Sorelle d'Italia

Giuliano… Giuliano…

Oggi ospite a Uno Mattina c’era Michela Murgia e si discuteva di precariato. Accanto a lei sedeva Giuliano: un economista del quale non ricordo il cognome. Un fedele amico di MARCO Biagi per 30 anni e un continuatore del suo pensiero presso il centro di ricerca a lui dedicato. La gara fra Michela e Giuliano è stata quasi impari. Michi l’ha "stutato" per ben due volte. Due volte ha parlato Giuliano… e due volte l’ha stutato. Ma sapete perché Michi non è riuscita a trattenersi dal sorridere e gli ha dovuto dire per forza: "Lei non è ben informato su come stanno le cose"?

Perché Giuliano… (minchia Michi… ma come cazzo hai fatto a mantenere la calma? Però la gamba ti tremava un po’, ammettilo) dice che:

A) E’ ora di finirla con questa pantomima del precariato, perché sta rovinando i giovani (Non il precariato… ma il fatto che ci si lagni, capito?)

B) E’ una libera scelta quella dei laureati di andare a lavorare al Call Center. Mica c’è qualcuno che li obbliga! E poi i centralinisti sono sempre esistiti.

C) E’ risaputo che un ricercatore se vuole fare il ricercatore deve mangiare pane e cipolla per vent’anni….

Non so voi, ma io a questo Giuliano gli farei fare 30 anni di call center (meglio se in India, così si toglie pure dalle scatole), con contratto trimestrale a vita, 500 € di stipendio (lordi) e pedate nel culo se non mi lecca i piedi dalla mattina alla sera, per avere il rinnovo del contratto, ovviamente…

Perchè dice il detto: "Il sazio non crede al digiuno finché anche lui non si trova con la pancia vuota"

[Clicca QUI per vedere la trasmissione] 

22 giugno 2007
21:38, venerdì
Hagar
Filed under : Cultura, Economia, Politica, Società

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Commenti : 36
 
36 commenti

(#) Quello che disse darmix

venerdì 22 giugno 2007 alle 21:58

1

Enzo Biagi il giornalista? si chiamava Marco Biagi eh

(#) Quello che disse Thumper

venerdì 22 giugno 2007 alle 22:07

2

Non sono d’accordo.
Niente stipendio fisso, solo un tot a telefonata andata a buon fine.
;)

(#) Quello che disse lallalalli

venerdì 22 giugno 2007 alle 22:09

3

spiegherei pure a questo tal Giuliano che spesso pane e cipolla per vent’anni neanche basta e si finisce per fare il ricercatore sì, ma con il compenso di un comune impiegato.
ma tanto di cosa ci preoccupiamo? ora ci sono le pubblicità che sfoggiano volti sorridenti di giovani inossidabili che chiedono “sono un lavoratore flessibile, posso avere un mutuo”? La risposta è “Sì!”… ma non chiediamoci come…

(#) Quello che disse Hagar

venerdì 22 giugno 2007 alle 22:39

4

Ti giuro che mentre cenavo mi era venuto il dubbio d’aver scritto Enzo al posto di Marco. E’ che per me Enzo Biagi è un maestro e quindi ce l’ho sempre nei miei pensieri.
Grazie dell’annotazione provvedo subito a fare la correzione :-)

(#) Quello che disse Hagar

venerdì 22 giugno 2007 alle 22:44

5

Thumper… hai ragione! Ho cambiato idea anch’io, anzi… sai che c’è? Che per insegnare a Giuliano due cose in un colpo solo lo possiamo anche mettere a pane e cipolla e basta, così capisce anche cosa vuol dire fare il ricercatore ;-) Che te ne pare? A me… mi sembra ‘na buona cosa.

(#) Quello che disse Domiziano Galia

venerdì 22 giugno 2007 alle 23:16

6

Sorelle d’Italia goes broadcasting! :)

(#) Quello che disse Tatalla

sabato 23 giugno 2007 alle 00:13

7

Allucinante…la cosa grave è che tanti pensano proprio quello che dice il Giuliano. Gente dal posto fisso e dalla memoria corta!Hanno dimenticato subito da chi si sono fatti raccomandare per averlo, quel posto…!Ne vogliamo parlare, delle raccomandazioni? Qualcuno crede che quel sistema sia finito?! Ma scherziamo? A me proprio non mi viene da ridere…

(#) Quello che disse restodelmondo

sabato 23 giugno 2007 alle 01:36

8

“un ricercatore se vuole fare il ricercatore deve mangiare pane e cipolla per vent’anni”

Strano, io ho conosciuto professori ordinari di trentacinque anni. E non si erano laureati a dodici anni, per quanto fossero in gamba.

Li ho conosciuti in Italia vent’anni fa, ad esempio. E ne incontro nel resto del mondo.

E incontro anche un mucchio di precari (della ricerca e non), qui. Precari, ma che hanno stipendi con cui riescono a mettere su famiglia – a Londra, che non è proprio un posto economico – e sono trattati decentemente da superiori e colleghi, hanno possibilità di lavoro ben pagato (molto ben pagato) o fisso nel giro di qualche anno, che non hanno problemi ad avere un mutuo decente. Precari che non hanno nulla a che vedere con il precariato italiano, insomma. In un mercato del lavoro che è decisamente più ricco di quello italiano: e che non si sente certo in crisi a trattarli con decenza minima.

(E non entro nemmeno sugli ammortizzatori sociali a carico dello Stato.)

(#) Quello che disse Piero Andretti

sabato 23 giugno 2007 alle 08:57

9

-Sono laureato in Egittologia con la tesi sulla mummificazione di Andreotti.

-Ho fatto un corso di degustazione da Vissani.
-Sono capo lupetto degli Scout.
-So accendere il Pc.
-Ho la tessera a punti Agip.
Non riesco a capire perché non trovo lavoro!!!

Ok, scherzi a parte, il lavoro nei call center non è una scelta ma una conseguenza sì, lo è.
Una conseguenza di un piano di studi sbagliato.
Ci sono delle professionalità, lo sappiamo tutti, che sono poco spendibili nel mercato del lavoro.
Voglio dire: vuoi laurearti in Storia degli Etruschi? Bene, fai pure; però poi non lamentarti se le occasioni di lavoro saranno poche e di basso livello.

(#) Quello che disse Hagar

sabato 23 giugno 2007 alle 09:26

10

Piero, ma lo sai che hai appena detto una frase alla Giuliano?
Quindi anche tu potresti essere un ex-sindacalista e dirigente del ministero del lavoro (proprio come Giuliano) e riuscire lo stesso a dire le stronzate che dici.
Ti informo che al Call Center ci trovi anche ingegneri, informatici, architetti, fisici, matematici e chimici, non solo egittologi.
Hai appena asserito che al Call Center ci sono solo laureati in materie umanistiche e scemi (l’ho capito dall’elenco delle competenze che hai gentilmente stilato per loro).
E allora mi sorge il dubbio che tu:
- Non sei laureato
- Bevi solo Tavernello
- Hai fatto un corso per imparare ad accendere il Pc
- Non guidi perché il tuo cervello proprio non ce la fa a coordinare più di un movimento alla volta

(#) Quello che disse Giulia

sabato 23 giugno 2007 alle 10:34

11

Ma ancora stiamo a discutere con l’Andretti? Non si è capito che spara cazzate per il gusto di vedere la gente che si indigna?

Il problema – detto, ri-detto, ripetuto più volte – è che l’università italiana è ampiamente scollegata dal mondo del lavoro. Ci si iscrive sperando in Cristo e nella Madonna di trovare un lavoro dopo, perché durante si vive in splendido isolamento, senza contatti con le aziende o altre realtà potenzialmente ricettive. La maggioranza dei laureati italiani, a un paio di mesi dal completamento degli studi, soffre la più classica botta di depressione post-lauream: sono preparati, ma non ci sono posti dove andare. Molti (come Marta, qui) vanno all’estero.

Il mondo del lavoro italiano, in aggiunta, funziona sulla base di una combinazione di precariato (che è diverso dalla flessibilità) e raccomandazioni. Si trova lavoro perché gira voce che c’è lavoro da qualche parte, perché l’amico del cugino ha sentito che, perché lo zio ci ha messo una buona parola, perché ci si è trovati al posto giusto nel momento giusto, e non perché si sia inviato un curriculum a un’azienda. E non entro nemmeno nella questione call center, su cui sono d’accordo con Michela: è un lavoro che dovrebbe restare temporaneo, perché manda la gente in burnout molto rapidamente. Nessun dovrebbe lavorare al call center vita natural durante.

(#) Quello che disse Angelica

sabato 23 giugno 2007 alle 11:53

12

Signore, Sorelle, io, precaria della scuola, come posso iscrivermi al vostro Blog? E comunque, il detto (cinese?) non mi ha mai trovato tanto d’accordo!

(#) Quello che disse Piero Andretti

sabato 23 giugno 2007 alle 12:04

13

Dimenticavo:

Autorizzo i lettori del presente curriculum vitae all’utilizzo e trattamento dei dati personali ai sensi del D. lgs. 196/03.

(#) Quello che disse Giulia

sabato 23 giugno 2007 alle 12:41

14

Angelica: mi scrivi usando il form “Contatti” che trovi in cima alla pagina?

(#) Quello che disse Michela

sabato 23 giugno 2007 alle 13:15

15

Giuliano Cazzòla è un economista che viene dalla CGIL, sindacalista pentito, diventato poi tatcheriano nella visione del mercato. Come si cambia, he.

La frase chiave per comprendere il suo pensiero è: “smettiamola di pensare che le esigenze della produzione debbano essere piegate dalle esigenze dei singoli”.

Ovvero ci avete sempre presi per il culo, non è vero che la Legge Biagi doveva promuovere la flessibilità per venire incontro alle esigenze diverse delle vite delle persone.
Era vero invece quello che avevamo sempre pensato e da subito capito: che dovevamo ripensare le nostre vite in funzione del mercato, come meri elementi funzionali, come qualunque altra merce deperibile.

E uno così da consigli al governo sulle politiche del lavoro e pensionistiche.

(#) Quello che disse Hagar

sabato 23 giugno 2007 alle 14:02

16

Riporto qui la risposta che ho dato ad un commento lasciatomi su questo tema in un’altra mia “tenda virtuale”:
“Non sei un economista dici, ma neanche Michela lo è, eppure se guardi l’intervista farai molta fatica a credere che fra Michela e Giuliano… l’economista è Giuliano”.
Aggiungo che la cosa che mi ha fatto più specie di Giuliano non è tanto le affermazioni che ha fatto quanto lo sprezzo con cui le ha fatte, a dimostrazione che i nostri governanti (e la classe dirigente che si portano a seguito, fra cui Giuliano) non sono in grado di vedere ad un palmo dal loro naso orami, perché troppo invischiati nelle lobby e negli affari plurimiliardari e illeciti con le banche e le aziende. Non possono più concepire la politica come “il bene del popolo”.

(#) Quello che disse restodelmondo

sabato 23 giugno 2007 alle 14:08

17

“un economista che viene dalla CGIL, sindacalista pentito, diventato poi tatcheriano nella visione del mercato. Come si cambia”

Come dice mia mamma: si inizia incendiari, si finisce pompieri.

“dovevamo ripensare le nostre vite in funzione del mercato”

Allora: adattare le proprie vite al mercato, in parte, è inevitabile senso di realtà. Come far passare il proprio libro in uscita nelle mani di un editor, come un ricercatore si spupazza degli articoli che trova noiosissimi o inutili ma che permettono di lisciare il pelo a qualcuno che può darti una borsa, come un professore di scuola superiore deve seguire almeno in parte i programmi ministeriali*: si fanno dei compromessi, eccetera.

Che il mercato sia spietato al punto di essere stupido (come diceva Giulia: precarietà, non flessibilità), è solo – ecco – idiota.

“uno così da consigli al governo”

Che dia consigli al governo, amen. Che dia consigli al governo di centro(sinistra), ecco…

[* esempio: la trigonometria delle superiori è in larga parte inutile. Un po' di algebra lineare renderebbe la vita più facile e più divertente: meno conti, più concetti che aprono la mente. Peccato che i programmi ministeriali siano quelli del 1929.]

(#) Quello che disse Michela

sabato 23 giugno 2007 alle 19:48

18

restodelmondo, non sono d’accordo con la frase “adattare le proprie vite al mercato, in parte, è inevitabile senso di realtà. Come far passare il proprio libro in uscita nelle mani di un editor, come un ricercatore si spupazza degli articoli che trova noiosissimi o inutili ma che permettono di lisciare il pelo a qualcuno che può darti una borsa, come un professore di scuola superiore deve seguire almeno in parte i programmi ministeriali*: si fanno dei compromessi, eccetera”.

L’editing, lo spulciare roba pallosa o l’aderire ai programmi ministeriali sono passaggi scomodi dei rispettivi mestieri, cioè sono LAVORO.

Ma la VITA non è LAVORO, anche se le due cose sono interdipendenti. Se proprio ci dovesse essere una visione funzionale, è il lavoro che serve alla vita, non l’inverso. Sono sicura che ciascuno di noi lavora per garantirsi e garantire ai propri cari condizioni di vita sperabili, non per contribuire al grande circo della produzione industriale e non, obiettivo che è solo degli industriali, di qualunque cabotaggio siano.

Non trattiamo anche noi il lavoro delle persone come un elemento della produzione, altrimenti accettiamo che sia un costo e come tale vada ridimensionato.

(#) Quello che disse Giulia

sabato 23 giugno 2007 alle 20:01

19

Mie belle, tutto sta nell’espressione “risorse umane”.
Chi l’ha coniata, e l’ha sostituita a “lavoratori”, è un genio del male.

(#) Quello che disse Hagar

sabato 23 giugno 2007 alle 20:24

20

Giulia… sai tenere un segreto? Tu per forza, visto il nome del tuo blog :-) Ebbene, sappi c’è un filone di saggi pensanti (sociologi ma anche psicologi, etc.) che ha capito che anche il termine “risorse umane” non va più bene, perché tolto “umane” resta “risorse” e quindi… come tali li tratto i lavoratori. Risorse sono anche le rimanenze di magazzino, per intenderci.
Allora hanno deciso che bisognava coniare un nuovo termine per definire i lavoratori, e hanno optato per “PERSONE”.
Stanno portando avanti il concetto che i lavoratori sono prima di tutto “persone”, e come tali vanno trattati, ma ti dirò anche che s’è creata contemporaneamente un’altra frangia di persone (consulenti aziendali di ogni genere) che, al contrario, agisce in direzione esattamente opposta. Perché si è creata? Perché le aziende quello gli offrivano di lavoro!

(#) Quello che disse Tatalla

domenica 24 giugno 2007 alle 01:42

21

Caro Andretti Piero, pur d’accordissimo con Giulia che ti ha ormai ben inquadrato, ti consiglio la lettura del libro “Mi chiamo Roberta, ho quarant’anni e guadagno 400 euro al mese” di Aldo Nove, raccolta di articoli da lui pubblicati (con tanto di documentazione che ne prova la veridicità) sul Manifesto, credo. Einaudi, collana Stile Libero. Sono pronta a scommettere che resteresti sorpreso di cosa vuol dire avere i titoli e restare precari a vita. Io, che se comprassi tutti i libri che leggo dovrei uscire di casa per far posto a loro, l’ho trovato in biblioteca. Ma immagino che tu non ti serva di tale metodo proletario, col lavoro fantastico e ben remunerato che avrai grazie al tuo azzeccatissimo curriculum vitae…A proposito: ma i libri li leggi? A giudicare da quel che dici, la tua capacità critica mi sembra quantomeno arrugginita…

(#) Quello che disse Piero Andretti

domenica 24 giugno 2007 alle 09:15

22

Tatalia, Giulia è la classica donna che si sente frustrata dagli uomini. Né più né meno.
Da come si comporta sembra una che passa le giornate a cercare col lanternino ogni possibile cazzata che veda in vantaggio gli uomini solo per venir qui ad insinuare la “discriminazione”.
Persone del genere le conosco bene, le incontro spesso. Io le chiamo “le adolescenti di 30 anni”. Persone che anche se hanno 30 anni o più di 30 anni, in realtà non sono mai cresciute, e hanno dei problemi loro, interiori, di insicurezza, di instabilità emotiva da risolvere.
Giulia è la versione femminile di Dan Harrow dell’isola dei famosi :-)
Come vedi anch’io l’ho inquadrata bene.

Desidero chiarire un punto e spero per sempre: io non ho alcuna responsabilità col vissuto di Hagar (ci metto dentro anche e specialmente Hagar) e di Giulia, con le loro presunte o reali angherie ricevute; per cui non hanno il diritto di venire ad ammorbare l’aria con le paranoie.
Voglio essere ancora più esplicito:
se Hagar, se Giulia, sono frustrate perché si credono brave colte e intelligenti e poi nella vita non hanno combinato un cazzo, non possono venire a rompere le scatole a me.
Cara figliola, se tu(generico), a 30-35-40 anni non hai ancora combinato un cazzo nella vita, non puoi venire a lamentarti con Piero Andretti…
Capito il concetto?

Di libro ho letto “schiavi moderni” dal blog di Grillo, testo che racconta storie di precarietà di ragazze E ragazzi (con buona pace di Hagar, convinta che per gli uomini la vita sia più facile).

(#) Quello che disse Giulia

domenica 24 giugno 2007 alle 11:09

23

Hahahahahahahaha :D :D:D:D

Oh come mi hai inquadrata bene :D
Ovviamente non sai nulla di me. Anche queste minchiate sono generiche, le solite che si tirano fuori quando si cerca di colpire una donna nella mia fascia anagrafica.

Sono sempre più convinta che tu sia un cretino col botto, e ogni tua frase non fa che confermarmelo.
Solo qui puoi trovare sfogo, figliolo. Finché ci sarà chi ti ascolta. Poi basta.

(#) Quello che disse Hagar

domenica 24 giugno 2007 alle 11:57

24

Adesso Piero mi hai proprio rotto il cazzo!
1) Non è Giulia che viene qui… perché questa se non ti spiace è più casa sua che tua. Perché non ti apri un bel sito, magari intitolato “Stronzi d’Italia” e le scrivi lì le minchiate che scrivi qui?
2) Hagar non ha combinato un cazzo nella vita? Ti farò rimangiare questa frase fin anche nelle virgole, e questa è una promessa che ti faccio. Oggi ci sono 56 inquisiti per falso in bilancio, bancarotta fraudolenta aggravata e persino riciclaggio! La lista comprende amministratori delegati, persino il garante dell’energia, dirigenti, società di revisione dei conti. Report ci ha fatto pure una puntata intera sulla mia azienda. Quello a cui io mi sono opposta e battuta con tutte le mie forze tu nemmeno lo puoi immaginare, col cervello bacato che ti ritrovi.
La mia storia la troverai scritta nel mio libro, che s’intitola guarda un po’ “Uno straccio di Potere”. Settimana prossima andrò a registrarlo alla SIAE e tu potrai anche vedere l’anteprima della mia magnifica copertina nel mio blog personale. Perciò quando parli con me… prima conta fino a cento, perché stai parlando con una donna con i controcoglioni, hai capito?
Da questo momento NON ti degnerò più di una sola risposta, ma tu non ti azzardare più a pronunciare il mio nome.
Cosa hai fatto nella vita tu, sentiamo? Ti sei mai battuto con tutto te stesso per la giustizia? Rischiando tutto per una cosa sacrosanta? Vedi, STRONZO, nella mia azienda ho visto donne divorziate e con figli andare a supplicare alle risorse umane che gli dessero almeno parte dello stipendio, quando già non ci pagavano più da mesi, perché le avevano già sfrattate o perché se non pagavano la rata del mutuo perdevano la casa. E mentre queste donne supplicavano e non ottenenvano… i dirigenti avevano ancora la carta senza limiti pagata dall’azienda per farsi il pieno nelle loro berline (aziendali anche quelle) da cento milioni l’una. Io, HAGAR, ho portato avanti la richiesta di autotassazione dei dirigenti (gli unici ad essere pagati) e l’immediato blocco di tutti i loro privilegi in un momento in cui 1800 persone in Italia non avevano un centesimo di stipendio, e dal giorno dopo sono finita in cassa integrazione. Se per fare un cazzo nella vita bisogna essere tutti mezzi uomini, pigliainculo, uominicchi e quaqquaraqua… accomodati pure Piero. Io appartengo ad un’altra categoria, se permetti. Ho detto tutto.
Scusate lo sfogo ma non tollero gente come Piero, che non sanno nemmeno riconoscere cos’è il valore umano, e che non c’entra un cazzo con lo stipendio e il ruolo sociale. Proprio niente.

(#) Quello che disse seralf

domenica 24 giugno 2007 alle 13:38

25

beh già ai tempi di marx si parlava di “unità di produzione”, quindi parlare di risorse umane avrebbe ed ha senso. La faccenda è che fare una analisi della non umanità del maercato del lavoro da qualche secolo in qua sembra non averci insegnato un bel niente, se poi si sta creando un nuovo tipo di scontro di classe, e intanto ci intortano felici e contanti con le balle sulla flessibilità.
Io a quel tizio lì più che farlo lavorare al call-center (che non auguro a nessuno, almeno come si fa di solito) augurerei di andarsi a comprare una casa una macchina ma anche solo una lavastoviglie a rate, con uno stipendio da call center. Sia a riguardo del “tirare la cinta”, ma anche banalmente se si riesce a non farsi venire un esaurimentoi nervoso e a guadagnare uno stipendio dignitoso: il nome cococo era a mio avviso molto azzeccato, rappresentava la stragrande maggioranza di lavoratori di un paio di generazioni che sono come polli da spennare in mano ad aziende moolto flessibili (e che falliscono e riaprono ogni quanrto d’ora senza insipegabilmente chiudere neanche un giorno l’attività), e a finanziarie che non badano ai “problemini” che spuntano come funghi, fateci caso.
@restodelmondo vorrei dire che condivido e che conosco pure però gente che del fare le pubblicazioni che tu dici ha fatto un mestiere, che se ne leggi il curriculum ti sembrano dei geni e se ci parli dei mentecatti: ecco io vorrei pure che non ci fosse gente che consiedera la ricerca un lavoro nel vendere fumo e produrre articoletti del cavolo.
#hagar: andretti non è stronzo, ma imbecille, è diverso. sfogarti contro un tipo del genere gli dà solo potere, lo convince a continuare a creare rumore di fondo invece di decidersi a dotarsi di un cervello e partecipare alle discussioni. Figuriamoci poi impegnarsi civilmente…

(#) Quello che disse Piero Andretti

domenica 24 giugno 2007 alle 15:15

26

Hagar,
non conoscevo la storia personale. Ora la conosco. Non cambia nulla ai fini dell’obiezione.
Io non vado in giro ad ammorbare la gente con problemi personali o professionali e desidero che gli altri facciano lo stesso con me. Molto semplice.

Un’altra cosa, ultima, poi chiudo: la denuncia non è una sentenza definitiva e se conosco l’Italia, e penso di conoscerla, alla fine rimarrai molto delusa.
Chi sono io? Sono uno di 41 anni, che è partito da una famiglia di operai e ora guadagna 700mila euro/anno.

(#) Quello che disse Giulia

domenica 24 giugno 2007 alle 15:22

27

“Non discutere con un cretino. La gente potrebbe non notare la differenza.”

(#) Quello che disse Hagar

domenica 24 giugno 2007 alle 19:11

28

@Seralf: A girovagar per i secoli si trova di tutto: dagli schiavi che contavano meno del bestiame ai deportati marchiati e inceneriti, per non parlare della persecuzione delle streghe e di quella degli omosessuali. Poi ci stanno i negri e i magrebini… uhh, quanti ne troviamo! Credo che l’essere umano abbia un ventaglio di “definizioni” ampio e stravagante da sfoggiare.
Questo, però, non toglie che ci si debba staccare dai concetti antichi: giustificarli forse, rispolverarli mai. Perciò se Marx, buon’anima, parlava di unità produttive (tieni anche conto però che il significato delle parole cambia negli anni e nei contesti sociali, questo per dirti che “unità produttive” per l’epoca era già tanto) non vuol dire che lo si debba fare ancora oggi.
Su tutto il resto del tuo discorso sono pienamente d’accordo ma “Risorse Umane” è una bufala grande quanto una casa, secondo me, a partire proprio dell’ente Risorse Umane delle aziende, che non decide proprio un bel niente, e si limita a ratificare le decisioni prese dai dirigenti dei vari reparti. E infatti, proprio perché non decide niente… c’è spesso una donna a capo.

(#) Quello che disse seralf

domenica 24 giugno 2007 alle 22:38

29

@hagar la definizione non è affatto superata, era proprio su questo paradosso che volevo soffermarmi: in un mondo dove l’economia di mercato ha fallito miseramente ancora ci imbambolano con tesi surreali che ci vogliono con 4 macchine per famiglia, e si parla di coppie che non credono nel matrimonio e family day e via discorrendo. Poi però nessuno mi pare dedichi attenzione al tempo libero delle persone, che viene sempre più fagocitato e colpevolizzato come se avere una vita fosse criminale, e tantomeno si dà attenzione alla possibilità per single e coppie di mettere su casa. Non so te ma io non posso permettermi una casa mia: amici che conosco hanno affrontato con coraggio dei mutui perchè in coppia, e anche lì sono stati pure fortunati perchè dotati di contratti a tempo indeterminato. Cosa c’è di più concreto di una casa? e non è secondo te discriminante anche che se una persona ha la sventura di non avere un partner non possa permettersi (e quasi sempore non può manco con il partner!) di metter su una casa che senta sua o di pagare almeno affitti dignitosi?
Ecco perchè siamo unità di produzione a tutti gli effetti, e perchè stiamo tornando a modelli di lavoro medioevali non a caso tanto cari nei 30 anni scorsi alla società giapponese, a cui sembra piacere molto il medioevo ed il principio di subordinazione e di delega delle responsabilità civili dell’individuo.
Riguardo all’esempio che citi sulla selezione del personale è un classico caso di discriminazione “al contrario”: semplicemente si ritiene che le donne siano più attente al lato emotivo dei rapporti, compresi quelli di lavoro, e che quindi sappiano sia mettere maggiormente a proprio agio sia giudicare meglio chi hanno di fronte (facci caso l’assunzione vera e propria in genere la fa una maschio virile e incravattato che dà sicurezza). Ora se la buttiamo sull’intelligenza emotiva mi sta pure bene ma viene meno la tesi della dicriminazione a questo punto, sennò accettiamo il fatto che una volta tanto l’esempio funzioni meglio al contrario

(#) Quello che disse Hagar

domenica 24 giugno 2007 alle 23:03

30

Mi soffermo in questo post solo sul discorso “casa”, il resto a domani e con molto piacere. Sono PIU’ che d’accordo con te su quel punto, tant’è che quando si discuteva di togliere l’ICI sulla prima casa… ero incazzata nera. E sai perché?
Perché pensavo: “Ma porco di un cane, non capiscono che comunque chi paga l’ICI vuol dire che una casa già ce l’ha!? Perché anziché togliere l’ICI sulla prima casa non fanno delle agevolazioni fiscali a chi paga l’affitto? A chi cioè si dissangua ogni mese?”
Hai sentito dire una cosa del genere a qualche sindacalista per caso? No. Tutti d’accordo sull’abolizione dell’ICI, perché in Italia le fasce più deboli NON hanno voce e nessuno più che li rappresenti. I politici, poi, non ce la fanno proprio col cervello a capire che il basso da cui partire è fatto dalle persone che una casa non ce l’hanno.
La beffa? Perché, al solito, quando si chiacchiera troppo in TV su leggi da fare e che al popolo piacerebbero – tipo l’ICI – in realtà si cela sotto una bella inculata. ICI da eliminare? Sì, però intanto beccati la revisione dei valori catastali, che incide profondamente sull’ICI, e me la paghi il doppio. Il decreto Bersani sulla revisione dei valori catastali non è passato per un soffio quest’anno, ma è già legge dal prossimo. Ti toglierò l’ICI… ma intanto te l’aumento.
Per me l’ICI sulla prima casa non va tolta prima che venga data la possibilità a chi paga l’affitto di scaricare dal 730 e per intero il sangue che versa tutti i mesi ai ricchi proprietari di 2, 3, 4, 5… case.

(#) Quello che disse Hagar

lunedì 25 giugno 2007 alle 23:02

31

Il concetto sulla discriminazione “al contrario” non l’ho capito, mi spiace. Io sostengo che a capo delle Risorse Umane ci sia quasi sempre una donna perché non c’è niente da decidere, anche se quell’ente dovrebbe essere il più strategico e “potente” di tutti gli enti. Dovrebbe decidere (in funzione di molti fattori e non solo del giudizio del capo gerarchico di ciascuno) promozioni, aumenti di stipendio, etc., cosa che non accade. E’ quindi un ente inutile. La donna è carina, cortese… quindi come immagine esterna va bene. Se e quando si capirà il valore di quell’ente e gli si conferirà il potere che dovrebbe avere… ecco che per magia non ci saranno più donne a dirigerlo, in Italia. Quindi non c’è discriminazione al contrario, perché quando ad una persona non dai il potere decisionale… non gli stai dando niente.

(#) Quello che disse seralf

martedì 26 giugno 2007 alle 04:39

32

cercavo di sdrammatizzare. Il fatto è che bisogna puntare a come le cose dovrebbero essere, senza soffermarsi troppo strada facendo a ridistribuire le cose così come sono a metà, non so se mi spiego. Lo so che parlo bene perchè sono dal lato di quelli che tu vedi come agevaolati, ma finchènon ci si rende conto che tra gente come me e te non c’è reale conflitto, non si va avanti.
Per le risorse umane tu parli di “molti fattori” e parli di cose che hanno a che are con lo stipendio. Giustissimo. Io però continuo a pensare che se esiste un simile ruolo debba essere affidato a chi ha come abilità principale quella di saper empatizzare e che abbia conoscenze psicologiche: in tal senso trovo che si possa riequilibrare il principio per cui siamo “risorse”.

in ogni caso la mia riflessione è che è surreale un mondo in cui l’automatizzazione dei processi e la nascita costante di lavori nell’ambito dei servizi invece di consentire un miglioramente delle condizioni di vita le riporti al passato, mi pare che sia qui che si dovrebbe riflettere tutti insieme.

(#) Quello che disse Hagar

martedì 26 giugno 2007 alle 09:43

33

Sbagli Seralf quando dici che “fra gente (parola che detesto) come te e come me non c’è reale conflitto”. Sbagli di grosso. Se io e te viviamo in Italia, tu sei maschio e io sono femmina, tu hai l’83% dei posti di lavoro a tua disposizione e io devo scannarmi con le altre donne (oltre il 50% della popolazione) per occupare uno dei posti restanti (17%) il conflitto fra me e te c’è, eccome. Se io sono una donna italiana, europea e globalizzata e sono sotto di 6 punti percentuali rispetto alle donne arabe per opportunità di lavoro… il conflitto c’è.
Se le donne in Italia a parità di mansione prendono fin anche il 30% di stipendio in meno rispetto ad un collega di scrivania uomo… il conflitto c’è. Se io vengo stuprata in massa da 8 maschi inferociti che mi accuseranno di essere stata consensiete per 5, 6 o più ore a farli divertire su di me e il giudice li condannerà a meno di tre anni di carcere, cioè non varcheranno mai la soglia di una cella… il conflitto c’è. Se un onorevole urla in Parlamento che “le donne non ci devono scassare la minchia” e tutti lo applaudono felici ed eccitati come romani al colosseo…il conflitto c’è.
Se poi vado a leggere il commento che hai scritto nell’altro post (Azione e Reazione), dove parli di esserti stufato di sentire certi discorsi sulle donne, i gay, i metalmeccanici e gli amanti del pistacchio… non posso non confermare che il conflitto c’è.

(#) Quello che disse seralf

mercoledì 27 giugno 2007 alle 04:02

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mi spiace che tu la veda così, sinceramente io non mi sento in conflitto con te. Anzi ti dirò di più: mi dispiace e mi indispettisce non poco che ci siano donne che possano sentirsi in conflitto nei miei riguardi a causa delle statistiche. E mi sembra il tuo un discorso un bel po’ razzista, francamente: prova a pensarci su.
Riguardo al mio commento nell’altro post non mi pare contenga nulla di offensivo, se lo rileggi con calma e non accecata dalla presunzione di aver trovato un altro maschilista a cui farla pagare. Ribadisco: almeno per parte mia non c’è una barricata, al limite forse una maniera molto differente (e da come scrivi devo pensare veramente molto ma molto differente) di cercare uno scopo che continuo a ritenere tutto sommato comune, tra me e te.
Se ti va di continuare la conversazione magari lo facciamo in privato, temo che questo botta e risposta stia per annoiare a morte gli altri lettori, e non era mia intenzione.

(#) Quello che disse Hagar

mercoledì 27 giugno 2007 alle 10:43

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Ultima risposta da darti e arrivederci e ciao, Seralf. No, non converso più con te, nè qui nè men che mai in privato, dove… se non ti spiace… seleziono i miei interlocutori perché è la mia sfera privata quella.
E’ evidente che il conflitto non è fra Hagar e Seralf in quanto individui singoli. Io parlo di meccanismi di “sistema” che si attivano a fronte di chi chiede con forza il riconoscimento dei propri diritti umani (quelli che tu chiami donne, gay, metalmeccanici e amanti del pistacchio. Hai dimenticato l’associazione per la liberazione dei nani da giardino… che esiste e va fortissimo). Ebbene, ribadisco ancora una volta e poi basta: Di fronte a chi chiede il riconoscimento dei propri diritti si ha l’OBBLIGO sacrosanto di portare quantomeno RISPETTO. A ragionare come fai tu nemmeno gli algerini avrebbero potuto fiatare in Francia, perché avrebbero sempre trovato dei francesi disposti a dire che “non ce l’hanno con loro”. La realtà dei numeri e delle statistiche è ciò che li ha fatti scendere i piazza, ed è ciò che li ha resi disperati. Moltissimi di loro sono laureati (anche alla Sorbona), ma non riescono comunque a trovare casa e lavoro perché scuretti di pelle.
I numeri sono ciò che permette spesso di capire dove si annidi la verità delle cose laddove ognuno cerca di dipingere il mondo con i suoi occhi…
Saludos amigos. Mo’ parla con le altre, che forse ti capiscono meglio di quanto abbia saputo fare io.

(#) Quello che disse seralf

mercoledì 27 giugno 2007 alle 19:38

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ok allora, mi consolerò con il mio amato pistacchio :-)
Per esperienza posso dirti che è da quando avevo 17 anni (cioè 15 anni fa) che faccio manifestazioni in piazza sui temi che tu citi, e mi sforzo di mettere in pratica quello che predico tutti i giorni, a volte con successo, altre volte meno.
Mi sono stufato di chi arriva (spesso all’ultimo minuto) e sbandiera grandi temi piazzandoci sopra un bel copyright: convinciti che non è roba tua la discriminazione di genere, o il razzismo: ce ne è un po’ per tutti (ahimè) su cui lavorare. Se vuoi un premio nobel per la pace accomodati, nessuno di noi ti impedirà di arrivarci, ma forse se ti studi un po’ di storia scoprirai che non è con questo atteggiamento che puoi arrivarci.
Scusami se mi sono messo in mezzo alla polemica sterile tra te e l’Andretti, evidentemente siete della stessa pasta.
In ogni caso se ti va di parlare ad uno sconosciuto e di chiedermi magari scusa per il tuo atteggiamento intollerante, razzista, ed offensivo sei comunque la benvenuta.

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