Imbruttita
Fateci caso: ogni volta che una bonazza cinematografica decide di affrontare un ruolo diverso da quello di "bonazza cinematografica", la prima cosa che i giornali scrivono, con unanime stupore, è: "Si è imbruttita per il ruolo". Da cui gli ooooh e gli aaaaah per il naso finto di Nicole Kidman in The Hours (che peraltro non le stava affatto male, e poi Virginia Woolf era una donna bellissima), i baffi di Salma Hayek in Frida, il grasso in eccesso, le sopracciglia depilate, i denti sporgenti e le lenti a contatto castane di Charlize Theron in Monster, e ora l’assenza di trucco della Bellucci in L’eletto. E’ l’imbruttimento a fare notizia, non il film, il ruolo o la recitazione: l’idea che una donna splendida come la Bellucci possa rinunciare ad apparire meno che stellare in video pare un gigantesco, incommensurabile atto di coraggio. La testimonianza per immagini della sua devozione alla settima arte, della totale abnegazione che la porta a sacrificare il suo bene più prezioso, il plusvalore che la rende speciale agli occhi dell’umanità.
A quanto pare, è impossibile apprezzare il lavoro di una bella donna finché questa non si spoglia della bellezza, lasciando che siano le sue occhiaie a guadagnarle il riconoscimento.
Cito Goldie Hawn ne Il Club delle prime mogli: “A Hollywood per le donne ci sono soltanto tre parti: bambola, procuratore distrettuale e A spasso con Daisy”. Ultimamente se n’è aggiunta una quarta: ex bambola imbruttita per essere presa sul serio. Il cinema rispecchia la società: una donna bella è scema. Al cinema, a differenza che in ufficio, funziona. Ma se aspiri all’Oscar, cara mia, vedi di accozzarti, please.
E c’è un’altra triste considerazione da fare: una donna bella che, per un film, si imbruttisce, è degna di nota e fa audience anche se come attrice non vale niente e fino a quel momento ha avuto fortuna solo perchè bella (vedi, nomina sunt…la Bellucci); una donna brutta e brava, tranne poche eccezioni come la Streep e la Streisand, non va da nessuna parte…
Come vuoi che il giornalista possa suscitare l’attenzione dei lettori parlando di film, ruoli o recitazioni quando nell’industria cinematografica da centinaia di produzione annue, film, ruoli o recitazioni sono bene o male sempre gli stessi…
Quel giornalista finirebbe in breve tempo col lavorare solo di cut%paste. E’ ovvio che si cerchi le differenze, anche se minime e insignificanti.
Non sia mai che a un giornalista, anzi, all’intero sistema del giornalismo (visto che, come detto, non si tratta di un episodio isolato ma di un vero e proprio costume) si chieda di parlare del film, piuttosto che dell’aspetto della sua prima attrice.
Sarebbe proprio uno sgarro alla tradizione.
Si cerchino.
Concordo il pieno con quanto scritto da Giulia nel post, ma io per deformazione mentale cronica sono sempre portata a pensare che nei media le cose si fanno in due, come in tutto d’altronde, ma nei media ancora di più. Quindi penso che i servizi televisivi/spot cinematografici siano concordati con la case cinematografiche stesse (giornalisti veramente liberi in Italia… uhmmm, credo non ne siano rimasti tanti, purtroppo), indi per cui è al produttore che piace concentrare lo spot per il suo film su quell’aspetto anziché sul contenuto.
L’Italia urge di produttrici cinematrografiche, perché ritengo che alcuni modi di vedere e pensare le attrici siano tipicamente maschili. Le registe italiane che abbiamo sono tutte “di frontiera”. Straordinarie. Mancano le produttrici però: il cinema farebbe un salto di qualità incredibile, secondo me.
Bello questo tema. Penso a Mariagrazia Cucinotta, ad esempio, messinese come me, che è stata messa da parte nel cinema per via del seno troppo materno e l’aspetto troppo imponente e mediterraneo. Fortuna sua ha un marito ricchissimo e si è potuta trasformare in produttrice, lanciando cortometraggi di registi giovani e sconosciuti, soprattutto siciliani. Ecco un esempio di donna produttrice che può far la differenza…
In che modo, esattamente, vorresti che si parlasse del film evitando il più possibile di far addormentare i lettori?
Non potendo raccontarlo nei dettagli per ovvi motivi, il critico deve rimanere sul vago e restando sul vago si da del film un’immagine già vista: i due che si innamorano, la famiglia che entra in crisi, l’eroe con la pistola…
I film bene o male sono sempre gli stessi.
La critica senza dettaglio insolito senza pettegolezzo, rimane un banalissimo “mi è piaciuto / non mi è piaciuto”.
Piero, faccio un po’ fatica a confrontarmi con te, non volermene. Il motivo è che tu parti da visioni troppo ristrette e che mi impediscono un “alto confronto”, come piacerebbe a te.
In questo caso, ad esempio, tu parti dall’assioma che “i film bene o male sono tutti gli stessi” e questo m’impedisce di andare avanti nella discussione. Scusami, ma mi limiterò a dire che “i film non sono tutti uguali, proprio per niente”. La critica poi non è affatto “pettegolezzo”, perché la critica cinematografica non è quella delle riviste di gossip… neanche per sogno.
I critici cinematografici seri e importanti (quelli veri, quindi) sono importantissimi per il buon esito di un film, tant’è che lo analizzano in ogni suo aspetto. Sono loro che premiano i film, sai? E i premi contano. Figurati se concentrano il loro giudizio sul trucco (o non trucco) della Bellucci!
“La critica senza dettaglio insolito senza pettegolezzo, rimane un banalissimo “mi è piaciuto / non mi è piaciuto”.”
Questa è una colossale minchiata, a meno che tu non legga le recensioni dei film esclusivamente su Eva Tremila. “I film bene o male sono sempre gli stessi”, del resto, è indicativo del fatto che tu al cinema non ci vai, e se ci vai non è certo per vedere film di qualità. A chi spara questi giudizi non mi fiderei a far recensire nemmeno “Vacanze di Natale”.
La critica cinematografica è una cosa seria. In Italia indubbiamente viene fatta male, ma per fare il critico servono studi, passione e strumenti per il giudizio. Ad ogni modo, il post non si riferisce ad un articolo di critica cinematografica, ma a un articolo di giornale che parla di un film non ancora uscito, quindi non criticabile. Leggendo con un po’ meno superficialità, si sarebbe potuto anche capire.
Hagar, la domanda era rivolta a Giulia e se per motivi tuoi non ami confrontarti con una persona puoi benissimo non farlo. Non c’è nessun obbligo; mentre per la buona educazione sì, l’obbligo ci dovrebbe essere. E’ un po’ ridicolo rispondere ad una persona per dirle che non ci tieni molto a risponderle. Se non ci tieni, non risponderle. Vedo che ad alcune di voi mancano perfino le basi.
Ad ogni modo mi riferivo al critico giornalista dal link della sezione spettacoli di Repubblica e non alle persone che gestiscono le giurie.
Se la critica cinematografica fosse una cosa seria, come dici tu, leggendo le recensioni non dovresti trovare dei giudizi molto diversi fra loro, talmente diversi da risultare opposti. Lo stesso accade negli Usa.
Ho detto “seria”, non “intruppata”.
La critica non può e non deve essere unanime. Anche le scuole di critica variano nel giudizio su un’opera, che è legato a fattori che prescindono dal valore assoluto del film in questione.
Certo, il fatto che io te lo debba spiegare non depone a favore della tua capacità di ragionamento, ma piuttosto mi fa nascere il sospetto che tu sia uno di quelli che fanno finta di non capire quello che gli viene detto per amor di polemica. Insomma, mi pare che tu faccia lo scemo per poter continuare a discutere.
Cosa che rende piuttosto inutile un confronto.
O forse volevo solo dire la mia idea sull’argomento, giusta o sbagliata che fosse, senza nessuna pretesa.
Voi letteralmente non siete capaci di confrontarvi.
Finché gli argomenti sono molto leggeri, la convivenza ci può anche stare; ma appena si fa un passo in avanti, vi chiudete a riccio, la buttate sul personale e pensate che si agisca con chissà quale finalità.
Non siete capaci di confrontarvi e secondo me neanche volete farlo.
D’altronde basta vedere com’è organizzato Sorelle d’Italia: il 95% degli interventi ha come tema il vittimismo.
Più che un sito per confrontarsi sembra un sito dove le donne si danno la pacca sulle spalle a vicenda per confortarsi contro il mondo ingiusto.
Patetiche.
Sono contenta che tu sia venuto allo scoperto. Adesso posso ignorarti con cognizione di causa ![]()
E ci hai messo così tanto, Giulia, per scrivere la frasetta che ti eri preparata fin dall’altro giorno? ![]()
Solo per esser precisi, Piero, ma poi “passo e chiudo” qualunque cosa tu dica in questo post o in altro.
1) Non so da cosa avrei dovuto capire che la tua domanda era rivolta a Giulia. Non siamo mica a scuola, bello, che ci interroghi una per volta. Siamo in un sito LIBERO e, se permetti, fatto di persone in gamba, perciò piantala una volta per tutte di parlare di livello della discussione troppo basso perché qui se c’è uo che dice str…… quello sei proprio tu.
Qui ognuno dice la sua senza bisogno di essere interpellato da chicchessia, sai? E men che mai interrogato da te.
2) La buona educazione non impone affatto di accettare un confronto sterile con una persona che punta solo a far polemica, semmai suggerisce il contrario e io ora accetto il suggerimento.
3) Non ho detto che non volevo risponderti, ma che facevo fatica a risponderti, che è cosa diversa al mio paese. A FATICA ti ho risposto ma è stata l’ultima volta.
4) Come Giulia, anch’io avverto in te “amor di polemica”, tant’è che i tuoi toni sono sempre provocatori e a tratti semi-offensivi, cosa che a me non piace, non piace affatto. Se ti vien restituito pan per focaccia non te la prendere, ma proprio te le cerchi.
Conclusione: Credo tu parta dal presupposto (sbagliato) che “la discussione è fine a se stessa”. Così hai scritto in un tuo commento e mostri davvero di esserne convinto, ahite!
Il confronto é il mezzo con il quale ci si scambia idee, pensieri, emozioni, sapere… per arricchirsi e crescere insieme, divertendosi, facendo i seri, i semi-seri, i tristi, gli incazzati, gli allegri o anche gli sbronzi, a seconda del momento e dell’argomento, ma sempre col piacere di voler riflettere sulle cose dette dagli altri per rivisitare le proprie idee, cambiarle un po’ o del tutto, o anche riconfermarle o rimetterle a decantarle. Capisci che c’è di bello in questo sito? Che qui lo puoi fare davvero, per come sei, in tutta la tua persona. Ma il presupposto di base è la costruttività del dialogo, non la polemica, perciò… vedi tu se non è il caso da domani di cambiare piede col quale scendi dal letto la mattina.
Passo e chiudo, amico.
Hagar ti rispondo perché chiamato in causa.
Certo che considero il fine della discussione la discussione stessa ma non per amore della polemica ma perché riconosco i limiti del blog, Il blog non ha lo scopo di cambiare società.
Poi basta vedere quello di Grillo che è uno dei più letti al mondo. Che risultati ha ottenuto? Nessuno.
Chi partecipa per confrontarsi argomenta, spiega, magari se necessario più volte. Non è il vostro atteggiamento.
La verità è che voi non venite qui per confrontarvi, venite qui per piangervi addosso.
Sorelle d’Italia è il vostro personale muro del pianto. Dove poter scrivere che i pubblicitari ce l’hanno con voi, la tal ditta ce l’ha con voi, i politici ce l’hanno con voi, il tal giornalista ce l’ha con voi…
Insomma, il mondo ce l’ha con voi, poveri calimeri.
E quando qualcuno vi fa notare che molto spesso di vittimismo non c’è proprio traccia in ciò che scrivete, che il vittimismo ve lo siete inventato voi, e che non siete vittime ma complici… ci rimanete male.
Se davvero pensate di contribuire all’emancipazione femminile col vittimismo, altro che anno zero, pre zero. ![]()
Buona fortuna.
Ma visto che son belle, ricche e adorate non potrebbero, almeno, lasciare tali ruoli ad attrici meno baciate da Venere?
Secondo me, ma magari il mondo non la pensa così, non serve imbruttirsi per dimostrarsi brave: se sei già brava lo resti, se non lo sei mica lo diventi. E’ che in generale, se posso dire la mia, non è mica così facile valutare la bravura. Anzitutto noi paghiamo lo scotto del doppiaggio e la voce vuol dire tanto. Poi, i blockbuster mica aiutano tanto. Un buon segnale potrebbe essere quello di darsi sia al cinema mainstream che alle produzioncine d’autore, un po’ come fa Johnny Depp.
Forse è che, assai più dei maschi, una donna non bella tendenzialmente non ci prova neanche a fare l’attrice?
A me pare che il problema sia a monte ovvero che una delle caratteristiche principali per diventare un’attrice sia la bellezza e non la capacità di recitare. Un po’ come dire che per fare che per fare il politico bisogna saper parlare prima che avere delle idee da proporre.
Che poi in fondo è un male il male della nostra epoca: la forma prima della sostanza, l’apparenza prima dei contenuti.
Rispondo solo al primo pezzo del tuo commento, il secondo lo considero uno sfogo lunare e non importa…
Piero, se in questa tua frase ["Chi partecipa per confrontarsi argomenta, spiega, magari se necessario più volte"] c’è, come sento, il desiderio di avere ancora interlocutori qui… sappi che per me va benissimo, a dimostrazione che i Blog possono essere un luogo diverso da quelli reali, più flessibile e… perché no… accogliente.
Allora, amico mio, dici che i Blog non servono a cambiare la società e nemmeno quello di Beppe Grillo c’è riuscito?
Michela ha chiuso un blog, sai? Da lì è nato un libro che è stato un successo letterario e presto ce la vedremo anche sullo schermo quella storia. Non è male, direi.
Beppe Grillo ha vinto il premio come uno degli eroi italiani dell’anno. Non immagini neanche quanto bene stia facendo all’Italia il suo blog. E’ tramite il suo blog, infatti, che i piccoli azionisti Telecom hanno potuto farsi rappresentare da lui e dire la loro, una volta nella vita. Primo caso nella storia d’Italia. I blog sono importanti spazi e momenti di aggregazione e tu lo sai meglio di me, tant’è che sei qui, presente più che mai.
Se ti eviti gli sfoghi lunari (non dico da mestruo nel tuo caso)… caro Piero potremmo farci di quelle chiacchierate mica male!
vi leggo con interesse, soprattutto questo post. ciao
ma non solo per fare l’attrice serve essere bella, anche per fare l’attore: ve lo figurate un film come “Joe Black” interpretato da Carlo delle Piane? (peraltro attore molto bravo).
Ci sono film e film, oltre che critiche e critiche: concordo con chi dice che se una attrice è brava possa dimostrarlo anche senza imbruttirsi, e pure senza doversi giustificare aggiungerei io. Mi pare che fosse Gassman che ironizzava anni fa sulle attrici che per dire sostengono di fare scene di nudo “se lo richiede la parte”. Il punto è che nessuno si lagna se vede una Bellucci in un film abominevole come è “il pasto dei lupi”.
Io vorrei rammentarvi gente come Giulietta Masina che non era certo un sex symbol (almeno secondo i canoni da quarto di manzo), oppure Franca Valeri, o la Magnani stessa…










2008