Mutter
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Finalmente l’hanno capito.
Che volevamo la Cinquecento.
Ci hanno provato a darci 100 punti in più, pensando di farci felici.
Ma noi non ne volevamo 600, ne volevamo solo 500, che tanto ci bastava.
E quando l’hanno capito, ci hanno accontentato. E ci hanno dato la nuova 500.
Una 500 che assomigliasse il più possibile a quella vecchia.
Quella che chiamavamo affettuosamente “la Cincèn”.
La Cincèn era la macchinina della mamma. Il papà aveva l’AlfaSud, e poi la Regata e poi la Croma. Ma la mamma guidava sempre la Cincèn.
La Cincèn ci portava a scuola la mattina e ci veniva a riprendere. La Cincèn era bianca e carina.
Era simpatica la Cincèn. Aveva sul davanti due fanali tondi tondi e se la guardavi bene, i fanali come occhietti e il paraurti come boccuccia, notavi che aveva proprio un bel musino. La Cincèn ti sorrideva sempre. Anche se avevi preso dei brutti voti.
Ancora oggi non so come facessimo a starci dentro in tre fratellini con la mamma. Eppure ci stavamo. Ho rivisto la Cincèn qualche tempo fa, e mi è sembrata piccolissima, una nanetta. Ma quando si è bambini si sa, tutto sembra più grande.
Gli interni spartani, il volante grande, sottile la leva del cambio. Il clacson era un enorme bottone nero in mezzo al volante che ti divertivi a schiacciare quando la mamma scendeva a prendere il giornale e ti lasciava dentro la Cincèn per due minuti.
Sul cruscotto della Cincèn era attaccato il magnete di San Cristoforo.
Ovunque proteggi.
Dentro la Cincèn eri al sicuro.
La Cincèn era toga.
E la Cincèn andava come una scheggia.
Ho ancora nelle orecchie il rumorino della Cincèn.
La Cincèn aveva il sedere a pera. Un sedere a perotta con due prese d’aria dalle quali usciva il rumoretto della Cincen. E in mezzo al sederotto un solco che correva sui fianchi, come una pieghetta di ciccia.
Un sederotto a pera. I rotolini di ciccietta sui fianchi generosi. La Cincèn era coccolosa. La Cincen sapeva di casa e odorava di bambini. La Cincèn col suo sederotto correva con noi.
La Cincèn era la macchina della mamma.
La Cincèn sapeva di mamma.
Anche la mia mamma aveva la cinquecento. Rossa, anche se avrebbe voluto averla blu, ma il concessionario ha detto che avrebbe dovuto aspettare troppo per averla di quel colore, e così si è accontentata. L’ultima volta che l’ho sognata, la mia mamma con la cinquecento rossa veniva a prendermi all’università e mi trovava grande quasi da non riconoscermi, e io quasi non riconoscevo lei. Mi ha abbracciato, mi ha salutato e mi ha detto adesso sei grande non hai più bisogno di me so che ti manco mi manchi anche tu non vorrei andare ma devo. E si è allontanata, sulla sua cinquecento. Rossa.
Che bello quello che hai raccontato, Azalais…
Comunque,nostalgie a parte che abbiamo tutte in comune (data l’età media delle partecipanti a questo blog…)avete visto quanto costa cara? Della serie: “Hai nostalgia della mitica 500? Paghi!!” Anche mia madre ne aveva una, blu. Ma per me quelli della Fiat (che vanno a far fare le auto in Polonia, pur di non assumere italiani e pagarli il giusto)possono anche spendere milioni in pubblicità. Che se la tengano, ’sti approfittatori!
Quella della mia mamma era verde bottiglia… un colore assurdo ottenuto verniciando la vecchia carrozzeria che era azzurro carta da zucchero (altro colore demenziale). Invidiavo quella sfolgorantemente gialla di mia zia, mi sembrava meravigliosa. Fatto sta che la nostra era l’unica Cincènt di quella tinta in circolazione, era proprio inconfondibile. Ricordo ancora quanto ho pianto dopo la sua dipartita. Adesso ovviamente giro su una macchina gialla. E mia zia no ![]()
È proprio vero Tengi…. SEI VECCHIAAAA!
Ma gallina vecchia fa buon brodo e anche buonissimo post, come al solito! :*
Noi giovinastri invece non sapevamo neanche che la Topolino fosse una Cincèn Variant!
ennò, la mia aveva la mini…. era mio fratello ad avere la cincén blu, cion la quale è andato niente meno fino al circolo polare artico, e che aveva trasformato in giardinetto pensile piantando nel piccolo portacenere centrale nel cruscotto poca terra con piante grasse ricadenti…
un tocco davvero grazioso
Brava tesora! Splendido post :-*
La mia mamma ha preso la patente a trent’anni e ha comprato una centoventisei verde pisello.
O verde mela.
Verde, insomma. Di un verde che faceva venire mal di testa. Ma in un parcheggio in fila la si riconosceva subito.
Anni dopo, l’hanno fatta riverniciare di rosso ed è stata la primissima macchina di mia sorella neopatentata (io avevo una Uno).
E poi è stata venduta.
Era per dire che la centoventisei era la nostra cincèn.
mia mamma aveva la cincèn gialla, come la zia di aranael (saremo mica cugine?). io però mi vergognavo di quella trappoletta color banana, almeno fino a quando ho imparato a guidarla e io facevo delle doppiette che levati, mentre la mamma grattava con il cambio. e quando pioveva, se volevo ripartire, dovevo smontare lo spinterogeno e asciugarlo come un bebè dopo il bagnetto.
mia mamma ne avute due, la prima bianca e l’altra era una 500 L (che sta per lusso ma lo sapete anche voi) blu. In quest’ultima una volta siamo stati in 8: tre adulti (una era mia mamma al sesto mese di gravidanza) e 5 bambini (di cui mio fratello con una gamba ingessata), perché l’altra macchina della comitiva aveva fuso ! Altro che i 4 elefanti della barzelletta. Che tempi quelli…
davvero adriana! che esperienza fantastica…
è vero tengi, ma l’auto che ho ora parte anche dopo la pioggia, così non posso più esibire la mia perizia. faccio ancora la mia porca figura quando scalo con la doppietta in sorpasso, però: se ho un passeggero maschio, si gira a guardarmi ![]()










2008