Tecniche alternative contro l’infertilità
Quando un paese ha 397 abitanti, se nasce un bimbo è festa nazionale. Se il paese non ha il mare, in un posto come la Sardegna è già in una geografia di serie B, perché tutti sono convinti che la Sardegna abbia il mare anche in Barbagia. Ma se il paese non è nemmeno in Barbagia, e quindi non ha la montagna per riciclarsi come meta salutista, che cosa gli resta da fare oltre a contare i propri giovani che vanno a studiare e lavorare da altre parti? Per gli studiosi questo paese già non è nemmeno più tale, perché non raggiunge la dignità demografica minima di 500 abitanti.
Asuni è così: un paese destinato a estinguersi come certi borghi dell’Umbria o della Toscana, spopolati lentamente per far posto ai ricchi stranieri che li trovano pittoreschi. Ma, sfiga per sfiga, il fascino architettonico del medioevo ad Asuni non è arrivato: non c’è niente di pittoresco che susciti desideri di speculazione, solo una densa malinconia da presepe fuori stagione.
Invece gli è venuta una idea.
Certi paesi si intitolano a un santo per invocarne la benigna protezione. Con una operazione che in Sardegna è più unica che rara, Asuni si è votato alla cultura, consacrandosi a produrla e promuoverla con le sole materie prime di cui dispone: il cervello e la sensibilità. E’ nato così quattro anni fa l’Asuni Film Festival, un appuntamento di altissimo livello per i cineasti di ogni latitudine; gli hanno fatto seguito la festa della Letteratura e delle Arti e il progetto di un Centro di documentazione sulle culture migranti con annesso museo dell’emigrazione. Come se non bastasse, è in fase di progettazione LOGOS, un bel sinonimo che unisce il senso greco (la parola) a quello sardo (i luoghi), per sintetizzare l’idea di un centro residenziale di produzione e distribuzione di progetti d’arte e letteratura. Mi verrebbe da chiedermi perché non sono nata ad Asuni, anziché in un luogo dove la massima espressione culturale è la super populista sagra della bottarga. Ma è giusto così, non si può fare virtù della necessità che non si ha.
In buona sostanza, dopo tre anni di rinascita dove un paese di meno di 400 anime si è inventato dal nulla 120 posti letto e ha ripreso a sperare, il sogno di Asuni corre il rischio di svegliarsi male. La Regione Sardegna ha infatti deciso che questi progetti non meritano più un finanziamento, al contrario di altre kermesse culturali tenute altrove, in località di mare, di montagna o di legami politici, che nessuno nega che siano una risorsa produttiva pure quelli.
E la piccola Asuni resta a terra, con il suo festival dei sogni e il suo progetto forse troppo lungimirante per esser capito da chi ha orizzonti lunghi giusto fino alla prossima elezione.
Sindaco, direttore artistico e asunesi non ci stanno proprio, e come dargli torto. Non è in gioco l’evento estivo, ma la sussistenza di una realtà che ha avuto lo splendido coraggio di investire sul serio sulla sola cosa che può salvarla dalla scomparsa geografica e identitaria.
Per questo c’è una petizione e io l’ho firmata. Per questo chiedo a te che leggi questo articolo di firmarla a tua volta*, anche se Asuni magari non la vedrai mai. Giusto per essere sicuro che, se mai ti venisse voglia di visitarla, ci sarà ancora.
Grazie.
*Attenzione: questa è una petizione! Se firmi con un nick, la tua firma perde il suo valore. Firma con nome e cognome!
grazie Michela
a ti lu torrare cun saludu
ti abbraccio
alberto










2008