Sorelle d’Italia

Pari inopportunità

Mentre in Italia si discute ancora di quote rosa e pari età pensionabile attraverso quell’ipocrita procedimento di finta equità che Don Milani chiamava con disgusto “fare parti uguali tra disuguali”, l’India apparentemente fa un altro importante passo avanti sul tema dell’integrazione femminile in politica: New Delhi ha eletto per la prima volta un presidente della Repubblica donna: Pratibha Patil, che era già stata anche la prima donna governatrice del Rajasthan. E’ un ruolo istituzionale e non di potere, alla stregua del nostro Capo dello Stato, ma intanto noi dibattiamo ancora se l’Italia sia pronta a dare un ruolo anche semplicemente istituzionale a una donna, mentre l’India – tra sistema di caste, antica povertà, problemi legati all’ipersviluppo e alla crescente islamizzazione, combatte battaglia di civiltà decisamente più complesse. Ma la signora non è certo il nuovo che avanza (72 anni e una vita politica a tratti imbarazzante, lo stesso standard dei nostri parlamentari) e pare sia  vecchionianamente “stronza come un uomo”, tanto da aver caldeggiato in prima persona le feroci campagne di sterilizzazione forzata volute da quella Thatcher indiana che è stata Indira Gandhi. Che avesse ragione la Bonino quando dice che la vera parità è riuscire a mandare al potere donne incompetenti/feroci/corrotte quanto i loro colleghi maschi? Se lo chiede un po’ malignamente Rampini dall’India per Repubblica, ma un po’, lo ammetto, me lo chiedo anche io. 

1 Agosto 2007
17:16, Mercoledì
Michela
Filed under : Cronaca, Esteri, Politica
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1 commento

(#) Quello che disse Hagar

Sabato 4 Agosto 2007 alle 20:23

1

E dopo la Bonino e Michi… ora si sono anch’io a chiedermelo.

E sì, in Italia la donna al finto-potere (così mi piace definire i posti occupati dalle donne) deve mostrare sempre di essere una spanna più in alto degli uomini in quanto a morale, storia di vita vissuta, principi ispiratori per la politica da perseguire, modo di esprimersi anche… Tutto ciò che è donna, cioè, dev’essere sempre ricoprto da uno spesso panno irreale, di sogno quasi. Bello… ma irrealizzabile, purtroppo. La donna dev’essere sempre un po’ sulle nuvole… quella da mandare al finto-potere in Italia. Che se di economia non ne capisce un cazzo tanto meglio, così potrà essere spedita a Porta a Porta a rappresentare la politica italiana quando c’è da discutere di argomenti come: “Sarà vero che all’uomo italiano piacciono le donne col tacco dai 3 cm e mezzo in su?”

Ma se la donna è così, beh, allora tanto vale tenersi l’uomo, no?! E infatti è proprio questo che accade in Italia. Si prendono 4 donne e le si manda al finto-potere per un anno o due, poi le si rispedisce tutte a casa, per N motivi che non sto a dire.

La donna “diversa” da quella che regna incontrastata nell’immaginario dell’uomo di potere italiano, (quello che decide quali donne mandare al finto-potere per un anno o due e poi rispedire a casa), quella sboccata, che la minigonna l’ha lasciata a Barbie e forse neanche, che se ne intende di Economia e magari anche di Politica estera e Armamenti nucleari, che non lesina di sfoderare frasi al veleno e mollare calci negli stinchi a chiunque tenti di ostacolarla… quella no, proprio non la vogliamo noi maschi italiani! E non la vogliamo in nessun contesto social-lavorativo, figuriamoci quindi al potere… Quello vero.

Penso che in Italia si reprima la donna (intesa come individuo) ANCHE perché gli uomini non hanno ancora imparato ad amare la parte maschile della donna, come anche la parte femminile degli altri uomini e di se stessi. E’ costantemente repressa e massacrata l’altra parte di noi, e in questo, come in tutto il resto d’altronde, la Chiesa ha la sua bella fetta di responsabilità. Così adesso ci troviamo in pieno processo civile involutivo in Italia, oggi più che mai. Agli occhi del resto del mondo appariamo come un popolo impotente, assolutamente non competitivo, sia verso l’alto che verso il basso. Siamo anche un popolo che gode meno degli altri, secondo me, perché non c’è niente di più bello dell’identità umana goduta “nella sua pienezza”, cioè col suo essere maschile e femminile uniti a formare una cosa sola (ognuno, poi, dosando le parti di sé come meglio crede e più desidera).

Perciò la domanda che si sono fatti la Bonino e Michi me la faccio anch’io. E mi rispondo che Sì, fino a quando l’uomo italiano non imparerà ad amare anche la parte maschile delle donne (come la parte femminile degli uomini) MAI e poi mai riconoscerà nelle Pari Opportunità il fondamento cardine di ogni popolo cosiddetto “civile e democraticamente organizzato”. Questo spiega perché la parità uomo-donna non dipenda affatto dal livello economico di un Paese ma dal grado di maturità raggiunto dalle sue genti. A volte il divario fra le due cose può essere anche molto grande. Questo spiega perché Cile, India e tanti altri Paesi che noi riteniamo goffamente “inferiori a noi” ci stiano in realtà superando in tutto. “Tutto” è per me sinonimo, prima di ogni altra cosa, di Pari opportunità e Libertà, cose di cui l’Italia sembra sempre più volerne farne a meno, chissà perché.

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