Sorelle d’Italia

Le piccole cose con cui scontrarsi ogni giorno

Piccole cose.
Ho promesso a mio marito che domenica lo accompagnerò al pranzo organizzato dal suo gruppo motociclistico; che è un po’ come se io chiedessi a lui di accompagnarmi a fare shopping con le mie amiche il giorno di inizio dei saldi. Con la differenza che, frivolezze per frivolezze, io preferisco andare da sola con le mie amiche mentre lui, come i suoi amici motociclisti, ci tengono a portarsi appresso come uno zainetto le loro compagne.
Ci troveremo tutti insieme, motociclisti che dismessi gli abiti da avvocato, medico, imprenditore si dedicheranno a battute da caserma da sussurrarsi lontano dalle orecchie delicate delle loro compagne, e le loro compagne, chi entusiasta per quella intimità ritrovata con il proprio compagno e chi rassegnata al ruolo di moglie al seguito come me.
Niente di personale contro la moto, per carità, ma i ritrovi motociclistici non hanno niente a che vedere con il piacere di condividere un viaggio con il proprio compagno e poco concedono persino al piacere di una compagnia nella quale la priorità è dettata dal ruolo rivestito.
Dame e cavalieri. Da una parte gli uomini, i motociclisti, dall’altra la moglie di tizio o di caio perché è questo ciò che siamo chiamate a rappresentare.
Si parlerà di figli, di casa e di mariti con la passione per la moto che a loro volta parleranno di moto, di accessori e di chilometri da mangiare con l’asfalto.
Niente di personale ancora una volta se non fosse che io sarò la moglie stronza, quella snob, quella con la puzza sotto al naso che non partecipa mai alle allegre scampagnate con annessa mangiata di questo gruppo di uomini di mezza età per i quali una tavolata di donne che così parlano delle loro cose, è normale come bere un bicchiere d’acqua.
Mio marito dice che sono la solita integralista, la solita talebana del femminismo, la solita disfattista e mi pregherà come al solito di non mandare a cagare tizio o caio perché per scherzare con lui faranno qualche battuta pesante su di me e mi pregherà anche di non mortificare tizia o caia che nel vivere appollaiate sui sellini delle moto dei loro mariti, si sentono appagate come donne e come mogli.

Piccole cose.
Fissiamo da un fiscalista per una grana che mi è arrivata tra capo e collo. L’appuntamento lo fissa mio marito presentandosi come avvocato XXX pur non avendo idea di cosa dovrò parlare.
Arriviamo allo studio del fiscalista, ci fa accomodare e rivolgendosi a mio marito esorta “l’avvocato” a raccontargli i fatti. Intervengo io e gli spiego che sono io a sapere come stanno le cose, gli racconto i fatti. Lui mi ascolta e inizia a rispondermi ma un attimo dopo rivolge nuovamente lo sguardo verso mio marito e parla con lui. Devo intervenire ancora una volta riportando lo sguardo del fiscalista su di me che pare aver compreso ma quando arriva a prospettare le soluzioni volge nuovamente lo sguardo verso mio marito e prosegue la sua conversazione con lui.
Esco di lì con la netta sensazione che mi abbia ascoltata appena, il giorno dopo arriva una mail a mio marito nel quale il fiscalista fornisce informazioni che servivano a me e pone domande alle quali il giorno prima io avevo già ampiamente risposto.

Piccole cose.
Viene il falegname perché voglio farmi fare una libreria. Entra nello studio e vede i libri “accidenti quanti libri c’ha suo marito!” i libri sono miei “ah scusi, è lei che legge tanto? Fa l’insegnate?”

Piccole cose.
“signorina mi passa l’architetto per favore?”
“Può dire a me”
“non c’è il l’architetto?”
“si sono io”
“ah è lei? Senta signorina ma questa planimetria…”
“architetto”
“come scusi?”
“ho detto che non sono “signorina” ma sono architetto, mi chiami architetto”

26 Giugno 2007
18:52, Martedì
Viscontessa
Filed under : Personale

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8 commenti

(#) Quello che disse restodelmondo

Martedì 26 Giugno 2007 alle 23:12

1

A me fare la “moglie di” non secca, di tanto in tanto: anche perché sono al primo anno di matrimonio, e mio marito lavora in un giro estremamente maschile (software open source) ma che per quel che ho visto cerca di non essere troppo maschilista - al più molto scontroso con chi non si mostra abbastanza intelligente, ma chiunque sia cresciuto con mia madre è allenato per quello…

Qualche tempo fa sul New York Times un biologo dell’MIT, transessuale femmina-a-maschio, raccontava come la sua carriera avesse fatto passi da gigante con il cambio di sesso: i colleghi lo ascoltavano - forse anche perché la sua autostima era aumentata tantissimo da quando nei negozi non era più “trasparente” per i commessi.

Morale: coltiviamo il nostro ego, ragazze. Alla faccia di chi cerca di soffocarlo. E per far vedere che belle (in tutti i sensi, eh) che siamo al mondo (compresi un paio di maschietti un po’ tonti che non sanno come trattare con le ragazze: a volte son imbranati, non abituati e imbarazzati, non maschilisti).

E complimenti a Viss. :-)

(#) Quello che disse sariti

Mercoledì 27 Giugno 2007 alle 11:51

2

questo post potrei sottoscriverlo…non sai quante vole in passato mi sono trovata nelle medesime situazioni…a ripensarci adesso provo davvero una gran tristezza per non essere riuscita a “disincagliarmene” prima… :.(

(#) Quello che disse Tatalla

Mercoledì 27 Giugno 2007 alle 15:27

3

Magari un po’ di metacomunicazione qualche volta ci sta bene, del tipo: al fiscalista “smetta di guardare mio marito e parli con me, o penserò che lei è un imbecille maschilista” (non proprio metacomunicazione, ma ci andiamo vicino…); col falegname lascia perdere, per quello le donne sono appendici, e la metacomunicazione non la capisce; al telefono nessun suggerimento, il modo in cui hai risposto è perfetto; col marito motociclista c’è poco da fare, visto che per lui sei sempre la solita femminista integralista talebana…inalbera un bel sorriso ebete alla cena e di sempre di sì, magari capiranno che li stai prendendo in giro, ma non potranno fartelo notare…vedrai che ti diverti!

(#) Quello che disse stefansia

Mercoledì 27 Giugno 2007 alle 18:52

4

Io ne ho due di piccole cose, una piccola piccola, ma che non manca mai di farmi incazzare, e una faceta e non seria:
1. in un negozio, una coppia va alla cassa per pagare qualcosa. Lei porge i soldi all’addetto/a alla cassa, e l’addetto/a puntualmente porge il resto a Lui!
E questo mi è successo parecchie volte, con cassieri maschi, femmine, vecchi o giovani! Non capisco se sia ottusità, pregiudizio, o semplicemente il fatto che è un lavoro molto ripetitivo (cerco di essere buona, l’ho fatto anch’io e così via).

2. oggi vado a prendere la macchina dal meccanico, che appena entro mi dice Sei qui per la Golf? e io No, sono qui per Jaguar.
Segue broncio del meccanico, non so se dovuto al fatto che non guido una macchina “girly”, o se ha capito lì che la macchina l’aveva portata lì Eric e quindi provarci con me era uno spreco di energia.
Oltre allo spettacolo di tutti e quattro i meccanici che posano gli attrezzi per vedere se davvero riesco a manovrare una macchina così grande (stessa scena a cui ho già assistito da bambina quando mia madre guidava -benissimo- la berlina di mio padre).

(#) Quello che disse viscontessa

Mercoledì 27 Giugno 2007 alle 21:45

5

Io lo sapevo che non ero la sola a sentire il peso delle piccole cose perchè poi io ho la sesanzione che per arrivare ai grandi cambiamenti bisogna proprio partire dal basso, dalle piccole cose.

(#) Quello che disse Hagar

Venerdì 29 Giugno 2007 alle 18:51

6

Questo post è rimasto nei miei pensieri fino ad ora, perché lo condivido pienamente, perciò eccomi qui a dirlo.
Ci sono i medici, gli architetti, gli ingegneri… e poi ci sono i medici donne, gli architetti donne e gli ingegneri donne, quando va bene. Viene quasi sempre aggiunto quel “donna” alla fine, quasi a differenziare il titolo da quello vero, senza quel donna piazzato alla fine. Quando va male è verissimo che per le donne c’è sempre e solo il “signora” e “signorina”. Dottoressa è già un compromesso da non lasciarsi scappare… tanto esce a fatica dalla bocca di certi uomini.
In genere lascio quasi sempre perdere su questa questione, ma in un caso mi sono impuntata, perché lui si presentava sistematicamente come “dottor Tizio” e io ero sistematicamente la “signorina Patrizia”. Un giorno l’ho chiamato io e mi sono presentata come “Ingegner XY” e a lui l’ho chiamato “signorino Tizio”. Io ho 35 anni e lui 54, direi che sta signorina e sto signorino non c’entrano un piffero. E infatti ha capito e da quella volta ci siamo attestati su “dottor” e “dottoressa”, sebbene lui sia dottore veramente (medico), mentre io sono ingegnere. E’ verissimo che sono le piccole cose che danno il sentore delle grandi cose.

(#) Quello che disse Eliana

Lunedì 2 Luglio 2007 alle 17:42

7

Fa piacere sapere che non si è l’uniche a badare alle piccole cose; spero di farti sorridere con un esempio: caffè al bar con il mio compagno, ordino 2 caffè di cui 1 “al vetro” (per me) e 1 macchiato (per lui), secondo te a chi va il caffè al vetro e a chi il macchiato? E ‘ una sciocchezza, ma il fatto che tutti i baristi che ci hanno serviti hanno dato il caffè “al vetro” a lui mi ha fatto riflettere… :)

(#) Quello che disse viscontessa

Lunedì 2 Luglio 2007 alle 17:58

8

Eliana mi ha fatto venire in mente che tutte le volte che al ristorante con mio marito ordiniamo un caffè senza specificare per chi sia, naturalmente lo portano a lui anche se lui non beve caffè:-)

Hagar,che poi io non sono neanche architetto ma qualsiasi cosa tu faccia nella vita, se non ti imponi, resterai per sempre signorina o tutt’al più signora.
Basta pensare che nei documenti ufficiali ogni volta che chiedono nome e cognome specificano che per le donne il cognome dev’essere quello da nubili.

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