Grazie e arrivederci
Ségolène Royal ha invitato François Hollande a "non presentarsi più come suo compagno, perché non è il caso" e a "vivere per i fatti suoi la sua storia sentimentale": a quanto pare, il segretario del Partito Socialista francese avrebbe da tempo un’altra relazione. Per lui vuole la felicità, dice. E da lui, pare, la guida del partito.
Queste sono DONNE! Non ‘nzuppano e portano a casa in silenzio, ma reagiscono, “menano” e poi chiudono i conti alla pari.
Io avrei fatto lo stesso. Poi, nel caso di Ségolène, non credo abbia altre scelte: Chi mai la riconoscerebbe come leader di un’intera coalizione se impassibile elegante signora cornificata come un cervo da anni? Non prenderebbe un solo voto dalle donne francesi: questo è poco ma sicuro.
A me in realtà è piaciuta meno, questa volta. La mossa post-presidenziali è stata chiaramente strategica, ma è triste che una separazione - per quanto necessaria - debba servire da trampolino di lancio per un avanzamento di carriera.
Non è consolante che questa volta sia una donna a mangiare e non a farsi mangiare. E’ una modalità deprecabile in entrambi i casi.
Giu, anch’io la penso come te. ciao
Sono convinta da sempre che fino a che gli uomini non vedranno che le donne hanno imparato a giocare il gioco della guerra che hanno creato e imposto loro per duecentomila anni, mai e poi mai avremo spazio. Quel 50% di spazio che ci spetta di diritto, come metà di umanità. Perciò se le donne, tutte, scenderanno in pista col coltello in mezzo ai denti… ben venga. E’ un periodo di passaggio ma indispensabile, secondo me. Le regole si cambieranno dopo, uomini e donne insieme, ma dopo, non prima di aver mostrato agli uomini che anche noi sappiamo scansarci un po’ dalle rigole regole della morale, che ci vuole tutte donne leali e corrette quando lottiamo contro un uomo e invece stronze patentate, se ho capito bene, quando ci scontriamo con un’altra donna. E’ la guerra dei poveri quella che si fanno le donne. E agli uomini va bene così, ovviamente, perché non rompiamo i coglioni a loro, a quell’80 e anche 90% di posti e potere che hanno assicurati in tutte le società del mondo, fatta eccezione gli Stati Uniti d’America. Che ne pensate del mio ragionamento? Fa una grinza? Se sì, ditemelo, sono interassatissima a questo argomento.
Non lo so: mi sembra perpetuare un sistema che hanno inventato loro. Le donne che si fanno strada usano già questi metodi: il punto è che non fanno parte della nostra cultura, che è relazionale, non competitiva. La competizione ci danneggia e ci sfinisce, mentre la relazione ci energizza. Gli uomini, culturalmente, sono galvanizzati quando possono giocare a chi ce l’ha più lungo. E’ la competizione, la corsa al successo e all’arricchimento a discapito della crescita collettiva, il problema fondamentale della nostra società.
Dici bene quando parli di competizione e relazioni. Il matriarcato è esistito (es esiste ancora in zone remote e sperdute della terra) per un po’, creando società solide, pacifiche, fondate sulla cooperazione e l’aiuto reciproco e dove tutti fossero inclusi e non esclusi a vantaggio di pochi. Questa è la cosa più straordinaria che hanno fatto le donne da quando è nata l’umanità: mostrare qual è il modello vincente sociale.
Fatto sta però che grazie alla Chiesa (tutte) e agli eserciti, gli uomini hanno deciso che era meglio che comandassero loro il mondo e la regola della competizione è diventata quella orrenda del “vinco io e tutti gli altri ciccia”. Quando è arrivato Freud è stata la fine per le donne. La Chiesa non l’ha messo al rogo per stregoneria perché rimarcava il concetto di patriarcato, maschilismo e quel famoso Dio Fallo a cui fai riferimento tu. Famoso il caso di Dora, una paziente che lui marchia come isterica perché rifiutava le avances di un uomo molto più vecchio di lei e che voleva violentarla. Insomma, il matriarcato, con al comendo uomini e donne insieme, è il ritorno alla civiltà umana con la C maiuscola. Il punto è che non saranno mai gli uomini a capire che è così o l’avrebbero già fatto in duecentomila anni. L’uomo va verso il riarmo nucleare, Giulia? La guerra è cosa di tutti i giorni (nuovo colonialismo) e la globalizzazione ha aperto le porte al nuovo schiavismo. Credo che le donne debbano vincere prima la battaglia sul campo di gioco attuale e poi, di concerto con gli uomini, rigettare le basi di una nuova civiltà.
No, no, ’spetta. Il matriarcato è stato un breve respiro nella vita dell’uomo. E’ stato smantellato nel momento in cui l’uomo ha fatto il passaggio da cacciatore-raccoglitore a stanziale: quando, insomma, si è creato il concetto di proprietà privata e di famiglia. Le donne hanno perso il ruolo di riferimento e sono diventate strumenti da riproduzione.
Se volessimo tornare al matriarcato, dovremmo abolire la proprietà privata e costringere gli uomini a procacciarsi il cibo nella foresta. In questo modo si creano nuclei sociali stabili di donne e bambini, a cui gli uomini fanno riferimento. Siamo pronte a tornare a vivere da sole in nuclei estesi, aspettando il ritorno dei cacciatori inseminatori, la cui partecipazione alla vita familiare sarebbe nulla?
Non mi sembra una buona idea auspicare il ritorno al matriarcato in quanto tale, perché il dominio di un sesso sull’altro è inerentemente sbagliato. La nostra società deve nutrirsi di collaborazione, non di dominio.
(Al momento esistono pochissime società dichiaratamente matriarcali: una è in Cina, dove una minoranza etnica affida alle donne il compito di capofamiglia e assegna loro una totale libertà sessuale e di scelta dei partner. Sono così poche da rappresentare una curiosità.)
E infatti io parlo di concezione sociale matriarcale ma dove comandano uomini e donne insieme. Certo che l’uomo come inseminatore o sottomesso alla donna non mi piace, come non mi piace il contrario. Il matriarcato era per la libertà sessuale, di uomini e donne, ma dal concetto di NON libertà sessuale (vera) discendono poi tutte le altre regole sociali, in primis i tabù, con tutto il disastro che ne è scaturito.
Il concetto di famiglia c’era anche all’epoca del matriarcato, solo che era un concetto molto allargato, dove persino i giovani avevano diritto di voto nelle questioni del villaggio.
Non so, mi sembra che gli uomini giochino una partita su un campo di calcio e hanno pure la palla, mentre noi stiamo ad attendere che ci raggiungano in un altro campo di calcio, portando loro la palla e lasciando che in squadra entriamo anche noi. Perché mai dovrebbero farlo? E infatti fino ad adesso non l’hanno fatto.
Quindi significa che tocca alla donna fare ua mossa perché ciò avvenga, giusto? E io dico semplicemente che la mossa è quella di andare in massa nel campo da gioco degli uomini e prendergli la palla, ma per farlo non si può andare con modi carini mentre loro giocano e dire: “Scusate, mi date la palla che la porto di là, così giochiamo anche noi donne… e voi pure, se volete?!”
Tu che proponi?
Di smetterla di farci la guerra, di non azzerbinarci per il maschio di turno, di appoggiarci agli uomini che volentieri ci passano la palla non perché femmine ma perché brave, e di mantenere la determinazione anche davanti ai tentativi di sminuirci e metterci all’angolo. E ovviamente di educare i nostri figli maschi al rispetto e alla collaborazione.
Sottoscrivo tutto, in pieno, ma allora che vuol dire… che la colpa fino ad ora è stata delle donne?
Oh… gira che ti rigira sempre lì si finisce quando si fanno sti discorsi. Dici: “Appoggiarci agli uomini che ci passano la palla non perché femmine ma perché brave”. Capisci che implicitamente stai dicendo che dobbiamo aspettare sempre e comunque che siano loro a concederci la possibilità di fare il nostro mestiere e la nostra carriera?
Ma ti dico di più, Giulia, e credimi… esperienza personale cocente sulla mia pelle: “Quando una donna trova un uomo che la vuole per la sua bravura (e ce ne sono, pochissimi ma ci sono), ti assicuro che compare subito un altro più in alto che dice NO, secco. Spesso la donna lo scopre dopo un po’ di tempo, a volte mai”. Sto parlando ovviamente del mio settore, al 95% maschile, dove persino mio fratello (ingegnere) dichiara: “Mai e poi mai vorrei una capo donna in vita mia”. Se lo vedi al ristorante dice cose stupende delle donne, ma la verità è ben altra.
Aspettare la concessione dei propri diritti è un po’ rinunciarci. E’ un agire che non lascia spazio ad altro che alla fortuna di incontrare sulla propria strada il principe azzurro.
Mantenere la determinazione agganciata alla frase precedente significa per me: Continuare sempre a sperare che passi il principe azzurro anche se per dieci anni sono passati solo topolini. Sull’educare i figli maschi… concordo con te: sono le donne le prima ad allevarli come esseri superiori.
Certo che come una donna sa lasciare un uomo non saprà mai. Se l’uomo vuole essere tranchant va sull’offensivo. La donna, invece, ti spara una di quelle sottili lame ghiacciate da spaccare il cuore.










2008