista del post, ci mettiamo del nostro…

(#) Quello che disse Monja

Mercoledì 8 Agosto 2007 alle 22:11

7

Io ero una di quelle che dovevano qualificarsi come “la fidanzata di…”. Stavo con una persona che era conosciuta all’interno del paese dove vivevo e quindi mi presentava sempre come la sua fidanzata o come la sua futura moglie… mai una volta che dicesse il mio nome. Dovevo diventare invisibile, vivere di luce riflessa, essere la sua cassa di risonanza.
Era infastidito quando si usciva con qualche mia amica, la classica uscita a quattro, perchè improvvisamente lui diventava “il fidanzato di…”, lo infastidiva addirittura che io fossi laureata e lui no.
Mi sono chiesta per anni perchè gli dava così fastidio? Mi ero annullata per farlo contento e non era ancora abbastanza. Perchè? Non ho mai trovato una risposta a quel perchè se non dicendomi che era un bigotto.
Però ho trovato la forza di alzare la testa, andarmene ed essere di nuovo me stessa.

Complimenti per il sito, grazie ragazze di esistere.
Monja

(#) Quello che disse viscontessa

Domenica 12 Agosto 2007 alle 18:44

8

Alcune donne aspettano ancora tutta la vita di poter essere “la moglie di”. Non tutte sono come Cecile Sarkozy:-)

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