Sorelle d'Italia

Mònadi al femminile

Certe cose mi preoccupano. Oggi, leggendo questo articolo, qualcosa in me ha fatto click e mi ha disturbato. E’ il "sole donne" che mi urta.

E’ una prassi che ultimamente si sta affermando, quella di dare importanza alle donne, creandosi dei confini dagli uomini. Delle aree protette tutte in rosa. Neanche fosse un asilo nido dove giocare tra femminucce. Non posso credere che le donne vogliano confrontarsi unicamente con sè stesse, ma penso e spero che siano così intelligenti dal volere un confronto più ampio, anche e soprattutto con il sesso maschile.

Quindi perdonatemi, ma quando sento che hanno aperto una spiaggia a Riccione per sole donne, che hanno fatto dei taxi per sole donne, un ristorante per sole donne, una casa per appuntamenti per sole donne, scusate, non me ne rallegro. Non è affermazione del proprio valore questo, ma vuol dire autoghettizzarsi. Crearsi degli spazi in cui si escludono gli altri, fare lo stesso errore che per decenni ha fatto la categoria maschile: isolarsi. Non è così che si conquista rispetto e autorevolezza. Così si conquista solo un pezzo di spiaggia.

Non siamo una razza a rischio di estinzione. Non abbiamo bisogno di oasi dove proliferare e dove imprigionarci. Il club del ricamo si è estinto da anni. Abbiamo bisogno di essere riconosciute in spazi comuni, che comprendano tutti, anche gli uomini. Non abbiamo bisogno di venir protette e relegate a spazi concessi da altri, ma di avere pari opportunità ovunque.

Convinciamoci di non essere una categoria elitaria solo per via del nostro sesso e guadagnamoci il rispetto degli altri, uomini o donne che siano, passeggiando a testa alta anche in mezzo ad una spiaggia affollata.

28 giugno 2007
16:00, giovedì
Stregatta
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Commenti : 37
 
37 commenti

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 28 giugno 2007 alle 17:44

1

Il separatismo, secondo me, è una spia di una situazione di disagio. E’ il segnale che ci sentiamo minacciate, non libere di muoverci nel mondo a piacimento: e piuttosto che reclamare rispetto a tutto campo, preferiamo difenderci come possiamo, chiudendoci in spazi protetti. Questa risposta si verifica ciclicamente nei periodi di difficoltà per le donne, e questo, secondo me, lo è: gli attacchi alla nostra dignità e alle nostre facoltà di scelta si sono moltiplicati.

Questo ovviamente non giustifica il regime di purdah auto-imposto, e dà alla controparte maschile (quella più becera) un motivo per continuare ad esibire disprezzo nei nostri confronti. Sono d’accordo con te: bisogna vivere fuori.

(#) Quello che disse Hagar

giovedì 28 giugno 2007 alle 17:56

2

Sono d’accordo sia con Stregatta che con Giulia ma sono anche convinta che questa tappa di luoghi per “sole donne” possa essere una tappa di passaggio fondamentale per giungere alla convergenza fra uomini e donne in una stessa società “senza limiti” per nessuno dei due sessi.
Penso ai club per soli uomini, ai circoli del sigaro, alle logge massoniche e alle case di appuntamento per soli uomini (ovviamente). Penso al servizio militare per soli uomini e alle università prestigiose per soli uomini. Penso al diritto di voto per soli uomini. Erano tutti segni di una “superiorità” che il maschio voleva sfoggiare, della serie: “Tu questa cosa non la puoi fare”, perciò se oggi ci sono luoghi o cose riservate a “sole donne” a me fa piacere, perché è un modo per sfoggiare altrettanta superiorità, cioè parità.
Di certo l’obiettivo finale è quello che dici tu, Stregatta, e di certo ciò che spinge le donne ad aver attivato questi meccanismi è il sentore di star perdendo terreno (anziché conquistarlo) di cui parla Giulia.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 28 giugno 2007 alle 19:58

3

Hagar, purtroppo il meccanismo che spinge le donne a chiudersi in club “esclusivi” non è la superiorità, ma una dichiarata esigenza di difesa. La spiaggia femminile non è in alcun modo paragonabile al Rotary; né, di contro, il servizio militare per soli uomini può essere visto come un privilegio, visto che era un anno virtualmente rubato. Non facciamo finta che sia la stessa cosa, perché non lo è: culturalmente, le donne sono portate all’accoglienza e alle relazioni sociali. Se si chiudono in un circoletto è perché si sentono minacciate, non certo per stabilire un territorio privilegiato.

(#) Quello che disse Hagar

giovedì 28 giugno 2007 alle 20:35

4

E’ così Giulia, certo che è un meccanismo di difesa, ma viva Dio che è almeno si comincia a reagire! Il silenzio è soffocante. Le donne si sentono soffocare e hanno chiesto la spiaggia tutta per loro :-) Così respirano un po’. Non è come il Rotary… però la casa d’appuntamento… vuoi mettere? E’ un segno di emancipazione pazzesca! Adesso non ci saranno più solo gli uomini che la sera dicono alle mogli che vanno al bar e invece rimorchiano qualcuna dietro l’angolo, ma avremo anche donne che diranno che vanno alla riunione all’oratorio e invece si rimorchiano un bel maschione ;-)
Giusto così. Anzi, se poi mi passate l’indirizzo vado pure a vedere com’è la merce.
L’ho messa sullo scherzo, non volermene, ma ogni tanto sento la necessità di sdrammatizzare anch’io un po’, forse perché la mia gastrite si origina in parte dal sapere tutte le cose che scriviamo e non poter far nulla per cambiarle.
Ciao

(#) Quello che disse Stregatta

giovedì 28 giugno 2007 alle 22:28

5

Mi dispiace, io questa volta non riesco a vederla come voi. Dov’è l’emancipazione? Quale meccanismo di difesa c’è nel metterci in un angolo?

Crearci degli spazi protetti non fa altro che confermare che abbiamo bisogno di essere accudite, vorrebbe dire alimentare lo stereotipo “donna debole”. Se le donne avessero la forza di rispondere per le rime ad un uomo che le fissa insistentemente in spiaggia e la moglie accanto a lui non abbozzasse, ma lo prendesse a borsettate fino allo svenimento, forse non si sentirebbe la necessità di creare spazi “protetti”. Mettersi da parte non vuol dire ritagliarsi spazio, ma essere confinate.

Sbagliamo a ritenerci “evolute” solo perchè ripetiamo gli stessi errori degli uomini. Impariamo dai nostri e dai loro, senza rifugiarci ad un angolo. Affrontiamo le difficoltà che ci sono, senza nasconderci in piccoli harem, questo porta ad una vera emancipazione. Questo è l’unico strumento di difesa.

(#) Quello che disse Giulia

giovedì 28 giugno 2007 alle 22:35

6

Io sulla spiaggia tutta femmina mi sento soffocare eccome.

(No, Chia’, guarda che sono d’accordo con te: esplorare i meccanismi alla base del fenomeno non vuol dire approvarlo. Per niente proprio.)

(#) Quello che disse Hagar

giovedì 28 giugno 2007 alle 23:00

7

E va bene: niente spiagge, taxi e case di appuntamento rosa. E niente club del sigaro. Ci sono club riservati di ogni tipo e se se ne crea qualcuno rosa si pensa che non va bene. Boh, io non ci vedo niente di male. Mi sbaglierò, ma non importa. Ci sono club per ricchi e per poveri, spiagge per nudisti e per gay. Mo’ giusto questa spiaggia non ci deve scendere?! E va beh, teniamo duro coi nostri principi e vediamo se spuntiamo più diritti che cominciando a ragionare come fanno gli uomini (cosa che, non dimentichiamocelo, li ha mantenuti al comando per millenni).
Adesso vado a studiarmi un po’ di latino che è appena uscito l’ultimo documento del Capo di Stato Vaticano e non vorrei che mi trovassero impreparate in Chiesa. Notte.

(#) Quello che disse Stregatta

giovedì 28 giugno 2007 alle 23:16

8

Ahahhah, intendiamoci, di per sè non c’è nulla di diabolico in una spiaggia per sole donne. Evidenzi tu stessa però la stonatura:

“Ci sono club riservati di ogni tipo e se se ne crea qualcuno rosa si pensa che non va bene. Boh, io non ci vedo niente di male. Mi sbaglierò, ma non importa. Ci sono club per ricchi e per poveri, spiagge per nudisti e per gay”

Ecco, di male a mio giudizio, c’è che non ci dovrebbero essere spiagge per uomini, gay, donne, ricchi o poveri, ma spiagge per tutti. Nessun club, totali diritti riconosciuti a tutti indistintamente da sesso, religione e orientamento sessuale. Utopia mi rendo conto…

Se pensi che un tempo le università e il mondo del lavoro erano club per soli uomini, forse è più facile capire come qualcosa di così innocuo possa creare enormi limitazioni da entrambe le parti.

(#) Quello che disse Juliette

giovedì 28 giugno 2007 alle 23:25

9

Ciao Ragazze…
concordo sul fatto che la spiaggia sole donne sia assurda…ho visto anche un servizio in tv su sta roba…enfatizzavano anche il fatto che questo fosse quasi un servizio arrapante per gli uomini esclusi e guardoni…
che tempi

Julie la Queer ;)

(#) Quello che disse Hagar

venerdì 29 giugno 2007 alle 09:08

10

E tu, Stregatta, pensi che io non la pensi come te al riguardo? Quando dici che non dovrebbero esseri posti esclusivi per nessuno… mi sembra evidente che una come me non possa che essere totalmente d’accordo. Però tu aggiungi una parola molto significativa, che è UTOPIA. Ebbene, io penso che perché non resti ancora utopia per secoli è necessario fare qualcosa di diverso dal tenersi tutte aggrappate alla bandiera del “come dovrebbe essere e non è”, perché in migliaia di anni non ci ha portate da nessuna parte questo modo di lottare.
Gli uomini sanno come noi “come dovrebbe essere e non è”, però fingendo di non saperlo comandano ovunque. Ebbene io sono per il cambio di strategia: Usare la stessa tattica dell’uomo, creando anche milioni di luoghi riservati a “sole donne” se serve, perché una volta tanto siano gli uomini a scendere in piazza a protestare per la disuguaglianza. Sai giocare a Risiko? Ecco, la mia è solo una strategia, nient’altro. Sul concetto chiave, però, sono PIU’ che d’accordo con te. DI PIU’. La strategia, però, dell’”attacamose tutte alla bandiera” per me non funzione. Indi per cui… vanno tentate altre strade.

(#) Quello che disse Stregatta

venerdì 29 giugno 2007 alle 09:59

11

Allora ottimo, siamo tutte per lo stesso obiettivo. Solo il percorso è diverso. Io credo che utilizzare gli strumenti degli uomini non sia produttivo, tu e altri sì. Perfetto.

Personalmente credo sia necessario utilizzare altre strade anche se meno battute. D’altra parte come sostieni giustamente tu, attaccarsi ad un ideale, per quanto giusto, non ci porta da nessuna parte. Conquistare la parità non è qualcosa che si può ottenere stando a guardare o con la pretesa di averne diritto solo in quanto donne. Bisogna guadagnarselo.

(#) Quello che disse beatrice

venerdì 29 giugno 2007 alle 10:40

12

Ciao a tutte,
vorrei mettere l’accento su un altro aspetto, che magari non è saltato subito agli occhi. Questa “iniziativa”, se andate a guardarvi la photogallery, mi sembra molto chiara. Un investimento commerciale che va a sfrugugliare l’interesse dei media nelle solite becere e stranote maniere. Si fossero mostrate le tardone romagnole con pele cascante e tanto di schiera di nipotine e figlie al seguito la cosa avrebbe davvero potuto essere confusa come una specie di “quota rosa” del bagnasciuga, con rivendicazione di uno spazio proprio tipo club di canasta o bagno turco o gruppo di autocoscienza… naturalmente la tardona, nè qualsiasi donna normale, hanno mai venduto qualcosa. Quindi ci sono le bonazze in bikini richiamo baywatch, c’è la testimonial della femminista che tutti GLI UOMINI sognano, ovvero la nuova Lara Croft (che non per niente nell’articolo viene definita “simbolo della donna di oggi e preferita dagli uomini”), ci sono i lettini rosa (ma a quante donne piace davvero il rosa, dopo i tre anni di età???)… ragazze, questa è una cosa pensata da uomini, per gli uomini, titillati non solo dai possibili guadagni, ma anche dalla fantasia del gineceo che, a ben vedere, attraverso pubblicità, foto, eccetera è accessibile a qualsiasi romantico guardone, e potrei stare ore ad elencare le possibili varianti dell’immaginario maschile su questo filone… Non per niente, l’”iniziativa” (quanto puzza di pseudo-sociale, ’sto termine??) è nata dall’organizzazione di Miss Muretto…. concorso di bellezza… Cosa c’entrano le donne in tutto questo??? Non ci sono, ecco cosa NON c’entrano. Nessuna donna si è messa a pensare “ora mi metto con le amiche a guadagnare un bel po’ con l’imprenditoria femminile mettendo a frutto sorellanze… maddeché… nessuna ha pensato “’spetta che ci vuole un posto dove posso liberarmi per un po’ di quella palla di mio marito/compagno/fidanzato e leggermi in pace novella tremila ghignando con le mie amiche, e commentare su quant’è brutto il culo di quello con cui esco ora, o quanto ce l’aveva piccolo e tozzo quel nostro compagno di classe che ci siamo smanacciate tutt’è due… un posto così esiste a Trieste da sempre, fa molto ridere andarci, e lo spirito è proprio quello, ma mica ci hanno fatto la pubblicità su tutti i media, ve lo dico io perchè, perchè non l’hanno inventato quelli e quelle di Miss Muretto per farci i soldi, le vecchie carampane con le tette penzolanti non fanno fare soldi a nessuno, i soldi, sapete anche voi, si tirano fuori da chi li ha, ovvero dai professionisti, uomini, bianchi. Le carte di credito ciccione ce le hanno ancora loro, e lo stereotipo che regge il giro di soldi è che a questi piacciono le fighe, giovani, sode, fotogeniche, e più sono meglio è.
Dico stereotipo perchè poi il discorso su quello che è vero o falso in questo senso sarebbe molto più complesso… consiglio a tutte la lettura, a questo (ed altri) propositi, di una Bibbia assoluta: il nuovo libro di Virginie Despentes (quella di Scopami), “King Kong Girl. Fidatevi.

(#) Quello che disse Blimunda

venerdì 29 giugno 2007 alle 12:13

13

A me sembra interessante l’analisi di Beatrice, un ghetto mediatico per donne pensato da uomini che credono di sapere quello che piace alle donne. Al di là di questo, negli anni ho cambiato idea sulle quote rosa in politica (e perché no, in azienda) ma non sui ginecei di questo genere. Sarà che ho lavorato anni in luoghi women only e la sola idea di replicare nel tempo libero mi fa mancare il fiato.

(#) Quello che disse Federica

venerdì 29 giugno 2007 alle 12:49

14

non a caso, poi, l’unica voce autorevole intervistata è di FrancescO De Biase: credo che questo sia significativo riguardo l’organizzazione e l’implicita marketta.

Nel post, però, si mescolano e confondono iniziative molto diverse. Il taxi rosa, ad esempio, adottato in alcune città italiane, è una misura per ‘contrastare’ violenze e stupri alle donne che escono e si muovono da sole in città di notte. Non si tratta di una trovata pubblicitaria pensata per un nuovo segmento di mercato, ma di un modo per incentivare l’uso di un mezzo privato laddove quelli pubblici sono potenzialmente pericolosi.

E il ristorante per la casa delle donne: un luogo separatista per lesbiche. Siete mai entrate in un luogo lesbico aperto? Immagino di no e prababilmente non avete mai subito le vessazioni degli eterocoglioni (scusate l’eufemismo).

Non serve sempre, ma ci sono casi in cui il separatismo ha un senso.

(#) Quello che disse seralf

venerdì 29 giugno 2007 alle 13:01

15

sottoscrivo non una ma venti volte.

(#) Quello che disse Giulia

venerdì 29 giugno 2007 alle 13:10

16

Beatrice nomina en passant il Bagno La Lanterna, detto El Pedocin: tratto di mare atto alla balneazione in pieno centro città, ancora diviso tra donne/bimbi e uomini secondo l’uso teresiano. Le donne triestine ci vanno per abbronzarsi in previsione del debutto sulle spiagge vere e proprie.
La cosa che ricordo (al di là delle storie di liti a colpi di zoccolo) era che il lato femminile era un casino, pieno di bimbi urlanti, vecchiette in topless e asciugamani in ogni dove. Nuotando qualche metro in là, era possibile vedere il lato maschile: un’oasi di pace, abitata esclusivamente da vecchietti in bermuda.

Forse il punto del problema è questo, l’”essenziale funzione” femminile estesa anche al tempo libero…

(#) Quello che disse Hagar

venerdì 29 giugno 2007 alle 18:38

17

Io penso che il mondo è bello perché è vario. Sarà perché vengo da una piccola città come Messina dove ai miei tempi non c’era neanche la discoteca (bisognava andare a Catania o a Taormina) e non c’era niente, perciò per me i posti che offrivano e offrono di tutto non possono che piacermi. Poi sta a me scegliere se, dove e quando andarci. Insomma, qualunque idea imprenditoriale (perché è verissimo che di questo si tratta), se è lecita e non fa male a nessuno… per me va bene. E’ difficile investire soldi solo per un’idea in cui si crede, no? E’ importante sapere che ci saranno anche dei ritorni, altrimenti nel giro di un anno si chiude. Se poi un luogo è per gli omosessuali (donne o uomini che siano) per me va benissimo. Si incontrano, si conoscono, si fidanzano ed è giusto così. E’ giusto che si conoscano anche al di fuori dai circoli gay, nella vita di tutti i giorni, come accade fra etero. Detto ciò, ribadisco che l’idea della casa di appuntamento per donne è una figata pazzesca, perché fa miseramente crollare un tabù vecchio come il mondo: Che la donna non scinda MAI il sesso dai sentimenti, a differenza degli uomini.
Non mi piace la mercificazione del sesso, MAI, ma mi piace la caduta dei tabù, SEMPRE. Torno al mio latino ora.

(#) Quello che disse Roberta Sg

sabato 30 giugno 2007 alle 22:44

18

“Convinciamoci di non essere una categoria elitaria solo per via del nostro sesso e guadagnamoci il rispetto degli altri, uomini o donne che siano, passeggiando a testa alta anche in mezzo ad una spiaggia affollata.” concordo su tutta la frase. ciao, roberta.

(#) Quello che disse Tatalla

domenica 1 luglio 2007 alle 13:08

19

Care Sorelle, spero che non ve la prendiate, ma devo dire che comincio ad annoiarmi un po’: possibile che delle donne del vostro calibro non riescano a fare altro, da un po’ di tempo in qua, che parlare delle minacce contro le donne, le prese di posizione contro le donne, le offese alle donne, le cose per donne…? Ma che è, una guerra fredda? vabbè che è un blog al femminile, ma per me questo significa che ci scrivono sopra delle donne, non che debbano parlare sempre e solo della difesa della razza femminile! Ma voi non vi rilassate mai?

(#) Quello che disse Giulia

domenica 1 luglio 2007 alle 20:16

20

Tatalla, hai delle proposte in merito?
Lamentarsi del servizio vale solo se si possono proporre soluzioni alternative. Altrimenti si va altrove.

(#) Quello che disse phoebe

domenica 1 luglio 2007 alle 23:13

21

Ok le esigenze di protezione, ma è questa la soluzione? A quando il velo per evitaer le “tentazioni”?
Mah…

(#) Quello che disse Tatalla

lunedì 2 luglio 2007 alle 00:57

22

Infatti io vado anche oltre…ma voi mi piacete troppo, visitarvi è un must! Solo che mi piacerebbe, ogni tanto, anche leggere vostri contributi diversi dalla “difesa della razza”…lo faccio andando da Hagar, che non delude mai, ma se qualche volta la vostra acuta critica si esercitasse su altri argomenti..tipo, che so? i rapporti, il sesso inteso come relazione intima, la diade madre-figlio…ho dato delle alternative? O non abbastanza?
Un sorriso. Vi sto solo provocando, ma vi adoro!

(#) Quello che disse hama kitama

lunedì 2 luglio 2007 alle 09:47

23

onestamente non vedo cosa ci sia da incazzarsi se alcune donne decidono di “ghettizzarsi” e confrontarsi solo con se stesse. è una scelta legittima.
il lato folcloristico e pubblicitario della faccenda è un’altra storia che invece merita tutta la nostra attenzione critica.
avrei un appunto sul commento relativo all’estinzione. è ovvio che in termini filogenetici, se ci estinguessimo noi si esinguerebbe l’umanità, ma segnalo un importante studio pubblicato un paio di anni fa. si parla di “hidden gendercide”.
quello che segue è il link dell’abstract.
http://www.dcaf.ch/women/pb_women_ex_sum.pdf

(#) Quello che disse Stregatta

lunedì 2 luglio 2007 alle 12:41

24

@Tatalla: io accolgo molto positivamente la tua critica. Una mia amica mi ha segnalato la stessa cosa dicendo che ci adora ma che a volte sembriamo un “covo di acide zitelle”, sempre incattivite.

E’ vero, bisogna avere grinta, ma forse il nostro approccio dovrebbe essere più morbido e gli argomenti più vari.

Mi riservo di esercitarmi in merito…;-)

(#) Quello che disse Tatalla

martedì 3 luglio 2007 alle 00:39

25

E vai, Stregatta! Grazie! Speravo proprio che qualcuna di voi cogliesse il senso buono del mio messaggio!

(#) Quello che disse Hagar

martedì 3 luglio 2007 alle 00:55

26

Zitella a una stracciacuori come me…!!!? Stregatta, ma che amiche hai? :-)
Tatalla, accetto di cuore la tua segnalazione ma a me personalmente devi proporre dei temi più semplici. “Sesso come relazione intima” e “Diade madre-figlio”, ti dirò, mi incutono un po’ paura. Esattamente di cosa vuoi parlare? Spero non del complesso di Edipo… te ne prego. E’ stato smontato di brutto sto cazzo di complesso di Edipo, ed era anche ora, direi. Siamo tutti innamorati della mamma: figli e figlie. A Freud non è scesa neanche da morto ma è così. Lui mai e poi mai avrebbe accettato di dire che l’amore delle figlie era prima per la mamma (amore omosessuale) e poi per papà. E’ di questo che vuoi parlare, Tatalla? Sesso come relazione intima non l’ho capita. Cosa intendi dire esattamente?

(#) Quello che disse Stregatta

martedì 3 luglio 2007 alle 09:56

27

Hagar, ho usato un apposito virgolettato poichè nemmeno io mi riconosco nella definizione, ma rendeva bene l’idea…=P

(#) Quello che disse Tatalla

martedì 3 luglio 2007 alle 11:49

28

Ahi! Ahi! Ahi! Hagar! Io faccio spesso giretti sul tuo blog, ma tu non vieni mai nel mio…Se ne hai voglia, leggiti “L’anima eccitata”. E comunque che il complesso d’Edipo fosse un discorso superato non lo sapevo. Elaborato meglio sì, studiato più a fondo sì, complessificato con l’analisi del complesso cosiddetto di “Elettra” a proposito delle bambine…ma che fosse superato proprio non mi risulta…Vabbè che ce l’hai con Freud, ma non esagerare!

(#) Quello che disse Ahhh!

martedì 3 luglio 2007 alle 16:07

29

Purtoppo molte donne si sentono gratificate da certe iniziative, convinte che bisogna ancora lottare in nome del PINK POWER!! Aveva senso negli 70 ma adesso dovremmo iniziare a pensare ad un “femminismo” diverso! la discriminazione esiste in Italia, ci sono settori dove ancora non si vedono donne, in genere se ne vedono poche ai vertici e poche hanno una contribuzione pari a quelle dei colleghi maschi (dicesi “tetto di cristallo”) Ma al di là della atavica discriminazione (sono stata da poco ad un matrimonio ed il prete ci ha chiesto di fare una preghiera spontanea pensando alla sposa, perchè si sa la famiglia pesa soprattutto su di lei!) gli ambienti di sole donne sono noiosi e conflittuali!! Anche se devo assolutamente salvare delle “sane” serate tra donne: indimenticabili e insostituibili.
Ahhh!
http://www.ilnostrourlo.blogspot.com

(#) Quello che disse Federica

martedì 3 luglio 2007 alle 20:46

30

Ma cosa avete capito? Sono per lesbiche.

(#) Quello che disse Hagar

mercoledì 4 luglio 2007 alle 10:58

31

Cara Tatalla, seguo il tuo sito puntualmente, ma certo non l’ho letto tutto. Mi ripropongo di farlo quanto prima. Senz’altro mi leggerò il libro che tu mi hai indicato, promesso. io mi riferivo invece a Melanie Klein, l’eroina della psicoanalisi che ha smontato pian piano il concetto del complesso di Edipo e, sempre pian piano, è stata seguita da una grandissima fetta di psicologi. All’inizio dovette sussurrare le cose, poi non ce ne fu più bisogno, grazie a Dio. Andare contro Freud era ritenuto un suicidio ai tempi. La Klein ebbe il coraggio di farlo e fu ripagata passando alla storia proprio per quello.
Detto questo… per me ogni argomento lanciato su Sorelle d’Italia mi intriga e mi suscita commenti sentiti, perché ritengo che stia formando un puzzle interessantissimo, invece.
Per esempio: Perché si parla di “zitelle acide” e non di “scapoli acidi”? Sembra anche questa, forse, una banalità come argomento, eppure nasconde qualcosa di profondo: Il comune sentire che la donna senza un uomo si inacidisce, mentre un uomo senza una donna no. La realtà mostra che senza una persona che amiamo e che ci ricambi ci inacidiamo un po’ tutti, maschi e femmine, eppure… continua a regnare il detto “zitella acida”, per indicare l’indispensabilità di un uomo nella vita di una donna e non il contrario. E’ importante far emergere queste contraddizioni assurde e ridicole, così come i tabù e tutte le ingiustizie, dalle piccole cose di ogni giorno e fino ai grandi temi. Io sono contenta dei temi trattati in passato, di quelli trattati ora e di quelli che tratteremo, tutti, perché il filo rosso di congiunzione delle cose sta ad ognuno di noi metterlo nella propria testa, no? E il fine ultimo credo sia quello.
Un bacione e ci vediamo presto nel tuo sito.

(#) Quello che disse Silvia

mercoledì 4 luglio 2007 alle 23:21

32

Ciao a tutte e tutti. È un po’ che vi leggo anche se saltuariamente per la annosa e comune carenza di tempo.
Intervengo su questo post perché la faccenda della spiaggia per sole donne mi è sembrata da subito la solita trovata pubblicitaria senza alcuno spessore e regolata da qualche interesse ovviamente economico.
Poi ho letto i vari commenti e in particolare quello di Beatrice, al quale mi allineo: noi donne, dato per scontato che abbiamo bisogno di creare gruppo tra noi perché l’interscambio tra persone dello stesso genere è utile, necessario, ma soprattutto istintivo e molto probabilmente con logiche evoluzionistiche (le donne stavano assieme crescendo la prole in assenza di uomini a caccia o comunque latitanti nei secoli), tale interscambio è qualcosa che si crea autonomamente laddove si incrocino donne diversissime ma disposte al dialogo, senza la benché minima necessità di istituzionalizzare, o peggio, ghettizzare la cosa.
Noi non facciamo branco come i maschi, noi facciamo sorellanza (perdonatemi la citazione). Il branco necessita di capi indiscussi, di leader, di gerarchie, ha connotazioni ed obiettivi spesso esterni, è esclusivo e con regole, noi no, ci troviamo a condividere qualcosa con un’altra donna completamente diversa da noi, incontrata sul bus, di 30 anni più vecchia o più giovane con il solo scopo del mutuo scambio fine a se stesso.
È pur vero che troppo spesso ci mettiamo una contro l’altra per sciocche competizioni, cosa che hanno anche i maschietti, ma guarda caso sulle nostre si scrivono fiumi di parole.
In ogni caso il bisogno di stare tra noi esiste, è confermato da mote realtà anche poco note (in merito è interessante la corrente massonica dove esistono le logge maschili ma anche quelle femminili e si incontrano rigorosamente separate tranne che in particolari occasioni) ma mai e poi mai dovrebbe essere comandato da una idea pubblicitaria.

Una cosa per Hagar: nomini le zitelle acide contro gli inesistenti scapoli acidi; già qui avresti dovuto citare nubili acide Vs scapoli acidi e quindi anche tu sei inconsciamente condizionata (scusa, non ho resistito.. sono una rompiscatole certificata); io peggio ancora di questo noto che si dà regolarmente della puttana (e tutti i sinonimi possibili) ad una donna in una miriade di occasioni completamente fuori luogo; in altrettante occasioni si dà agli uomini del figlio di puttana, bastardo, etc… fino all’appellativo stronzo, che forse ha un che di “nato dal culo”, se guardiamo i detti toscani in merito da cui deriva l’idioma italiano in generale. In pratica ancora colpa di una donna, la mamma del non più colpevole.
Hai ragione: c’è qualcosa da estirpare nel profondo! Che se io arrivo sul lavoro e l’ennesima incapacità palese di qualcuno mi rende l’espressione un tantino scocciata e dura… ovviamente a me stanno venendo le mie cose… non che sono contornata da un branco di inetti non scelti da me!
Ciao a tutte!

(#) Quello che disse Hagar

giovedì 5 luglio 2007 alle 12:45

33

“Zitelle acide” era il termine usato e quindi quello ho usato (che fa pure rima). Tranquilla che io condizionamenti non ne ho e non ne ho mai avuti nella vita. E infatti sono perennemente “nei guai” proprio per quello. Mi mancano dieci diottrie di ipocrisia e altrettante di bigottismo. Concordo con te su tutta la linea. I detti in senso negativo riguardano sempre le donne. E il tuo esempio è perfetto: Puttana Vs Figlio di Puttana.
Ciao

(#) Quello che disse seralf

giovedì 5 luglio 2007 alle 17:59

34

uhm “zitella acida”?
tipicamente un tizio da solo (acido o no) è additato come sfigato, come scapolone (e spesso questo termine ne sottolinea l’aspetto tardo-adolescenziale dandogli insomma dell’imbecille, anche se bonariamente), o ai limiti dell’handicap di mascolinità.
In ambo i casi emerge il biasimo invece che la compassione da parte della vox populi: è questo l’aspetto che personalmente mi rattrista maggiormente, poichè chi è più sfortunato meriterebbe un minimo di cattiveria di meno.
Ho usato il termine “sfortunato” unicamente perchè in entrambi i casi ci si riferisce a persone che pur cercando palesemente l’anima gemella per una serie di problematiche loro restano da sole… associare invece la definizione di “zitella acida” ad una tizia single di boh 50 anni mi sembra che sia fuori luogo, caratteraccio o meno.
A tal proposito la mia valutazione è che (almeno tra la gente che conosco o che ho conosciuto io) è molto più rara una donna che resti single per periodi lunghi, magari di mesi o anni, che non un uomo. L’impressione non è tanto che non possano stare sole le tize (anzi credo che proprio in virtù dei retaggi “di ruolo” è molto più probabile che una donna sola sappia gestirsi in maniera autonoma su miriadi di questioni “pratiche” – per non dire, termine orribile lo so “domestiche”). E se non mi sbaglio ed è abbasanza rara al giorno d’oggi è probabile che fosse quasi inesistente un paio di secoli fa, quando quei modi di dire avevano probabilmente maggior seguito.

PS: Non capisco perchè l’abbiate tanto su con Freud: che i suoi concetti siano stati sviluppati ed evoluti (e nienteaffatto “superati”, ma sarebbe lunga) è cosa palese, ma continuare a precisarlo è come avercela col tizio che inventa l’alfabeto perchè non ha scritto pure la divina commedia! un po’ di pazienza… :-)

(#) Quello che disse Sol

venerdì 6 luglio 2007 alle 20:15

35

beh vuoi ridere??? io un club del ricamo ce l’ho davvero. e un terzo degli aderenti circa sono maschi, e no, neanche gay, tranne forse uno. :)

(#) Quello che disse Marco Bastianello

domenica 22 giugno 2008 alle 17:20

36

Di solito queste cose le fanno le minoranze, con effetti deleteri anche per loro, e a volte ho l’impressione che le donne vengano trattate o si facciano trattare da minoranza. Che senso avrebbero le quote rosa se non in questa ottica. Un po’ come una riserva di indiani(senza offesa per gli indiani, è un modo di dire). Atteggiamento abbastanza fuori luogo per una categoria che è grossomodo il 50% della popolazione

(#) Quello che disse maria sung

lunedì 23 giugno 2008 alle 08:47

37

Non farsi trattare come una minoranza significa accettare che a parità di mansioni si percepisca metà stipendio. O che, a fronte di percentuali più alte in termini di voti e tempi di laurea, alla carriera universitaria accedano più che altro gli uomini. Questo sì che è giusto. Minoranza non è solo una questione numerica, quando si parla di diritti. Sudafrica, qualcuno ce l’ha presente?

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